Tucci, studioso dell’oriente tra Fascismo e Buddismo

11 Giugno 2008 da Redazione

da corriere.it Le scrivo in merito alla figura di Giuseppe Tucci. Definito in un articolo pubblicato di recente su una rivista di geopolitica, grande esploratore fascista, Tucci è stato sicuramente una figura particolare della prima metà del secolo scorso. Vista anche l’attualità dell’argomento, sarebbe l’occasione per ricordare quanto fu grande, esploratore e fascista? E spiegare la passione che ebbe per l’allora veramente inesplorato e sconosciuto Tibet al punto di convertirsi al buddismo? Mario Taliani

Caro Taliani,
Non credo che Giuseppe Tucci possa definirsi un «esploratore fascista » e non sono certo che si possa parlare, nel suo caso, di conversione al buddismo.
Come ricordò Sabatino Moscati, uno dei migliori archeologi italiani del Novecento, la sua conversazione era spesso impreziosita da massime buddiste e la sua morte, per suo espresso desiderio, venne annunciata con parole tratte dalla spiritualità orientale: «Si dissolse nella suprema luce».

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Il 2 giugno 1964 nasceva l’Olp

2 Giugno 2008 da Redazione

da wikipedia

La Lega Araba nel summit del Cairo del 1964 avviò la discussione per la creazione di un’organizzazione che rappresentasse il popolo palestinese. Il Consiglio Nazionale Palestinese si riunì a Gerusalemme il 29 maggio 1964. Alla conclusione di tale incontro l’OLP fu fondata il 2 giugno 1964. Le sue Dichiarazioni di proclamazione dell’Organizzazione [1] asserivano: “… il diritto del popolo arabo palestinese alla sua sacra patria della Palestina e l’affermazione dell’inevitabilità della battaglia per liberare le sue parti usurpate e la sua determinazione a generare la sua effettiva entità rivoluzionaria e a mobilitare le sue capacità e potenzialità oltre che le sue forze materiali, militari e spirituali”.
L’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP, in arabo منظمة التحرير الفلسطينية, ossia Munazzamat al-Tahrīr al-Filastīniyya) è un’organizzazione politica e paramilitare di Palestinesi volta all’instaurazione di uno Stato indipendente palestinese nella regione storicamente conosciuta come Palestina.L’OLP fu creata nel 1964 e il primo suo presidente fu Ahmad al-Shukayrī e dopo alcuni mesi fu costituita un’Armata per la Liberazione della Palestina (ALP), articolata su tre brigate (Yarmūk, Qādisiyya e ‘Ayn Jālūt) addestrate dalla Siria. Fino alla fine degli anni ‘80 del XX secolo gli obiettivi principali dell’Organizzazione furono quelli della rappresentanza politica del popolo arabo-palestinese nonché la lotta armata contro lo Stato d’Israele fino al conseguimento della sua definitiva distruzione. Nel 1993 però la leadership dell’OLP riconobbe l’esistenza d’Israele in una lettera ufficiale al Primo Ministro israeliano. In risposta Israele riconobbe l’OLP come legittima rappresentante del popolo palestinese. Nel 1969, Yasser Arafat divenne il Presidente del Comitato Esecutivo dell’Organizzazione (il Governo cioè dell’OLP) e tale rimase finché non furono indette elezioni all’interno dell’Autorità Nazionale Palestinese. Da esse Arafat uscì eletto Presidente a stragrande maggioranza dei votanti. Morto Arafat nel 2004 a lui succedette Mahmūd ‘Abbās, meglio noto col nome “di battaglia” di Abū Māzen.

Altre info sull’Olp, a questo indirizzo.

Louis-Ferdinand Cèline [In memoriam]

26 Maggio 2008 da Redazione

 

Nasceva il 27 maggio del 1894 Louis-Ferdinand Destouches detto Cèline, personaggio unico della storia europea del secolo appena trascorso. Di seguito pubblichiamo una sua bellissima intervista, che vale davvero la pena di proporre. Tempo fa ne pubblicammo un’altra, che consigliamo a tutti di leggere, per avvicinarsi ad uno degli ultimi grandi poeti europei.

