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	<title>Azione Tradizionale</title>
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	<description>contro le fandonie del mondo moderno</description>
	<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 12:58:00 +0000</pubDate>
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		<title>Resistenza boia</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 12:58:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Archivio]]></category>

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		<description><![CDATA[
In  ambito internazionale, non è così scontata la bontà del partigiano e la  schiacciante colpa del combattente per la Repubblica Sociale Italiana.  Chissà se verranno fuori tutti i crimini commessi dai presunti  &#8220;liberatori&#8221;&#8230; In Italia, di sicuro, non sarebbe nemmeno pensabile.
La  Resistenza accusata di genocidio
di Eugenio Di Rienzo

La  Corte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<p><img style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://www.ilpiave.it/imgart/271206/schio.jpg" alt="" /><em>In  ambito internazionale, non è così scontata la bontà del partigiano e la  schiacciante colpa del combattente per la Repubblica Sociale Italiana.  Chissà se verranno fuori tutti i crimini commessi dai presunti  &#8220;liberatori&#8221;&#8230; In Italia, di sicuro, non sarebbe nemmeno pensabile.</em></div>
<p style="margin: 0px 0px 5px; padding: 0px; text-align: justify;"><strong>La  Resistenza accusata di genocidio</strong></p>
<p style="margin: 0px 0px 5px; padding: 0px; text-align: justify;"><strong>di Eugenio Di Rienzo</strong></p>
<p style="margin: 0px 0px 5px; padding: 0px; text-align: justify;">
<p style="margin: 0px 0px 5px; padding: 0px; text-align: justify;">La  Corte internazionale dell’Aia accoglie il ricorso del figlio di un  milite della Repubblica sociale assassinato senza processo dai  partigiani comunisti. Chiede giustizia per altri 400 caduti</p>
<p style="margin: 0px 0px 5px; padding: 0px; text-align: justify;">
<p style="margin: 0px 0px 5px; padding: 0px; text-align: justify;">La  malinconica profezia espressa da Piero Buscaroli nel suo bel libro,  Dalla parte dei vinti (Mondadori) secondo la quale la memoria degli  sconfitti del 1945 sarebbe stata per sempre condannata all’oblio non si  avvererà. Luis Moreno Ocampo, procuratore capo della Corte penale  internazionale dell’Aia ha accolto la domanda che chiede l’apertura di  un’inchiesta per la morte di Lodovico Tiramani (milite scelto della  Guardia nazionale repubblicana) e di altri quattrocento appartenenti  alla Repubblica sociale, trucidati dalle bande partigiane. L’ipotesi di  reato è genocidio. Il Tribunale dell’Aia ha risposto così al figlio di  Tiramani, Giuseppe, che, attraverso la consulenza del suo legale Michele  Morenghi, ha chiesto l’apertura del procedimento tramite una memoria  dove si sostiene che: «Mio padre fu prelevato nei pressi di casa sua a  Rustigazzo nel piacentino nel luglio del ’44 da un gruppo partigiano  della brigata Stella Rossa, fu processato e condannato a morte senza un  giudice, senza un comandante partigiano e senza una sentenza a verbale.  Fu fucilato poche ore dopo nei pressi del Monte Moria. Mia madre lo  trovò crivellato di colpi. Io non voglio vendette, ho già perdonato  tutti coloro che uccisero mio padre, abitavano nel mio paese e li ho  conosciuti personalmente dopo la guerra. Chiedo sia fatta giustizia per  il suo caso e per tutti gli altri combattenti della Repubblica sociale  uccisi in quegli anni nel piacentino».<span id="more-7081"></span></p>
<p style="margin: 0px 0px 5px; padding: 0px; text-align: justify;">
<p style="margin: 0px 0px 5px; padding: 0px; text-align: justify;">In  questo modo, l’International Criminal Court, la cui competenza si  estende a tutti crimini più gravi che riguardano la comunità  internazionale, come il genocidio appunto, i crimini contro l’umanità e i  crimini di guerra, potrebbe intervenire su una vicenda italiana che per  tanti decenni è rimasta volutamente occultata dalla storiografia  ufficiale ed è sopravvissuta solo grazie alla memoria dei sopravvissuti.  Fino alla comparsa dei libri di Giampaolo Pansa (un grande giornalista  che sa bene di storia), quanti italiani conoscevano le tristi vicende  della caccia al repubblichino, che si aprì dopo il 25 aprile 1945 per  protrarsi fino al 1946 e al 1947? Pochi, pochissini. Soltanto i parenti  delle vittime o quanti di noi avevano un amico, un conoscente che visse  personalmente quella tragedia. A me capitò di avere questa triste  «fortuna» e di apprendere dell’uccisione di un proprietario agricolo  dell’Emilia, fucilato insieme al nipote dodicenne, con l’accusa di vaghe  simpatie fasciste; della morte di un contadino del bellunese fatto  fuori dopo aver rifiutato di vettovagliare una banda partigiana; e del  linciaggio di alcuni giovanissimi «ragazzi di Salò» che ora giacciono  interrati nel Campo X al cimitero di Musocco a Milano. Ma di tutto  questo fino a pochissimo tempo fa neanche un rigo sui libri di storia e  ancora oggi nessun accenno nei manuali di scuola che vanno in mano ai  nostri giovani.</p>
<p style="margin: 0px 0px 5px; padding: 0px; text-align: justify;">
