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Irlanda, la crisi e l’isola verde che sembra non farcela più

15 Aprile 2012 da svizzero

di Tommaso Della Longa

L’Isola verde sembra non poterne più: la fiducia degli irlandesi nelle manovre “lacrime e sangue” del governo inizia a scricchiolare. È notizia di qualche giorno fa la manifestazione di oltre cinquemila cittadini scesi in piazza contro le nuove misure di austerità e soprattutto la nuova tassa sulla casa, ovvero 100 euro a famiglia.

Dopo aver sopportato tagli alle spese e nuove tasse, la pazienza, dalle parti di Dublino, sembra essere finita. I cartelli dei manifestanti recitavano slogan come “Non posso pagare, non pagherò” o “Quando i banchieri pagano, allora pagheremo anche noi!” e, come riportato dai giornali irlandesi, solo la metà dei cittadini irlandesi si sono registrati entro la scadenza dei termini per pagare la nuova tassa.

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Ignorate le bandiere, parliamo di musica!

12 Aprile 2012 da svizzero

Si fa presto a parlare di apoliticità della musica. Si fa presto a ignorare il fatto che il nostro paese è influenzato da sempre, più di qualsiasi altro, dalle battaglie ideologiche del momento. Negli anni ’70 la musica jazz e quella contemporanea sono diventate inaspettatamente la colonna sonora degli anni di piombo, la bandiera di liberazione di una generazione intera. Passionalità tutta italiana nella vita sociopolitica? No. La verità è un’altra, e volevo sollevare una questione che solo un blog come il nostro, davvero dalla parte della musica, senza servirsi  dell’appoggio di nessuno, può e deve affrontare.
Questo articolo, come spesso succede, nasce in un pub, con una birra e un paio di amici. La discussione è vista e rivista, ma poi, cercando sulla rete, la rete “libera” e senza ideologie, non si trova niente. Sembra che nessuno voglia sporcarsi le mani. Allora lo farò io, con una premessa fondamentale: io sono di sinistra.
E allora, il fenomeno che volevo analizzare, o meglio di cui vorrei semplicemente scrivere – visto che su internet, regno di una libertà inventata quanto fasulla, non ho trovato menzioni di questa cosa – è la supremazia, imposta,  della sinistra sulla musica italiana. A tutti i livelli.
La vittoria culturale della sinistra sulla destra è sempre stata sottintesa, anche se una vera e propria battaglia non c’è stata. O meglio, c’è, ma è così difficile promuovere una cultura non-di-sinistra, che è persa a tavolino.

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Grecia, la storia di Alexandra: archeologa in prima linea contro i tagli alla cultura

11 Aprile 2012 da svizzero

di Tommaso Della Longa e Ferdinando Calda

Sarà la lucentezza della maschera d’oro di Agamennone. O la forza della statua di Poseidone. O lo slancio del cavallo in bronzo ritrovato a capo Artemision. O ancora la grazia ferma di Afrodite che minaccia con un sandalo Pan, mentre Eros lo tiene per un corno. Non si può non rimanere estasiati da tanta bellezza e perfezione, mentre si cammina all’interno del museo nazionale archeologico di Atene. Non si può non pensare che, in queste stanze costruite ai primi del ‘900, non aleggi qualcosa di superiore che racconta la storia della nostra civiltà.

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L’era del dragone

9 Aprile 2012 da Redazione

Il tempo stringe per gli Stati Uniti, un attacco all’Iran deve essere sferrato il prima possibile poichè la Cina è sempre più insofferente ai danni che sta ricevendo dalle sanzioni finanziarie unilaterali decise dagli Stati Uniti. Questi ultimi, hanno imposto alla società SWIFT con sede in Belgio di sospendere le transazioni in rial, la divisa iraniana. Devi sapere che la società proprietaria del sistema SWIFT, standard che gestisce le transazioni in valuta estera a livello mondiale, ufficialmente è un’azienda commerciale indipendente, ma in realtà è sottoposta al controllo di Washington, ed infatti pur avendo la sede in Belgio ha allocato i propri server negli USA a disposizione di CIA ed FBI. Puoi immaginare quale miniera di informazioni finanziarie e personali è racchiusa in quei bytes.

