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	<title>Azione Tradizionale</title>
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	<description>contro le fandonie del mondo moderno</description>
	<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 12:56:29 +0000</pubDate>
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	<language>en</language>
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		<title>L’Arte di comandare</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 12:53:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Dottrina]]></category>

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		<description><![CDATA[Come essere un buon leader?*
di Antonio Medrano
Poche epoche hanno avuto così tanto bisogno di buoni leaders come quella in cui attualmente viviamo, interessata da una grave crisi e scossa da pressanti problemi di ogni tipo.
Ma anche poche sono state così digiune di autentica autorità, così prive di dirigenti come Dio comanda. Non si può certo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 5px 10px; float: left;" src="http://www.miti3000.it/mito/luoghi/img/pompei/battaglia_isso.jpg" alt="" width="375" height="208" />Come essere un buon leader?*</strong></p>
<p style="text-align: justify;">di Antonio Medrano</p>
<p style="text-align: justify;">Poche epoche hanno avuto così tanto bisogno di buoni leaders come quella in cui attualmente viviamo, interessata da una grave crisi e scossa da pressanti problemi di ogni tipo.<br />
Ma anche poche sono state così digiune di autentica autorità, così prive di dirigenti come Dio comanda. Non si può certo dire che i buoni leaders, gli autentici dirigenti, abbondino ai nostri giorni, sebbene siano in tanti a mirare ad esserlo o pretendano di essere dei capi geniali.<br />
Oggigiorno chiunque esige di essere a capo di qualcosa, detenere qualche porzione di potere, dirigere quel che sia, comunque sia; soprattutto, è chiaro, per gratificarsi, presumere e sentirsi importanti, in una parola, per soddisfare il proprio io. Perfino l’ultima scimmia si crede un leader nato, autorizzato ad assumere un incarico direttivo, condurre masse, mettersi alla guida di un partito politico, dirigere grandi imprese o organizzare una rivoluzione. Pochi sono, indubbiamente, coloro che si chiedono seriamente se presentano le condizioni per svolgere il duro e difficile compito di leader, e ancor meno coloro che sono disposti la disciplina richiesta per la conquista delle qualità indispensabili a un tale compito. Chiunque si crede legittimato a dirigere, senza altri requisiti se non la propria brama e il proprio desiderio di farlo. Tutti vogliono essere leaders, ma nessuno è disposto a fare lo sforzo che la funzione di dirigente richiede.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-8319"></span><br />
Una constatazione si impone con chiara evidenza: le pretese a comandare proliferano proprio in proporzione inversa alle doti per dirigere, alle virtù che qualificano al comando: quantomeno uno è portato per comandare e dirigere, tanto più veementemente proclama il proprio diritto a farlo; quanto più indegno si dimostra un individuo ad occupare un posto dirigenziale, tanto più si ostina nell’ottenerlo. E’ l’ambizione del potere a motivare questa frenesia per comandare; però, di fatto, e questa è un’altra constatazione quotidiana, man mano che aumenta l’ansia di potere in uomo, diminuisce la sua capacità di dirigere.<br />
Ma, intanto, cosa serve per essere un buon leader?  Quando si può dire che ci troviamo di fronte ad una autorità ben esercitata o davanti ad un individuo che corrisponde al modello del leader nato, del perfetto dirigente?</p>
<p style="text-align: justify;">Potremmo riassumere la questione dicendo che il buon leader è quello che si sforza per esserlo. Sebbene sembri banale l’affermazione è più importante di quanto potrebbe sembrare a prima vista. Vale a dire, quella persona che si impone come meta di conseguire l’ideale dirigente, che si fissa l’obbiettivo di rendere reale nella propria vita un tale ideale e che fa dello stesso il contenuto del proprio progetto esistenziale. Convinto della necessità di avvicinarsi al modello del buon leader, si sforza per adeguare la propria condotta a ciò che questo paradigma contiene e lo eleva a criterio normativo per il  proprio vivere quotidiano; va forgiando il proprio carattere in accordo con questa norma che si è imposto; coltiva con la massima cura le virtù e le qualità proprie del perfetto leader.Come devo comportarmi per arrivare ad essere un leader come Dio comanda? Eccola la domanda che deve porsi qualunque persona con la vocazione di leader. Il semplice fatto di porsi una simile domanda è già un buon indizio: vuol dire che ci troviamo davanti a qualcuno con la stoffa del leader, poiché in questa domanda c’è la volontà di mettersi in cammino per conquistare la vetta del comando. Tutt’altro è l’atteggiamento dell’anti–leader, il quale si chiederà: cosa devo fare per farmi strada, per scalare le posizioni, per conseguire più potere, fama o denaro? O forse, in maniera più sibillina: come mi devo comportare per apparire leader nato, potente, geniale, ed essere acclamato come tale dalla platea?<br />
Innanzitutto, deve essere chiaro che l’arte di comandare è una questione di carattere. L’essenziale nell’arte di dirigere è il carattere, l’attitudine etica, la mentalità, il modo di essere e di agire. Il comandare è fondamentalmente e principalmente un talento afferratore di valori decisivi per la vita umana. La prima cosa che dovrà fare chi ha delle aspirazioni o vocazioni di leader è, pertanto, costruirsi un carattere forte, solido e vigoroso, nel quale possano fiorire le virtù e le qualità del buon leader. O, se si preferisce, al contrario: coltivare quei valori, virtù e qualità che contraddistinguono il perfetto leader, per andare così costruendo un autentico carattere dirigente.<br />
Quali sono queste qualità e virtù del buon dirigente? Quali sono le condizioni che deve presentare uno affinchè di lui si possa dire che è un autentico leader, con tutti i crismi? A mio giudizio, sei fondamentali: la nobiltà, l’obbiettività, la generosità, il senso della responsabilità, l’umiltà e il coraggio. [...]