<p style="margin: 0px 0px 5px; padding: 0px; text-align: justify;">Eppure autorevoli testimoni di quella guerra fratricida,  che si trasformò in tiro al piccione, sapevano. Sapevano e tacquero.  Benedetto Croce, ad esempio. Dalla lettura dei Taccuini di guerra del  vecchio filosofo, editi solo nel 2004, emerge con forza il timore che la  guerra partigiana possa trasformarsi in una rivoluzione  «comunistico-socialista», che, in breve, avrebbe consegnato l’Italia a  un altro totalitarismo, forse più spietato, come andava dimostrando con  abbacinante chiarezza la «liberazione» di Polonia, Ungheria e degli  altri paesi danubiani e balcanici, operata dalle truppe sovietiche,  coadiuvate dalle formazioni partigiane comuniste. La rivelazione della  strage di Katyn, avvenuta da parte dell’Armata Rossa, tra marzo e maggio  del 1940, confermava in Croce questo timore, quando anche in Italia si  era appreso dell’«eccidio fatto dai russi di migliaia di ufficiali  polacchi, che erano loro prigionieri». La minaccia di una  sovietizzazione imposta con la violenza, scriveva il filosofo, si  avvicinava anche al nostro paese. Era già attiva nelle regioni orientali  esposte alle violenze delle «bande di Tito». La si scorgeva serpeggiare  nella gestione dell’epurazione antifascista delle strutture statali  «maneggiata dai commissari comunisti» che tentavano di attuare  «un’infiltrazione del comunismo», perpetrata «contro le garanzie  statutarie, conto le disposizioni del codice, per modo che nessuno è più  sicuro di non essere a capriccio fermato dalla polizia, messo in  carcere, perquisito».</p>
<div style="text-align: justify;">
<div>
<p>Tutto questo avveniva, in  ossequio alla «rivoluzione vagheggiata e sperata». E sempre in ossequio a  quel progetto eversivo, le regioni settentrionali dell’Italia,  controllate dagli elementi estremisti del Cnl, divenivano il teatro di  stragi di massa contro fascisti, ma più spesso contro vittime del tutto  innocenti. L’8 agosto 1945 la famiglia Croce riceveva la visita di un  conoscente «che ci ha commossi col racconto del fratello incolpevole,  non compromesso col fascismo, ucciso con molti altri a furia di popolo a  Bologna». Nella stessa pagina del diario, si annotava: «In quella città  gli uccisi sono stati due migliaia e mezzo, tra questi  trecentocinquanta non identificati».</p></div>
<div>
<p>Tra il  vero antifascismo e resistenza si scavava, con questa testimonianza, un  abisso profondo. Si alzava uno steccato, che soltanto la costruzione di  una memoria contraffatta di quegli anni terribili ha potuto per molto  tempo celare.</p></div>
<div style="text-align: justify;">
<p>Fonte: <a href="http://www.ilgiornale.it/cultura/la_resistenza_accusata_genocidio/12-03-2010/articolo-id=428859-page=0-comments=1" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.ilgiornale.it');" target="_blank">http://www.ilgiornale.it/cultura/la_resistenza_accusata_genocidio/12-03-2010/articolo-id=428859-page=0-comments=1</a></p>
<p>L&#8217;immagine si riferisce all&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eccidio_di_Schio" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/it.wikipedia.org');">eccidio di Schio </a>da parte di  partigiani comunisti italiani contro civili innocenti</div>
</div>
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		<title>Un passo indietro</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 06:25:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Archivio]]></category>

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		<description><![CDATA[Le tirate d&#8217;orecchio nei confronti di Paolo Scaroni e Silvio  Berlusconi, hanno sortito effetti positivi. Dopo aver preso atto del loro comportamento sgradevole e indisciplinato  nei riguardi dei loro superiori, i due si sono affrettati a esporre  pubblicamente le proprie scuse. Dichiarando inoltre  di esser pronti a  sacrificare gli interessi nazionali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://www.ilfaromag.com/economia/wp-content/uploads/2009/10/eni21.jpg" alt="" /><em>Le tirate d&#8217;orecchio nei confronti di Paolo Scaroni e Silvio  Berlusconi, hanno sortito effetti positivi. Dopo aver preso atto del loro comportamento sgradevole e indisciplinato  nei riguardi dei loro superiori, i due si sono affrettati a esporre  pubblicamente le proprie scuse. Dichiarando inoltre  di esser pronti a  sacrificare gli interessi nazionali, pur di porre rimedio ai danni  derivati dal loro atteggiamento.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="itemPost">
<p style="text-align: justify;">La notizia è di quelle che lasciano increduli. Ieri  l’Amministratore Delegato dell’Eni Paolo Scaroni, spiazzando un po’  tutti, soprattutto i partners di Gazprom, ha dichiarato che South  Stream, il progetto di pipeline in coabitazione tra Russia, Italia e  Francia che aggira i paesi extracomunitari dell&#8217;est, dovrebbe fondersi  con Nabucco, gasdotto concorrente voluto dai vertici europei e  statunitensi per depotenziare l’arma energetica russa, la quale, secondo  le alte sfere di Bruxelles e quelle di Washington, rischia di divenire  un ricatto di lungo periodo per l’indipendenza energetica del Vecchio  Continente. Riporto interamente la notizia alla fine di queste breve  riflessioni, tratta da un dispaccio dell’Agi news. Inutile negare che  queste uscite apparentemente po’ bizzarre e fuori dal reale contesto  geopolitico sono il prodotto di quella svolta strategica, per nulla  vantaggiosa, che Berlusconi ha attuato con il suo discorso davanti alla  Knesset, il parlamento Israeliano. <a title="more-22387910" name="more-22387910"></a><span id="more-7065"></span><br />
