Catalogo Cd, alcuni titoli

7 Giugno 2008 da Redazione

270bis - Signori della guerra

Compagnia dell’Anello - Terra di Thule

Skoll - Il segreto di Lacedemone


SFS - Filospinato

Aurora - Dal vivo

Sul cameratismo

1 Giugno 2008 da Redazione

«Nella sua essenza, il cameratismo si regge su di un vincolo di servizio, un patto in funzione di un terzo elemento: una persona straordinaria, un’idea, un compito eccezionale - forse, nell’ipotesi più attenuata, un comune universo di simboli».

 

(Ernst Von Salomon)

Cos’è il cameratismo? Domanda semplice ma, altrettanto complessa da esprimere sotto forma di parole.
Partendo dalla splendida “definizione” che né da Von Salomon, il cameratismo potrebbe essere definito come un vincolo di servizio gerarchico, ove per questo motivo, è l’ “inferiore” a necessitare del “superiore”. Per questa ragione, tale servizio è anzitutto svolto da chi, gerarchicamente più qualificato, è chiamato ad un maggior sacrificio. Il sacrificio è la sola misura dei nostri sforzi che, aldilà di vittoria o sconfitta, hanno valore solo se fatti senza aver a mente nessuna gratifica, nessuna glorificazione, materiale o relativa il nostro ego.

 

Non c’è uguaglianza né sopraffazione nel cameratismo, come non vi è spazio per personalismi o riduzioni collettivistiche. Vi è invece pari dignità, sempre secondo l’ottica verticale d’una responsabilità che, dall’alto, s’infonde in tutti i militanti.

Allora, più forte degli istinti e dei sentimenti, è il cameratismo: vincolo invisibile e spirituale d’uomini che hanno deciso di condividere un comune destino, che altrimenti non poteva essere. Medesimo fronte di battaglia, ove sacrificarsi - con Amore - per farsi Uomo. Medesima scuola spirituale, per entrarvi come uomini, ed uscirvi come capi.

Ανδρέας

Pensiero [Seneca]

28 Maggio 2008 da Redazione

“Preso nel vortice degli affari e degli impegni ciascuno consuma
la propria vita, sempre
in ansia per quello che accadrà, e annoiato di ciò che ha.

Chi invece dedica ogni attimo del suo tempo
alla propria crescita,
chi dispone ogni giornata
come se fosse la vita intera, non aspetta con speranza
il domani né lo teme”

Lucio Anneo Seneca

In memoria [Speciale Evola]

19 Maggio 2008 da Redazione

di Mario Bernardi Guardi
Ieri, l’estate. Il discepolo cavalca il destriero di ferro e di fuoco
fianco a fianco con gli Sconosciuti prigionieri del nulla sottile.
Il nodo della strada che brucia. La solitudine, al di là dei suoni.
Certo, all’appuntamento giungerà ben dritto sulle gambe
e con gli occhi limpidi guarderà la signora che tace.
Senza chiedere tregua. Il Discepolo.
Perchè fu stipulato il patto d’ombra e d’onore
e lì sono restati, in quel silenzio di uomini che sanno, la mano e il cuore.
L’incontro.
Ecco Lei che scivola dal sole, si stacca morbida e austera,
figura di carta tinta di nero, e avanza lieve in uno spazio di vento
che tutto le appartiene, che tutto gira con il suo vortice
nella sosta d’asfalto.
Gli occhiali, arma per vedere, gli occhiali più a fondo colgono il disegno
del corpo di cotone e di pece, il vetro lega l’incantesimo a una danza
di riflessi scherzosi, passi soffici prima dello schianto.
Ma ora il Nemico dischiude il pallore gelido di caverne
oscure, lo stupore di sasso, il buio.
E il fiato impasta le vampe bollenti che spaccano l’aria.
Lancia in resta.
E l’infinito ansito della ferraglia che rugge, sfrigola, urla, uggiola nel rogo.
Passano gli Sconosciuti piegano il tempo su quella Morte.
Ma nessuno può entrare nel sacro recinto, bianco
bendato e sereno nel dolore dell’orazione funebre.
Oggi la primavera. Vale, Maestro e Cavaliere,
trono di pietra sulle rovine,
occhi lucenti che scavano,
tronco malato che muovi le fronde, e sono parole,
per chi ti ascolta nella lunga notte,
corpo invaso dalla Morte non piegato,
Uomo che ci illuminasti il Cammino,
quando,inquieti, cercavamo una Torre
Signore di Castelli e di Fonti e di Spade e di Gemme e di Isole.
e di Cattedrali e di Messaggi e di Cavalli in Libertà.
Signore di Incontri e di Alleanze,
Graal magico e Thule ultima.
Vale!
Lieti nel volto di sole, giungono gli Arya
Dolce fu il Discepolo che attese il Maestro per partire.
Al segno.
Quando si muore forti come la morte
e col sangue che incendia.