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.heliodromos.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=71:n-16-terza-serie--2000&amp;catid=36:iii-serie&amp;Itemid=64" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.heliodromos.it');">*Tratto da Heliodromos n. 16 - Terza serie 2000</a></strong></p>
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		<title>Occupazione a Catanzaro</title>
		<link>http://www.azionetradizionale.com/2010/08/31/occupazione-a-catanzaro/</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 01:38:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RedazioneSud</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Archivio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il movimento politico Alternativa Popolare, operante a Catanzaro, ha occupato uno stabile inutilizzato da anni. Gli occupanti hanno deciso di tributare il loro omaggio ad un grande esempio della cultura tradizionale, Yukio Mishima, esponendo all&#8217;esterno della struttura un grande striscione che ribattezza l&#8217;edificio &#8220;Base Mishima&#8221;. I membri del movimento terranno nella giornata di oggi una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px; float: left;" src="http://img691.imageshack.us/img691/7957/29082010069.jpg" alt="" width="295" height="221" /><em>Il movimento politico Alternativa Popolare, operante a Catanzaro, ha occupato uno stabile inutilizzato da anni. Gli occupanti hanno deciso di tributare il loro omaggio ad un grande esempio della cultura tradizionale, Yukio Mishima, esponendo all&#8217;esterno della struttura un grande striscione che ribattezza l&#8217;edificio &#8220;Base Mishima&#8221;. I membri del movimento terranno nella giornata di oggi una conferenza stampa per spiegare le ragioni del gesto. Hanno comunque giò anticipato che si tratta di un&#8217;occupazione portata a termine per creare uno spazio sociale e ricreativo, un laboratorio di idee ed attività sociali, nondimeno per lanciare un segnale contro la cattiva abitudine di lasciare al degrado edifici come questi che, inutilizzati per scopi più &#8220;produttivi&#8221;, possono ritrovare vita solo attraverso iniziative simili. I militanti del movimento hanno già subito denunce e segnalazioni in seguito all&#8217;occupazione, ma confidano di poter avere la meglio. Noi, lasciando i giudizi a chi ama darli, non possiamo che condividere il tributo a Mishima, augurando loro di saper onorare il suo nome.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="justify;"><span id="more-8312"></span></p>
<p style="justify;">Occupata, da militanti del movimento politico Alternativa Popolare, una palazzina non utilizzata della zona nord della città. Si tratta dell&#8217;immobile che per diversi mesi, alcuni anni fa, ha ospitato gli studenti dell&#8217;Istituto tecnico industriale &#8220;Scalfaro&#8221; durante i lavori di ristrutturazione dello storico edificio di piazza Matteotti.<br />
Alternativa Popolare ha spiegato, in un comunicato, di voler creare «attraverso l&#8217;occupazione di uno stabile abbandonato, uno spazio sociale e ricreativo per la nostra città. Si è pensato all&#8217;occupazione di un immobile – viene aggiunto nel comunicato – perché riteniamo che la nostra città è stracolma di edifici abbandonati e in stato di degrado che invece di essere rivalutati e ripresi vengono lasciati &#8220;morire&#8221; senza che le nostre istituzioni creino qualcosa di concreto per i giovani del capoluogo. &#8220;Base Mishima&#8221; nasce con l&#8217;intento di creare un laboratorio di idee, confronto politico e attività sociali e ricreative».
</p>
<p style="text-align: justify;">fonte: Gazzetta del Sud, lunedi 30 agosto 2010</p>
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		<title>Quando si dice: responsabilità</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 11:01:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Archivio]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco un esempio concreto delle conseguenze che può  comportare l&#8217;azione quanto non abbastanza impersonale ma intrisa di  interessi personali, e in questo caso il tutto per una futile lite di  gelosia professionale..



MESSINA - Il travaglio è cominciato, la gestante è  stata portata in sala parto, quando all&#8217;improvviso tra i medici scoppia  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><img style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://www.kettyincreta.it/wp-content/uploads/2009/12/Responsabilit%C3%A01.jpg" alt="" /><em>Ecco un esempio concreto delle conseguenze che può  comportare l&#8217;azione quanto non abbastanza impersonale ma intrisa di  interessi personali, e in questo caso il tutto per una futile lite di  gelosia professionale..</em></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p></p>
<div style="text-align: justify;"><strong></strong></div>
<div style="text-align: justify;"><strong>MESSINA </strong>- Il travaglio è cominciato, la gestante è  stata portata in sala parto, quando all&#8217;improvviso tra i medici scoppia  rissa: uno prende l&#8217;altro per il collo, l&#8217;altro dà un pugno contro la  finestra e si ferisce a una mano. Intanto le condizioni della donna  diventano critiche: occorre un cesareo d&#8217;emergenza. Ma tutto va storto:  il piccolo va due volte in arresto cardiaco, la mamma ha un&#8217;emorragia e  deve essere operata una seconda volta, per l&#8217;asportazione dell&#8217;utero. Ha  dell&#8217;incredibile l&#8217;episodio di malasanità accaduto giovedì al  Policlinico di Messina. La donna, messinese di 30 anni, adesso è  ricoverata in gravi condizioni nel reparto di terapia intensiva; lo  stesso vale per il piccolo, che ha riportato danni cerebrali. Il marito  37enne della paziente ha presentato una denuncia ai carabinieri, la  Procura ha già aperto un&#8217;inchiesta. Secondo la denuncia, la donna doveva  partorire in modo naturale, ma durante la lite tra i due medici,  secondo quanto sostenuto dal marito, avrebbe avuto delle complicazioni; i  sanitari a quel punto avrebbero deciso di operare con taglio cesareo,  ma il bambino durante l&#8217;intervento ha subito due arresti cardiaci. Dopo  il parto la paziente ha avuto una emorragia ed è stata nuovamente  operata: i medici le hanno asportato l&#8217;utero.<span id="more-8306"></span></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA RISSA </strong>- La donna è entrata in sala parto giovedì scorso. In  base alla ricostruzione fatta ai carabinieri dal marito, i due  medici-ginecologi avrebbero cominciato a litigare per gelosie  professionali proprio mentre la paziente era sul lettino per il parto.  Dopo uno scambio di frasi ingiuriose uno dei due avrebbe preso il  collega per il collo, sbattendolo al muro. Il ginecologo avrebbe reagito  dando un pugno a una vetrata, andata in frantumi, e riportando ferite  alla mano. Mentre i due litigavano, la donna avrebbe avuto le  complicazioni. Il bimbo è ricoverato nel reparto di terapia intensiva;  entrambi sono in prognosi riservata, anche se le condizioni della donna  sarebbero in miglioramento. Il sostituto procuratore di Messina,  Francesca Rende, sta ascoltando il personale del Policlinico per  ricostruire quanto accaduto nella sala parto del reparto di ginecologia e  ostetricia. «Sebbene ancora non ci siano riscontri oggettivi al  racconto fornito dall’uomo - fanno sapere i militari dell’Arma  incaricati delle indagini -, stiamo cercando di capire se effettivamente  la lite tra i due sanitari sia direttamente connessa con le  complicazioni e i danni subiti dalla moglie e dal bambino».</p>