Tratta dal sito arianna editrice:

Quando si arriva davanti alla casa di Louis Ferdinand Céline a Meudon, la prima cosa che si nota è questa insegna: Lucette Almansor, Danza Classica. Lucette Almansor è la moglie di Louis Ferdinand Celine. Ha attraversato con lui una serie di sofferenze. Lei sa che è difficile vivere con un genio. Nascosta tra le foglie, c’è la targhetta del Dr. Destouches. Louis Ferdinand Céline si chiama in realtà Destouches. Lui è un dottore, è il dottore dei poveri. Sempre pieno di collera e avvolto di miseria. Eccolo - i suoi unici amici sinceri sono dei cani bastardi e rabbiosi. Chiama teneramente ognuno di loro “il mio piccolo papà”. Il suo migliore amico è il pappagallo che sentirete fischiare durante la conversazione. Perché, in effetti, Céline vive, lavora e sogna in mezzo all’abbaiare furioso dei cani e ai fischi ironici di questo uccello. Il suo studio, che è anche il suo ufficio, si trova al pianterreno. Che strano ufficio! Sulla sua scrivania scrive, dall’alba al tramonto, un libro che sarà composto di 2.500 pagine manoscritte. Copre con la sua scrittura 80.000 fogli, che poi attacca con mollette da biancheria Quasi non mangia e beve, non fuma, dorme pochissimo. Lavora.

 

Céline, siete uno strano personaggio. Eccitate gli animi delle persone con le vostre opere, le vostre idee ed attitudini. Spesso affermate di non essere ben compreso. Ora lei ha l’occasione di farsi comprendere meglio. Se dovesse autodefinirsi con una parola, cosa direbbe?
Eh Bene! Io lavoro, e non me ne frega nulla. Ecco esattamente quello che penso. La questione è che noi siamo i colpevoli della pubblicità. Perché è l’orrore del mondo moderno che produce la pubblicità. Dunque, io sto dalla parte della modestia. Quello che conta è l’oggetto. Questo conta: voi avete un apparecchio davanti a voi (appareil, nel filmato è un magnetofono, NdC). Spero che sia magnifico. Ma, dopo tutto, il brav’uomo che l’ha inventato potrebbe aver avuto dei problemi. Magari era cornuto, o pederasta. Magari aveva la calvizie. O era un androgino. Magari aveva il mal di gola, non so. Ma il suo apparecchio funziona. È affidabile, non è vero? È un apparecchio che mi interessa. Ma a me, dell’uomo che l’ha fatto, non mi interessa nulla. I cambiamenti d’opinione, questi mi fanno arrabbiare.

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Franz Altheim a 110 anni dalla nascita

25 Maggio 2008 da Redazione

MithraQuest’anno non riccorre solo il 110° anniversario della nascita di Julius Evola (che abbiamo recentemente ricordato proprio su questo blog), ma anche di un altro importante interprete di quella medesima weltanschauung: Franz Altheim.
Già collaboratore della SS-Ahnenerbe, Altheim fu di questa “Ehren SS” (SS “ad Honorem”). Per conto del Reich fu impegnato sul campo - in Italia - per scoprire le orgini dei latini, e fu proprio durante questa collaborazione con la SS (che Evola definì come il «periodo aureo» di Altheim) che Evola lo conobbe personalmente.
Studioso della religione romana e della storia di Roma, nei libri scritti tra il 1938 ed il 1950 Altheim avrebbe composto la sua monumentale ricerca, riscuotendo una certa notorietà in Italia anche grazie agli sforzi di Adriano Romualdi, e dello stesso Evola.

Segnaliamo la recente riedizione, per le Edizioni Mediterranee, del suo importante studio sull’affermazione del culto solare a Roma “Deus Invictus”.

Bobby Sands 5 Maggio 1981-2008 [In memoriam]

5 Maggio 2008 da Redazione

«Sono un prigioniero politico perché sono l’effetto di una guerra perenne che il popolo irlandese oppresso combatte contro un regime straniero, schiacciante, non voluto, che rifiuta di andarsene dalla nostra terra». Scrive questo, Bobby Sands, descrivendo il cinico governo britannico dell’allora primo ministro Margaret Thatcher. Arrestato per un attacco dinamitardo a Dunmurry, nella contea di Antrim venne condannato ed imprigionato nel settembre del 1977 nel famigerato Blocco H del penitenziario di Long Kesh. I blocchi H sono l’emblema della repressione inglese su quel pezzo di isola verde, dell’ostinazione con cui la Gran Bretagna pretendeva il possesso di quelle sei contee.

