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	<title>Azione Tradizionale</title>
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	<description>contro le fandonie del mondo moderno</description>
	<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 10:00:18 +0000</pubDate>
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		<title>“Ehi, scusa, sei sporco di merda. Lì, nel cervello…”</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 10:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>svizzero</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Azione Tradizionale]]></category>

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		<description><![CDATA[Scoppia una guerra e ti fanno vedere i morti, i corpi carbonizzati, fatti a pezzi. Le mamme che urlano per strada e le macchine infuocate.
&#8230;Ma non sai dove si combatte. Né perché quelli sparano e quegl’altri chi sono. Non sai nemmeno da che parte stare. Ma te lo suggeriscono.
C’è un macabro omicidio in una cittadina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://farm3.staticflickr.com/2017/2504705343_8a0abddcbf_z.jpg?zz=1" alt="" width="200" />Scoppia una guerra e ti fanno vedere i morti, i corpi carbonizzati, fatti a pezzi. Le mamme che urlano per strada e le macchine infuocate.<br />
<em>&#8230;Ma non sai dove si combatte. Né perché quelli sparano e quegl’altri chi sono. Non sai nemmeno da che parte stare. Ma te lo suggeriscono.</em></p>
<p>C’è un macabro omicidio in una cittadina e ti fanno vedere le foto del cadavere, le sue foto, i suoi profili nei social network. Intervistano i parenti, i vicini di casa. Le telecamere entrano in casa e la madre della vittima mostra i vestiti e la camera da letto.<br />
<em>&#8230;Ma non sai a te cosa te ne frega. Né hai capito cosa è successo davvero e perché se ne parla così tanto.</em></p>
<p>Un grave problema finanziario colpisce lo “spazio economico bla bla bla” e ti fanno vedere quanti soldi hai perso e quanti ne perderai. Quanto salirà lo spread, la rata del mutuo e quante altre tasse ti toglieranno anche i soldi per il torneo di calcetto.<br />
<em>&#8230;Ma non sai quale sia davvero il “problema finanziario”. Né di chi sia colpa. Non ti spiegano quelle parole in inglese, quelle difficili, le regole di questi mercati, che ti dicono quanto dovrai produrre e quando avrai il permesso di morire.</em></p>
<p>Succedono molte cose ogni giorno.<br />
E ti riempiono di false, insulse notizie. E nessuna ti è davvero utile Né ti riguarda. Nessuna ti interessa veramente.<br />
Ma tutte ti restano stampate nella mente e nell’anima. Ti sporcano con tutta questa merda.</p>
<p>E non ti chiedi mai <strong>&#8220;perché?</strong>&#8220;.</p>
<p>Tappati le orecchie, volgi lo sguardo verso l’alto ed alzati: E&#8217; GIUNTA L&#8217;ORA DI COMBATTERE!</p>
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		<title>L’ascesi del cuore. Considerazioni sulla donna come &#8220;via&#8221; di realizzazione [Dottrina]</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 06:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>svizzero</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Dottrina]]></category>

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		<description><![CDATA[La società moderna, senza elencare le fasi che ne hanno scaturito l’origine, ci sta definitivamente portando alla totale omogeneizzazione. Specialmente nel campo sessuale. L’uguaglianza non può esistere e mai esisterà, contrariamente alla pari dignità.
All’uomo e alla donna sono assegnate, in tutte le società tradizionali, a partire dalla decadenza dello stato androginico primordiale, rispettivamente due polarità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://img316.imageshack.us/img316/9953/parsifaljb4.jpg" alt="" width="108" height="118" />La società moderna, senza elencare le fasi che ne hanno scaturito l’origine, ci sta definitivamente portando alla totale omogeneizzazione. Specialmente nel campo sessuale. L’uguaglianza non può esistere e mai esisterà, contrariamente alla pari dignità.<br />
All’uomo e alla donna sono assegnate, in tutte le società tradizionali, a partire dalla decadenza dello stato androginico primordiale, rispettivamente due polarità complementari: quella attiva e quella passiva. Se l’uomo, in senso assoluto, si può identificare simbolicamente col Sole, immobile e brillante di luce propria, la donna alla Luna, che illumina l’umanità con la luce riflessa dal primo e che quindi, per arrivare a questa Luce, ne diviene il tramite principale. <span id="more-12892"></span>Identico è il rapporto tra la regalità spirituale e il sacerdozio, tra l’esoterismo e l’essoterismo, tra il cuore e il cervello, tra la conoscenza pura e l’azione. Conseguentemente tutto ciò che ha carattere immutabile e stabile si può dire “solare” e “maschile”; tutto ciò che ha invece un’identità dipendente, cangiante e mutevole si può identificare come “lunare” o “femminile”. Un’altra caratteristica per indicare il carattere della donna è l’”umidità” in quanto essa, come l’acqua, prende la forma del suo contenitore; di contro l’uomo è “secco”. Così le vie secca ed umida si rifanno rispettivamente, per semplificare, all’esoterismo, con il quale si può avere un contatto diretto con lo Spirito, ed all’essoterismo, per cui si approccia allo Spirito tramite mediazione.<br />