Da quel momento in poi si sono  moltiplicate le scelte e le dichiarazioni ostili nei confronti dell’Iran   e ora anche della Russia. Eppure solo qualche mese fa era stato lo  stesso manager dell&#8217;Eni a criticare il progetto euro-americano, a suo  dire troppo fumoso e scoordinato per produrre risultati effettivi, in un  settore come quello dell’energia dove gli equilibri politici sono  basilari. Inoltre, trattandosi di progetti a lunga scadenza la  programmazione puntuale e le sinergie tra aziende e governi richiedono  una unità d’intenti sugli obiettivi da conseguire che non possono essere  definiti strada facendo. Scaroni, cito testualmente, in altro frangente  si era dimostrato proprio di questo avviso: “Nabucco ha il fiato troppo  corto perché tagli il traguardo questo perché manca un Paese fornitore  di gas come principale attore di questo progetto…Faccio fatica a  immaginare qualcuno che mette denaro sul tavolo senza avere nessuna  sicurezza che alla fine il tubo che costruisce sia pieno di gas”.  Ovvero, una gestazione destinata a concludersi con un aborto spontaneo e  prematuro. Naturalmente da Mosca sono arrivate dure reazioni contro le   parole a ruota libera pronunciate da Scaroni: “Un compromesso tra i due  progetti non può esserci di principio perché tutto al momento si gioca a  livello politico” hanno ribattuto con tono stentorio i vertici del  colosso russo. E a livello politico, il South Stream e il Nabucco sono  progetti che si escludono inevitabilmente perchè veicolano interessi  strategici dirimenti tra competitors geopolitici (Russia e Usa); altro  che complementarietà e reciprocità! Se da Roma speravano di aggirare  l’ostacolo politico di una convivenza con Mosca sempre più invisa agli  alleati USA, riportando in auge la favola della cooperazione economica  per la “massima profittabilità degli investimenti e l’integrazione delle  iniziative”, hanno sbagliato del tutto i loro conti.<br />
I russi sono in  piena riconfigurazione dei propri assetti nazionali, anche in campo   militare, per dar maggiore concretezza ad una proiezione di potenza  sullo scacchiere internazionale finalizzata al recupero di quelle sfere  d&#8217;influenza perdute dopo il crollo dell&#8217;URSS. Questo scherzetto  italiano, equivalente ad un tradimento, è stato immediatamente rispedito  al mittente da Mosca che, a questo punto, farebbe bene a chiedere un  chiarimento al governo Berlusconi. Ma c’è da dire che pure sotto il solo  profilo economico le affermazioni degli alti ranghi di San Donato sono  del tutto autolesionistiche.  Operando nei termini palesati dall’Ad del  cane a Sei Zampe si rinuncia preventivamente alla possibilità di creare  un monopolio insieme ai russi per aderire a slogan ideologici sulla  cooperazione allargata - per nulla innocenti e atti a celare la  crescente sudditanza italiana verso gli statunitensi - che servono  esclusivamente ad annacquare le posizioni di preminenza già conquistate.  Questi  benefici iniziali sono difendibili entro una cornice ristretta  di iniziative bilaterali o al massimo trilaterali, come accade adesso  per il South Stream. Oltre questo perimetro si perdono i vantaggi  economici; quando poi, inseguendo valutazioni  contrastanti col  movimento della storia attuale indirizzato al policentrismo, si pensa di  imbarcare  nelle iniziative  in corso paesi con una visione geopolitica  opposta ai nostri interessi, si finirà certamente per neutralizzare  anche le futuribili utilità geostrategiche.<br />
Se le nuove politiche  elaborate dal nucleo dirigente dell’Eni si riducono a queste barzellette  auspichiamo che il Governo, almeno nella sua parte non compiacente con  detti disegni che vanno in contrasto con gli interessi nazionali, si  muova repentinamente per ridare coerenza ai suoi programmi. Persino  defenestrando le attuali figure apicali dell’ENI.</p>
<p>(AGI-News)  Houston, 10 mar. - I gasdotti South Stream e Nabucco dovrebbero  fondersi diventando un unico progetto. Lo ha detto l&#8217;amministratore  delegato dell&#8217;Eni, Paolo Scaroni, dal palco della Cera Week, uno dei  principali summit sull&#8217;energia a livello globale. &#8220;Questi due gasdotti  non sono alternativi ma complementari e dovrebbero condividere il tratto  che va dalla Bulgaria all&#8217;Austria&#8221;, ha precisato Scaroni, ricordando  che South Stream e&#8217; il progetto sviluppato da Eni e Gazprom per  trasportare in Europa fino a 63 bcm di gas dalla Russia e dall&#8217;Asia  centrale, passando sotto il Mar Nero. Il Nabucco punta invece a  trasportare 31 bcm di gas dall&#8217;Asia Centrale verso l&#8217;Europa entro il  2020. L&#8217;obiettivo comune e&#8217; quello di arginare l&#8217;Ucraina, attraverso la  quale passa attualmente l&#8217;80% del gas che arriva in Europa dalla Russia.  &#8220;Entrami questi progetti - ha evidenziato il manager di Eni -  richiedono ingenti investimenti. South Stream contempla tra i suoi  fondatori Gazprom, che e&#8217; il piu&#8217; importante produttore di gas del mondo  e quello che manca al Nabucco e&#8217; proprio un grosso produttore tra i  suoi partners. Cio&#8217; spiega perche&#8217; il progetto non sia ancora partito  pur essendo stato concepito nel 2002&#8243;.  Secondo Scaroni, i due gasdotti  hanno quello che i banchieri definirebbero un &#8220;fit strategico&#8221; e quindi  &#8220;se tutti i partners decidessero di fondere le due pipeline per un  tratto - ha esortato il numero uno del Cane a sei zampe - si  ridurrebbero gli investimenti, i costi operativi e si massimizzerebbero i  profitti&#8221;. Sotto uno stesso tetto si troverebbero cosi&#8217; riuniti i  principali produttori e i principali consumatori: il gas e il mercato  del gas. I due progetti &#8220;riuscirebbero comunque a centrare i loro  obiettivi strategici - ha insistito Scaroni - diversificando le forme di  approvvigionamento e le rotte di transito&#8221;. Per Scaroni, &#8220;la  definizione di interconnessioni, lo sviluppo di fonti alternative e il  rafforzamento dei corridoi di approvvigionamento, rappresentano tutte  misure fondamentali per assicurare all&#8217;Europa forniture di gas  abbondanti, convenienti e sicure&#8221;. (AGI) -</p>