 

Le proteste organizzate da Sands, divenuto presto “officer commanding dell’IRA” nei Blocchi H, non avevano come fine la liberazione dei prigionieri, ma il riottenimento dello status di «prigionieri politici », lo «Special Category » che gli inglesi avevano abolito per tutti i crimini commessi dopo il 1 marzo 1976. Rifiutandosi di essere considerati come criminali comuni, loro che ritenevano di aver combattuto per la libertà del proprio paese, con la blanket protest (”protesta delle coperte”) si rifiutarono di indossare l’uniforme del carcere scegliendo di vivere nudi, con solo delle coperte per coprirsi. Con la dirty protest (”protesta dello sporco”) furono costretti a vivere circondati dei loro escrementi, e ad urinare sotto le porte. Presto il penitenziario di Long Kesh divenne un vero e proprio campo di battaglia alla stregua delle strade di Belfast e Derry: da una parte i prigionieri di guerra, i POWs, e dall’altra i secondini, simbolo dell’establishment britannico.

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Alessandro Pavolini 28 Aprile 1945-2008 [In memoriam]

28 Aprile 2008 da Redazione

Il 28 Aprile 1945 moriva Alessandro Pavolini, ministro della Cultura popolare e segretario del Partito Fascista Repubblicano.

Alessandro Pavolini è il solo tra i gerarchi fascisti a dovere la sua fama principalmente alle vicende della RSI, avendo la sua carriera politica raggiunto il culmine con la nomina a segretario del Partito Fascista Repubblicano (PFR), ed essendo stato lui il creatore e capo supremo delle Brigate Nere, estremo tentativo di combattere i partigiani affrontandoli sullo stesso piano militare.
Per quest’ultimo motivo Pavolini fu figura odiatissima dai membri del CLN, che lo dipingevano come assassino sanguinario e gran torturatore di partigiani, fino a ritenerlo responsabile del bagno di sangue nel quale sfociò la guerra civile anche dopo il 28 Aprile 1945.
Dall’altra parte della barricata, per quelli per intenderci che la guerra l’hanno persa, Pavolini è invece l’ultimo ad arrendersi, l’unico che riesce a vivere il fascismo come una fede incrollabile, fino alle estreme conseguenze, e il cui motto è quello di onore e fedeltà.

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Attilio Regolo

28 Marzo 2008 da Redazione

Uno degli Exempla che potrebbero essere citati da Polia nella prossima conferenza organizzata da Raido, che si terra’ domani alle 17,30 in via Scire’ 21-23 - Roma(Zona Nomentano-Africano).

da citrag

I Cartaginesi, desiderosi di finire presto la guerra, pensarono di rimandare a Roma Régolo per trattare la pace.
Il patto era chiaro: egli doveva ritornare a Cartagine se non avesse ottenuto la pace desiderata.
Giunto a Roma, Attilio Régolo, incitò, invece, il Senato a continuare la lotta, persuaso che Cartagine non avrebbe resistito a lungo.
Il valoroso Console sarebbe potuto rimanere tranquillamente a Roma ma, fedele alla parola data, anche se data al nemico, ritornò a Cartagine, dove lo aspettava una sicura morte.
Agli amici e ai familiari che lo pregavano di restare, rispose che un Romano non poteva venire meno alla parola data.
Tornato a Cartagine, i Cartaginesi, saputo che egli aveva consigliato Roma di continuare la guerra, niente affatto commossi da un tale esempio di lealtà, lo fecero ruzzolare dall’alto di un’altura dentro una botte irta di chiodi.
La guerra continuò e fu vinta dai Romani.