La Grande Opera alchemica si compie attraverso l’Athanor: forno simbolico che fonde il metallo grezzo per tramutarlo in oro; allo stesso modo il processo realizzativo tende ad “asciugare” ciò che in noi c’è di umido: i sentimenti. Attenzione però: secchezza non è sinonimo di aridità!<br />
Tornando nel mezzo della trattazione sembra un controsenso che ci si possa “seccare” tramite un elemento “umido” come la donna. Eppure può essere anche così.<br />
Partiamo dal presupposto che l’Amore non è un sentimento. L’Amore è secco, sprigiona un movimento centrifugo che proviene dal cuore: centro e Sole dell’essere, Athanor entro la creatura. Il sentimento viene invece dall’Io, dalla sfera subrazionale dell’individualità. L’Amore dona senza nulla chiedere in cambio, in quanto è completo, “è” di per sé; i sentimenti invece bramano, imprigionano, in quanto vengono dall’individualità incompleta e manchevole, che vuole avere. L’atto d’Amore è disinteressato, impersonale. L’atto d’Amore è sacrificio: è azione guerriera.<br />
In un sano rapporto uomo-donna il primo funge da “asse che non vacilla”: che sia capace di donare senza nulla chiedere in cambio, che non brami la donna che gli sta accanto, che non cerchi di catturarla dando sfogo alle tendenze imprigionanti dell’ego e che da essa non si faccia condizionare. Sia anzi per lei un punto cardine e di riferimento. Si porrebbe altrimenti in una condizione femminile. Che sia distaccato ed equanime di fronte alle due opposte possibilità di avere o perdere la donna amata, in quanto ricordiamo che l’Amore vero nulla chiede né brama.<br />
Ritorna quindi la domanda appena posta: come può la donna “seccare”? In virtù della sua stessa natura la donna ha di per sé una valenza “neutra”, potenziale: può essere un elemento che “tira su”, nel suoi aspetti di madre o di amante disinteressata “riposo del guerriero” (come direbbe Nietzsche), o che “tira giù” quando riesce a condizionare l’uomo con la sua umidità. In quest’ultimo caso prevalgono in essa i suoi moti egoici. È in questo caso che l’uomo, “inumiditosi” deve reagire e “seccarsi”; la donna ha posto i presupposti affinché ciò avvenga. Il fuoco interiore, il fuoco del suo Sé, il simbolico Athanor, deve bruciare l’umidità dell’io scatenatasi cercando di agire in maniera impersonale: senza bramarla, affrancandosi dalle ansie e dalle passioni che l’”io-accattone” genera e subisce a causa della sua smania di possesso. Lo ripetiamo: l’ego che vuole legare a sé la persona non ama, bensì brama; solo il moto centripeto del cuore ama, perché nulla chiede in cambio.<br />
Ogni percorso ascetico non può prescindere dalla primaria fase della “discesa negli inferni”, dall’opera al nero alchemica, che, come descritta da Dante nella Divina Commedia, in altro non consiste se non nel trovarsi faccia a faccia con i demoni del proprio ego, con le proprie debolezze, per affrontarli e sconfiggerli, per la loro putrefazione. La donna crea questa condizione, ma in ogni momento della nostra vita si ha l’opportunità di trovarsi di fronte al proprio ego. La tristezza, lo scoramento, il sentimentalismo, sono tutti nemici che ci concedono la grande occasione di poterli sconfiggere.<br />
Paradossalmente proprio un momento di crisi del genere può essere il punto più alto del rapporto con una donna: in questa situazione, una volta creatasi, è necessario rimanere equanime di fronte a lei entrando nell’ottica superiore che questa non sia altro che una grande possibilità di superamento ed una grande opportunità per amarla in una condizione più alta: slegandola dalla sua forma come oggetto del desiderio egoico. Nello stesso modo Sancho, scudiero di Don Chisciotte, rappresentante la parte più bassa dell’uomo, vedeva in Dulcinea solo una prostituta mentre il suo signore, la parte nobile in ognuno di noi, vedeva in lei una principessa: ne coglieva l’essenza. Questo è l’assoluto e tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.<br />
Nel pratico è importante non mantenere il rapporto in una dimensione borghese bensì riuscire a dargli una forma, che vada verso l’alto. È importante che questo non rimanga un “sollazzo” sentimentale tra due persone che stanno bene nel semplice passare del tempo insieme tra bacetti ed effusioni bensì riuscire a capire che questo è strumento ed opportunità di crescita, informandolo con i valori della Tradizione. Ognuno ha il suo ruolo, i suoi ritmi e la sua intimità ed è necessario che ognuno trovi nell’altro quel banco di prova dove testarsi costantemente e che l’uno verso l’altro sia esempio, entro il proprio ruolo e la propria funzione. Si metta da parte il proprio ego per mantenere un equilibrio, si rimanga saldi nella propria cristallina dignità e si sperimenti il distacco per imprimere una forma. Solo in questo caso, che la coppia duri o meno nel tempo, e in ognuna di queste due possibilità, non si avrà mai perso tempo e avremmo imparato ancor meglio a conoscerci. E conoscere sé stessi ricordiamo è la condizione necessaria per essere sé stessi.<br />