Dopo questa breve precisazione necessaria, torniamo alla Cina che è rimasta danneggiata economicamente da questa sospensione unilaterale, imposta al resto del mondo dal pacifista Obama, in quanto il Paese “comunista” ha ingenti scambi commerciali con Teheran.

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Che fine hanno fatto le “feste comandate”? Considerazioni sullo ‘shopping di Pasquetta’

9 Aprile 2012 da svizzero

di Enrico Galoppini

“Lunedì di Pasqua aperto”: così recita uno striscione ben visibile affisso su alcuni dei tanti, troppi, “centri commerciali” che deturpano il panorama delle nostre città, condizionandone persino la loro stessa concezione.

Il pensiero corre immediatamente a quelle povere disgraziate di cassiere, commesse eccetera costrette a lavorare anche in un giorno che dovrebbe essere trascorso in serenità, a casa o all’aperto, con le persone care.

“Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi”? Pura archeologia, ormai, perché quelle sventurate non potranno scegliere con chi passare la “Pasquetta”: saranno costrette a lavorare da un meccanismo infernale che sta mettendo il giogo a tutti quanti.

Per quale necessità, infatti, un “centro commerciale” deve rimanere aperto in una giornata che tradizionalmente viene vissuta coi familiari e/o gli amici nella classica “gita fuori porta”, e, per chi è credente e praticante, anche alla funzione del Lunedì dell’Angelo?

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“Quell’antica società siamo noi”, intervista a Renato Del Ponte

8 Aprile 2012 da svizzero

di Mario Bernardi Guardi

Il mondo spirituale dei romani e i significati che attribuivano alla religione. Giano bifronte (Janus), dio solare, appartiene, insieme a Vesta, protettrice del focolare domestico, agli strati più profondi della religiosità romana. I sacerdoti salii lo chiamarono duonus cerus, buon creatore, e deorum deus, dio degli dèi. Ovidio ritiene che sia il dio dell’anno, ianus anni deus; Orazio lo identifica con il Sole e lo chiama matutinus pater; Cicerone ritiene che il nome Janus derivi da ab eundo e cioè dal continuo procedere, andare del tempo. Da Giano prese il nome il mese che apre l’anno e cioè gennaio (Ianuarius); a lui fu consacrata la porta Ianua; per primo, fu Romolo a innalzargli un tempio, dopo aver concluso la pace con i sabini: la statua era bifronte o perché indicava l’unione dei due popoli, o perché ogni porta ha due fronti, o perché il tempo volge lo sguardo alle cose passate e a quelle future. Ma talora veniva rappresentato anche con quattro fronti per significare le quattro stagioni dell’anno. Come portiere del cielo, regge nelle mani una chiave e una verga.

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Orwell In Afghanistan

7 Aprile 2012 da svizzero

di Massimo Fini

Viviamo sempre più in un mondo orwelliano. In ‘1984′ gli slogan del Partito sono tre: “ LA GUERRA E’ PACE”; “ LA LIBERTA’ E’ SCHIAVITU’ ”; “L’IGNORANZA E’ FORZA”. Per i primi due ci siamo in pieno. Non intendo in alcun modo mancare di rispetto al sergente Michele Silvestri ucciso in Afghanistan durante l’attacco talebano, era un soldato e faceva il suo mestiere, ma definirlo un “costruttore di pace” come ha fatto nella sua omelia monsignor Vincenzo Pelvi, seguito dalle autorità e dai commentatori, è un rovesciamento orwelliano della realtà. Noi, con i nostri alleati, non siamo in Afghanistan per portare pace, ma per fare la guerra ai talebani e agli insorti, cioè a una parte consistente del popolo afghano. La cosa straziante della morte del sergente Silvestri come di quella degli altri 49 soldati caduti in Afghanistan, è che sono morti inutili. Silvestri e gli altri non difendevano la Patria, si trovavano al contrario nella posizione odiosa degli occupanti. Possibile che noi italiani, che abbiamo fatto della Resistenza un mito, anche eccessivo, non riusciamo a comprendere quella di un popolo che da undici anni si oppone all’occupazione dello straniero?