<div style="text-align: justify;"><strong>SOSPESI DALL&#8217;ATTIVITA&#8217;</strong> - «Siamo molto rammaricati, ho  sospeso i due medici dall&#8217;attività ambulatoriale». Lo dice il prof.  Domenico Granese, direttore dell&#8217;unità operativa di ostetricia e  ginecologia del Policlinico di Messina, che però esclude un nesso tra  quanto accaduto e le condizioni della paziente e del neonato. «Ho  inviato - prosegue Granese - una lettera alla direzione sanitaria per  comunicare la sospensione dei medici che torneranno al lavoro solo  quando la direzione lo riterrà opportuno». Per Granese «quello che hanno  fatto è grave, ma ci tengo a precisare che la donna è stata male non  per la lite o per un eventuale ritardo negli interventi da parte dei  medici». «Tutto si è svolto regolarmente - assicura il direttore del  reparto di ginecologia - L&#8217;intervento dei sanitari visto le  complicazioni della donna è stato tempestivo. Non c&#8217;è alcun rapporto tra  la lite e le complicazioni della donna che sono sorte a prescindere da  quello che è accaduto».</div>
<div>Fonte:</div>
<div><a href="http://www.corriere.it/cronache/10_agosto_28/messina-lite-sala-parto-medici-madre-bambino-gravi_f0e6c378-b2ad-11df-8a2a-00144f02aabe.shtml" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.corriere.it');" target="_blank">http://www.corriere.it/cronache/10_agosto_28/messina-lite-sala-parto-medici-madre-bambino-gravi_f0e6c378-b2ad-11df-8a2a-00144f02aabe.shtml</a></div>
<div><a href="http://www.kettyincreta.it/pensieri/313/2010-che-la-responsabilita-sia-con-tutti-noi.html/attachment/responsabilita-2" target="_blank"><br />
</a></div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Stasera al The Cannibal</title>
		<link>http://www.azionetradizionale.com/2010/08/30/stasera-al-the-cannibal/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 10:57:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Archivio]]></category>

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		<description><![CDATA[
Che si mangia carne, è sicuro. In Germania nasce un ristorante per cannibali&#8230;
Un ristorante di nuova apertura ha scandalizzato Berlino chiedendo ai suoi clienti di donare parti del proprio corpo che saranno poi cucinate e servite agli avventori. Le autorità locali e  gli abitanti non hanno gradito, e si pensa a un&#8217;uscita pubblicitaria di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://d.yimg.com/i/util/anysize/300,http%3A%2F%2Fa323.yahoofs.com%2Fymg%2Fcronaca__2%2Fcronaca-691828513-1282896492.jpg%3FymsZQrDDpNxnmT0c?v=2" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Che si mangia carne, è sicuro. In Germania nasce un ristorante per cannibali&#8230;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Un ristorante di nuova apertura ha scandalizzato Berlino chiedendo ai suoi clienti di <strong>donare parti del proprio corpo</strong> che saranno poi cucinate e servite agli avventori. Le autorità locali e  gli abitanti non hanno gradito, e si pensa a un&#8217;uscita pubblicitaria di  cattivo gusto.</p>
<p style="text-align: justify;">I primi annunci dell&#8217;imminente apertura sono  apparsi sulla stampa locale: vi veniva pubblicizzato il ristorante,  specializzato in &#8220;cucina Wari&#8221;. Il <a href="http://flime-restaurante.com/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/flime-restaurante.com');" target="_blank">sito del ristorante</a> parla chiaro: chi vuole diventare un membro del<em> Flimé </em>-  così si chiama il ristorante - è invitato a compilare un modulo con i  suoi dati anagrafici e diversi dettagli sul suo stato di salute.  Interventi chirurgici, abitudini alimentari, consumo di fumo e alcol, <strong>malattie croniche</strong>&#8230; <span id="more-8303"></span></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Dopo il controllo medico - spiega il sito -  potrai decidere <strong>quale parte del tuo corpo</strong> donare&#8221;.<br />
La versione tedesca del sito riporta anche un annuncio di lavoro per un <strong>&#8220;chirurgo di vedute molto aperte&#8221;</strong>.
</p>
<p style="text-align: justify;">Nel menù ci sono diversi piatti dall&#8217;aria esotica e tra gli ingredienti principali c&#8217;è la carne. Ma non è mai specificato <strong>di che carne si tratti</strong>.  Rispetto alla cucina War, il ristorante si vanta di essere il primo al  mondo a proporre piatti di questa antica tradizione, della quale però  non dice altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Più informazioni sulla tradizione Wari si trovano online. Si tratta di  un riferimento al <strong>popolo Waricaca</strong>, nativo del Brasile, che effettivamente praticava il <strong>cannibalismo</strong>.  Faceva parte della loro religione e del culto dei morti: come molte  altre popolazioni gli Waricaca mangiavano i loro morti per onorarli.  Mangiavano piccole prozioni di carne per superare &#8220;il dolore della  separazione&#8221; e per onorare la loro memoria.</p>
<p style="text-align: justify;">Berlino è disgustata  da questi annunci. Sono state inviate proteste a sindaco e deputati, che  hanno rincarato la dose. &#8220;Voglio credere che si tratti di <strong>uno scherzo di cattivo gusto</strong> - ha dichiarato il deputato Michale Braun - Soprattutto perché tempo fa un cittadino berlinese fu <strong>assassinato da un cannibale</strong>&#8220;.  Si tratta della vittima di Armin Meiwes (nella foto il giorno del  processo), che nel 2006 fu condannato per aver ucciso e mangiato un  residente nel 2001.</p>
<p style="text-align: justify;">Cattivo gusto a parte, il cannibalismo o  l&#8217;istigazione a donare parti del proprio corpo  non è illegale? Di  sicuro fa parlare dell&#8217;altrimenti sconosciuto ristorante. E il <strong>questionario</strong> che il ristorante chiede di compilare contiene dettagli molto utili per  chi vuole lanciare una nuova attività e deve raccogliere informazioni  sulla possibile clientela.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Francesco Cossiga e la leggenda metropolitana del picconatore</title>
		<link>http://www.azionetradizionale.com/2010/08/27/francesco-cossiga-e-la-leggenda-metropolitana-del-picconatore/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 14:46:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Archivio]]></category>

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		<description><![CDATA[Un articolo di Massimo Fini per ricordare chi è stato&#8230;
di Massimo Fini