La donna, in particolare entro un percorso militante è una prova valida e fondamentale: questa può convogliare verso di sé tutte quelle energie, psichiche e fisiche, che invece dovrebbero essere dirette da tutt’altra parte e ci pone quotidianamente davanti a scelte. Crea delle ottime occasioni per testare la nostra volontà, la nostra fede e la nostra determinazione. È quindi necessario, nel momento di gioia come in quello di difficoltà, che il militante non perda mai la lucidità affinché non perda mai il suo cammino.<br />
Questa è una sfida che il militante non può non permettersi e tanto più tardi la incontrerà tanto sarà peggio; così fuggirla creandosi degli alibi è un vero e proprio atto di codardia, in quanto si può rinunciare a una cosa solo dopo averla vinta.<br />
Ricordiamoci che un fiume può essere un soave punto di ristoro e, allo stesso tempo, una trappola mortale per chi, bramoso e assetato, finisce per caderci dentro.</p>
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		<title>Tale padrone, tale cane</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 15:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>svizzero</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Recita così un detto piuttosto diffuso. E forse c’è da crederci, visto che negli Usa, una delle nazioni industrializzate con più obesi nel mondo, oltre la metà dei cani che ci vivono (circa 35 milioni) sono, anch’essi, obesi. Verrebbe da sorridere se, quella che può sembrare una notizia ironica e divertente, non sia nient’altro che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="float: right; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" 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alt="" width="200" /><em>Recita così un detto piuttosto diffuso. E forse c’è da crederci, visto che negli Usa, una delle nazioni industrializzate con più obesi nel mondo, oltre la metà dei cani che ci vivono (circa 35 milioni) sono, anch’essi, obesi. Verrebbe da sorridere se, quella che può sembrare una notizia ironica e divertente, non sia nient’altro che lo specchio di una società malata e impazzita, ed il cui modello viene imposto al resto del mondo. Italia compresa.</em><br />
<span id="more-12885"></span>
</p>
<p style="text-align: justify;">Anche i cani soffrono di obesità. È stato scoperto che oltre la metà dei cani americani, cioè 35 milioni, è in sovrappeso. Dunque a fare i conti con l’obesità non sono solo adulti e bambini, ma anche i nostri amici a quattro zampe. A lanciare una nuova iniziativa per una più corretta alimentazione canina è Alison Sweeney, la conduttrice del popolare reality show per favorire la perdita di peso ‘The Biggest Loser’. Sweeney vorrebbe utilizzare la sua esperienza già avuta con gli umani per aiutare i cani a dimagrire.</p>
<p>“L’obesità negli animali causa gli stessi probemi dell’uomo: aumenta - spiega Marion Nestle, professore alla New York University e co-autore di un libro sull’alimentazione degli animali - i rischi di problemi al cuore, di tumori e di diabete”.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: http://www.universy.it/2011/01/negli-usa-35milioni-di-cani-soffrono-di-obesit/</p>
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		<title>Droni, Eroi e militi ignoti</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 12:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>svizzero</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="float: right; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQk-PbvxUXcwGokIJXwS3MhwDc9y0e9zeXyLEmdHDAyQkiDiOOK" alt="" width="225" height="224" />Cominciamo dalla fine. Da un convoglio libico, in fuga da Sirte e composto da oltre cento veicoli, all’interno di uno dei quali si nasconde il colonnello Gheddafi. La mossa è imprudente, il lungo serpente di automezzi viene intercettato da una pattuglia di aerei spia della Nato ed immediatamente bombardato. Ad aprire il fuoco, però, prima dell’arrivo dei jet francesi, è un mezzo diverso da tutti gli altri: un drone Predator. I droni – così definiti volgarmente a causa dello strano ronzio che emettono – sono in realtà unmanned aerial vehicle, letteralmente “veicoli aerei senza uomini”. O, più precisamente, aerei da combattimento autonomi e comandati a distanza. Rispetto ai comuni veivoli spia, i droni non solo riescono a raccogliere immagini e video nel corso delle ricognizioni, ma anche a scagliare missili verso obiettivi di terra. La svolta è epocale: una macchina è per la prima volta in grado di svolgere tutte le funzioni che un tempo venivano affidate a uomini e mezzi specializzati. <span id="more-12917"></span>Si può scovare il nemico, elaborare una strategia, bombardarlo e ucciderlo trasmettendo semplicemente ordini vocali, senza che nessun pilota o copilota si avventuri in una impresa a cielo aperto. Un rivoluzionario contributo della tecnica alla causa bellica, si dirà. Eppure, in questo caso, la novità non è tanto tecnologica, quanto piuttosto antropologica: per la prima volta, la guerra non è più una faccenda per gli uomini, quantomeno dal punto di vista dell’agone. È, e sarà sempre di più, una questione esclusivamente di macchine. Scriveva Massimo Fini già nel lontano 1989: “Il militare sfuma sempre di più le sue caratteristiche di guerriero, di eroe, di soggetto carismatico e sacro, per assumere, soprattutto a livelli superiori, quelle, molto meno esaltanti, di tecnico, di ingegnere, di manager di guerra”. In realtà, qui non si tratta più di sfumare o convertire le qualità dell’uomo, bensì di rimuovere l’uomo stesso. È, in fondo, il naturale epilogo di una lunga epopea modernista che ha trasformato il conflitto armato da esercizio di sacralità, virtù, coraggio, destrezza, abilità, valore – possibilmente consumato fra professionisti in una pianura lontana dai centri abitati, così come accadeva nel Medioevo – in una glaciale sommatoria di scorribande ad alta tecnologia, distruttive, fredde ed impietose come solo le macchine sanno essere.<br />