Saggezza romana

3 Maggio 2008 da Redazione

di Cicerone
Tieni per fermo che non tu, ma solo il corpo è mortale. Poiché quel che tu sembri in apparenza, ciò tu non sei. La mente dell’uomo, non la figura che si mostra a dito, questo è l’uomo stesso. E sappi che tu sei un dio, se un dio è chi vive, sente, ricorda, provvede chi insomma regge, governa e muore il corpo al quale è proposto, così come fa per questo universo il Dio principale. E come questo Dio, pur essendo eterno, muove l’universo che per sua natura è mortale, così il nostro animo che ha potenza di durar sempre, fu col suo corpo caduco.

Il principio del moto e in ciò che si muove di per sé: e questo non può ne nascere ne morire. Inanimato è ciò che vien mosso da un impulso esteriore: ma le cose animate si muovono di un moto interno e loro proprio: e questa è la natura e la potenza dell’anima. La quale essa sola fra tutte le cose muove sé stessa e in ciò dimostra la sua natura di cosa mai nata e di cosa che durerà eterna. Questa tu esercitata nel massimo bene e il massimo bene consiste nel curare la salute della patria: da tale missione l’anima invero raccoglie moto e vigore per volarsene più rapida in quella sede, che le è veramente propria. E tanto più presto lo farà se, mentre è ancora chiusa in un corpo, questo corpo sovrasterà e dominerà regalmente, considerando quasi dall’esterno il mondo della corporeità.

 

La tv che va di moda

1 Maggio 2008 da Redazione

da Raido n.19

Cartina al tornasole per testare la stupidità dilagante nel nostro paese sono i programmi della cosiddetta TV reale, seguiti con successo e sempre più numerosi. Sono i programmi dove si piange e ci si commuove per storie di abbandoni ed insperate riappacificazioni, dove le persone, ammesso che non fingano, sono disposte a mettere in piazza delle vicende personali ed essere sindacati e giudicati da “sbarbatelli” e “casalinghe”. Pur sottolineando la nostra repulsione per una televisione futile, vogliamo segnalare la pericolosità subdola di certi programmi in cui si vogliono mettere in crisi valori come la Famiglia, l’educazione dei genitori e il rispetto verso di loro. Vedere un padre bersagliato da un pubblico “pilotato” perché non permette alla figlia tredicenne di andare in discoteca o di farsi un tatuaggio, al di là che sia vero o falso, manda un segnale a chi ascolta da casa che recepisce e imita, sempre perché vale la regola che ciò che viene detto in TV è legge. Far passare come normalissima una famiglia smembrata, in cui la madre fa il padre e viceversa o i figli professano una vita di trasgressione, è un chiaro input disgregante verso quel pubblico facilmente manipolabile.Visto che la TV è un’arma micidiale nelle mani sbagliate, forse il miglior modo per difendersi è proprio quello di spegnerla!

