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	<title>Azione Tradizionale</title>
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	<description>contro le fandonie del mondo moderno</description>
	<pubDate>Fri, 29 Aug 2008 08:49:22 +0000</pubDate>
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		<title>Sul carattere primordiale del patriziato</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Aug 2008 08:49:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Dottrina]]></category>

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		<description><![CDATA[di Julius Evola
La civiltà indo-aria presenta una delle più complete applicazioni di questi principii. In essa la casta brahmana, o brahman, non stava al sommo della gerarchia per via della forza materiale o della ricchezza, nemmeno di una organizzazione sul tipo di una Chiesa. Solo il rito sacrificale, che era suo privilegio, determinava la distanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://img316.imageshack.us/img316/9953/parsifaljb4.jpg" alt="" width="100" height="109" /><strong>di Julius Evola</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La civiltà indo-aria presenta una delle più complete applicazioni di questi principii. In essa la casta brahmana, o brahman, non stava al sommo della gerarchia per via della forza materiale o della ricchezza, nemmeno di una organizzazione sul tipo di una Chiesa. Solo il rito sacrificale, che era suo privilegio, determinava la distanza fra la casta brahmana e le altre. Il rito ed il sacrificio, investendo chi lo esercita di una specie di carica psichica, ad un tempo temibile e benefica, fa partecipi i brahmana della stessa natura delle potenze invocate e questa qualità non solo resterà per tutta la vita alla persona facendola, direttamente come tale, superiore, venerata e temuta, ma si trasmetterà alla discendenza. Passata nel sangue come una trascendente eredità, essa diverrà una proprietà di razza che il rito di iniziazione varrà via via a rendere di nuovo attiva ed efficace nel singolo (1). La dignità di una casta si misurava sia dalla difficoltà che dall’utilità delle funzioni che essa aveva in proprio. Ma, appunto per i presupposti dianzi accennati, nel mondo della Tradizione nulla era considerato più utile delle influenze spirituali che il rito poteva attivare con la sua azione necessitante (2); e nulla appariva più difficile dell’entrare in un rapporto reale attivo con le forze invisibili, pronte a travolgere l’imprudente che le affrontasse senza conoscenza e senza possedere la qualificazione necessaria. Solo per questo, sparsa come era, unicamente quale unità immateriale di singoli individui non soltanto umani, la casta brahmana poté imporre in India alle masse fin da tempi antichissimi un rispetto e avere un prestigio che nessun tiranno fra i meglio armati ha mai posseduto (3).<br />
<span id="more-1842"></span><br />
Del pari, sia in Cina che in Grecia ed a Roma il patriziato era definito essenzialmente dal possesso e dall’esercizio dei riti legati alla forza divina del capostipite, riti che la plebe non possedeva. Solo i patrizi, in Cina, praticavano i riti – yi-li – i plebei non avendo che dei costumi – su. Alla massima estremo-orientale: “I riti non scendono sino alla gente volgare” (4) fa riscontro il noto detto di Appio Claudio: “Auspicia sunt patrum” [2]. Una espressione caratterizzava i plebei: sono senza riti, non hanno avi – gentem non habent. Per questo, a Roma agli occhi dei patrizii il modo della loro vita e delle loro unioni non era considerato troppo dissimile da quello degli animali – more ferarum. L’elemento sovrannaturale restava dunque alla base del concetto del patriziato tradizionale al pari di quello della regalità legittima: una tradizione sacra, non semplicemente una tradizione di sangue e una selezione razziale, faceva tale l’antico aristòcrate. E, in realtà, anche un animale può possedere una purità biologica-vitale, anche esso può presentare una integrità del sangue. Del resto, nel regime delle caste la legge del sangue, dell’eredità e della chiusura endogamica valeva non per il solo brahmana, ma anche per le altre