D’altronde lo si sapeva già, fin da quando un altro simbolo della modernità, oggi superato, aveva sostituito l’antico guerriero, ponendosi come anello di congiunzione, se così si può dire, fra Achille e i droni. È il miles ignotus, il milite ignoto, l’uomo senza nome, senza volto, senza storia, ammirato e deferito dalla modernità democratica. Questo simbolo novecentesco è l’ennesimo gentile lascito della Rivoluzione Francese che, spedita ogni mitologia in cantina, ha fatto della guerra un fenomeno totale in cui tutti i cittadini sono patrioti e, di riflesso, combattenti. O, per essere più precisi, combattenti obtorto collo, cioè trascinati con la forza al fronte al primo squillo di tromba. Il risultato di tale impostazione è stato quello di trasformare il conflitto, da lotta fra pochi e ben conosciuti uomini, in un fenomeno di massa, popolato, come tale, solo da ignoti cadaveri. Il soldato si è trasformato in una unità numerica, in una statistica da manuale di storia, al pari di quanto oggi possano esserlo gli iscritti a Facebook o i consumatori di pollo fritto. Ma la sua anonimìa non è data soltanto dall’essere un pezzo di carne da macello fra i tanti – sfigurato e reso irriconoscibile dalla battaglia – bensì dall’influenza di quello scomodo compagno di avventure che progressivamente ha iniziato a fargli ombra in modo sempre più oppressivo: la macchina. Il milite ignoto è il soldatino nascosto nella cabina di un aereo o nella pancia di un carro armato, dietro una mitragliatrice, in un centro operativo. È l’uomo con le protesi in acciaio, modello temporaneo in uso finché i mezzi avranno ancora bisogno di essere pilotati, una cambiale a scadenza valida solo fino alla totale autonomia dei droni.<br />
Sepolto sotto queste macerie – sotto la strage democratica dei senza-nome e sotto il ronzio degli aerei comandati a distanza – riposa, alla stregua di un sapore delizioso appartenuto ad un passato mai più incontrato, la salma esanime dell’eroe, figura ancestrale e mitica che sapeva assumere su di sé il compito di essere archetipo, simbolo e modello paradigmatico. Gli eroi ci mancano, al punto da rievocarli artificialmente nei film e nei romanzi, al punto da prenderne le sembianze esteriori nelle carnevalate borghesi, al punto da volerli emulare, spesso con esiti grotteschi (e catastrofici), nella vita di strada. Per chi trascorre l’esistenza in un esilio disperante fra scrivanie d’ufficio e second lives internettiane, si tratta di un’inclinazione più che comprensibile. Eppure, se l’uomo della modernità, oltre a bramare l’eroe, ne conoscesse i tratti essenziali – al di là del plasticoso ritratto del damerino senza macchia e senza paura – forse rimarrebbe sorpreso nel constatare quale distanza siderale l’epoca attuale abbia messo fra noi e la figura in esame.<br />
L’eroe infatti non si limita a battagliare contro il nemico. Le sue prove, prima ancora di essere militari o banalmente guerresche, sono iniziatiche. Draghi, tori, serpenti, cavalieri neri, fatiche di ogni sorta: tutto questo è narrazione reale e racconto simbolico insieme, è sorpasso progressivo di livelli, è ascesa. Perché la guerra possiede sempre un doppio volto, essendo contemporaneamente sia “piccola” che “grande”, intendendosi, nel primo caso, la dimensione fisica del conflitto e, nel secondo, quella interiore, ascetica. E così le imprese di Gilgamesh, nell’omonima epopea babilonese, obbediscono ai canoni di questa doppia lettura così come la distinzione islamica fra Grande e Piccola Guerra Santa (jihad). L’eroe è uno Kshatriya, un guerriero della Tradizione, un soldato-monaco (i Templari), essendo, per altro, la “via guerriera” il sentiero più affine alla sensibilità degli occidentali ed il più consono per abbracciare il sacro, in quanto l’altra possibile alternativa, quella della contemplazione, è una prerogativa essenzialmente (ma non esclusivamente) asiatica. A fronte di tutto questo è comprensibile, ed anzi necessario, che il Nostro scenda negli inferi (Ulisse) per compiere la propria alchemica Opera al Nero, la morte iniziatica da cui si può risorgere nella verità. L’eroe, infatti, è tragicamente tormentato e, lungi dall’essere senza macchia, di colpe ne ha tante, tantissime. Ha spessore. Sia che egli, per usare delle categorie care a Georges Dumézil, si qualifichi come un simil-Vayu, cioè un solitario dotato di forza prodigiosa alla Eracle, che come un simil-Indra, un umano e