Il piccolo principe e il mercante – Antoine de Saint-Exupéry [Incise sulla pietra]

4 Giugno 2010 da Redazione

“Buon giorno”, disse il piccolo principe.

“Buon giorno”, disse il mercante.

Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete. Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva più il bisogno di bere.

“Perché vendi questa roba?” disse il piccolo principe.

“È  una grossa economia di tempo”, disse il mercante. “Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano cinquantatre minuti alla settimana”.

“E che cosa se ne fa di questi cinquantatre minuti?”

“Se ne fa quel che si vuole…”

“Io, disse il piccolo principe, se avessi cinquantatre minuti  da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana…”

Tratto da “Il Piccolo Principe” – Antoine de Saint - Exupéry, cap. XXIII.

La critica costruttiva

16 Aprile 2010 da Redazione

È importante rimproverare e correggere chi commette errori. Questo atto è la manifestazione della compassione e il primo dovere del samurai. Ma è necessario sforzarsi di farlo in modo corretto. In effetti è facile trovare qualità e imperfezioni nella condotta di un’altra persona così come criticarla. Molti s’immaginano che sia un atto di gentilezza dire agli altri ciò che essi non desiderano sentire e, se le critiche non sono ben accolte, li considerano irrecuperabili. Un simile modo di pensare è irragionevole e dà gli stessi risultati negativi che derivano dal mettere intenzionalmente qualcuno in imbarazzo o dall’insultarlo. Spesso è solo un cattivo modo di liberarsi la coscienza.
Prima di esprimere una critica si deve essere certi che la persona sia disposta ad accettarla, ed è necessario esserle diventati amici, aver condiviso i suoi interessi ed essersi comportati in un modo tale da ottenere la sua piena fiducia, così che presti fede alle nostre parole. Poi è necessario il tatto: bisogna scegliere il momento opportuno e il modo appropriato di formulare la critica, magari con una lettera o dopo un incontro particolarmente piacevole, parlando prima dei propri difetti per condurre poi l’interlocutore a comprendere, senza sprecare più parole di quante siano necessarie.
Occorre lodare i suoi meriti, sforzarsi di incoraggiarlo, fargli assumere l’umore giusto, renderlo desideroso di osservazioni come l’assetato lo è dell’acqua: a quel punto bisogna correggere i suoi errori.
La critica costruttiva è una questione delicata.
So per esperienza personale che le abitudini cattive e radicate sono difficili da estirpare. Mi sembra che la compassione autentica consista, per tutti i samurai al servizio di un daimio, nell’essere benevoli e amichevoli gli uni verso gli altri, nel correggere reciprocamente gli errori per servire meglio insieme il daimio. Mettendo in imbarazzo volontariamente qualcuno non si compie nulla di costruttivo. D’altronde, come potrebbe essere altrimenti?

Hagakure – 1, 14

L’onesto e l’utile – J. Evola e M. T. Cicerone [Incise sulla pietra]

16 Gennaio 2010 da Redazione

Meglio subire un’ingiustizia, che commetterla. Questi principi sono vere pietre di paragone rispetto ad un’intima scala di valori. Evidenti per gli uni, sono sciocchezze e soltanto “belle frasi” per gli altri. A decidere, sta l’anzidetto senso naturale di dignità spirituale, il quale non s’impara. Agli occhi di chi ha questo senso, l’ingiustizia degrada chi la compie, e di fronte a ciò, che le conseguenze materiali che ne possiamo subire quando siamo noi a risentirle, è impossibile misurarle con lo stesso metro. Lo stesso vale per l’”inutilità” di tutto ciò che non è anche “retto”. Potrà forse condurre ad un successo, il quale però maschererà sempre una rinuncia, una abdicazione. Non è il successo di chi “resta in piedi”, di chi “tiene fermo”, di chi “non lascia il suo posto”.”

J. Evola – Due razze: Discriminazione delle essenze in Carattere, ed. Il Cinabro p. 56

“Themistocles post victoriam eius belli, quod cum Persis fuit, dixit in contione se habere consilium rei publicae salutare, sed id sciri non opus esse; postulavit, ut aliquem populus daret, quicum communicaret; datus est Aristides. Huic ille, classem Lacedaemoniorum, quae subducta esset ad Gytheum, clam incendi posse quo facto frangi Lacedaemoniorum opes necesse esset. Quod Aristides cum audisset, in contionem magna exspectatione venit dixitque perutile esse consilium, quod Themistocles adferret, sed minime honestum. Itaque Athenienses, quod honestum non esset, id ne utile quidem putaverunt totamque eam rem, quam ne audierant quidem, auctore Aristide repudiaverunt.”

“Temistocle, dopo la vittoria nella guerra contro i Persiani, disse nell’assemblea di avere un consiglio salutare per lo Stato, ma che non era opportuno venisse conosciuto: chiese che il popolo gli desse qualcuno da rendere partecipe di tale consiglio: venne designato Aristide. Egli gli disse che si poteva incendiare di nascosto la flotta spartana, all’ancora a Giteo, cosa che avrebbe inevitabilmente infranto le risorse degli Spartani. Dopo che Aristide ebbe udito ciò, si recò nell’assemblea tra l’aspettazione generale e disse che il consiglio di Temistocle era utilissimo ma per nulla onesto. Così gli Ateniesi non ritennero neanche utile ciò che non era onesto e dietro consiglio di Aristide rifiutarono un progetto che neppure conoscevano.”