Tradizioni arie: la trasmissione

29 Aprile 2008 da Redazione

È consuetudine che fra padre e figlio avvenga il rito, che si chiama il legato. Quando il padre si sente vicino a morire chiama suo figlio. Dopo aver coperto il suolo con erba fresca, aver ridestato il fuoco e aver posta dell’acqua in una coppa vicino a lui, siede e attende il figlio. Una volta giunto, questi deve avvicinarglisi e toccargli gli organi dei sensi con i suoi. L’uno sedendo dinanzi all’altro, si compie il legato “Pongo in te la mia parola” – dice il padre. “Assumo in me la tua parola” risponde il figlio. “Pongo il mio alito vitale in te” dice il padre. “Assumo il tuo alito vitale in me” risponde il figlio”. “Pongo in te la mia vista – il mio udito – il mio gusto” dice il padre. “Assumo in me la tua vista- il tuo udito – il tuo gusto” risponde il figlio. “A te trasmetto le mie opere” dice il padre. “Assumo le tue opere” risponde il figlio. “A te trasmetto le mie gioie e i miei dolori” dice il padre. “Assumo in me le tue gioie e i tuoi dolori” risponde il figlio. “In te pongo il mio piacere, la mia potenza di generazione” dice il padre. “Assumo il tuo piacere, la tua potenza di generazione” risponde il figlio. “A te do la mia via” dice il padre. “Assumo il tuo piacere e la tua potenza di generazione” risponde il figlio. “A te do la mia via” dice il padre. “Assumo la tua via” dice il figlio. “Pongo in te i miei pensieri, il mio sapere, i miei desideri” dice il padre. “Assumo i tuoi pensieri, il tuo sapere, i tuoi desideri” risponde il figlio.

Ma se il padre non può pronunciare più distintamente queste parole rituali, allora deve dire brevemente. “Pongo in te i miei spiriti vitali”. Dopo di che, questi si allontana, nella direzione di oriente, volgendo la destra al padre, che deve ancora chiamarlo a dirgli: “Onore, illuminazione nella sapienza sacra, nutrimento e gloria debbono penetrare in te”. Il figlio deve volgersi indietro guardando di là dalla spalla sinistra, comprendosi con la mano e con un lembo della veste dicendo: “Consegui i mondi celesti e i tuoi desideri”.

KAUSHITAKI-UPANISHAD 11,15

Vecchi e i giovani

14 Aprile 2008 da Redazione

Via, combattete gli uni accanto agli altri, giovani,
non date abbrivo a fughe turpi, al panico,
fatevi grande e vigoroso l’animo nel petto,
bandite il gretto amore per la vita,
ché la lotta è con uomini; non lasciate, fuggendo,
chi non ha più l’agilità: gli anziani.
E’ uno sconcio che un vecchio cada in prima fila
e resti sul terreno innanzi ai giovani,
con quel suo capo bianco e il mento grigio, e spiri
l’animo suo gagliardo nella polvere,
con le mani coprendo le pudende insanguinate
(spettacolo indecente, abominevole),
nude le carni: nulla c’è che non s’addica a un giovane
finché la cara età brilla nel fiore.
Da vivo, tutti gli uomini l’ammirano, le donne
l’amano; cade in prima fila: è bello.
Resista ognuno ben piantato sulle gambe al suolo,
mordendosi le labbra con i denti.

Tirteo, poeta spartano, VII sec. a. C.

Evola dixit

12 Aprile 2008 da Redazione

 

di Julius Evola

“Già nella vita comune va seguita una disciplina, atta a far realizzare l’inutilità di ogni sentimentalismo e di ogni complicazione affettiva. Al loro posto, lo sguardo lucido e l’atteggiamento adeguato. Come nel chirurgo, al luogo di compassione e pietà, l’intervento che risolve. Come nel guerriero e l’uomo di sport, al luogo della paura, dell’agitazione irrazionale davanti al pericolo, la pronta determinazione di tutto quel che è in proprio potere fare. Pietà, paura, speranza, impazienza, ansia, sono tutti sfaldamenti dell’animo, che vanno a nutrire poteri occulti e vampirici di negazione. Prendi la compassione: non rimuove nulla del male altrui, ma fa che esso conturbi il tuo animo. Se puoi, agisci, assumi la persona dell’altro e comunicagli la tua forza. Se no, staccati. Così pure l’odio: odiare degrada. Se vuoi, se giustizia vuole, in te, abbatti, stronca, abbatti, senza che il tuo animo si alteri”.
Dal continuo scontro con le situazioni reali, si possono osservare le proprie reazioni e rendersi conto della propria capacità di “reagire”.

