Il 24 Luglio l’inserto domenicale de “Il Sole 24 Ore” dedicava a René Guénon un ampio articolo dall’inequivocabile titolo “Guénon confusione infinita“. Inutile rimarcare quanto evidente sin dal titolo: Umberto Bottazini, docente di matematica, e autore della recensione, attacca a muso duro Guénon che affronterebbe, a suo dire, in modo “fumoso” e “incompetente” la questione del calcolo infinitesimale. Bottazzini, dal canto suo, non può evidentemente fare a meno di scadere in toni canzonatori nei confronti di Guénon, il cui pensiero viene qui sostanzialmente deriso: ma, non realmente confutato. Il peccato di Guénon è evidentemente quello di non essere un autore di riferimento della comunità scientifica dei matematici: per questo, gli è precluso il fatto di poter parlare di matematica. Inutile dire che i presupposti da cui parte Bottazzini, sono esclusivamente di ordine “scientifico”: cioè basati su di un’idea della conoscenza squisitamente materialistica e razionalistica. Qualche giorno fa è uscita la prima risposta alla recensione-scherno di Bottazzini . La firma è quella di Enzo Iurato, che i nostri lettori già conosceranno quale animatore della rivista Heliodromos e delle edizioni “Il Cinabro” di Catania, e di cui di seguito ripubblichiamo la risposta. Nei limiti dello spazio imposto alle repliche dei lettori che “Il Sole 24 Ore” consente, Iurato offre le coordinate per smontare le critiche di Bottazini che, del resto, nella contro-risposta dimostra ancora una volta di non riuscire proprio a scendere sul piano del confronto serio e concreto, pensando bene di cavarsela dietro a toni ancora canzonatori che eludono il necessario approfondimento. Cosa che, del resto, non gli è consentita non solo dal fatto che non riesce a comprendere i termini della risposta di Iurato, ma da un’ignoranza assoluta circa il pensiero di Guénon, di cui però si esalta. Eppure, pensa bene di avere la necessaria autorità - accademica, s’intende! - per poterne deridere il pensiero… Beata ignoranza!
Il vostro collaboratore Umberto Bottazzini, sulla Domenica del 24 luglio scorso, recensendo il libro di René Guénon I principi del calcolo infinitesimale edito da Adelphi, dà prova di una totale incomprensione del pensiero e della figura del grande metafisico francese, abbandonandosi a un tono polemico e canzonatorio, dietro il quale tono s’intuisce e traspare un pregiudizio, probabilmente dovuto a quanto altrove scritto da Guénon riguardo alla “superstizione della scienza”. L’autore è infastidito dalle maiuscole guénoniane, quando il mondo moderno, puntualmente criticato dal francese, si è abbandonato da sempre a una vera e propria orgia delle maiuscole: «Scienza», «Progresso», «Civiltà», «Diritto», «Giustizia», «Libertà». Con la relativa perdita dei reali significati di questi termini, nel momento stesso in cui li si enfatizzava, e le conseguenti devastazioni planetarie nelle vite e nelle coscienze di un’umanità privata della pur minima idea di sacro. Verrebbe da dire: ognuno ha le maiuscole che si merita!
Questo fastidio verso tutto ciò che ha a che fare con la metafisica (nel senso autentico del termine e non certo quella ridicola parodia che ne hanno fatto i filosofi moderni) e le dimensioni superiori dell’essere – di cui le religioni hanno da sempre fornito rappresentazioni, necessariamente simboliche ma precise e concordanti fra loro –, che nasce da un sentimentalismo travestito da razionalismo, è dimostrato dall’odio verso tutto ciò che oltrepassa la propria comprensione. È ovviamente legittimo avere il proprio orizzonte limitato all’esistenza esclusivamente materiale, ma è incomprensibile che questa “menomazione” debba esser posta come un dogma e come il limite assoluto delle possibilità umane, oltre il quale non è concesso a nessuno di andare.
Se la nostra società secolarizzata è ridotta nelle condizioni disastrose attuali, che solo i ciechi ed i fanatici fautori del progresso a tutti i costi non riescono a vedere, col Titanic senza più timoniere che corre verso il naufragio finale, coi suoi ospiti di prima seconda e terza classe, è comunque più dolce il naufragar nell’infinito divino, anziché nell’indefinito tecnologico e meccanicistico!
Cordiali saluti.
Enzo Iurato
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