Una delle tante pagine dimenticate dalla storiografia ufficiale…
da Controstoria
I Gulag che accoglievano i deportati non si conciliavano col minimo di aspettativa che essi vi riponevano, dopo il lungo e debilitante viaggio, di un luogo che disponesse almeno delle più modeste necessità dell’esistenza. Erano complessi costruiti coi materiali forniti dall’ambiente ove erano stati impiantati, dall’incancellabile aspetto d’improvvisazione e di provvisorietà: baracche d’argilla mezzo sprofondate nel terreno, baracche in legno nelle zone boscose, riparo dalle intemperie, ma non dal clima, buone come dormitorio e infermeria o per i servizi, distribuite in un vasto piazzale delimitato da filo spinato e agli angoli le torri di guardia coi loro riflettori per la notte. (da ‘E malediranno l’ora in cui partorirono’, pag.165)
Tesi nello sforzo disperato per non morire sulla strada sarebbero crollati appena giunti al campo. Coloro che sopravvivevano vi rimanevano per poco tempo: ne usciranno cadaveri a mucchi [...] Nel periodo di un anno, trascorso fra le mura di Oranki, vidi entrare migliaia di prigionieri ed uscire migliaia di cadaveri che vennero sepolti alla rinfusa, in fosse comuni, nei dintorni dell’ex convento. Ad Oranki la moria infieriva. La privazione, la scarsa alimentazione, il clima, la carenza di misure igieniche, la promiscuità, la penuria di medicinali, favorivano lo sviluppo delle malattie consuntive [...] Gli orrori del campo di Oranki cominciarono con l’arrivo dei prigionieri rumeni. Il 18 dicembre 1942, una giornata rigidissima, durante la quale il termometro segnò oltre trenta gradi sotto zero, affluì al campo una colonna di tremila uomini [...] In poche ore decine e decine di soldati si spensero [...] Quando si levò il pallido sole, i primi raggi illuminarono nel cortile una catasta di oltre quattrocento morti [...] Ogni cinque, ogni sei, o al massimo ogni sette giorni si era obbligati a fare il bagno. Fu in uno di questi che mi trovai con un gruppo di ufficiali tedeschi superstiti della battaglia di Stalingrado. Non mi rendevo conto come potessero esser vivi. Erano scheletri ambulanti ed alcuni camminavano perdendo escrementi dal retto. (da ‘Prigionieri italiani nei campi di Stalin’, pag.134-139)
CONTROSTORIA, il sito:
Gli uomini e le donne qui raffigurati sono fra quelle migliaia che combatterono nella Repubblica Sociale Italiana durante la Seconda Guerra Mondiale.
Molti di loro lo fecero per un ideale in cui credevano, molti di loro combatterono perchè non volevano tradire, molti di loro furono volontari e lo furono in numero decisamente maggiore a quelli presenti durante tutta la Prima Guerra Mondiale.
Poi… molti di loro caddero di fronte al nemico, molti di loro vennero assassinati a fine conflitto dai ‘liberatori’, molti di loro non furono neanche più ritrovati e nessuno potè piangere sulla loro tomba.
Ma… tutti loro furono bollati come infami e traditori, come carogne ed assassini, tutti loro furono dimenticati da questa Italia ancor oggi senza onore e senza dignità… a TUTTI LORO questo sito è dedicato.