Lezioni di civiltà dalla piccola Islanda. Condannato per negligenza l’ex premier Geir Haarde in carica quando scoppiò la bolla finanziaria nel Paese, e fu costretto a fare default. Con un processo velocissimo e una sentenza di 500 pagine (di cui è stato reso nota al pubblico solo il verdetto) il primo ministro è stato condannato per negligenza, per non essersi confrontato con il resto dell’esecutivo sulla soluzione per evitare la bancarotta. Ha evitato, è vero, buona parte dei capi d’accusa più pesanti ma, ne è uscito comunque condannato: politicamente in primis. Onore, dunque, al popolo islandese che a differenza dei cosiddetti PIIGS - tra i quali l’Italia - è riuscito a mandare a casa i membri dell’esecutivo e i Consiglieri di Amministrazione delle banche colpevoli del crack, oltre a rifiutarsi di pagare i debiti generati dalla scelleratezza del sistema bancario. Infatti, per risolvere il problema del debito pubblico, c’è sempre una possibilità estrema ma, degna d’un popolo coraggioso e in sè solidale: rifiutarsi di pagarlo.
Ricordiamo per onor di cronaca che mentre la Grecia è in condizioni da quarto mondo e Spagna, Portogallo e Italia sono in recessione tecnica, vicini alla resa finale, l’Islanda ha risanato quasi completamente il bilancio statale e cresce ad un ritmo del 7%. Tanto per fare un paragone l’ultima rilevazione per il PIL cinese era 8.9% E’ palese, perciò, a tutti gli individui dotati di buon senso che l’unica strada da seguire è quella percorsa dalla Russia prima e da Argentina e Islanda di seguito. Il debito pubblico del mondo occidentale non è più gestibile, solo un “tabula rasa” può salvarlo da decenni di futura/presente povertà estrema.
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