socievole leader comunitario, l’inciampo è sempre lì ad attenderlo, si tratti di un eccesso d’ira o di una banale esitazione, e le conseguenze verranno scontate fino all’ultimo istante così come disposto dal Fato. E l’ “ultimo istante” non è mai troppo lontano nel tempo: l’eroe, infatti, è sempre giovane. Nel senso che giovane ci muore, come Achille o Alessandro Magno, in quanto caro agli dei (Menandro dixit). E qualora abbia la sfortuna o il curioso destino di percorrere integralmente il ciclo della vita si ritroverà a possedere comunque le virtù di un ragazzo nel corpo di un vecchio, esattamente come il canuto Odisseo che, tornato ad Itaca vent’anni dopo la partenza per Troia, riuscì a tendere il proprio arco, impresa nella quale i più giovani Proci avevano penosamente fallito. Ancora, l’eroe sublima ogni cosa nella pugna, dal rapporto con la propria arma, samurai docent, all’amore che qui non si consuma nell’insulsa quotidianità della vita borghese ma si riappropria di una dimensione sovrumana, in cui il sentimento è dilatato oltre ogni comune vibrazione. E, in tale contesto estatico, l’eroe può arrivare a riflettersi nel nemico, addirittura riuscendo a scorgere in lui l’immagine di sé, proprio come il puro Arjuna della Bhagavad Gita, perché, ancora una volta, il vero scontro è interiore. Inutile aggiungere che, a differenza del milite ignoto, l’eroe ha nome, genìa, compagni d’arme e compagne di vita. Ha virtù certe e tutti i riferimenti per poter essere elevato e non solo retoricamente onorato da un anonimo cerimoniale pubblico.<br />
Kalòs kai agathòs, consegnato all’eternità, sciolto nell’abbraccio del divino, prode. L’eroe è tutto quello che l’uomo moderno non è, così come la guerra contemporanea è tutto ciò che abbiamo sempre aberrato. Qualcuno ha già sostenuto che lasciar combattere i droni potrebbe essere un modo per risparmiare vite umane, consentendo così a queste ultime di continuare a consumarsi di fronte alla tv, ignare di tutto. Tralasciando il fatto che i bersagli, nel conflitto totale, sono quasi tutti strategici e civili (fabbriche, centri decisionali, depositi, navi scorta, palazzi governativi), e dunque i morti – per giunta non militari – abbonderanno comunque, il problema rimane quello, fondante, di aver privato l’uomo di una prova di valore temeraria e volontaria, e di averlo risarcito con il vuoto. Nella guerra degli anni 2000 non ci sono tensioni spirituali, imprese straordinarie, atti di mutua solidarietà, amori travolgenti, sguardi profondi che dardeggiano nel cuore della battaglia. Non c’è niente. Solo il sibilo di un aereo, nunzio di morte che accarezza strade e palazzi, e nulla più.</p>
<p><strong>Leonardo Petrocelli </strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">FONTE: <a href="http://centrostudiparadesha.wordpress.com/2011/10/28/droni-eroi-e-militi-ignoti/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/centrostudiparadesha.wordpress.com');" target="_blank">Centro Studi Paradesha</a></p>
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		<title>DOMANI! Conferenza @ A.P.Z.</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 10:00:03 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 4 Febbraio, ore 18.00 Santa Marinella
incontro
Incontro formativo:
IL CAPO DI CUIB
Elementi di stile legionario
incontro
Interviene: Maurizio Rossi
incontro
A seguire cena comunitaria






incontro
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.raido.it/index.php?page=shop.product_details&amp;flypage=shop.flypage&amp;product_id=62&amp;category_id=30&amp;manufacturer_id=0&amp;option=com_virtuemart&amp;Itemid=1" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.raido.it');" target="_blank"><img style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRYzgQB6spruBiWFkHQZD2UqdvPdHpFy6G-ypzPhA6RTFIRkVXWVg" alt="" width="200" /></a>Sabato 4 Febbraio, ore 18.00 Santa Marinella</div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">incontro</span></div>
<div style="text-align: justify;">Incontro formativo:<br />
<em><strong>IL CAPO DI CUIB</strong></em></div>
<div style="text-align: justify;"><em><strong>Elementi di stile legionario</strong></em></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">incontro</span></div>
<div style="text-align: justify;">Interviene: Maurizio Rossi</div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">incontro</span></div>
<div style="text-align: justify;">A seguire cena comunitaria</div>
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<div style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">incontro</span></div>
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		<title>Il dono vitale</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 06:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>svizzero</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cuib femminile]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa settimana vi proponiamo un invito alla lettura. Il racconto in questione è quello delle Salighe, le affascinanti protagoniste del libro di Claudio Risè e Moidi Paregger; è un invito alla fiducia in se stessi e nella terra inesauribile, che, se rispettata e amata, è la base della Vita.