Muzio Scevola

26 Marzo 2008 da Redazione

da wikipedia

Muzio Scevola (Mucius Scaevola), il cui vero nome era Muzio Cordo, è il protagonista di una famosa leggenda romana. Si narra che nel 508 a.C., durante l’assedio di Roma da parte degli Etruschi comandati da Porsenna, proprio mentre nella città cominciavano a scarseggiare i viveri, un giovane aristocratico romano, Muzio Cordo, propose al Senato di uccidere il comandante etrusco. Non appena ottenne l’autorizzazione, si infiltrò nelle linee nemiche e, armato di un pugnale, raggiunse l’accampamento di Porsenna, che stava distribuendo la paga ai soldati. Muzio attese che il suo obiettivo rimanesse solo e quindi lo pugnalò. Ma purtroppo sbagliò persona: aveva infatti assassinato lo scriba del lucumone etrusco.

 

Subito venne catturato dalle guardie del comandante, e, portato al cospetto di Porsenna, il giovane romano non esitò a dire: “Volevo uccidere te. La mia mano ha errato e ora la punisco per questo imperdonabile errore”. Così mise la sua mano destra in un braciere dove ardeva il fuoco dei sacrifici e non la tolse fino a che non fu completamente consumata.

 

Da quel giorno il coraggioso nobile romano avrebbe assunto il nome di Muzio Scevola (il mancino).

 

Porsenna rimase tanto impressionato da questo gesto, che decise di liberare il giovane.

 

Muzio, allora, sfoggiò la sua astuzia e disse: “Per ringraziarti della tua clemenza, voglio rivelarti che trecento giovani nobili romani hanno solennemente giurato di ucciderti. Il fato ha stabilito che io fossi il primo, e ora sono qui davanti a te perché ho fallito. Ma prima o poi qualcuno degli altri duecentonovantanove riuscirà nell’intento”. Questa falsa rivelazione spaventò a tal punto il principe e tutta l’aristocrazia etrusca da far loro considerare molto più importante salvaguardare il futuro del re di Chiusi piuttosto che preoccuparsi del destino dei Tarquini.

 

Sempre secondo la leggenda, così Porsenna prese la decisione di intavolare trattative di pace con i romani, colpito positivamente del loro valore.

 

Curiosita’

Questo famoso episodio ha dato origine al modo di dire: “mettere la mano sul fuoco”. Quando infatti si è estremamente sicuri di una cosa, per rafforzare la propria posizione è solito dirsi “ci metterei la mano sul fuoco”, come a voler riproporre, talvolta con aria di sfida, la vicenda accaduta a Muzio Scevola.

Il mito Classius Clay

14 Gennaio 2008 da admin

Cassius Claydi Emilio Del Bel Belluz

Il 17 gennaio il mitico campione di pugilato degli anni settanta Cassius Clay compira’ la bella età di sessantasei anni. Credo che tutti conoscano le sue gesta leggendarie, che hanno dato al pugilato mondiale una impronta davvero grande ed esaltante. Ma prima di tutto, e prima di parlare di lui, mi piace ricordare le sue sfide che incollarono davanti agli schermi milioni di persone, entusiaste di assistere ad un suo incontro, e sicure dello spettacolo al quale avrebbero assistito. Clay sapeva infiammare gli animi e sapeva far giungere il suo nome sulla bocca di tutti. Le sue vicende sportive sono entrate nella storia della boxe come un rullo compressore, che al suo passare tutto travolge. Era, fin dall’inizio della sua carriera pugilistica, una persona spettacolare, piena di entusiasmo, che sapeva far giungere a segno i suoi colpi, sempre precisi che ferivano come lame d’acciaio. Continua a leggere »

Ero un assassino psicopatico

20 Dicembre 2007 da admin

Testimonianza di Jimmy Massey, un ex Marine statunitense di ritorno dall’Iraq

Rosa Miriam Elizalde - giornalista cubana, Cubadebate
08/12/2007

Dodici anni il sergente Jimmy Massey è stato un Marine dai nervi d’acciaio e il cuore di pietra. È stato inviato in Iraq dove ha partecipato a varie atrocità prima di aprire gli occhi e lottare contro la politica bellicista del suo paese. Oggi anima l’associazione dei veterani dell’Iraq contro la guerra. Al salone del libro di Caracas, dove ha presentato la sua testimonianza Cowboys del infierno, ha risposto alle domande della giornalista cubana Rosa Miriam Elizalde, del Cubadebate.