M. Tullio Cicerone – De Officiis, libro III, capitolo 49

L’Ordine politico - J. Evola [Incise sulla Pietra]

5 Luglio 2009 da Redazione

“La legittimazione più alta e reale di un vero ordine politico, epperò dello stesso Stato, sta nella sua funzione anagogica: nel suo suscitare e alimentare la disposizione del singolo ad agire e pensare, a vivere, lottare ed eventualmente a morire in funzione di qualcosa che va al di là della sua semplice individualità.”

Julius Evola (”Gli Uomini e le Rovine” 1953)

L’Italia che vogliamo - Berto Ricci [Incise sulla pietra]

12 Maggio 2009 da Redazione

“C’é in Italia un po’ di gente, gente giovane e cominciano ormai a conoscersi e a contarsi, che non si sente nata a far da fedelissimo a nessuno; che saggia, sonda, sposta la visuale, rasenta a volte l’eresia, e preferisce lo sbagliarsi al dondolarsi tra gli agevoli schemi; che parla un linguaggio proprio, e ha proprie e ben riconoscibili idee; che considera il presente unicamente in funzione del futuro; che ha buone gambe e una tremenda voglia di camminare”.

Berto Ricci


L’uomo nobile - William Shakespeare [Incise sulla pietra]

13 Marzo 2009 da Redazione

Non dar voce ai tuoi pensieri, né atto ad alcuna idea non ponderata.
Sii affabile, ma volgare mai. Agganciali stretti, con anelli d’acciaio,
gli amici già messi alla prova, ma non ti ammollire le palme con pulcini
di nuova covata. Fa di non cercar lite! Ma se ti accade di entrarci,
vedi che il tuo avversario debba guardarsi da te. Presta l’orecchio a tutti,
ma a pochi la tua voce. Senti il parere di tutti, ma pensa a modo tuo.
Porta abiti di pregio, ma nei limiti della tua borsa, ricchi, non
stravaganti; perché il vestito spesso rivela l’uomo, e in Francia gli uomini che
più contano sono meticolosi e attenti soprattutto in questo. Non
indebitarti e non prestare soldi, perché chi presta perde sè e l’amico, e il debito
smussa il filo dell’economia. E infine sii fedele a te stesso; dal che deve
seguire, come la notte al giorno, che tu non potrai esser falso con nessuno.
Accada quel che accada, i giorni cattivi passano come tutti gli altri.

William Shakespeare, Amleto

Le prove della vita - Lucio Anneo Seneca [Incise sulla pietra]

4 Marzo 2009 da Redazione

Essere sempre fortunato e trascorrere la vita senza il morso del dolore
significa ignorare l’altra faccia della natura. Sei un uomo grande: ma come
faccio a saperlo, se la fortuna non ti offre la possibilità di mostrare il
tuo valore? Hai gareggiato alle Olimpiadi, ma senza concorrenti: hai la
medaglia, non la vittoria; non mi rallegro come con un uomo forte, ma come
uno che ha ottenuto il consolato o la pretura: ti hanno fatto un onore. Lo
stesso posso dire all’uomo buono, se una circostanza difficile non gli ha
dato un’occasione in cui mostrare la sua forza d’animo: “Ti reputo infelice,
perché non sei mai stato infelice. Hai trascorso la vita senza avversari;
nessuno saprà quel che potevi, neppure tu stesso”. C’è bisogno di una prova
per conoscersi; nessuno sa quel che può se non sperimentandosi.

Lucio Annea Seneca

Per i dormiglioni - Marco Aurelio [Incise sulla pietra]

5 Febbraio 2009 da Redazione

La mattina, quando fai fatica a svegliarti, pensa soltanto: “Mi sveglio per essere Uomo”. Ho ancora da ridire se vado a compiere un’impresa per cui sono nato e appartengo al mondo? O sono stato creato per starmene al caldo sotto le coperte?

“Ma questo è più piacevole”.

Dunque sei nato per il piacere? Per subire o per agire? Non vedi le piante, gli uccelli, le formiche, i ragni, le api, come ognuno fa il suo e contribuisce per quel che può alla costruzione dell’universo? E tu non vuoi fare quello che spetta all’Uomo? Non corri al dovere che ti ha assegnato la natura?

“Ma bisogna anche riposarsi”.

Non dico no. Ma pure per questo la natura ha posto un limite, come per il mangiare e per il bere. E tu superi il limite, vuoi più del necessario. Non quando si tratta di agire – in questo caso fai meno del possibile. Perché non ti ami – altrimenti ameresti la tua natura e la sua volontà.

Marco Aurelio, Colloqui con se stesso, Libro V - § 1

La virtu’ - Socrate [Incise sulla pietra]

12 Dicembre 2008 da Redazione

“Non dalle ricchezze nasce la virtu’,

ma dalla virtu’ le ricchezze e tutti gli altri beni

e per il singolo cittadino

e per la comunita’.”

Socrate, Platone - Apologia di Socrate

Il sacrificio - Leon Degrelle [Incise sulla pietra]

21 Novembre 2008 da Redazione

“Un grande ideale dà sempre la forza di dominare il proprio corpo, di
soffrire la fatica, la fame, il freddo.
Che importano le notti bianche, il lavoro opprimente, gli affanni o la
povertà!
L’essenziale è avere in fondo al proprio cuore una greande forza che
rianima e spinge avanti, che rinsalda i nervi, che fa pulsare a forti
battiti il sangue stanco, che infonde negli occhi il fuoco ardente e
conquistatore.
Allora più nulla dà sofferenza, il dolore stesso diviene gioia perchè
esso è un mezzo di più per elevare il suo dono, per purificare il suo
sacrificio.”

Leon Degrelle, Militia

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