Il primo dono della Donna Selvatica è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://phy-img16.imageshack.us/img16/9186/25288470.jpg" alt="" width="200" /><em>Questa settimana vi proponiamo un invito alla lettura. Il racconto in questione è quello delle Salighe, le affascinanti protagoniste del libro di Claudio Risè e Moidi Paregger; è un invito alla fiducia in se stessi e nella terra inesauribile, che, se rispettata e amata, è la base della Vita.</em><br />
<span id="more-12944"></span></p>
<p>Il primo dono della Donna Selvatica è quello che presiede all’origine della vita: il seme. Le Selvatiche hanno in custodia i semi, sanno quando e dove piantarli, nonché come mantenerne la fecondità.</p>
<p>Come racconta questa storia.</p>
<p>Una vecchia e povera donnetta (tutti i suoi averi erano qualche capra e un piccolo campo) pascolava i suoi animali su un terreno assolato, sui rudi pendii rocciosi della Montagna Del Sole, La Sonnenberg Di Naturno (Naturns).</p>
<p>Da quelle parti c’era una volta il castello dei giganti, ora scomparso, che comunicava con il castello Juval attraverso un ponte di cuoio. E’ proprio in quella zona che si alza verso il cielo una parete rocciosa rossa, visibile da ogni parte, La Rotwand. Proprio in quel luogo si trovava, da tempi lontanissimi, il regno delle Donne Selvatiche, che amavano le creature umane, le attiravano e le consigliavano bene.</p>
<p>Indebolita dal calore del pieno sole, la vecchia pastore si lasciò cadere su un masso roccioso, che già scottava. Un profondo sospiro uscì dal suo petto; quello era stato proprio un anno malriuscito, durante il quale erano andati distrutti tutti i frutti del campo e l’erba. Le capre, di solito schizzinose, quell’anno dovevano accontentarsi  di cardi e spine disseccate, se volevano mangiare almeno qualcosa. La vecchia donna pensava con timore alla carestia che si avvicinava, afflitta per i suoi cari e per sé. Intanto si era lievemente addormentata, per la fame e la debolezza. Di colpo si svegliò e si spaventò enormemente quando si vide circondata da una schiera di donne belle e alte, con capelli lunghi e morbidi, in bianchi vestiti. Erano le Salighe. Una di queste le porse con grazia un cestino pieno di chicchi neri, incoraggiandola ad allontanare  paura e preoccupazione e a seminare questi chicchi nel suo campo. Da ogni seme sarebbe cresciuto un frutto centuplicato e, fino a che fosse stato coltivato bene, alla sua gente non sarebbe mai più mancato il cibo. Così disse e svanì, con le sue compagne, come un raggio di sole. La donnetta sbalordita non ebbe neanche il tempo di ringraziare la bella Selvatica. Portò il cestino con i semi a lei sconosciuti giù nella valle e seminò questi chicchi che non finivano mai non solo nel suo campetto, ma anche nei campi dei contadini del paese e dintorni. Quando poi le piantine erano cresciute fino alle ginocchia formarono un mare di fiori rosa, dai quali le api prendevano il miele. Prima ancora che le bufere autunnali rumoreggiassero sopra i campi, i cassoni, vuoti di grano e farina, erano ormai pieni di quel buon frutto: il grano saraceno.</p>
<p>Affidati alla Natura, pianta il seme sconosciuto, frutto della terra primordiale, che ti do in mano, caccia il timore della penuria, abbi fiducia nella ricchezza della vita, accolta e coltivata come si deve. Questo il semplice, positivo messaggio della Selvatica. Elementare e insieme fortissimo.</p>
<p>Del tutto opposto a quello, fondato sulla penuria, trasmesso dall’industria alimentare, con i suoi supporti mediatico - finanziari: la natura è insufficiente ad alimentare l’uomo, comprate i nostri semi manipolati o la fame vincerà. Non importa se quei semi non si riproducono naturalmente, quindi vanno sostituiti ogni anno con altri semi manipolati e se il loro diffondersi indebolisce i semi buoni e forti della Natura non trattata, compreso il seme dell’uomo. Né importa se l’allontanamento dalla ricchezza biodinamica della Natura indebolisce gli organismi viventi con ogni sorta di forme degenerative, rendendoli quindi sempre più dipendenti dalla fabbricazione industriale. Sulla truffa transgenica, dal punto di vista medico, rimandiamo i lettori alla lettura de: I semi del futuro. Riflessioni  di un medico sui cibi transgenici, di Sergio Maria Francardo. Qui ci preme evidenziarne l’appartenenza, dal punto di vista simbolico e psicologico, al mondo ossessivo della penuria e del controllo, rispetto a quello, psicologicamente sano, dell’affidamento alla natura vivente.</p>
<p style="text-align: justify;">
<a href="http://www.raido.it/index.php?page=shop.product_details&amp;flypage=shop.flypage&amp;product_id=1430&amp;category_id=54&amp;manufacturer_id=0&amp;option=com_virtuemart&amp;Itemid=1" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.raido.it');" target="_blank">Tratto da “<em>Donne Selvatiche</em>” di C. Risè – M. Paregger (Sperling &amp; Kupfer)</a>