Pensiero

3 Aprile 2008 da Redazione

Tu cerchi di dare un senso alla vita quando dare un senso alla vita significa innanzitutto divenire se stesso, e non raggiungere quella pace miserabile procurata dalla dimenticanza dei contrasti. Se qualcosa si oppone e ti strazia, lascia crescere, cio’ significa che metti le radici e ti trasformi. Benedetto il tuo tormento che ti fa nascere: poiche’ nell’evidenza non si dimostra e non si raggiunge nessuna verita’. Quelle che ti vengono proposte non sono che un facile accomodamento, e simili a sonniferi.

 

(Antoine de Saint-Exupery)

Sul Tibet

28 Marzo 2008 da Redazione

da effedieffe

Un lettore chiede al direttore Blondet un parere su quanto sta accadendo in Tibet.

«Direttore carissimo,
le scivo per tirarle un po’ le orecchie… capisco che tutti ne stiano (stra)parlando ad oltranza, ma neanche una righina, neanche una fotina su quanto sta accadendo ai tibetani?
Pur condividendo con lei le ovvie strumentalizzazioni del caso, trovo davvero agghiacciante che NESSUNO si schieri apertamente contro il ridicolo (ma ben saldo) regime cinese e contro uno sterminio che si sta perpetrando da decenni ai danni di un popolo fondamentalmente inerme.
Mi auguro che vorrà prender in considerazione questa mia e dare un segnale di vita concreto e non demagogico, come solo lei oramai sa dare nella lingua di Dante.
Per il resto le rinnovo la mia stima, quel che lei sta facendo, e ci dà; è davvero molto.
Fabio»

 

Non scrivo sui tibetani perchè non ho notizie dirette diverse da quelle dei giornali.
Ovviamente il mio giudizio è reciso: la Cina comunista ha occupato il Tibet ed ha ucciso metà
della popolazione, devastando una cultura, per puro odio alla spiritualità.
Si dice l’abbiano fatto per minerali che sarebbero nascosti nel sottosuolo. ne dubito; in ogni caso, negli anni ‘50, le presunte ricchezze minerarie non furono il movente, come la conquista di un altipiano sterile a 4 mila metri non aveva interesse economico. Gli stessi tibetani campavano, e campano, di orzo tostato e burro rancido di yak.
La Cina maoista non poteva tollerare lo «scandalo» di un Paese dove il 25% della popolazione era fatto di monaci, e dove praticamente tutti, per un periodo della vita, praticano il monachesimo.
Si aggiungano i saccheggi delle lamaserie, delle loro biblioteche inestimabili come le opere d’arte; si aggiunga l’odiosa modificazione forzosa dell’etnia, con il popolamento di Han, sordidi piccoli commercianti, o funzionari ladri della nomenklatura più corrotta della storia. La «modernizzazione» di Lhasa, mostrataci dalleTV è, se possibile, ancora più odiosa.
Tuttavia, questo accadde nel ‘52. Il lamento e la protesta corale di oggi mi appare ipocrita, o perlomeno un pochino tardiva.
Ho anche amici, qua e là, che vedono in questo lo zampino della CIA.
E’ vero che decenni orsono la CIA diede qualche assistenza alla guerriglia tibetana, ma oggi l’imbarazzo generale di Bush, di Delhi, dell’Europa, a questa rivolta dei tibetani, mi fa credere che non ci fosse un progetto di mettere nei guai Pechino. Anzi, il contrario.
Io sono convinto che la rivolta violenta sia avvenuta, persino contro i consigli e le invocazioni del Dalai Lama, perchè solo questa era l’occasione - con le olimpiadi - che un popolo sterminato e perseguitato ha di mostrare le sue ferite e le sue sofferenze; in parte, ha agito l’odio contro i commercianti Han.
Odio perfettamente giustificato: in tutti i Paesi asiatici dove i cinesi formano colonie, chissà perchè, ogni tanto scoppia un pogrom anti-han. Quegli amici che dubitano della spontaneità della rivolta tibetana, ritengono che essa faccia parte del «grande gioco» di Brzezinski.
Ma il Tibet non è il Kossovo, e non è la Cecenia.
Non c’è lì nessuna «democrazia colorata», mi credano.
Maurizio Blondet

