Primo Carnera - Il Film [Recensione]
14 Maggio 2008 da Redazione
di Emilio Del Bel Belluz
Sono stato alla prima del film su Carnera in quel di Pordenone, davanti ad un pubblico numeroso. Ognuno era accorso per vedere la storia di un campione dimenticato per troppo tempo dalla storia e dalla boxe. La sala era gremita e silenziosa e massima era l’attenzione. Il film ci ha coinvolti tutti fino alla commozione. La storia della vita di Carnera è stata magistralmente affidata all’attore Andrea Iaia che per prepararsi a questo ruolo ha dovuto costruirsi un fisico da bronzo di Riace. Con il tempo ha imparato a boxare e questo nella pellicola si è visto. Il film inizia presentando la figura della maestra elementare di Carnera interpretata da Giovanna, vera figlia del pugile. Fin dall’inizio ha saputo toccare il cuore dello spettatore, quando alla lavagna scrive: “oggi 24 dicembre 1915 Buon Natale”. L’Italia era entrata in guerra da alcuni mesi, e Sequals, come ogni altro paese, aveva dato i suoi giovani alla patria e tra questi anche il padre di Carnera. Le parole dell’insegnante rivolte ai piccoli alunni sono toccanti come carezze al cuore. Eccone alcune : “Oggi è l’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze di Natale. Io so che vi sarebbe piaciuto aspettare Gesù Bambino con i vostri papà e le vostre mamme. Ma non è possibile… Nell’aula si fa un improvviso silenzio. I visi dei bambini si intristiscono.

(PubliWeb) La maggior parte di noi lo hanno solo sentito nominare, le persone un po’ più grandi, forse, lo ricordano meglio. Stiamo parlando di Primo Carnera, giudicato il più grande pugile italiano del ‘900. Un gigante alto più di due metri e di 120 chilogrammi di peso. La storia di Carnera, affascinante ed interessante, sia dal punto di vista sportivo che umano, è diventata un film per il cinema. Il personaggio di Primo Carnera è interpretato da un giovane e promettente attore che risponde al nome di Andrea Iaia. La somiglianza tra Carnera e Iaia è molto evidente tanto che ha sconvolto anche la figlia del pugile. Il film è stato girato in Italia, Francia e Romania ed è diretto da Renzo Martinelli.
Trenta milioni di telecamere catturano l’immagine di un americano 200 volte al giorno: sembra incredibile ma è la pura verità.
Pubblichiamo una recensione del film "Blood Diamond" giunta in redazione. Ringraziamo l’autore e ribadiamo l’invito ad inviare i vostri contributi a web@raido.it per partecipare attivamente alla crescita del blog.
Si chiama «Diamante di Sangue» («Blood diamond») il film a cui la Warner Bros sta dando le ultime pennellate: protagonista Leonardo Di Caprio, dunque successo assicurato. E’ un kolossal, e narra la storia di un mercenario sudafricano che cerca un rarissimo diamante rosa nel corso della guerra civile in Sierra Leone.
Dev’essere una persona notevole Francesca Comencini, figlia di registi, che ha diretto «A Casa Nostra», film di cui parla (cosa rara) l’Herald Tribune. (1)
Non c’è luogo, dalla capitale europea al piccolo centro, che non possa “vantare” tra le proprie attività commerciali quella della grande catena multinazionale di Mc Donald’s. A mostrarci come i cibi venduti nel più famoso fast food del mondo,non siano propriamente “sani”, ci ha pensato un giovane regista americano indipendente che ha deciso di sottoporsi come cavia umana per testare (e mostrare al pubblico gli effetti) la cosidetta “dieta Mc Donald’s”. Morgan Spurlock nel suo film “Super Size Me” si è nutrito per trenta giorni, dalla colazione alla cena,esclusivamente nei ristoranti della grande ed onnipresente M rossa ed il regista, anzi come detto precedentemente la cavia, si è ritrovato in sovrappeso di oltre dodici chili col colesterolo salito a 230 e con la salute talmente a rischio che lo staff medico che l’ aveva in cura ha dovuto fermare l’esperimento. Non a caso questo film viene proprio dal paese che è la patria dei fast food e dove il 37% della popolazione è afflitta da obesità a causa delle cattive abitudini alimentari, conseguenza diretta dello stile di vita americano (vivi, spendi, crepa, in fretta).
Finalmente in Italia, il film “Der Untergang” (La Caduta), che ha suscitato non poche polemiche da parte di quella folta schiera di moralisti e benpensanti, aizzati dai ben noti “intellettuali” di cui l’Italia può vantare diversi esponenti.
“Di fronte al nemico, nel cuore di un uomo vive l’anima di un guerriero: Coraggio, Lealtà, Onore.” Queste sono le parole che presentano il film “L’ultimo Samurai”, film atteso, forse, come uno dei soliti “polpettoni” americani, languidi e superficiali, che però ha preso in contropiede tutti, appassionando il pubblico, che, a volte sorpreso, si è fatto travolgere da due ore e mezzo di passione, storia e valori. L’opera è ambientata nel Giappone Ottocentesco, ormai vittima predestinata dell’industria e del capitalismo, trasportato dalla smania della modernizzazione e corrotto dal denaro occidentale, dove nuovi funzionari spregiudicatamente avidi e arraffoni (vedi l’attuale classe politica italiana) cercano di fare i propri interessi tradendo i valori della propria cultura nazionale. In questa malsana e tragica situazione hanno modo di scontrarsi-incontrarsi due figure apparentemente agli antipodi l’una con l’altra ma che riescono a unirsi sotto le infamie patite che fanno scaturire la rinascita di un valore, ormai, quasi da loro dimenticato: l’onore.
Qual è il solo paese “occidentale” che può vantare oltre 11.200 persone uccise ogni anno da armi da fuoco??…Ma la democraticissima America naturalmente! Il solo paese dove i minori di 21 anni non possono bere alcolici ma possono invece acquistare armi da fuoco al supermercato,sorprendente no? A denunciare l’aberrante e vergognoso mercato delle armi da fuoco è il “solito” Michael Moore,nel suo film “Bowling a Columbine” datato 2002,documentario shock che parte dalla strage della Columbus High School dove nel 1999 due diciassettenni entrarono a scuola armati di fucili ed esplosivi uccidendo 12 compagni ed un insegnante.
Basato sul libro di Joel Bakan, il film di Mark Achbar e Jennifer Abbott analizza il dilagante fenomeno, sconosciuto fino a 150 anni fa, della diffusione delle società di capitali. L’approccio del documentario è estremamente serio e rigoroso e, conseguentemente, esso non si configura quale un contributo di intrattenimento: al contrario, l’impostazione scelta è funzionale a fornire allo spettatore il maggior apporto informativo possibile. Di seguito riportiamo alcuni dei passaggi principali della pellicola la cui visione è consigliata a chiunque voglia avvicinarsi al tema dell’influenza delle multinazionali in ogni campo.


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