</p>
<p style="text-align: justify;">Per info: <a href="mailto:cuibfemminile@raido.it" target="_blank">cuibfemminile@raido.it</a></p>
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		<title>Agric(u)ltura</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 14:00:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Non dovremmo dimenticare il nostro passato, le nostre radici, il lavoro  dei nostri nonni. E, invece, oggi il fatto di dover essere &#8220;in linea&#8221; con i maggiori paesi  industriali, e perciò sottostare alle logiche economiche del cancro mondialista, ci obbliga a snaturare il  concetto e la dignità del coltivare. Ci vorrebbero obbligare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" 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alt="" width="200" /><em>Non dovremmo dimenticare il nostro passato, le nostre radici, il lavoro  dei nostri nonni. E, invece, oggi il fatto di dover essere &#8220;in linea&#8221; con i maggiori paesi  industriali, e perciò sottostare alle logiche economiche del cancro mondialista, ci obbliga a snaturare il  concetto e la dignità del coltivare. Ci vorrebbero obbligare a disconoscere il sapore vero e genuino della  terra, capace di regalare il significato più autentico della vita lontano  da quelle logiche materialistico-industriali che rendono l&#8217;uomo un  semplice atomo tra gli atomi. Ma il lavoro della terra non è una &#8220;merce&#8221; come tutte le altre, perchè anche questa è cultura..</em>.<br />
<span id="more-12938"></span></p>
<p>Nel maxi-pacchetto semplificazioni il Governo  italiano ha inserito una misura che renderà più semplice, per le aziende del  comparto agricolo, le assunzioni di lavoratori extracomunitari.
</p>
<p style="text-align: justify;">La norma ha lo scopo di regolarizzare un settore,  soprattutto nel campo del latte e nelle regioni del centro-nord, nel quale si  registra una mancanza di manodopera italiana, ovviata talvolta con un ricorso ai  lavoratori stranieri clandestini. Il disinteresse delle istituzioni (istruzione  compresa) a promuovere politiche che incentivino i giovani italiani (il cui  futuro è seriamente minacciato da una disoccupazione esorbitante) a riversare le  proprie attenzioni professionali in un settore, quale quello agricolo è,  evidentemente necessitante di manodopera, è un invito al Governo a promuovere  l&#8217;afflusso di extracomunitari nel nostro Paese, così snaturando una cultura  agricola autoctona che storicamente contraddistingue  l&#8217;Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.agenziastampaitalia.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=6679%3Aagricoltura-il-governo-monti-incentiva-assunzioni-di-extracomunitari&amp;catid=4%3Apolitica-nazionale&amp;Itemid=34" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.agenziastampaitalia.it');" target="_blank">Agenzia Stampa Italia</a></p>
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		<title>Berto Ricci [In memoriam]</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 10:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>svizzero</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[In memoriam]]></category>

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		<description><![CDATA[Berto Ricci 2/2/1941 - 2/2/2012
L&#8217;antiborghesia fascista deve, soprattutto, non essere solo polemica. Dev&#8217;essere costruzione, educazione. Il borghese non esiste soltanto allo stato puro. Il borghese è in noi, in ciascuno di noi, con le sue rinunzie e le sue ambizioni, il suo sottilizzare e dubitare, il suo particolarismo d&#8217;individuo, di famiglia, di ceto, la sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTfpRZnL1UJix0Up0dHf9bfBAZvgXF-KHHHAtcI395UQrdfi_jiAw" alt="" width="137" height="214" /><strong>Berto Ricci 2/2/1941 - 2/2/2012</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>L&#8217;antiborghesia fascista deve, soprattutto, non essere solo polemica. Dev&#8217;essere costruzione, educazione. Il borghese non esiste soltanto allo stato puro. Il borghese è in noi, in ciascuno di noi, con le sue rinunzie e le sue ambizioni, il suo sottilizzare e dubitare, il suo particolarismo d&#8217;individuo, di famiglia, di ceto, la sua brama di ricchezza, la sua - specialmente - paura della povertà; la sua paura del coraggio; il suo basto d&#8217;abitudini; la sua doccia tiepida d&#8217;accomodamenti; la sua estranietà dalla vita fisica e da quel tanto di natura che ci vuole all&#8217;uomo civile perchè la civiltà non si deformi nella più gretta barbarie.<br />