caste. Non era dunque in questo senso che il plebeo veniva definito dal non aver avi: il principio vero della differenza era dato invece dal fatto che gli avi del plebeo e del servo non erano “avi divini” – divi parentes – come quelli dei ceppi patrizii. Col sangue, in essi non si trasmetteva nessuna qualità di carattere trascendente e nessuna “forma” affidata ad una tradizione rituale rigorosa e segreta reggeva la loro vita. Privi di quel potere, per il quale l’aristocrazia poteva celebrare direttamente il proprio culto particolare, sì da essere simultaneamente classe sacerdotale (antico mondo classico, antichi ceppi nordico-germanici, estremo Oriente, ecc.); privi di quella seconda nascita, che caratterizzava l’arya – il nobile – e per cui nel Manavadharmasastra (5) non si esita ad affermare che, sino a quando non è passato attraverso la rinascita, lo stesso arya non è superiore al sudra [3]; non purificati da nessuno di quei tre fuochi celesti che nell’Iran valevano come occulta anima delle tre classi superiori dell’Impero; privi dell’elemento “solare” che nell’antico Perù contrassegnava la casta degli Inca – i plebei da nessun limite erano trattenuti dalla promiscuità. Non avevano dunque alcun vero culto in proprio così come, in senso superiore, non avevano un padre – patrem ciere non possunt (6). La loro religione non poteva perciò essere che di carattere collettivo e ctonio. In India, saranno le forme frenetico-estatiche più o meno legate al substrato delle razze pre-arie. Nelle civiltà mediterranee sarà, come vedremo, il “culto delle Madri” e delle forze sotterranee, in opposto alle forme luminose della tradizione eroica e olimpica. Chiamati “figli della Terra” nell’antica Roma, i plebei ebbero un rapporto religioso appunto e soprattutto con le divinità feminili della Terra. Anche nell’estremo Oriente alla religione aristocratica ufficiale si opponevano le pratiche di coloro che spesso venivano chiamati gli “ossessi” – ling-pao – e i culti popolari di tipo mòngolo-sciamanico.</p>
<p>Nelle antiche tradizioni germaniche ricorre egualmente la concezione sovrannaturale dell’aristocrazia non solo pel fatto che ogni capo era simultaneamente il sacerdote della sua gente e del suo dominio, ma anche nel fatto che il possedere per avo un essere divino distingueva, dalle rimanenti, le famiglie, solo fra i membri delle quali originariamente si sceglievano i re. Per questo, il re appariva in una dignità differente da quella propria al capo militare – dux, hertigo – eletto volta per volta per le imprese di guerra sulla base delle sue riconosciute capacità individuali, e gli antichi re norvegesi si presentavano come coloro che, soli, senza l’ausilio di una casta sacerdotale, celebravano i riti (7). Perfino fra le cosiddette popolazioni primitive i non-iniziati hanno rappresentato i “barbari” della loro società, esclusi da tutti i privilegi politici e guerrieri del clan. Prima dei riti “destinati a cambiare intimamente la loro natura” e che si uniscono spesso a dure prove e ad un periodo di isolamento, i singoli non sono considerati nemmeno come uomini veri, essi fanno corpo con le donne e i bambini, se non pure con gli animali. E’ attraverso la vita nuova che si desta mediante l’iniziazione, presso ad uno schema rituale e magico di morte e rinascita, vita a cui corrisponderanno un nuovo nome, un nuovo linguaggio e nuove attribuzioni e che è “quasi immemore dell’antica”, che si va a far parte del gruppo dei veri uomini che hanno in mano la comunità, quasi nei termini della partecipazione ad un “mistero” e dell’aggregazione ad un Ordine (8). Non a torto autori, come H. Schurtz, hanno voluto vedere proprio in ciò il germe di ogni unità propriamente politica, cosa che concorda effettivamente con quanto si è detto in precedenza circa il piano proprio ad ogni Stato tradizionale, piano diverso da quello di qualsiasi unità a base naturalistica. Tali “gruppi virili” – Männerbunde – ai quali si è ammessi attraverso una rigenerazione che “rende davvero uomini” e che differenzia da tutti gli altri membri della comunità, hanno in mano il potere, l’imperium, godendo di un incontrastato prestigio (9).</p>