Lettera aperta ai candidati

26 Marzo 2008 da Redazione

Egregio/a Candidato/a,

Ad oggi non ci è ancora dato sapere quali proposte il Suo partito/coalizione intende avanzare per affrontare alcuni temi che noi riteniamo fondamentali per garantire sicurezza, sviluppo e lavoro al nostro Paese.
Per questa ragione La invitiamo a rispondere ad alcune semplici domande che cercano di riassumere le preoccupazioni di molti elettori che condividono con noi da tempo l’impegno per affermare la libertà e la giustizia sociale nel mondo.
Le Sue risposte crediamo condizioneranno quindi le scelte di migliaia di uomini e donne che non si accontenteranno della propaganda elettorale per valutare i programmi del Suo partito.
Avremmo molte domande da porLe ma ci limitiamo a riassumere in pochi quesiti le nostre preoccupazioni :

 

Nel caso in cui Lei assuma la Presidenza del Consiglio

 

- Quando intende dare attuazione alle risoluzioni approvate dal nostro Parlamento il 30 Ottobre 2007 volte ad impedire che il Partito Comunista Cinese continui a detenere illegalmente milioni di uomini e donne nei campi di rieducazione denominati “Laogai”.

 

- Quali iniziative diplomatiche intende intraprendere ,d’intesa con i Paesi democratici,per impedire che il Governo della Repubblica Popolare Cinese continui a tenere in ostaggio tutte le Istituzioni Internazionali impedendo l’approvazione di ogni misura volta ad affermare i diritti umani ed il diritto internazionale nei paesi dove il regime comunista ha interessi economici e finanziari da tutelare.

 

-Quali azioni intende proporre in sede internazionale per affermare il diritto all’autodeterminazione dei Popoli Tibetano,Mongolo,Uiguro e Mancese e porre fine alla dominazione coloniale del regime comunista cinese su queste Nazioni.

 

- Quali iniziative intende assumere,d’intesa con i nostri partner europei, per contrastare la concorrenza sleale di paesi quali la Repubblica Popolare Cinese ; concorrenza basata essenzialmente sullo sfruttamento dei lavoratori/trici cinesi che ha già prodotto la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro nel nostro Paese.

 

- Quali misure intende prendere ,d’intesa con l’Unione Europea, per tutelare la salute e la sicurezza dei consumatori italiani ai quali oggi è persino negato il diritto di conoscere la provenienza di molti beni di consumo prodotti nella Repubblica Popolare Cinese in totale assenza di controlli igienici e sanitari.

 

La ringraziamo sin d’ora per le risposte, anche sintetiche, che vorrà dare ai nostri quesiti.
Al testo che ci vorrà trasmettere daremo la massima pubblicità , pubblicandolo tempestivamente su tutti i siti e gli organi di stampa delle associazioni e dei gruppi firmatari della presente richiesta.

 

Cordiali saluti

 

Marzo 2008

 

Claudio Tecchio,Campagna di Solidarietà con il Popolo Tibetano
Angelo Montali, Movimento Cristiano Lavoratori
Antonello Brandi , Laogai Research Foundation Italia
Aldo Forbice, Fondazione Ignazio Silone
Bruno Portigliatti, Centro di Informazione Buddhista
Vincenzo Rizzo , Associazione Incontri Italiani
Pasquale Totaro , Comitato Storico-Umanitario “Un Giardino per tutti i Martiri e i Giusti a…”
Antonio Attisani, Seminario di Filosofia delle Arti Dinamiche “Carmelo Bene”
Tamding Choepel ,Tibet Culture House Italia
Tenzin Thupten , Comunità Tibetana in Italia
Dechen Dolkar, Tibetan Womens Association Italia
Dhundup Chomphel Gelek Yakar, Students for a Free Tibet-italia
Angelo Gazzaniga, Comitati per le Liberta
Gunther Cologna, Associazione Italia-Tibet
Andrea Cartelloni,Centro cattolico di documentazione di Marina di Pisa
Alberto Serena, Ass. Culturale “Nuovamente”
Don Bruno Lima, Ass Culturale “Uomo e Società”
Lorenzo Martinelli, Ass.Culturale ” Libertà e Società ”
Franco Nerozzi ,Comunità Solidarista Popoli - Onlus
Walter Pilo, Ass. Culturale “Uomo Libero”
Gianfranco Pietrobono ,Circolo Lasprugola
Antonio D’ettoris, Fondazione D’Ettoris
Giuseppe D’Aquaro, Ass. Culturale” Narsil”
Gersenio Boccabella ,Ass.giovanile “Cisterna Neronis”,
Associazione “Persona e società ”
Massimiliano Baldacci, “Ass. Cult. Raido
Paolo Zanlucchi, Ass. culturale “Libertà e Persona”
Marco Scurria ,Ass. “Modavi” onlus
Beninatto Luigino ,Fondazione Villa Benzi Zecchini
Andrea Mascetti, associazione culturale “Terra Insubre”
Associazione culturale “libertà e azione”