</div>
<p>Fonte: <a title="www.ariannaeditrice.it" href="http://www.ariannaeditrice.it/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.ariannaeditrice.it');">www.ariannaeditrice.it</a></p>
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		<title>Sul crocifisso nelle aule</title>
		<link>http://www.azionetradizionale.com/2010/03/12/sul-crocifisso-nelle-aule/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 15:42:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cuib femminile]]></category>

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del Cuib Femminile di Raido
Un altro&#8230; l&#8217;ennesimo attacco alle nostre radici  di esseri umani e della nostra tradizione. Un attacco alla solida terra  su cui dovrebbero poggiare i nostri piedi e al sicuro cielo cui  dovrebbe tendere il nostro spirito. E l&#8217;attacco diventa ancora più duro e  cruento se il bersaglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="margin: 0pt; text-align: justify;"><img style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://phy-img16.imageshack.us/img16/9186/25288470.jpg" alt="" width="238" height="238" /><strong>del Cuib Femminile di Raido</strong></p>
<p style="margin: 0pt; text-align: justify;"><em>Un altro&#8230; l&#8217;ennesimo attacco alle nostre radici  di esseri umani e della nostra tradizione. Un attacco alla solida terra  su cui dovrebbero poggiare i nostri piedi e al sicuro cielo cui  dovrebbe tendere il nostro spirito. E l&#8217;attacco diventa ancora più duro e  cruento se il bersaglio sono i nostri bambini e ragazzi che vivono la  fase più delicata della vita, la fase della crescita in cui è  fondamentale e necessario avere scogli sicuri cui ancorarsi per non  essere trasportati via dalle tante correnti, argini sicuri per non  disperdersi in mille insignificanti rivoli destinati a sparire&#8230;quella  preziosa e delicata fase delle nostre vite in cui i punti di riferimento  acquistano più che mai un&#8217;importanza fondamentale. E l&#8217;attacco che si è  cercato di portare a segno consiste nel togliere un simbolo sacro dal  luogo principe in cui si svolge l&#8217;educazione dei nostri ragazzi, che poi  si traduce&#8230;considerando anche le influenze che i simboli esercitano  sull&#8217;ambiente circostante, si traduce nel tentativo di togliere il Sacro  come punto di riferimento per la giovani vite che si stanno  formando&#8230;E&#8217; semplicemente pazzesco, disumane e crudele!<br />
</em><span id="more-7068"></span>
</p>
<p style="margin: 0pt; text-align: justify;">ROMA.   La Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha giudicato  ammissibile il ricorso presentato dal       governo Berlusconi contro la  sentenza con la quale gli stessi giudici - il tre novembre scorso -  avevano detto no all’esposizione       del crocifisso nelle aule  scolastiche. Un passaggio per ora soltanto burocratico, visto che la  sentenza definitiva e nel merito       si avrà tra qualche mese.     Allora dovrà esprimersi la Grande Camera di Strasburgo composta da 17        giudici. La decisione è stata comunque accolta con grande  soddisfazione dal centrodestra e dalla Cei (Conferenza episcopale        italiana), i cui maggiori esponenti hanno commentato con entusiasmo. Una  bocciatura del ricorso del governo infatti avrebbe       messo la  parola fine alla vicenda, che così invece vede allungarsi i tempi del  “processo” e accrescere le       speranze che le pressioni portate su  Strasburgo ottengano i risultati sperati, come ha detto il ministro  Frattini che ha espresso       “vivo compiacimento”. Il responsabile  degli Esteri ha aggiunto che «con soddisfazione constato che sono stati        accolti i numerosi e articolati motivi di appello che l’Italia  aveva presentato alla Corte». Commenti positivi       anche dal Partito  democratico, per bocca dei senatori Chiti e Ceccanti: «E’ altamente  positivo che la Corte abbia       accettato le ragioni dell’Italia». Il  caso era stato sollevato da Soile Lautsi cittadina italiana originaria        della Finlandia, che nel 2002 chiese all’istituto statale  “Vittorino da Feltre” di Abano Terme (Padova), dove       studiavano i  due figli, di togliere i crocefissi dalle aule. Dopo i ricorsi respinti  dai tribunali italiani, la Lautsi si       era rivolta alla Corte dei  diritti dell’uomo di Strasburgo che le aveva dato ragione. Netta la  motivazione: «La       presenza del crocifisso rappresenta una  violazione». Ieri l’ammissione del ricorso presentato dal governo che  concede       quindi una prova d’appello davanti alla Grande Camera,  dove saranno ascoltate le parti: la signora Lautsi e il governo,        ma anche terzi che ne faranno richiesta. Soddisfazione del ministro  dell’Istruzione: «Un grande successo dell’Italia       nel riaffermare  il rispetto delle tradizioni cristiane e l’identità culturale del Paese,  ma anche un contributo       all’integrazione che non va intesa come  una rinuncia alla storia e alle tradizioni italiane». (a.g.)</p>