<p>Solo in tempi recenti il concetto dell’aristocrazia prenderà, come la regalità e tutto il resto, un carattere soltanto secolare e politico. Dapprima si baserà su qualità di carattere e di razza, sull’onore, sul valore, sulla fedeltà, nella noblesse d’épée e nella noblesse de cour, poi sorgerà il concetto plebeo dell’aristocrazia che nega lo stesso diritto del sangue e della tradizione.</p>
<p>In tale concetto rientra essenzialmente anche la cosidetta “aristocrazia della cultura” o degli “intellettuali” nata in margine alla civiltà borghese. Vi è chi ha fatto dello spirito circa la risposta del capo di una grande casa patrizia tedesca, al tempo di un censimento sotto Federico il Grande: “Analphabet wegen des hohen Adels” [4] – e circa quanto si riferisce alla concezione antica dei lords inglesi, considerati, come qualcuno ha detto, “sapienti di diritto, dotti anche se non sanno leggere”. La verità è nel quadro di una concezione gerarchica normale mai l’ “intellettualità”, solo la “spiritualità” intesa come principio creatore di precise differenze ontologiche e esistenziali, fa da base al tipo aristocratico e al suo diritto. La tradizione, sopra accennata, giunge, per quanto attenuata, fino alla nobiltà cavalleresca che, nei grandi Ordini medievali, rivestì, come si vedrà, un certo aspetto ascetico e sacrale. Ma già qui la nobiltà ha spesso il suo principal riferimento a qualcosa di sacro non in sé, ma fuori di sé, in una classe distinta dalla nobiltà stessa, che è il clero, esponente, a sua volta, di una spiritualità lontana da quella delle élites originarie.</p>
<p>Dopo di che, va rilevato che l’elemento rituale e sacrale fondava non soltanto l’autorità delle caste superiori, ma anche quella del PADRE all’interno dell’antica famiglia gentilizia. Specie nelle società arie occidentali, in Grecia ed a Roma, il pater familias rivestì originariamente un carattere simile a quello del re sacerdotale. Già il vocabolo pater era, per la sua radice, sinonimo di re, dai vocaboli rex, anax, basilèus; quindi implicava non solo l’idea di una potestà, di una maestosa dignità (10): né sono prive di fondamento le vedute, che considerano nello Stato un’applicazione più in grande dello stesso principio che originariamente costituì la famiglia patrizia. Peraltro, il pater, se era il capo militare e il signore di giustizia per i suoi congiunti e i suoi servi, in primis et ante omnia era però colui cui spettava eseguire i riti e i sacrifici tradizionali, che ogni famiglia aveva in proprio e che di essa costituivano la già accennata eredità non-umana.</p>
<p>Questa eredità promanante dal capostipite, aveva altresì per supporto il FUOCO (i trenta fuochi delle trenta genti intorno al fuoco centrale di Vesta nella Roma prisca) che, alimentato da sostanze speciali, acceso secondo determinate norme rituali segrete, ogni famiglia doveva tener perennemente acceso quasi come sorpo vivo e sensibile della sua eredità divina. Il padre era appunto il sacerdote virile del fuoco sacro familiare, epperò colui che per i suoi figli, i suoi congiunti e i suoi servi doveva apparire come un “eroe”, come il mediatore naturale di ogni rapporto efficace col sovrasensibile, come il vivificatore per eccellenza della mistica forza del rito nella sostanza del fuoco: il quale, peraltro, quale Agni per gli Indo-arii valeva come una incarnazione dell’ “ordine”, come il principio che “a noi conduce gli dèi”, il “primo nato dell’ordine”, il “figlio della forza” (11), colui che “da questo mondo ci conduce su, nel mondo della giusta azione” (12). Manifestazione della componente “regale” della sua famiglia quale “signore della lancia e del sacrificio”, soprattutto nel pater si incentrava il còmpito di non lasciar “spegnere il fuoco”, nel senso di riprodurre, continuare e alimentare la mistica vittoria dell’avo (13). Per tal via, egli costituiva realmente il centro della famiglia e tutta la costituzione rigorosa del diritto paterno tradizionale ne segue come naturale conseguenza sussistendo anche quando la consapevolezza del suo fondamento originario quasi si spense. Chi, come il pater, ha lo jus quiritium – cioè il diritto della lancia