Che Francesco Cossiga  sia stato “il picconatore” della Prima Repubblica, come hanno titolato  ieri tutti i giornali, di destra e di sinistra, è una leggenda  metropolitana che non si capisce come si sia potuta creare. Se “picconò”  mai qualcosa fra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://www.mediconadir.it/strage_1_Cossiga1.jpg" alt="" width="200" /><em>Un articolo di Massimo Fini per ricordare chi è stato&#8230;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Massimo Fini</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="newsSottotitolo"><span style="font-size: x-small;"><span style="font-size: small;">Che Francesco Cossiga  sia stato “il picconatore” della Prima Repubblica, come hanno titolato  ieri tutti i giornali, di destra e di sinistra, è una leggenda  metropolitana che non si capisce come si sia potuta creare. Se “picconò”  mai qualcosa fra il 1990 e il 1992, quando era Capo dello Stato, fu  proprio quello che allora veniva chiamato “il nuovo che avanza”: la  Lega, la Rete, Leoluca Orlando, Mani Pulite.</span></span><span id="more-8299"></span></span></p>
<p><span style="font-size: x-small;"><span style="font-size: small;">La telefonata a Miglio<br />
Prima  delle elezioni del 1990, violando ogni regola di imparzialità imposta  dalla sua carica, attaccò pesantemente la Lega allora agli albori e  qualche mese dopo definì i leghisti “criminali”. Inaudita è la  telefonata intimidatoria che fece a Gianfranco Miglio, il principale  consigliere di Bossi, come qualcuno ricorderà, il 26 maggio 1990, pochi  giorni dopo le elezioni, e che lo stesso Miglio ha raccontato in un  libro: “Rovinerò Bossi facendogli trovare la sua automobile imbottita di  droga; lo incastrerò. E quanto ai cittadini che votano per la Lega li  farò pentire: nelle località che più simpatizzano per il vostro  movimento aumenteremo gli agenti della Guardia di Finanza e della  Polizia, anzi li aumenteremo in proporzione al voto registrato. I  negozianti e i piccoli e grossi imprenditori che vi aiutano verranno  passati al setaccio: manderemo a controllare i loro registri fiscali e  le loro partite Iva; non li lasceremo in pace un momento. Tutta questa  pagliacciata della Lega deve finire” (Io, Bossi e la Lega, Mondadori,  1994, p. 28). E Miglio così proseguiva: “Confesso che la sorpresa  provocatami in questa sfuriata mi lasciò senza parola. Cossiga era per  me un amico ma era anche il Presidente della Repubblica! Mi avevano  detto che piccoli operatori economici in odore di leghismo, avevano  ricevuto insistenti ispezioni della Finanza; ma se addirittura il  custode della Costituzione era pronto ad avallare atti illeciti a danno  di cittadini colpevoli soltanto di avere un’opinione politica diversa da  quella dominante, dove andavano a finire le garanzie dello Stato di  diritto?”.<br />
Cossiga non ha mai querelato Miglio per queste  affermazioni gravissime che denunciavano atti (la telefonata  intimidatoria con i suoi corollari) che andavano ben oltre la violazione  clamorosa del galateo istituzionale ma che non possono essere definiti  altrimenti che criminali e che non hanno precedenti, nella pur nebulosa  storia dell’Italia repubblicana e che in qualsiasi altro Paese avrebbero  provocato l’avvio immediato di un procedimento di impeachment. Ma gli  scricchiolanti partiti della Prima Repubblica, che stavano per essere  abbattuti dai colpi di maglio della Lega e di Mani Pulite, si guardarono  bene dal muovere orecchia, plaudirono anzi alle iniziative antileghiste  e anti-magistratura così come oggi altri partiti, diversi nei nomi ma  non nella sostanza, e le più alte cariche dello Stato lo beatificano  come “Padre della Patria” e definiscono “insigne costituzionalista” un  uomo che ha sistematicamente violato, e nei modi più gravi, la  Costituzione (sia detto di passata: docente di Diritto Costituzionale  Francesco Cossiga non ha mai scritto un rigo in materia se non, nel  1950, una nota sulla Rassegna di diritto pubblico che conteneva un  clamoroso errore sulle attribuzioni dei Pubblici ministeri e nel 1969,  fatto credo unico, il Consiglio di Facoltà dell’Università di Sassari,  su richiesta degli studenti, gli revocò la cattedra dopo che il futuro  “Presidente emerito” era stato bocciato due volte agli esami per  diventare ordinario, per salvarlo gli inventarono una cattedra di  “Diritto costituzionale regionale”).</span></span></p>
<p><span style="font-size: x-small;"><span style="font-size: small;">Il grande difensore<br />
In  compenso, se picconava “il nuovo che avanza”, Cossiga difese fino  all’ultimo i socialisti che dell’ancien régime e delle sue sozzure,  delle sue tangenti, delle sue prevaricazioni erano considerati  l’emblema. “Perché li difende?” gli chiesi una volta che mi aveva  invitato al Quirinale dolendosi per alcune critiche che gli avevo mosso.  “Oh bella – rispose – perché i socialisti difendono me”. Che non mi  sembra un bel modo di ragionare per un Presidente della Repubblica. Del  resto nella Prima Repubblica, e proprio nel suo centro, la Democrazia  Cristiana, aveva fatto tutto il suo “cursus honorum”. Lui stesso ammise,  in un momento di rara lucidità, di essere “un puro prodotto  dell’oligarchia”.<br />
Forse l’averlo confuso con un “picconatore” deriva  dal fatto che negli ultimi due anni del suo settennato si mise a  insultare, nel modo più gratuito e sguaiato, uomini politici e non, con  cui aveva vecchie e nuove ruggini personali: “piccolo uomo e traditore”  (il dc Onorato), “cappone” (il dc Galloni), “zombie con i baffi” (il pds  Occhetto), “poveretto” (il dc Flamigni), “analfabeta di ritorno” (il dc  Zolla), “mascalzone, piccolo e scemo” (il dc Cabras), “cialtrone e gran  figlio di puttana” (Wallis, caporedattore della Reuter) e, infine, un  onnicomprensivo “accozzaglia di zombie e di superzombie” appioppato  all’intero Parlamento.<br />
Da allora si aprirono le cateratte e furono  una serie di messaggi trasversali, cifrati, allusivi, intimidatori,  secondo il suo miglior stile. Ricattò il governo con una grottesca e  inapplicabile “autosospensione”, minacciò undici volte le dimensioni,  minacciò una crisi perché due parlamentari si erano permessi di  concedere un’intervista a La Repubblica, giornale a lui sgradito.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;"><span style="font-size: small;">Finito  il suo mandato si sperò che di Francesco Cossiga non si sarebbe sentito  parlare più. E invece ha continuato a mestare, a mandare messaggi  trasversali, a creare partitini (l’Udr, l’Upr, l’Associazione XX  settembre, il Trifoglio) che otterranno sempre percentuali di albumina,  senza però dismettere mai quell’aria di arrogante superiorità che non si  capisce bene su che si fondasse se non sul suo delirio narcisistico che  tutto riportava a sé, tutto riferiva a sé, come se il mondo intero  ruotasse intorno alla sua augusta persona. È stato un vecchio  malvissuto. E noi non saremo così ipocriti da scrivere ora, perché è  morto, cose diverse da quelle che scrivevamo quando era vivo.</span><br />
</span></p>
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		<title>No alla tessera del tifoso</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 10:37:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Come biasimare i tifosi atalantini che hanno protestato contro il ministro Maroni per la famigerata, inutile e tanto deleteria tessera del tifoso!?