</div>
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		<title>Mo’ vi difendo… ma intanto vi ammazzo!</title>
		<link>http://www.azionetradizionale.com/2010/03/12/mo%e2%80%99-vi-difendo%e2%80%a6-ma-intanto-vi-ammazzo/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 09:29:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RedazioneNord</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Archivio]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo  “spettabile” Dipartimento di Stato Usa sarebbe bene che, prima di  criticare gli altri, guardasse un po’ meglio cosa capita all’interno  dei suoi confini… e poi hanno il coraggio di intraprendere la crociata   per la salvaguardia dei diritti dei musulmani, dopo tutto quello che  hanno fatto dall’ 11 settembre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="float: left; margin: 5px 10px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_8bvZ7pI0H8M/SXoIch5i1RI/AAAAAAAAAuM/gy16-0Wfds8/s400/060303_GUANTANAMO_vmed_4p.widec.jpg" alt="" width="269" height="337" /><em>Lo  “spettabile” Dipartimento di Stato Usa sarebbe bene che, prima di  criticare gli altri, guardasse un po’ meglio cosa capita all’interno  dei suoi confini… e poi hanno il coraggio di intraprendere la crociata   per la salvaguardia dei diritti dei musulmani, dopo tutto quello che  hanno fatto dall’ 11 settembre ad oggi… anche all’ipocrisia c’è  un limite! </em></p>
<p style="justify;"><a name="0.2_graphic02"></a><img src="https://mail.google.com/mail/?name=d33be9805ff33117.jpg&amp;attid=0.2&amp;disp=vahi&amp;view=att&amp;th=1274f679031245b2" alt="Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di  questa immagine." width="1" height="1" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>WASHINGTON</strong> - Nel loro  rapporto sullo stato dei diritti umani nel mondo, il Dipartimento di  Stato Usa afferma che la situazione è &#8220;degenerata in Iran&#8221;.  La critica si estende anche alle scelte ostraciste nei confronti dei  musulmani in Svizzera. Il rapporto esprime preoccupazione per l&#8217;aumento  della discriminazione verso i cittadini di religione islamica registrato   nel corso del 2009 in Europa e cita in particolare la vicenda della  proibizione in Svizzera della costruzione di minareti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto annuale negli Stati Uniti rileva una serie di esempi di  &#8220;discriminazioni e di molestie&#8221; nei confronti dei musulmani  &#8220;in diversi paesi dell&#8217;Europa, invece generalmente rispettosi dei  diritti umani&#8221;. &#8220;La discriminazione nei confronti dei musulmani  in Europa è diventata una fonte di crescente preoccupazione&#8221;,  afferma il documento annuale del Dipartimento di Stato, citando in  particolare  proprio il divieto di costruire nuovi minareti in Svizzera.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.repubblica.it/esteri/2010/03/11/news/usa_diritti_umani-2594026/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.repubblica.it');" target="_blank"><span style="small;"><span style="underline;">http://www.repubblica.it/esteri/2010/03/11/news/usa_diritti_umani-2594026/</span></span></a></p>
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		<title>Chi fa da se fa per tre?</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 09:25:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RedazioneNord</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Archivio]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo stato  è così presente che sono i cittadini qualunque  – anche gli anziani – a dover badare alla sicurezza della propria  gente… eloquente se non altro…
Trieste - (Adnkronos)  - Dopo gli esami medici per attestare l&#8217;idoneità fisica e psicologica  sarà necessario effettuare un corso di formazione di 20 ore prima  di venir [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px; float: left;" src="http://z.about.com/d/movies/1/0/Z/1/R/neverbackdownpic6.jpg" alt="" width="257" height="171" /><em>Questo stato  è così presente che sono i cittadini qualunque  – anche gli anziani – a dover badare alla sicurezza della propria  gente… eloquente se non altro…</em></p>
<p style="text-align: justify;">Trieste - (Adnkronos)  - Dopo gli esami medici per attestare l&#8217;idoneità fisica e psicologica  sarà necessario effettuare un corso di formazione di 20 ore prima  di venir inserito nell&#8217;albo regionale. Il 10% degli aspiranti supera  i 70 anni e il 35% ha un&#8217;età che va dai 61 ai 70 anni</p>
<p style="text-align: justify;">Trieste, 11 mar. -  (Adnkronos)  - Sono 348 le persone che in Friuli Venezia Giulia hanno chiesto di  diventare volontari per la sicurezza. Di questi, 205 appartengono alla  provincia di Pordenone, 123 a quella di Udine e 20 a quella di Trieste:  &#8220;Un trend inversamente proporzionale - rileva l&#8217;assessore regionale  alla Sicurezza Federica Seganti - alla presenza delle Forze dell&#8217;ordine  sul territorio, piu&#8217; nutrita a Trieste e Gorizia, citta&#8217; questa dove  addirittura non sono state presentate domande&#8221;. <span id="more-7055"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo gli esami medici  per attestare l&#8217;idoneita&#8217; fisica e psicologica, le cui spese relative  saranno rimborsate dai Comuni, sara&#8217; necessario effettuare un corso  di formazione di 20 ore prima di venir inserito nell&#8217;albo regionale  dei Volontari per la sicurezza e poter indossare i giubbotti  verde-arancioni  e il berrettino d&#8217;ordinanza