La lotta antiborghese è dunque, nel suo significato più alto, tirocinio crudo di tutti noi, uno per uno, perchè solo un&#8217;umanità fascista, nella quale nessuno cerchi scuse e nessuno ne trovi, tutti accettino compiti e tutti ne ricevano, potrà riconoscere la supremazia dello spirito, detronizzare la ricchezza dalla vita.</p>
<p></em>(tratto da &#8220;Processo alla borghesia&#8221;)</p>
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		<title>[Pillole cinematografiche]</title>
		<link>http://www.azionetradizionale.com/2012/02/02/pillole-cinematografiche-21/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 06:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>svizzero</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pillole cinematografiche]]></category>

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		<description><![CDATA[
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="538" height="342" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="https://www.youtube.com/v/kxPfkzjGch0?version=3&amp;feature=player_detailpage" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="538" height="342" src="https://www.youtube.com/v/kxPfkzjGch0?version=3&amp;feature=player_detailpage" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Strage di Ustica: la nuova pista riparte dalla Germania</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 14:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>svizzero</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi a Palermo comincia il processo d&#8217;appello con i ministeri della Difesa e dei Trasporti che contestano la condanna di un risarcimento da 110 milioni di euro. L&#8217;ipotesi che ora emergerebbe è che l&#8217;aereo delle Frecce Tricolori, pilotato da Ivo Nutarelli, che si schiantò a Ramstein nel 1988  provocando la morte di 67 persone, sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin-left: 10px; margin-right: 10px; float: left;" src="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSP5Tnay5nxh6ZoY3RlVdjtz63Qwvq-Gt7hwbymG86x9te0ZkX_gw" alt="" width="230" height="164" /><em>Oggi a Palermo comincia il processo d&#8217;appello con i ministeri della Difesa e dei Trasporti che contestano la condanna di un risarcimento da 110 milioni di euro. L&#8217;ipotesi che ora emergerebbe è che l&#8217;aereo delle Frecce Tricolori, pilotato da Ivo Nutarelli, che si schiantò a Ramstein nel 1988  provocando la morte di 67 persone, sia stato sabotato: la sera del 27 maggio 1980 la pattuglia in volo, infatti, aveva dato un &#8220;allarme generale&#8221; di cui i piloti avrebbero dovuto riferire ai magistrati pochi giorni dopo l&#8217;incidente occorso in Germania. Strane coincidenze?</em></p>
<p><span id="more-12947"></span><br />
PALERMO - I depistaggi messi in atto sulla strage di Ustica sarebbero passati anche attraverso l&#8217;incidente aereo di Ramstein, in Germania. Era il 28 agosto del 1988 quando in circostanze assai singolari, tre piloti della Pattuglia Acrobatica Nazionale si scontrarono durante una esibizione provocando la morte di 67 spettatori.</p>
<p>I familiari delle vittime della strage di Ustica, adesso, vogliono vederci chiaro sulla morte di due di quei piloti delle Frecce Tricolori che pochi giorni dopo avrebbe dovuto presentarsi dai magistrati per riferire su cosa avessero visto di tanto rilevante nei cieli italiani la sera del 27 giugno 1980 che li aveva indotti a dare l&#8217;allarme generale prima di rientrare a Grosseto. E&#8217; la pista investigativa che il mensile &#8216;Il Sud&#8217; riporta in un ampio servizio sull&#8217;argomento.</p>
<p><a href="http://video.repubblica.it/edizione/palermo/l-incidente-delle-frecce-tricolori-a-ramstein/87056?video" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/video.repubblica.it');" target="_blank">GUARDA / Il video dell&#8217;incidente di Ramstein </a></p>
<p>L&#8217;indagine difensiva è condotta dall&#8217;avvocato Daniele Osnato che assiste, con il professor Alfredo Galasso, gran parte dei parenti delle 81 persone morte in seguito all&#8217;esplosione del Dc-9 Itavia nei cieli di Ustica. Raccontati i dettagli dell&#8217;indagine e pubblica una inedita fotografia dell&#8217;aereo in fiamme del &#8217;solista&#8217; delle Frecce Tricolori, il tenente colonnello Ivo Nutarelli, subito dopo l&#8217;impatto in volo. Analisi tecniche e testimonianze inducono la difesa a pensare che l&#8217;aereo di Nutarelli sia stato sabotato.</p>
<p>Oggi a Palermo comincia il processo d&#8217;appello con i ministeri della Difesa e dei Trasporti che contestano la condanna subita a risarcire, con 110 milioni di euro.</p>
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Fonte: <strong>Repubblica.it</strong></p>
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