MILANO -  Fumogeni e petardi  hanno interrotto a lungo il dibattito tra i ministri Maroni, Tremonti e  Calderoli al «Berghem Fest» ad Alzano Lombardo. Sono stati i tifosi  dell&#8217;Atalanta che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://images.corriereobjects.it/gallery/Cronache/2010/08_Agosto/berghem/1/img_1/BER_02_672-458_resize.jpg" alt="" width="200" /><em>Come biasimare i tifosi atalantini che hanno protestato contro il ministro Maroni per la famigerata, inutile e tanto deleteria tessera del tifoso!?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: bold;">MILANO</span> -  Fumogeni e petardi  hanno interrotto a lungo il dibattito tra i ministri Maroni, Tremonti e  Calderoli al «Berghem Fest» ad Alzano Lombardo. Sono stati i tifosi  dell&#8217;Atalanta che hanno fatto irruzione per protestare contro la tessera  del tifoso. Mentre Maroni stava parlando dal palco, il discorso è stato  interrotto dal dissenso dei tifosi. Sollecitato dall&#8217;intervistatore a  commentare l&#8217;accaduto, Maroni ha detto: «Questi non sono tifosi, io con i  violenti non parlo. Parlo con i tifosi veri».   <span id="more-8296"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;ASSALTO AL PALCO - </strong>Tutto è cominciato verso le 22, quando circa  500 tifosi si sono presentati nei pressi dei cancelli per manifestare  contro la tessera del tifoso introdotta dal ministro dell&#8217;Interno. Una  mezz&#8217;ora più tardi, una settantina di questi sono riusciti ad aggirare  il servizio d&#8217;ordine e sono arrivati fino al retro del palco, da dove  hanno lanciato i petardi e i fumogeni.  Attimi di tensione si sono  registrati anche lungo le strade adiacenti alla festa: nei tafferugli  almeno un paio di agenti sono rimasti feriti, per fortuna in maniera non  grave, mentre gli ultras hanno dato alle fiamme un&#8217;auto dei  carabinieri, a una della polizia locale e altre tre automobili. Alcuni  dei responsabili sono stati subito identificati dalle forze dell&#8217;ordine,  fermati e portati in questura. «Mi sforzo di capire le loro ragioni ma  francamente non le capisco» ha detto poi Maroni al pubblico della festa  della Lega che lo ha applaudito copiosamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PUNIZIONI SEVERE -</strong> «Saranno presi provvedimenti severi nei confronti di chi ha commesso  atti di violenza - ha poi fatto sapere il ministro - . Su questo non c&#8217;è  dubbio. Salvaguardando allo stesso tempo i tifosi veri, che domenica  potranno seguire l&#8217;Atalanta». Di certo è che «chi ha determinato quanto  accaduto può scordarsi di entrare negli stadi per molto tempo». Il  ministro dell&#8217;Interno Roberto Maroni, non ha dubbi sul fatto che i  responsabili dovranno essere puniti. «Quello che è avvenuto è molto  grave - ha aggiunto Maroni -. La violenza non è mai giustificabile, mai  accettabile». I responsabili del blitz alla festa della Lega «saranno  identificati e saranno colpiti e puniti duramente - assicura il ministro  - come merita chi commette atti di violenza come questi».  «Quello che è  avvenuto - ha spiegato - conferma la mia convinzione che ci sono i  tifosi e ci sono i violenti. E nei confronti dei violenti non c&#8217;è  possibilità di mediazione. I violenti devono essere fermati, lo facciamo  e continueremo a farlo. La tessera del tifoso è uno strumento utile  proprio in questa direzione».</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: bold;">LA PROTESTA</span> -   I tifosi, che  avevano il volto coperto da sciarpe dell&#8217;Atalanta, si sono poi  allontanati dalla manifestazione, dopo che i vigili del fuoco hanno  spento le fiamme, causate dalle bombe carta e dai fumogeni. La  contestazione, come detto, era nata da una controversia sulla tessera  del tifoso, che alcuni supporter atalantini temevano di non poter  ricevere essendo stati in passato colpiti dal Daspo. Prima del dibattito  sul palco, l&#8217;assessore regionale al territorio Daniele Belotti si era  offerto di rappresentare le istanze degli ultras al titolare del  Viminale. Ma un diverbio tra gli stessi tifosi ha fatto naufragare la  «trattativa» e dunque i nerazzurri si sono scatenati lanciando bombe  carta e fumogeni. Giacomo Stucchi, deputato leghista e lui stesso  tifoso, ha bollato la contestazione: «non sono tifosi, sono solo  violenti».</p>
<p><!-- google_ad_section_end --></p>
<p class="footnotes">Redazione online<br />
<strong>25 agosto 2010</strong><span class="modified">(ultima modifica: 26 agosto 2010)</span></p>
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		<title>Sulla morte di Cossiga</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 09:16:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Un video per ricordare chi è stato.

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Un video per ricordare chi è stato.</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Q7WvLwmgqn4?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Q7WvLwmgqn4?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Rieccoci!</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 07:47:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Eccoci, insieme, ancora una volta, per affrontare un nuovo anno nel segno della Tradizione e per comunicare - tramite questo blog - la nostra visione del mondo e per affermare la verità in un mondo di mediocrità e falsi miti.
Dopo un&#8217;estate di riposo e ricarica, siamo pronti a ripartire, col vostro supporto e i vostri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRNJTADl-T91eLJfBdysPhK0jUY1AzkSPwgyAqTnKMJWFNQdNo&amp;t=1&amp;usg=__57p4PQl1BqHQDxer0U02qjVuZTA=" alt="" width="275" height="183" />Eccoci, insieme, ancora una volta, per affrontare un nuovo anno nel segno della Tradizione e per comunicare - tramite questo blog - la nostra visione del mondo e per affermare la verità in un mondo di mediocrità e falsi miti.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo un&#8217;estate di riposo e ricarica, siamo pronti a ripartire, col vostro supporto e i vostri contributi.</p>
<p style="text-align: justify;">Li aspettiamo. Vi aspettiamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella nostra faretra abbiamo questo blog e le altre attività di Raido (il materiale divulgativo, la rivista, gli appuntamenti in libreria, i concerti, l&#8217;attività sportiva e quella di montagna, i corsi di formazione e tanto ancora). Queste sono le nostre frecce, il nostro arco è pronto.</p>
<p style="text-align: justify;">Tanta strada, tanto lavoro e tanta voglia di costruire!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si riparte!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La Redazione</em></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Trent&#8217;anni di bugie</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 09:36:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Nel commemorare l&#8217;infausto giorno dell&#8217;immane tragedia di quel lontano agosto 1980, non ci resta che sperare in una revisione dei processi magari partendo proprio dalle dichiarazioni di Francesco Cossiga, presidente del consiglio all&#8217;epoca dei fatti. Proponiamo la lettura di un ottimo ed interessante articolo tratto dal settimanale diretto da Piero Sansonetti.