delle cosiddette &#8216;ronde&#8217;. L&#8217;albo sara&#8217;  articolato  su sezioni municipali in base al Comune di residenza di ciascun  volontario  e diventera&#8217; lo strumento al quale le amministrazioni attingeranno per  affiancare la Polizia locale in specifiche operazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Tra chi ha fatto  domanda ci sono persone che hanno gia&#8217; svolto un&#8217;attivita&#8217; di  sorveglianza  - rileva l&#8217;assessore - e che non dovranno frequentare i corsi ma  sostenere  un esame che ne attesti le capacita&#8217;&#8221;. &#8220;Ci sono poi i nonni  vigili - spiega Seganti - che non hanno presentato domanda, ma  rappresentano  un patrimonio prezioso e per cui predisporremo una norma specifica che  consenta la continuita&#8217; della loro opera fuori dalle scuole&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">In quanto all&#8217;eta&#8217; degli  aspiranti volontari, il 10 per cento supera i 70 anni e il 35 per cento  (122 cittadini) ha un&#8217;eta&#8217; che va dai 61 ai 70 anni. Il 18,7 per cento  del totale va dai 51 ai 60 anni, il 16,1 per cento dai 41 ai 50 anni,  il 12,4 per cento dai 31 ai 41 anni e solo il 7,8 per cento ha un&#8217;eta&#8217;  che varia tra i 18 (eta&#8217; minima prevista dalla legge) e i 30 anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/FriuliVeneziaGiulia/Sicurezza-in-Friuli-Venezia-Giulia-348-aspiranti-volontari-per-le-ronde_110000438.html" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.adnkronos.com');" target="_blank"><span style="small;">http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/FriuliVeneziaGiulia/Sicurezza-in-Friuli-Venezia-Giulia-348-aspiranti-volontari-per-le-ronde_110000438.html</span></a></p>
<p style="justify;">
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		<title>Strade di Belfast</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 19:26:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Dagli scaffali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.azionetradizionale.com/?p=7048</guid>
		<description><![CDATA[Storie di vita quotidiana sullo sfondo della lotta di liberazione irlandese 
Storie quotidiane di una comunità immersa nel conflitto tra il Movimento Repubblicano irlandese e l&#8217;esercito inglese, i racconti del leader irlandese rievocano le strade di Belfast e la loro variegata umanità.
Autore: Gerry Adams
Curatore: S. Chiarini
Traduttore: O. Casagrande
Editore: Gamberetti
Pagine: 152
Anno: 1994, 3a edizione
Collana: Equatori
Prezzo: 13 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.raixevenete.com/public/strade_belfast.jpg" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.raixevenete.com');"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" src="http://www.raixevenete.com/public/strade_belfast.jpg" alt="" width="221" height="315" /></a><strong>Storie di vita quotidiana sullo sfondo della lotta di liberazione irlandese </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Storie quotidiane di una comunità immersa nel conflitto tra il Movimento Repubblicano irlandese e l&#8217;esercito inglese, i racconti del leader irlandese rievocano le strade di Belfast e la loro variegata umanità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Autore:</strong> Gerry Adams</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Curatore:</strong> S. Chiarini</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Traduttore:</strong> O. Casagrande</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Editore: </strong>Gamberetti</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pagine: </strong>152</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anno:</strong> 1994, 3a edizione</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Collana: </strong>Equatori</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Prezzo:</strong> 13 €</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.raido.it/index.php?page=shop.product_details&amp;flypage=shop.flypage&amp;product_id=1045&amp;category_id=54&amp;manufacturer_id=0&amp;option=com_virtuemart&amp;Itemid=1" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.raido.it');"><span style="text-decoration: underline;"><strong>ACQUISTALO QUI!</strong></span></a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Decolonizzazione</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 18:29:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RedazioneSud</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Archivio]]></category>

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		<description><![CDATA[Come faceva notare ieri Federico Fubini sul Corriere, l’idea che circola in questi giorni in Europa, quella di creare un proprio fondo monetario, curiosamente riprende l’iter seguito dalle ex colonie europee. Come dire, l’Europa comincia a prendere coscienza del suo essere colonia ed accarezza finalmente l’idea di liberarsi. Da chi? Beh, basta vedere chi sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2008/12/5871_dollar-decline.jpg" alt="" width="188" height="193" /><em>Come faceva notare ieri Federico Fubini sul Corriere, l’idea che circola in questi giorni in Europa, quella di creare un proprio fondo monetario, curiosamente riprende l’iter seguito dalle ex colonie europee. Come dire, l’Europa comincia a prendere coscienza del suo essere colonia ed accarezza finalmente l’idea di liberarsi. Da chi? Beh, basta vedere chi sono i principali azionisti - e membri permanenti - del Fondo Monetario Internazionale: Stati Uniti e Gran Bretagna. Perché il Fondo negli anni ha avuto e continua ad avere primariamente un ruolo politico fondamentale, com’è ovvio: chi ti presta i soldi e ti permette di salvarti, ti tiene in pugno. È pura logica. È il motivo per cui il Fondo, di fatto, detta l’agenda ai paesi che chiedono un prestito, imponendo una certa politica economica, fatta per lo più di tagli alla spesa sociale. In mancanza di un’entità politica che possa decidere una politica economica unitaria, il Fondo si assume in pratica questo compito, imponendo ai debitori un modello economico tipicamente anglosassone: poca assistenza sociale e liberismo sfrenato. L’aiuto del Fondo, dunque, rappresenta prima di tutto la dipendenza da un soggetto esterno, motivo per cui “in America Latina le potenze emergenti, a cui il Fmi dettava le condizioni, ora si smarcano” e “quando nel 2008 gli oligarchi vicini al Cremlino si sono trovati con 490 miliardi dollari di debiti e il barile a 30 dollari, Vladimir Putin ha preferito bruciare le riserve piuttosto che chiamare il Fmi” (ibid.). Insomma, l’idea di un fondo europeo nasce un po’ dal bisogno di riprendersi la propria sovranità, motivo per cui il presidente della Commissione europea, Barroso, che ha da poco fatto approvare il via libera agli Ogm, con grande gioia delle multinazionali americane che li producono, ha subito detto che il fondo, si, è un bel progetto, ma “a lungo termine”: un modo per smarcarsi e rinviare la questione. Resta da vedere per quanto tempo la questione possa essere rinviata. Ma c’è di più, e lo dice chiaramente Thomas Mayer, capoeconomista di Deutsche Bank ma, soprattutto, uno dei due economisti che ha avanzato l’idea del fondo europeo (l’altro è Daniel Gros, anche lui tedesco). Il fondo, infatti, avrebbe anche il compito di fare quello che non è stata capace di fare la Banca Centrale Europea, ovvero dare un senso al Patto di stabilità (“disatteso dai suoi stessi proponenti a metà anni Novanta, la Germania e la Francia”) e dare un equilibrio alle differenze di competitività tra i paesi europei, fattore che proprio per il presidente della Bce, Trichet, “non conta per la stabilità dell’euro, ma come si è visto non è così” - continua Mayer nell’intervista. Insomma, senza dubbio una svolta, ma siamo sicuri che sia una svolta positiva? Chi vivrà vedrà ed ovviamente ciò dipenderà da come sarà poi concretamente gestito il tutto. Ma, in questo momento, tornare ad una politica economica fatta in loco, anziché decisa oltreoceano, sembra già un passo in avanti.</em></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;">
<p class="MsoNormal" style="justify;"><!--[if gte mso 9]&gt;  Normal 0 14   false false false        MicrosoftInternetExplorer4  &lt;![endif]--><!--[if gte mso 9]&gt;   &lt;![endif]--></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;">Fonti: Corriere della Sera (10 marzo 2010) - effedieffe.com</p>
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		<title>L&#8217;ennesimo voltagabbana</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 18:27:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RedazioneSud</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Archivio]]></category>

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		<description><![CDATA[E per fortuna esistono i fischi, con i quali pare sia stata accolta, dagli stessi colleghi del Pdl, Daniela Santanchè, al momento del suo ingresso tra i banchi del governo, dopo la sua promozione a sottosegretario per l’Attuazione del programma. E dopo, soprattutto, le sue passate (ma non troppo!) dichiarazioni fortemente anti-berlusconiane e tristemente volgari: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="10px;" src="http://www.repubblica.it/2003/e/gallerie/politica/gasparri-copre-santanche/ansa80364762904113520_big.jpg" alt="" width="197" height="161" /><em>E per fortuna esistono i fischi, con i quali pare sia stata accolta, dagli stessi colleghi del Pdl, Daniela Santanchè, al momento del suo ingresso tra i banchi del governo, dopo la sua promozione a sottosegretario per l’Attuazione del programma. E dopo, soprattutto, le sue passate (ma non troppo!) dichiarazioni fortemente anti-berlusconiane e tristemente volgari: “tanto non gliela do”, o ancora “Berlusconi vede le donne solo in orizzontale”. Ora, non vorremmo essere troppo scortesi nei confronti della rampante cinquantenne, ma a quanto pare, altro che in orizzontale, ben più scomoda è la posizione (metaforica, per carità!) che sembra sia stata disposta ad assumere per avere una poltrona…!</em></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;">Fonte: Corriere della Sera (10 marzo 2010)</p>
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		<title>Che genio</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 08:54:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Multimedia]]></category>

