Tiocfaidh ár lá! [In memoriam]

5 Maggio 2010 da Redazione

Nell’anniversario dell’eroica ascesa ai cieli del patriota irlandese Bobby Sands.

L’Europa in questa data simbolica ricorda, oltre al comandante Bobby Sands, gli altri nove combattenti che seguirono il suo tragico esempio: lasciarono morirsi di fame in anguste celle pur di servire la causa della libertà del proprio paese dal giogo colonialista britannico. Dall’isola d’Irlanda giunge a noi, inciso col sangue dei martiri, un motto dall’arcaico idioma gaelico che trafigge i cuori come un dardo d’amore e, magicamente, ridesta l’entusiasmo ancestrale dei popoli europei, che si fa di nuovo lotta e vittoria.

Tiocfaidh ár lá!

Vol. Bobby Sands, IRA
Vol. Francis Hughes, IRA
Vol. Patsy O’Hara, INLA
Vol. Raymond McCreesh, IRA
Vol. Joe McDonnell, IRA
Vol. Martin Hurson, IRA
Vol. Kevin Lynch, INLA
Vol. Kieran Doherty, IRA
Vol. Thomas McElwee, IRA
Vol. Michael Devine, INLA

Onore a loro!

Akira Kurosawa [In memoriam]

23 Marzo 2010 da Redazione

Akira Kurosawa (Ōta, 23 marzo 1910Setagaya, 6 settembre 1998) è stato un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico giapponese. È probabilmente il più importante ed imitato cineasta giapponese e i suoi film hanno influenzato fortemente generazioni di registi in tutto il mondo. La sua prima pellicola, Sugata Sanshiro, uscì nelle sale nel 1943; il suo ultimo, Madadayo - Il compleanno, postumo, nel 1999. Pochi cineasti hanno avuto una carriera così lunga ed acclamata.

Discendente di una nobile famiglia di samurai, ultimogenito di Isamu e Shima, la sua famiglia era composta da tre fratelli e quattro sorelle. Akira non ebbe mai modo di vedere uno dei suoi fratelli, che morì prima della sua nascita, e una delle sue sorelle fu uccisa da una malattia quando lui aveva 10 anni. Nel periodo scolastico, iniziò ad interessarsi al disegno, alla pittura e al teatro, ma divenne anche un esperto di kendo ed un appassionato di golf. Fu per merito del fratello Heigo, esperto ed appassionato di cinema, che Akira inizierà ad avvicinarsi a quello che sarebbe stato il suo campo. Il fratello, suicidatosi poi nel 1930, fece nascere in lui la passione per la letteratura e in particolar modo per William Shakespeare.

Nel frattempo, Kurosawa intraprende l’attività di ‘benshi’, commentatore di film musicali, che gli permette di conoscere le produzioni dei registi dell’epoca. Nel 1936, viene assunto da una casa di produzione cinematografica come sceneggiatore e assistente regista. Dopo un periodo di collaborazione con Kajiro Yamamoto, intraprese una propria carriera da cineasta. Kurosawa nel corso della sua vita vide il Giappone cambiare completamente, passando da nazione poco sviluppata con ambizioni militari a pacifica potenza economica. Anche se è particolarmente ricordato per i suoi primi film girati a cavallo degli anni cinquanta e sessanta, Kurosawa continuò a scrivere e dirigere film fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1998.

I più famosi film di Kurosawa sono ambientati nel periodo feudale dell’impero del Giappone (circa XIII secolo - XVII secolo). Alcune della trame delle sue pellicole sono adattamenti (più o meno fedeli) di opere di Shakespeare, come Ran (1985), basata sul Re Lear, e Il trono di sangue, basato sul Macbeth. La fortezza nascosta, la storia di una principessa, un generale, e due contadini ignoranti ed avidi, ha avuto una notevole influenza su George Lucas per la creazione della saga di Star Wars. Gli altri film più conosciuti di Kurosawa, sempre improntati sulle figure mitiche ed epiche dei Samurai, sono Rashōmon, I sette samurai, più tardi “rielaborato” nel western I magnifici sette, e La sfida del Samurai, che fornì la base per il primo “spaghetti-western” di Sergio Leone con Clint Eastwood, Per un pugno di dollari. Yojimbo vide anche un sequel, Sanjuro.

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Dresda - Noi non dimentichiamo [In memoriam]

14 Febbraio 2010 da Redazione

Nella notte tra il 13 febbraio del ‘45 e il giorno degli innamorati, un atto d’odio delle forze alleate, a guerra ormai quasi terminata, portò alla morte migliaia di inermi della città di Dresda, radendola al suolo. Noi non dimentichiamo.

Video a cura della Comunità Giovanile Militante Perugia

Pio Filippani Ronconi [In memoriam]

12 Febbraio 2010 da Redazione

Di seguito un articolo che ripercorre le tappe della vita terrena di Pio Filippani Ronconi, un maestro di vita per molti di noi.
Ricordiamo che i funerali si svolgeranno sabato presso la chiesa di S. Caterina, Chiesa nuova ortodossa, in via Gregorio VII in Roma,  alle h.11.00.