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Crisi capitale

7 Aprile 2012 da Redazione

Avevano promesso un nuovo paradiso terrestre: niente più fatica, le macchine a lavorare per te, una nuova èra di benessere per tutti. Banche che ti tiravano il denaro dietro, supermercati e megastore dal messaggio magico “compra subito, paga in comode rate”. E invece, guardati intorno ora. Cos’è successo? Classe media in crisi da astinenza ma anche poveri che si suicidano ad ogni latitudine da Palermo a Varese, schiacciati dall’avidità dei banchieri. Una delle ultime vittime un operaio a Milano impiccatosi nella propria cantina, mentre da Atene gli faceva eco un uomo uccidendosi in Piazza Syntagma. Si è venduta la dignità al capitale, che prima o poi, si sa, passa a riscuotere tutto e con gli interessi. Si è venduta la vita per una vacanza a debito alle Maldive. E’ questo il prezzo che vale la vita di un uomo? “Abstine et substine” fu una norma di saggezza del mondo tradizionale, corollario di valori superiori sconosciuti all’uomo moderno: purtroppo per lui solo ora si accorge che è troppo difficile farli propri perché non può comprarli in comode rate.

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Sconsacrati

7 Aprile 2012 da svizzero

I vuoti rituali dei politici e della politica e alcuni vezzi da guitti e da teatranti dell’odierna società civile, ci rafforzano e confermano nel giudizio totalmente negativo da esprimere sull’attuale fase crepuscolare dell’Occidente; nonché sulla sua sostanziale fisionomia parodistica. La mano destra portata sul cuore per ascoltare l’inno americano, assumendo un’aria compunta e irrigidendo la mascella, che ha il suo corrispettivo nella padania leghista, che balza in piedi alle note del Nabucco; il giuramento finto-solenne su una copia ingiallita della costituzione, o l’esposizione della bandiera nazionale, per ricordare insignificanti date; i minuti di silenzio e di raccoglimento, seminati ogni dove, per far vedere quanto si è partecipi e dispiaciuti per le altrui tragedie; sono tutte rappresentazioni e messe in scena fondate sul peggior sentimentalismo, nel vano tentativo di “riempire un vuoto” che l’uomo moderno sente e intuisce, ma non comprende: il vuoto determinato dall’assenza del sacro.

Ma non si può fingere il sacro dove il sacro non è più, essendone stato scacciato ed emarginato. Non lo si può trovare nelle odierne istituzioni sociali, prive di ogni effettivo collegamento ad un principio superiore, ad una dottrina tradizionale od anche solo ad un residuo religioso. Le istituzioni tradizionali comunicano il loro carattere a tutto l’insieme di una civiltà, illuminandone anche gli angoli più bui. La nostra società antitradizionale, comunica ugualmente il suo carattere pervertito e pervertitore a tutte le forme del vivere civile, portando le tenebre anche là dove dovrebbe trovarsi la luce.


Tratto da: Heliodromos.it

“Ve lo diciamo noi greci: finché non vedete i negozi chiusi non siete in crisi”

30 Marzo 2012 da svizzero

La Grecia si avvia alle elezioni con una disoccupazione che fra i giovani tocca il 40%. Ad Atene la crisi si tocca con mano a ogni angolo di strada. Distribuzioni di cibo nelle piazze, senzatetto accampati sui marciapiedi e negozi abbandonati. Le vetrine sono vuote, la rabbia contro i tedeschi alle stelle (”sapete perché durante la manifestazioni rompiamo i semafori? Perché la manutenzione è della Siemens”). Spesso si sente dire: «Italiani? Voi sarete i prossimi». Ma anche che «finché non vedrete i negozi chiusi per le vie del centro non potrete dire di avere la crisi».