Bologna, 2 agosto 1980, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="float: left; margin: 5px 10px;" src="http://www.pupia.tv/includes/tiny_mce/plugins/filemanager/files/immagini/6_vari/bologna_strage_2agosto1980/Strage_di_bologna.jpg" alt="" width="200" height="263" /><em>Nel commemorare l&#8217;infausto giorno dell&#8217;immane tragedia di quel lontano agosto 1980, non ci resta che sperare in una revisione dei processi magari partendo proprio dalle dichiarazioni di Francesco Cossiga, presidente del consiglio all&#8217;epoca dei fatti. Proponiamo la lettura di un ottimo ed interessante articolo tratto dal settimanale diretto da Piero Sansonetti.<br />
</em>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bologna, 2 agosto 1980, il capitolo più atroce dello stragismo.Trent&#8217;anni di bugie</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Andrea Colombo - Giovanni Fasanella</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Fin&#8217;ora una sentenza sbagliata e nessuna verità. Perchè?</p>
<p style="text-align: justify;">Ottancinque morti, centinaia di vite spezzate, una città pugnalata al petto un paese sconvolto. Dalla strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna sono passati tre decenni e la verità è ancora ignota. Non è la sola strage rimasta avvolta nel mistero, però è la sola per cui chi sarebbe delegato almeno a cercare la verità ha smesso di tentare.</p>
<p style="text-align: justify;">I magistrati della procura di Bologna e la stessa Associazione dei parenti delle vittime della strage hanno preferito accontentarsi di una verità di comodo, confezionata senza nemmeno troppa cura dai servizi segreti per impedire, in nome della ragion di Stato, che venissero alla luce gli intrighi internazionali che fecero da cornice alla strage.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-8285"></span>Gli allora ragazzini dei Nar erano il capro espiatorio perfetto. Erano fascisti e addossargli la responsabilità del misfatto avrebbe soddisfatto tutti quelli che da anni ripetevano che le stragi erano fasciste. Erano terroristi, e chi avrebbe mai fatto caso a un ergastolo in più o in meno tra i tanti. Erano privi di ogni potente copertura, e quindi si poteva stare sicuri che nessuno si sarebbe formalizzato a fronte di un impianto processuale che era tutto un&#8217;unica, gigantesca falla.</p>
<p style="text-align: justify;">Il gioco è riuscito solo a metà e ogni anno che passa riesce sempre meno. Perché non la destra, ma la miglior sinistra di questo paese, a partire dal Manifesto di Rossana Rossanda, non ha accettato il ricatto antifascista e ha gridato forte e chiaro che quella sentenza era sbagliata. Perché prima i dubbi, poi la certezza dell&#8217;errore giudiziario si sono fatti sempre più strada tra chiunque abbia avuto a che fare con quella vicenda: giornalisti, storici, magistrati. Perché la verità che a Bologna nessuno cerca continuano a cercarla, da soli, quegli stessi giornalisti, storici e magistrati o ex magistrati. E pazientemente, tassello per tassello, la ricostruiscono.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la procura di Bologna e per il presidente dell&#8217;Associazione parenti delle vittime sono tutti traditori, revisionisti, complici dei fascisti, nemici, da colpire e mettere all&#8217;indice. Lo hanno fatto per anni, continueranno a farlo e ce ne dispiace. Ma a quei parenti delle vittime vorremmo lo stesso dire che sbagliano, che chi insegue la verità nascosta da una sentenza che la verità occulta è oggi il loro miglior amico.<br />
Perché i condannati sono innocenti
</p>
<p style="text-align: justify;">Sono passati trent&#8217;anni dall&#8217;inferno di quel 2 agosto 1980, quando gli orologi della stazione di Bologna si fermarono e 85 vita furono spazzate via dalla più deflagrante e assassina fra le troppe esplosioni che avevano costellato il decennio precedente. È la strage più sanguinosa e feroce. È quasi l&#8217;unica di cui non si possa dire, &#8220;una strage senza colpevoli&#8221;, tre persone essendo state condannate in via definitiva per quel misfatto. Ma è anche quella sulla cui matrice regnano più dubbi, e sulla colpevolezza di quei colpevoli ormai giurerebbero in pochi. Ad avanzare quei dubbi non sono stati gli amici degli imputati, non è stata la destra da cui provenivano. I Gasparri che oggi strepitano sono rimasti per anni, anzi decenni, in silenzio, troppo impauriti e troppo calcolatori per prendere una posizione aperta quando non erano in tanti a farlo. A sollevare quei sospetti sulla colpevolezza di Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Francesco Ciavardini è stata per prima la sinistra, sono, stati una testata e una intellettuale militante certo non sospetti di simpatia per i fascisti di qualsivoglia millennio: il manifesto e Rossana Rossanda. Ed è nata dalla sinistra la più importante associazione innocentista, &#8220;E se fossero innocenti&#8221;. Certo, gli imputati erano stati terroristi d&#8217;estrema destra, e tuttavia troppe erano le ombre che oscuravano la verità dell&#8217;unico teste che inchiodava gli ex militanti dei Nar, Massimo Sparti, malavitoso e nazista. I parenti che smentivano in coro la sua ricostruzione. Le contraddizioni su quei documenti che, Fioravanti gli avrebbe chiesto per Francesca Mambro subito dopo la mattanza. L&#8217;assurdità di quella confessione che Fioravanti avrebbe deposto nelle sue infide mani, «Hai sentito che botto? Noi c&#8217;eravamo vestiti da tirolesi». Tanto per passare inosservati. La scarcerazione per gravissimi motivi di salute, un cancro allo stato terminale, retroceduto poi, anzi scomparso miracolosamente. La rimozione del direttore del centro clinico che si rifiutava di confermare l&#8217;inesistente malattia mortale. L&#8217;incendio in cui andarono distrutte le cartelle cliniche incriminate proprio pochi giorni prima che venissero ricontrollate. Le versioni che cambiavano di processo in processo, in una vertiginosa girandola di bugie. Non c&#8217;era bisogno di essere fascisti per avvertire l&#8217;olezzo dell&#8217;intrigo, della manovra torbida nemmeno tanto ben allestita, della costruzione a freddo di un capro espiatorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c&#8217;era solo Sparti del resto. Troppo ambigui, per dire poco, gli altri testimoni. Quella Raffaella Furiozzi che all&#8217;epoca della strage era una bimba e che disse di essere stata informata di ogni cosa da un fidanzato, nel frattempo deceduto, che