Dal nazismo a Buddha: storia dello studioso che ha fatto scandalo

Grande orientalista e storico delle religioni, Pio Filippani Ronconi aveva 90 anni. Nel 2001 fu cacciato dal “Corriere” per il suo passato nelle SS.

di Luigi Mascheroni
La sua vita fu avvolta dalle leggende, e così lo è oggi la sua morte. Tra le tante che aleggiavano attorno alla sua figura di guerriero mistico, si tramandava quella che avesse già scelto la liturgia del proprio funerale. Voleva che la bara fosse avvolta nella bandiera del Terzo Reich. È morto Pio Filippani Ronconi: l’ultimo nazista.
Probabilmente si tratta soltanto di una leggenda nera. Ma quella bandiera, se anche non ne avvolgerà la morte, avvolse buona parte della sua vita, e la memoria del suo nome da qui fino a quando sarà ricordato.

Pio Filippani Ronconi, nato a Madrid nel 1920, un «italiano all’estero» come si definiva, era un orientalista e storico delle religioni, uno dei più grandi del nostro Novecento. Un maestro che conosceva una quarantina di lingue, un accademico di rango, uno studioso che pubblicò una ventina di libri sulle culture e filosofie orientali, un «iniziato» che tradusse dal sanscrito le Upanishad. Ma era ricordato, e lo sarà sempre, perché da giovane indossò la divisa delle SS. Una scelta che non può essere cancellata da alcun percorso culturale successivo. Seppur brillantissimo. Sono scelte estreme, che si pagano, magari anche mezzo secolo dopo, come pagò Filippani Ronconi.

Anzi, il conte Pio Filippani Ronconi, nato da famiglia aristocratica, patrizi romani e conti del Sacro Romano Impero. Il padre passò la vita tra l’Italia, l’Inghilterra, i Caraibi fino in Patagonia. La madre fu fucilata dai repubblicani, in Spagna, durante la guerra civile, finita la quale il giovane caballero che in quel momento conosceva già lo spagnolo, l’inglese, l’arabo, il turco… tornò in Italia. Nella Seconda guerra mondiale, a vent’anni, volontario negli Arditi, è già a combattere in Africa. Durante il conflitto si copre di gloria e di almeno un paio di ferite. La più grave subito dopo l’otto settembre 1943. «Il nove settembre mi resi conto che quello che avevo fatto fino ad allora non era altro che lo sfogo di un giovane studioso ed entusiasta; quello che avevo ancora da fare era qualcosa di molto più vicino all’ideale di uomo», ricordò in un’intervista. Ossia? «Lavare l’onta del tradimento».

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Un minuto di silenzio [Giornata del ricordo]

10 Febbraio 2010 da Redazione

COMUNICAZIONE:

Dalle ore 18,30 alle 20 di oggi verranno proiettati alcuni video sul tema delle Foibe, presso la libreria Raido (via Scirè 21-23, Roma) per onorare il ricordo dei martiri di un eccidio da non tutti dimenticato.

Mentre i clamori di un altro giorno della memoria si vanno lentamente spegnendo, proponiamo un minuto di silenzio che interrompa il normale svolgere della nostra giornata quotidiana e ci ricolleghi spiritualmente a quanti vennero ingiustamente e barbaramente uccisi durante la pulizia etnica in Istria e Dalmazia e successivamente volontariamente dimenticati ed infamati dalla classe politica Italiana.

Sunday Bloody Sunday [In memoriam]

30 Gennaio 2010 da Redazione

I controrivoluzionari colorati. Intervista a Claudio Mutti

28 Gennaio 2010 da Redazione

Pubblichiamo di seguito un’interessante intervista apparsa sul quotidiano “Rinascita”  rilasciata dal Prof.  Claudio Mutti sulla situazione dell’Iran, chiarendo il vero ruolo deulle forze che stanno attualmente manovrando le proteste di piazza.

Prof. Mutti, lei si è interessato agli sviluppi della Rivoluzione Islamica in Iran fin da quando, trent’anni fa, pubblicò alcuni scritti dell’Imam Khomeini nelle Edizioni all’insegna del Veltro. Lei attualmente segue gli sviluppi della politica iraniana dall’osservatorio della rivista di studi geopolitici “Eurasia”, della quale è redattore. Quale posto occupa oggi l’Iran nel contesto geopolitico?