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“Ed elli avea del cul fatto trombetta”

26 Marzo 2012 da svizzero

Spesso accade che le idiozie del politicamente corretto, sciorinate senza vergogna dai suoi banditori, mostrino un risvolto dove si unisce perfidia a inettitudine; confermandoci nell’idea che tutto ciò che proviene dal basso, dal plebeo, dal rozzo e grossolano ha, in un modo o nell’altro, a che fare col satanico. Ne è prossimo, se non conseguenziale.
In ultimo si è sentita – ma siamo certi che non sarà l’ultima! – la commissaria europea per la pesca Maria Damanaki, attaccare il personaggio letterario creato da Andrea Camilleri, Salvo Montalbano, a causa delle sue abitudini alimentari: «Il commissario ama il novellame di pesce». Tempo fa, un altro “libero pensatore” aveva espresso tutto il suo dissenso sulla cattiva abitudine di altri due personaggi, stavolta del fumetto, come Tex Willer e Kit Carson, i quali, nei loro bivacchi notturni o nei loro momenti di relax postprandiali, si abbandonavano al vizio del fumo, dando il cattivo esempio ai loro affezionati lettori e stimolando in essi un insano spirito d’emulazione. Per finire con l’altra malevola e interessata uscita contro il Dante antisemita, che un po’ di rumore ha fatto qualche giorno fa.

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Campo della memoria, campo dell’onore

23 Marzo 2012 da svizzero

Il 10 marzo scorso si è tenuto presso i locali di Raido un intenso e commovente incontro con il combattente della RSI Stelvio Dal Piaz e l’ausiliaria Nadia Sala, per ricordare la figura di un’altra grande ausiliaria, Alda Paoletti, moglie di Stelvio, scomparsa purtroppo qualche anno fa. L’occasione ha contribuito a rafforzare nel mio cuore il significato più profondo di una visita da me fatta qualche tempo fa ad alcuni cimiteri di guerra presenti nell’area che, compresa tra i monti dei Castelli Romani, la piana di Aprilia e Pomezia e la linea di costa da Torre Astura a Lavinio, fu teatro di atroci scontri per la presa di Roma dopo il celebre sbarco anglo-americano di Anzio nel gennaio del 1944.
Presso Pomezia, lungo la Via Pontina, sorge il primo di questi luoghi, partendo da Roma: si tratta del Cimitero Militare Germanico, secondo per grandezza, con i suoi circa 10 ettari, fra quelli realizzati in Italia dal Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge, un ente privato sovvenzionato dallo Stato Tedesco e dai propri membri per la cura e manutenzione dei cimiteri militari all’estero. L’area ospita, dopo varie operazioni di traslazione, sistemazione e tumulazione nel corso degli anni, le spoglie di circa 27.500 caduti. Dal parcheggio, percorrendo un piccolo sentiero in salita, ho raggiunto un piccolo edificio in pietra, estremamente spartano ed essenziale, la cui costruzione ricorda quelle dello stile tedesco degli anni Trenta, che costituisce l’ingresso all’area cimiteriale vera e propria. Varcato l’ingresso, mi sono trovato innanzi un’enorme distesa, inquadrata da gruppi di pini e suddivisa in venti riquadri di tappeto erboso su cui si elevano semplici croci in porfido chiaro. Percorrendo una stradina rettilinea centrale, che costeggia le tombe, ho raggiunto un monumento commemorativo eretto sopra una fossa comune. Il ricordo che più mi è rimasto impresso, fra il silenzio, la fresca brezza del mattino ed il canto lieve degli uccelli, è senz’altro quello di alcuni fiori freschi che, di tanto in tanto, potevo scorgere alla base di alcune croci.