a sua volta aveva saputo tutto da una terzafónte. In gergo si dice &#8220;de relato de relato&#8221; e di solito conta ben poco. Oppure Angelo Izzo, quel galantuomo che nell&#8217;80 stava in galera già da sei anni, non per terrorismo ma per stupro e omicidio, e che uscito di galera ha ucciso altre due donne. Fu lui a fornire l&#8217;elemento mancante all&#8217;impianto accusatorio: il movente. Fioravanti aveva ammazzato Piersanti Mattarella per conto di Licio Geli. Aveva eliminato Mino Pecorelli su ordine del venerando. Aveva messo la bomba per conto della loggia. Era il killer della P2 e dunque non c&#8217;era più da chiedersi perché, senza mai aver giocato prima col tritolo in vita sua, si fosse risolto a un così efferato crimine. Gli incappucciati ordinavano. Lui eseguiva. Giovanni Falcone, un tipo serio, ascoltò Izzo, poi lo incriminò per falso. Per quei due omicidi, Fioravanti è stato assolto, e anzi in un caso neppure è arrivato al rinvio a giudizio. Gelli non lo ha mai visto in vita sua. Il movente approntato grazie a Izzo, sempre il galantuomo, è caduto.</p>
<p style="text-align: justify;">La strage è rimasta &#8220;appesa nel vuoto&#8221;. Senza movente. Senza ragione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ce n&#8217;era più che a sufficienza per dare vita a una campagna innocentisia, e se, all&#8217;inizio la sinistra storse parecchio il naso, con gli anni sono stati sempre di più i politici, gli intellettuali, i militanti che dell&#8217;innocenza di quei colpevoli si sono convinti. E lo sono anche molti, moltissimi magistrati, anche se devono stare bene attenti a dirlo. Negli anni &#8216;90 Guido Salvini, nel quadro dell&#8217;ultima inchiesta su piazza Fontana, quella che ha portato all&#8217;accertamento delle responsabilità di Freda e Ventura, trovò elementi che scagionavano i Nar e indicavano una pista alternativa. La procura di Bologna lo ha denunciato al Csm, lo ha accusato di &#8220;invasione di campo&#8221;, gli ha dannato la vita e l&#8217;esistenza professionale per anni e anni. Sempre in nome della verità e dell&#8217;antifascismo, per carità. All&#8217;epoca non era facile indicare la direzione in cui avrebbero dovuto indirizzarsi le indagini se non fossero state &#8220;impistate&#8221; verso i Nar. Negli anni, però di elementi nuovi ne sono emersi eccome. Carlos, il terrorista internazionale, ha trovato modo di raccontare che alla stazione quel giorno e in quell&#8217;ora, c&#8217;era un suo uomo Thomas Kram. Non che sia stato lui a mettere la bomba, per carità, tutta una manovra israeliana per incastrarlo, giura Carlos; uno che conosce solo le maniere oblique. Sta di fatto che senza la sua ammissione della presenza di Kram a Bologna non si saprebbe niente, e nemmeno si saprebbe che per le autorità italiane non era affatto un nome ignoto. La sua presenza, anzi, era stata segnalata col massimo di urgenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche Francesco Pazienza, metà agente dei servizi, metà uomo di Gelli, uno di quelli condannati per il cosiddetto &#8220;depistaggio&#8221;, ha detto infine la sua: «Il depistaggio è stato fatto dal Sismi per non far emergere la reale verità della bomba di Bologna. Secondo l&#8217;allora procuratore Domenico Sica c&#8217;era di mezzo la Libia, e coinvolgerla in quel momento avrebbe voluto dire tragedia per la Fiat e l&#8217;Eni». La ricerca &#8220;innocentista&#8221;, ormai, ha ceduto il passo a quella sulla verità, e il libro di Rosario Priore, il magistrato che indagò su Ustica, e Giovanni Fasanella è un passo importante in quella direzione. Solo da Bologna, purtroppo, nessun dubbio viene accolto, e chi sostiene l&#8217;innocenza dei condannati, chi insiste sulla necessità di cercare altrove per non lasciare quel crimine impunito viene trattato da traditore, da &#8220;revisionista&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché per la sinistra la strage di Bologna è stata in effetti uno spartiacque, e lo è ancora. Separa quelli che pensano che difendere l&#8217;innocenza degli ex Nar sia politicamente dannoso, o che ritengono, come mi hanno detto in molti, «Sono innocenti, però non sta a noi difenderli. Ognuno si difende i suoi», da quelli per cui le ragioni della verità vengono prima di quelle della convenienza di fazione o dell&#8217;antifascismo. Sono due sinistre diverse. Opposte.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Quella falsa verità data in pasto al PCI</p>
<p style="text-align: justify;">Giovanni Fasanella - Andrea Colombo*</p>
<p style="text-align: justify;">Come si fa a parlare dello stragismo italiano, delle bombe, degli anni di piombo, continuando a ignorare tutto quello che c&#8217;era intorno, il contesto internazionale, gli interessi delle varie potenze, incluse quelle di &#8220;medio calibro&#8221; che erano in gioco in quegli anni? Da questa domanda e da questo presupposto sono partiti, per scrivere il loro libro, Intrigo internazionale, Rosario Priore, magistrato di lungo corso, già titolare dell&#8217;inchiesta su Ustica, e Giovanni Fasanella, uno dei giornalisti italiani che più metodicamente si è occupato di quella fase storica.</p>
<p style="text-align: justify;">Fasanella,  come sempre quando si rimette in discussione la verità giudiziaria sulla strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, la reazione dell&#8217;Associazione dei parenti delle vittime e dei magistrati bolognesi è stata molto dura&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Sia il magistrato titolare dell&#8217;inchiesta che il presidente dell&#8217;Associazione ritengono che la verità giudiziaria sia un dogma inattaccabile. Chiunque osi sollevare un dubbio viene immediatamente tacciato di essere un traditore del popolo, senza rispetto per la verità giudiziaria. Un eretico da mettere al rogo. Il problema, però, è che molte cose sono cambiate dall&#8217;anno della sentenza definitiva. Disponiamo di molti elementi in più. Molti archivi sono stati aperti. Molti personaggi hanno raccontato il loro frammento di verità. Pur dando per scontato che le sentenze vanno rispettate, gli elementi che abbiamo oggi in mano ci inducono a pensare che tutta quella chiave di lettura, al di là delle responsabilità dei singoli individui, è stata in qualche modo un teorema.</p>
<p style="text-align: justify;">E quali sono le falle di quel teorema?</p>