Nonostante sia circondata da potenze ostili (i regimi wahhabiti e filoamericani della penisola arabica) e da paesi sottoposti all’occupazione militare occidentale (Iraq, Afghanistan, Pakistan), la Repubblica Islamica dell’Iran ha aumentato il proprio peso geopolitico, sicché essa esercita attualmente un’influenza regionale che si estende dal Tagikistan ai movimenti di liberazione del Libano e della Palestina, mentre Turchia e Siria rientrano nel novero dei suoi paesi amici. Infine, è fondamentale il fatto che l’Iran occupi una posizione geografica di enorme valore per la sicurezza della Russia e disponga di un patrimonio petrolifero di vitale importanza per lo sviluppo economico della Cina. In tal modo la Repubblica Islamica dell’Iran può contare sulla solidarietà delle due maggiori potenze del continente eurasiatico.

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Henri de La Rochejaquelein [In memoriam]

28 Gennaio 2010 da Redazione

da wikipedia.org

Henri du Vergier, conte de La Rochejaquelein (Châtillon-sur-Sèvre, 30 agosto 1772 – Nuaillé, 28 gennaio 1794), è stato il più giovane generale dell’Esercito cattolico e reale che combatté la guerra di Vandea.Nacque a Château de la Durbellière, vicino a Châtillon-sur-Sèvre, fu educato nella scuola militare di Sorèze. La rivoluzione francese era scoppiata quando lui aveva sedici anni, e decise di non seguire suo padre che stava emigrando fuori dalla Francia, perché credeva di poter difendere il Palazzo delle Tuileries, quando venne attaccato il 10 agosto 1792, lui era infatti un ufficiale della Guardia Costituzionale di re Luigi XVI [1].

Così dopo la sconfitta tornò a casa nella sua provincia, rifiutando di rispondere alla leva obbligatoria per lo scoppio delle Guerre rivoluzionarie francesi, si unì quindi all’amico e cugino Louis Marie de Lescure nelle sue terre nella provincia di Poitou.
Subito dopo ha iniziato a combattere contro le truppe della neonata repubblica francese insieme a Maurice Louis d’Elbée e Charles de Bonchamps dall’aprile del 1793.

Mentre conduceva qualche migliaio di contadini vandeani, La Rochejaquelein ha ottenuto la sua prima vittoria sull’esercito repubblicano il 13 aprile 1793 nella battaglia di Les Aubiers, pronunciando la famosa frase:

« Se mio padre fosse fra noi, vi ispirerebbe più fiducia, poiché appena la conoscete. Io del resto ho contro la mia giovinezza e la mia inesperienza; ma ardo già dal rendermi degno di comandarvi. Andiamo a cercare il nemico: se avanzo, seguitemi; se indietreggio, uccidetemi; se mi uccidono, vendicatemi! »

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Drieu La Rochelle e la generazione del dopoguerra [In memoriam]

4 Gennaio 2010 da Redazione

di Alfredo Cattabiani

Non aveva torto Drieu La Rochelle a scrivere prima di morire che le generazioni future si sarebbero chinate incuriosite sui suoi libri per cogliere un suono diverso da quello solito.

Oggi infatti i giovani si accostano a lui con interesse e con partecipazione perché lo sentono per molti aspetti attuale. Sono passati vent’anni dal suo suicidio; il fascismo appare alla nostra generazione, che aveva otto anni nel 1945, un’immagine nebbiosa, colta sui libri, nelle architetture delle città, nei racconti dei padri o dei fratelli più anziani. Appartiene già alla storia; come Drieu d’altronde che è entrato, dopo un lungo periodo d’anticamera, nella letteratura francese del Novecento. Eppure, leggendo i suoi scritti politici, ci accorgiamo che sono ancora vivi, legati alla nostra realtà, colmi di interrogativi, di speranze e di delusioni.

Il motivo è che Drieu non era solo un intellettuale fascista, come qualcuno ha voluto etichettarlo un po’ troppo semplicisticamente. È stato uno scrittore che ha creduto di trovare una risposta alle sue domande e alle sue speranze nel fascismo o, meglio, in una certa immagine del fascismo che si era creata. Se non si tiene conto di ciò, si rischia di non capire la sua analisi critica e lucida dei regimi di Mussolini e di Hitler e l’atteggiamento anticonformista che gli attirò le antipatie sia delle destre che delle sinistre.

Il suo fascismo, malgrado le profonde differenze storiche, affondava le radici in un humus ideologico simile a quello italiano; era infatti erede di quel filone politico di fine ottocento e dei primi anni del Novecento che con Drumont, Barrès, Péguy e Sorel aveva cercato di superare le antinomie «destra-sinistra», «conservazione-rivoluzione» in una visione sintetica e originale.

Ma l’adesione di Drieu a questa dottrina nasceva da motivazioni ancora più profonde: «Sono diventato fascista – scrisse prima di morire – perché ho misurato i progressi della decadenza. Ho visto nel fascismo il solo mezzo per frenare e arrestare questa decadenza».

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Affrettati, e approfittane! [Sconti Raido]

11 Dicembre 2009 da Redazione

L’Ass. Cult. RAIDO, ispirandosi all’economia legionaria, attraverso l’impegno dei suoi militanti, reinveste tutte le entrate a favore dell’attività stessa e di conseguenza a favore del Fronte della Tradizione.

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