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		<description><![CDATA[Dovete perdonarci se ancora ci capita di parlare del soggetto dei soggetti, il rampolletto di casa Agnelli che dovrebbe in qualche modo rappresentare il nostro paese a livello industriale all&#8217;estero&#8230; Guardate il video&#8230; Il playmaker che perde la palla per colpa sua lo guarda esterrefatto e sembra pensare &#8220;Ma questo è un coglione!&#8221;. Lo avranno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Dovete perdonarci se ancora ci capita di parlare del soggetto dei soggetti, il rampolletto di casa Agnelli che dovrebbe in qualche modo rappresentare il nostro paese a livello industriale all&#8217;estero&#8230; Guardate il video&#8230; Il </em>playmaker <em>che perde la palla per colpa sua lo guarda esterrefatto e sembra pensare &#8220;Ma questo è un coglione!&#8221;. Lo avranno pensato gli americani che guardavano la partita e gli italiani che lo hanno visto da qui&#8230;</em></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/NnD3DzOF67A&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/NnD3DzOF67A&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Il vecchio va bene, ma solo se paga!</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 10:28:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RedazioneNord</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Archivio]]></category>

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		<description><![CDATA[E dire  che in una società giusta dovrebbero essere considerati i custodi del  sapere e dell’esperienza…
ROMA - I pensionati  italiani sono i più tartassati d&#8217;Europa. Nel freddo inverno della crisi  economica sono loro, capelli grigi e qualche acciacco, a portare un  terzo del peso della pressione fiscale sulle spalle. Sembra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px; float: left;" src="http://termoli.files.wordpress.com/2009/07/tre-anziani.jpg" alt="" width="279" height="209" /><em>E dire  che in una società giusta dovrebbero essere considerati i custodi del  sapere e dell’esperienza…</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ROMA</strong> - I pensionati  italiani sono i più tartassati d&#8217;Europa. Nel freddo inverno della crisi  economica sono loro, capelli grigi e qualche acciacco, a portare un  terzo del peso della pressione fiscale sulle spalle. Sembra un paradosso   ma il 30,4 per cento del totale del prelievo Irpef è sostenuto dai  pensionati. Ovvero: sui 145,9 miliardi che l&#8217;erario incassa ogni anno  dai suoi oltre 40 milioni di contribuenti, ben 44,4 provengono dalle  buste-paga dei 15,3 milioni lavoratori a riposo.<br />
Pagano molte tasse e, al netto, si mettono in tasca ben poco. Circa  il 15 per cento in meno, in media, rispetto ai pensionati dei maggiori  paesi europei dove, con un sistema di detrazioni e deduzioni, si tutela  il reddito di questa fascia debole della nostra società. Ma non basta:  a parità di reddito con un lavoratore dipendente incassano di meno  al netto delle tasse perché il sistema delle agevolazioni li penalizza.
</p>
<p style="text-align: justify;">Il quadro allarmante emerge da uno studio della Spi-Cgil, il sindacato  dei pensionati, che lamenta, oltre alla questione fiscale, anche la  caduta del potere d&#8217;acquisto degli assegni e la carenza del sistema  assistenziale per i più anziani. Tutto ciò - spiega la Cgil - a dispetto   della propaganda del governo che tende ad accreditare l&#8217;idea che i  percettori  di reddito fisso, e tra questi i pensionati, si trovino avvantaggiati  dalla ripresa e dal calo dell&#8217;inflazione. <span id="more-7025"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La trappola fiscale di cui sono prigionieri i pensionati italiani è  sorprendente. Il dettagliato studio della Spi-Cgil indica che il  trattamento  fiscale del pensionato italiano è più penalizzante rispetto a quello  di Germania, Francia, Spagna e Gran Bretagna ed è più leggero solo  di quello svedese. Se si prende il reddito medio del pensionato  italiano,  che è pari nel 2009 a 13.700 euro lordi all&#8217;anno e vi si applicano  aliquote e detrazioni, in tasca restano 11.631 euro. Ebbene in Germania,   in Francia e in Spagna, dove il prelievo è zero l&#8217;assegno, di un  pensionato  di analogo reddito, resta intatto a quota 13.700 euro. In Gran Bretagna  perde l&#8217;1,3-1,6 per cento. E solo in Svezia si riduce a 10.247 euro.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Detrazioni basse, che non aumentano in modo significativo neanche sopra  i 75 anni come avviene altrove. In Italia la detrazione per pensionati  sotto i 75 anni è pari a 1.725 euro (il 23% di un imponibile di  7.500 euro) che sale di soli 58 euro per gli over 75. Come abbiamo  visto,  invece, in Germania e Francia l&#8217;aliquota è zero senza differenze d&#8217;età,  mentre in Spagna si paga il 2 per cento sotto i 75 anni ma si scende  a zero sopra i 75 anni. E&#8217; di circa l&#8217;1,3 per cento invece il prelievo  sul pensionato inglese ultrasettantacinquenne che può contare anche  sulla &#8220;marriage allowance&#8221;, una speciale deduzione per gli  anziani sposati differenziata in base all&#8217;età.<br />
A contribuire alla diseguaglianza del sistema anche il confronto tra  pensionato e lavoratore dipendente a parità di reddito. Anche in questo  caso sono le detrazioni a fare la differenza: il lavoratore dipendente  può contare su una detrazione di 1.840 euro (che consente di ottenere  l&#8217;esenzione con 8.000 euro di imponibile) mentre il pensionato come  abbiamo visto si ferma a 7.500 euro. Di conseguenza il prelievo fiscale  sul dipendente, rispetto al pensionato medio è più basso di circa  un punto percentuale.
</p>
<p style="justify;"><a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/03/10/news/pensioni_record_italia-2574495/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.repubblica.it');" target="_blank"><span style="small;"><span style="underline;">http://www.repubblica.it/economia/2010/03/10/news/pensioni_record_italia-2574495/</span></span></a></p>
<p style="justify;">
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