<p style="text-align: justify;">Non tiene conto del contesto internazionale. Si adagia su uno schemino che i sevizi, interessati a non far capire il quadro reale, hanno dato in pasto come un osso all&#8217;opposizione, confermando tutto quel che i comunisti avevano detto sulle stragi da piazza Fontana in poi. Gli hanno dato in pasto questo osso, e il Pci si è adagiato. Ma questa verità appare oggi molto fragile e viene messa in discussione da più parti, non solo dalla destra ma da chiunque ragioni con la propria testa. Nessuno chiede la riapertura delle indagini, anche se alcune indagini sono pur state riaperte, ma abbiamo il dovere, l&#8217;obbligo morale di approfondire, di cercare la verità. Non una verità che accontenti qualcuno ma la verità.</p>
<p style="text-align: justify;">Puoi specificare meglio a quale contesto internazionale fate riferimento?</p>
<p style="text-align: justify;">Quello internazionale è appunto il contesto che è sempre stato escluso dalle ricostruzioni sia storiche che giudiziarie che giornalistiche.. Che la violenza politica e il terrorismo, sia di destra che di sinistra, abbiano. una radice interna profonda è incontestabile. Però col solo contesto interno non si spiega tutto. Il quadro è estremamente complesso: la realtà interna ha interagito con un contesto internazionale nel quale c&#8217;erano più giocatori, ciascuno con un proprio specifico interesse a soffiare sul fuoco delle nostre tensioni interne. Questo contesto abbiamo ricostruito in intrigo internazionale, con particolare attenzione al ruolo delle piccole e medie potenze, come la Francia, l&#8217;Inghilterra, la Rdt, la Cecoslovacchia. Ciascuna di queste piccole o medie potenze perseguiva un proprio interesse.</p>
<p style="text-align: justify;">E la strage come si colloca in questo contesto internazionale conflittuale?</p>
<p style="text-align: justify;">Direi che si colloca nel quadro del conflitto mediterraneo tra l&#8217;Italia da un lato, la Francia e l&#8217;Inghilterra dall&#8217;altro. Ma tocca anche il conflitto ìsraelo-palestinese. L&#8217;Italia aveva fatto con i palestinesi un patto inconfessabile, il lodo Moro, che lasciava ai palestinesi ampia libertà operativa nel nostro paese purché non compissero attentati in Italia. Dopo l&#8217;assassinio del protagonista di questo patto, molte cose cambiano; molti equilibri saltano. E tentano di far fuori Gheddafi, perché Ustica questo è: un tentativo di uccidere Gheddafi, e Bologna si collega in qualche modo a Ustica.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono però due contesti diversi, uno riguarda il confitto tra potenze europee, a la tentata uccisione di Gheddafi e Ustica, l&#8217;altro riguarda invece il conflitto israelo-palestinese e il e patto tra Moro e Olp. In quale delle due cornici va a inquadrata la strage di Bologna?</p>
<p style="text-align: justify;">Io e Priore abbiamo pareri diversi. Io ritengo che Bologna sia una ritorsione per aver salvato Gheddafi. Priore pensa invece all&#8217;ala più radicale dei palestinesi, il che non esclude l&#8217;appoggio di manovalanza italiana. In entrambi i casi, comunque, il contesto è quello dei conflitti nell&#8217;area mediterranea.</p>
<p style="text-align: justify;">Le condanne ai danni dei vertici dei servizi per il depistaggio su Bologna, sono state considerate sempre un indizio della responsabilità diretta degli stessi servizi nella strage. Il che smentirebbe il quadro internazionale&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">I depistaggi non comportano necessariamente una responsabilità diretta. Il depistaggio viene messo in atto per coprire verità che non si possono dire. Per quanto riguarda Bologna non si poteva confessare quell&#8217;accordo particolare con ì palestinesi e per Ustica non potevamo certo dire di aver spifferato a Gheddafi quali erano i corridoi aerei privi della copertura radar Nato. Gli avevano detto che poteva adoperare quei corridoi perché lì i radar non arrivavano. E cosa            avremmo fatto se i magistrati avessero accertato che erano stati i francesi, un paese amico, ad abbattere il DC9? Come avremmo potuto non reagire? La mia sensazione è che per questo sia stata costruita una verità giudiziaria che accontentava tutti: confermava le tesi del Pci sulla matrice fascista dello stragismo e allo stesso tempo copriva una verità non rivelabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Da Bologna, l&#8217;ex pm Claudio Nunziata nega però ogni valore a queste ipotesi&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Quando vedo magistrati come Armando Spataro, che scrivono libri di 600 pagine per dire non c&#8217;è più niente da sapere, mi chiedo: &#8220;ma allora che scrivono a fare?&#8221;. E quando Nunziata accusa Priore di affermare la stessa verità di Valerio Fioravanti, non posso non pensare che anche i magistrati dovrebbero avere la stessa onestà intellettuale e umiltà di Priore. Priore che parte dal riconoscere i limiti delle verità giudiziarie, incluse quelle raggiunte da lui. Dice: &#8220;Siamo arrivati solo sino a certo punto&#8221;, e prova a spiegare perché non si è mai arrivati oltre. E risponde che è stato perché le inchieste erano condizionate da teoremi e chiavi di lettura ideologiche, oppure perché le ragioni della verità erano in contrasto con la ragion di stato. In Italia esiste da sempre questo eterno confitto eterno tra le ragioni della giustizia e della legalità e quelle dell&#8217;interesse di Stato.</p>
<p style="text-align: justify;">*di Andrea Colombo, Storia nera. Bologna la verità di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti (Cairo Editore, 2007)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fonte:</strong> Gli Altri, settimanale diretto da Piero Sansonetti, 30 luglio 2010, n 33 - da ariannaeditrice.it</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 19:15:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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<p>Gli <strong>ordini</strong> ricevuti oltre il 25 Luglio verranno evasi a partire dal <strong>23  Agosto</strong>, giorno in cui riprenderà l&#8217;attività dell&#8217;Associazione.</div>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>blog</strong> riprendera&#8217; gli aggiornamenti il <strong>25</strong> Agosto.</p>
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<p style="text-align: justify;">Come ogni anno, approfitteremo di questo periodo per rinvigorire lo spirito ed il corpo in contesti ricreativi e formativi. Perchè si sappia: la militanza non va in vacanza!</p>
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