Non è più tempo di eroi, verrebbe da dire, dando una rapida occhiata alle cronache di questi giorni. Ma forse rischieremmo di fare sterile opinionismo da salotto televisivo. Perchè assodato l’ignobile comportamento del comandante della Costa Concordia, genera forse molto più disprezzo la ressa di insulti che si rincorrono sul web, in tivù, sui giornali nei confronti del protagonista (ripetiamo) ignobile di questo episodio. Veramente la massa ebete che insulta da dietro lo schermo di un pc o lancia strali dalle sue comode poltrone pensa di essere molto migliore di Schettino? Un esame di coscienza approfondito sarebbe d’obbligo visto che l’Italia non sembra il Paese virtuoso che sembrerebbe leggendo questi commenti di “eroi da bar”. E’ facile, infatti, deplorare i comportamenti altrui, puntando il dito. Ed è giusto biasimarli quando sono così infami e vili. Ma è molto più difficile guardare a tali vicende non per puntare il dito oltre di sè, ma per giudicare i propri limiti, i propri errori, che magari non hanno l’evidenza fragorosa del caso Schettino, ma che non per questo ci assolvono dalle nostre responsabilità di uomini, che magari si riempiono costantemente la bocca di grandi parole e pretendono di rifarsi a certi miti e martiri. Allora è meglio non insultare il miserabile di turno, se il solo obiettivo è di pulire la propria coscienza.
La ricetta è semplice quanto difficile allo stesso momento: il lavoro su di sè, il dominio della parte più bassa di sè. Solo questo basterebbe e non avremmo più bisogno di puntare il dito, ma di prendere coraggiosamente l’iniziativa per guardarci meglio allo specchio ogni mattina e chiederci: “Chi sono io?”, “Sono ciò che dico di essere?”. Oppure si continui stupidamente a puntare il dito…
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