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Daniel Wretstrom [In memoriam]

11 Dicembre 2007 da admin

Daniel Wrietstrom*Salem, un sobborgo di Stoccolma, il 9 Dicembre del 2000. E’ proprio dopo la mezzanotte che una gang multiculturale di una quindicina di
persone circonda ad un ragazzo svedese, che aspetta l’autobus alla fermata di Säbytorsvägen. Il ragazzo, non troppo adolescente alto e magro, aspetta
il bus per tornare a casa dopo aver partecipato ad una festa.

- “Fottuto razzista !” cominciano a gridare, mentre si avvicinano a lui. Una ragazza svedese dai capelli lunghi biondi gli grida anche con accento straniero. - “Fottuto razzista! Osi stare qui? Sei impaurito?”

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Yukio Mishima [In memoriam]. Tate no kai

25 Novembre 2007 da admin

Mishimada Azione Tradizionale Novembre 2007

Il 25 novembre del 1970, Yukio Mishima, considerato il maggior scrittore giapponese dell’epoca, insieme con altri quattro aderenti all’associazione Tate-No-Kai, “La società degli scudi”, si recano presso la caserma del Quartier Generale dell’Armata Jietai a Ichigaya nel cuore di Tokio. Il loro piano è ardito, rapire il generale Mashita, comandante dell’Armata Orientale, e arringare i militari presenti. La loro speranza è di sollevare l’esercito contro il Governo e porre in essere un vero e proprio colpo di stato (…). Per otto minuti, Mishima indossando l’uniforme imperiale, si rivolge ai soldati radunati nel cortile, esaltandoli a rimanere fedeli alla Tradizione, all’Imperatore e alla Patria (…). La sua fronte era stretta dalla Hackimaki, la candida benda della concentrazione e del sacrificio, il volto era teso (…). Mishima, fallito il tentativo di sollevare l’esercito, si recherà nella stanza dove il generale Mashita è tenuto prigioniero, e dopo il canto funebre “Tenno Heko Banzai”, compirà il Seppuku, il sacrificio rituale, che segnerà la fine terrena di un uomo che ha saputo risvegliare il senso dell’Onore, del Coraggio, della Lealtà e del Sacrificio.[1]

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Guido De Giorgio [Biografia]

23 Novembre 2007 da admin

Guido de GiorgioGuido Lupo Maria De Giorgio è nato il 3 ottobre 1890 a San Lupo nella provincia di Benevento. Figlio di un notaio, ha studiato filosofia a Napoli dove si è diplomato a 20 anni presentando una memoria su un soggetto “orientalista”. Successivamente emigra in Tunisia dove lavora come professore di liceo e nello stesso periodo ha dei contatti con rappresentanti dell’esoterismo islamico, contatti che lasceranno in lui una impronta incancellabile.Nel 1915 De Giorgio rientra in Italia stabilendosi a Varazze sulla Riviera. Dopo la prima guerra mondiale soggiorna per qualche tempo a Parigi dove conosce René Guénon col quale instaura un duraturo rapporto di amicizia e di collaborazione fondato su un’ampia e profonda intesa. Continua a leggere »

Rain in the face

2 Novembre 2007 da Redazione

rAIN IN THE FACEda sentierorosso

Pioggia Nella Faccia era uno dei guerrieri indiani più temuti e rispettati alla fine del 19esimo secolo.

Della tribù degli Hunkpapa Lakota, è nato nel 1835. In una sua descrizione disse: “sono nato vicino al fiume Cheyenne. Ho avuto antenati celebri, ma non una discendenza di Capo. Ho dovuto lavorare per la mia reputazione.”

Il suo nome deriva da quando, da giovane, stava combattendo con un altro ragazzo. La lotta era feroce e la sua faccia era macchiata da gocce di sangue che somigliavano a pioggia sul suo viso..

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Cavallo Pazzo

14 Ottobre 2007 da Redazione

Tratto da sentierorosso

Senza dubbio la figura più leggendaria dei Lakota (SIOUX), la possiamo identificare in TASHUNKA WITCO.

Il suo nome è stato erroneamente tradotto in “crazy horse” ma la parola witko non significa soltanto “pazzo o sciocco” ma anche sorprendente e TASHUNKA WITCO di cose sorprendenti ne ha fatte veramente molte.

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