 

link http://www.dossiertibet.it/Lists/News/DispForm.htm?ID=2868&Source=http%3a%2f%2fwww%2edossiertibet%2eit%2f

Vette

21 Marzo 2008 da Redazione

Leon Degrelledi Leon Degrelle

La strada e’ dura.
Il respiro diventa corto. Vi sono dei momenti in cui vorresti gettare questo sacco che ti pesa, lasciarti andare per il pendio e ritornare a quekke case di camoagna che fumano laggiu’, filamenti azzurrini sui fondi verdi e grigi dei prati e delle ardesie.(…)Vorresti non pensare piu’ a nulla, cancellare dal pensiero il ricordo degli uomini, e, supino sull’erba, guardare il cielo che passa, sollevato da voli di uccelli.
Basta con la stanchezza! Non lasciar cadere il sacco e il bastone! Non asciugarti le ginocchia sanguinanti! Non ascoltare il clamore degli odi, non guardare gli occhi sorridenti della malvagita’ che nascondono. E’ in alto che devi volgere lo sguardo. Il corpo deve vivere soltanto per queste curve che svoltano - il cuore, sognare soltanto queste vette che tu e gli altri dovete raggiungere.
Dimmi sino in fondo il tuo smarrimento. Credevi di trovare gioie immediate nell’ascendere faticosamente il pendio, trascinando nella salita un gregge umano. Spesso, hai sofferto. Talvolta, vieni preso da nausee. Ne avevi bisogno. Dovevi imparare che l’ambizione non appaga, e stanca prima o poi il cuore da lei posseduto. Ora lo sai…

 

Leon Degrelle, tratto da Militia

Schegge ritrovate [Pensiero]

4 Marzo 2008 da Redazione

“Per liquidare i popoli si comincia con il privarli della memoria. Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. E qualcun altro scrive loro altri libri, li fornisce di un’altra cultura, inventa per loro un’altra storia. Dopo di che il popolo incomincia lentamente a dimenticare quello che è e quello che è stato. E il mondo attorno a lui dimentica ancora più in fretta”.

 

Milan Kundera

 

 

Vidi queste parole incise in un manifesto mentre passeggiavo lungo il Viale XX settembre a Trieste. Pensai allora ai tempi passati a quel cameratismo che unisce persone a cui è caro un ideale. Mi ritrovavo nel momento più caro della mia permanenza a Trieste quando non avevo ancora compiuto vent’anni. Rammentavo il camerata Amerigo Grilz che con il suo entusiasmo riusciva ad infiammare i nostri giovani cuori. E ora, dopo la sua morte, mi rimangono vive le sue parole e il suo esempio.
Caro Camerata ti vedo nel cielo degli eroi.

 

Emilio Del Bel Belluz

E il fiume scorre ancora

11 Febbraio 2008 da Redazione

Leon DegrelleAl Generale Léon Degrelle

Un pugno di soldati stanchi, affranti
solo l’ardimento che un po’ li rincuora
Hanno appena sepolto l’amico Krahnz
tra i santi / e il brillar di una stella
sulla croce tedesca taglia la radura
Scavata a mani nude sotto un acero
nel muschio umido quell’ultima dimora
Il freddo nelle ossa e come un cantico:
un gesto una promessa, una preghiera
Ma è già tempo di andare, il fronte
che li aspetta / la battaglia infiamma
e sulla destra il fiume scorre ancora…

versi di Norman Zoia
da un’idea di Emilio Del Bel Belluz

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