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Lo spread dei suicidi

22 Marzo 2012 da svizzero

di Massimo Fini

Fabio Canessa, una delle non rare intelligenze che arricchiscono la provincia italiana e preferiscono starsene acquattate, uomo che a una vastissima e trasversale cultura unisce uno straordinario brio espositivo (in un seminario organizzato qualche anno fa da Filippo Martinez a Oristano, cui partecipavano, fra gli altri, Giulio Giorello, Barbara Alberti, Vittorio Sgarbi, la sua ‘lectio magistralis ‘ sulla lingua latina, che non è materia che si presti, fu ritenuta la più brillante), professore di liceo a Piombino, ha fatto leggere ai suoi studenti del penultimo anno il mio pezzo “Psicofarmaco della Modernità” pubblicato sul Fatto del 6 marzo e con loro lo ha discusso. I ragazzi sono stati particolarmente colpiti dall’escalation dei suicidi dall’Europa preindustriale a oggi: 2, 5 per centomila abitanti a metà del Seicento, 6, 8 nel 1850, 20 per centomila oggi (questa è la sequenza corretta, io, citando a memoria, ne davo una leggermente diversa e comunque più sfavorevole alla mia tesi: 2, 5-6, 8-20).

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Il beato Claudio

18 Marzo 2012 da svizzero

di Emilio Del Bel Belluz

Ricordo un grande frate che visse  anni a Motta di Livenza, era padre Silvio. Tutti lo conoscevano come un frate mandato da Dio per aiutare le persone a superare i momenti difficili . Davanti al suo confessionale vi stavano sempre tante persone, si faceva la fila per confessarsi. Lo conoscevo bene, spesso veniva a trovarci a Villanova dove mio padre gestiva una semplice osteria lungo il fiume. Erano allora tempi difficili, forse come adesso. Il clima che si respirava era comunque pieno di speranza. La figura di padre Silvio era proprio la speranza. Un giorno andai da lui a confessarmi e mi chiese di accompagnarlo a fare due passi. Proprio allora mi parlò del Beato Claudio. I suoi occhi si illuminarono nel descrivere la figura di questo frate. La sua umiltà dettata da un cuore che era nato per amare il prossimo.

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Due pesi e due marò

18 Marzo 2012 da svizzero

di Massimo Fini

Ancora un passo e siamo al “Sakineh, subito libera!”. Per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i fucilieri di Marina in stato di arresto in India, tutta la destra ma anche parte della sinistra si sono mobilitate al grido di “Riportiamoli subito a casa”, “Salviamo i nostri marò”, “Siamo tutti con voi”. L’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa, quasi in lacrime ha dichiarato: “I nostri ragazzi devono tornare in Italia ed essere restituiti alle loro famiglie”. Si è invocato l’intervento della Nato e dell’Unione europea. Il Giornale ha scritto: “La parte sana del Paese difende i suoi soldati” e vedendo una parte della sinistra un po’ tiepida ha sottolineato, in polemica col sindaco di Milano Pisapia, che a Giuliana Sgrena e alle ‘due Simone’ “nessuna istituzione ha mai negato solidarietà e partecipazione durante i difficili momenti della prigionia”.

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Abbiamo perduto l’idea di bellezza

18 Marzo 2012 da svizzero

di Gian Antonio Stella

«Guardatevi intorno e cercate con gli occhi, ovunque siate, gli edifici che hanno più di mezzo secolo: è difficile trovarne uno davvero brutto. Poi fate il contrario: cercate con gli occhi, ovunque siate, gli edifici che hanno meno di una cinquantina di anni: è difficile trovarne uno davvero bello». Salvatore Settis lo ripete in ogni conferenza. Ed è sul serio così. L’idea del «bello», che era quasi «incorporata» nei nostri nonni, si è andata via via perdendo. Peggio, è stata smontata pezzo su un pezzo.

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