Vasco Faustinho, il pugile giramondo [Racconto]
29 Gennaio 2012 da svizzerodi Emilio Del Bel Belluz
Il pugilato e sempre denso di storie che bisogna raccontare specialmente in questi tempi molto particolari, dove viene fuori in continuazione la durezza della vita, il mestiere difficile di vivere. Spesso nella nostra memoria appaiono delle storie che uno ha letto, ha pensato e si è incuriosito. Io ho cercato sempre di imparare dalle storie di vita, quelle che hanno attraversato gli oceani. Mi affascinano le storie dei pugili che in qualche modo hanno scritto pagine di storia molto delicate che potrebbero servire per capire che i tempi duri non mettono alle corde la voglia di vivere e la volontà di costruire la storia. Vasco è stato un pugile che ho conosciuto attraverso un articolo apparso sull’ultima pagina di un quotidiano fondato da Maurizio Costanzo che si chiamava “L’occhio “. Ebbe vita breve ma sufficiente per far conoscere al mondo al mondo dei non addetti al pugilato la figura di questo peso massimo. L’articolo era dedicato a questo pugile con un titolo molto forte “La favola di un negro pagato per perdere” Ricordo che mi colpì la sua storia e non la dimenticai mai, erano i tempi in cui nei giornali sportivi si dedicava molto spazio alla boxe, ma raramente un giornale dedicava dello spazio da un pugile. La sua era in effetti una storia molto particolare e tracciando le sue parole diceva: “Mi chiamo Vasco Faustino. Sono nato nello stato di San Paolo, ma non so quando perché mia madre ha avuto ventuno figli e ha perso il conto delle date. Da noi mancano gli ospedali figuriamoci se trovi l’anagrafe. Comunque, sui miei documenti c’è scritto 14 marzo 1950: l’anno dovrebbe essere quello giusto giorno e mese li ho inventati io”. L’autore dell’articolo intervista Gregorio Cataleno “ Vasco Faustino, ventinovenne ma forse più, racconta la favola della sua vita disteso sul letto nella stanza d’albergo che divide con l’allenatore. E’ il primo pugile di colore naturalizzato italiano.


di Emilio Del Bel Belluz
A quei giovani, che non fecero ritorno, che non cambiarono ideali e formarono una comunità umana prima ancora che politica, capaci di trascorrere 35 anni e ritrovarsi come fosse passato un giorno. A quei giovani che di generazione in generazione, come per il ripetersi di un miracolo, hanno scelto contro logica e convenienza di entrare in quella comunità…umana, e a cui oggi tributiamo silenziosamente rispetto ed affetto.
“Il volo non e’ semplicemente
























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