e del sacrificio – nella Roma delle origini ha anche la terra, e il suo diritto è imprescrivibile. Egli parla ilnome degli dèi e in nome della forza. Come gli dèi, si esprime col segno, col simbolo. Egli è intangibile. Contro il patrizio, ministro delle divinità, originariamente non vi era diritto a procedere – nulla auctoritas. Egli – come ancora nei tempi più recenti il re – non può esser giuridicamente perseguito; se commette un misfatto nel suo mundium la curia dichiara soltanto che ha fatto male – improbe factum. Il suo diritto sui congiunti è assoluto: jus vitae necisque. Il suo carattere sopra-umano fa concepire come cosa naturale che egli possa vendere e perfino mettere a morte, secondo il proprio arbitrio, i figli (14). In un tale spirito si definivano le articolazioni di ciò che Vico giustamente chiamò “diritto naturale eroico” o “diritto divino delle genti eroiche”.</p>
<p>E che il rito, corrispondente alla sua componente “uranica”, in una tradizione gentilizia avesse il primato rispetto agli altri elementi della tradizione stessa legati alla natura, risulta anche da più di un aspetto particolare dell’antico diritto greco-romano. A ragione è stato detto, che “ciò che univa i membri della famiglia antica è qualcosa di più potente della nascita, del sentimento e della forza fisica: è la religione del focolare e degli avi. Essa fa sì che la famiglia formi un corpo solo in questa vita e nell’altra. La famiglia antica è una associazione religiosa più che una associazione di natura” (15). Il comune rito perciò costituiva il vero cemento dell’unità familiare e spesso anche della gens. Se un estraneo veniva ammesso al comune rito, diveniva un figlio adottivo, godente di quei privilegi, dei quali veniva invece privato il figlio effettivo che avesse abbandonato il rito della sua famiglia o da esso fosse stato interdetto – ciò voleva evidentemente dire che secondo l’idea tradizionale il rito univa e il rito separava, non tanto il sangue (16). Prima di essere unita al suo sposo, in India, in Grecia e a Roma una donna doveva venire misticamente unita alla famiglia o gens dell’uomo mediante il rito (16); la sposa, prima di essere tale per l’uomo, lo è di Agni, del mistico fuoco (17). I clienti ammessi al culto proprio ad un ceppo patrizio pervenivano con ciò ad una partecipazione mistica nobilitante la quale, agli occhi di tutti, conferiva loro alcuni privilegi di quel ceppo, ma in pari tempo li vincolava ereditariamente ad esso (18). Per estensione, si può così capire l’aspetto sacro del principio feudale quale già si palesò nell’antico Egitto, in quanto in esso era per via del mistico “dono di vita” concesso dal re che si formava intorno a lui una classe di fedeli, elevati alla dignità sacerdotale (19). E analoghe idee valsero per la casta degli Inca, i “figli del Sole”, nell’antico Perù, in una certa misura anche per la nobiltà giapponese.</p>
<p>In India si presenta l’idea – da riportarsi alla dottrina “sacrificale” in genere, e che quanto si dirà più giù chiarirà ancor meglio – di una linea familiare di discendenza maschile (primogenitura) la quale sta in rapporto col problema dell&#8217;’mmortalità. Il primogenito -–che solo ha il diritto di invocare Indra, il dio guerriero del cielo – è concepito come colui, con la nascita del quale il padre scioglie il suo debito di fronte agli avi; giacché – si dice – il primogenito “libera” o “salva” gli avi nell’altro mondo: da quel posto di combattimento, che è l’esistenza terrestre, conferma e continua la linea di quell’influenza, che costituisce la loro sostanza e che procede per ed entro le vie del sangue come un fuoco purificatore. Ed è significativa l’idea, che il primogenito viene generato per il compimento del “dovere”, cioè per questo impegno rituale non condizionato da sentimenti e legami terrestri – “mentre i saggi considerano gli altri figli esser generati solo dall’amore” (20).</p>
<p>Su questa base, non è escluso che la famiglia in certi casi sia derivata per adattazione da un tipo superiore, puramente spirituale di unità, proprio a tempi più remoti. Per esempio, in Lao-tze (21) vi è l’accenno, che la famiglia sorse al momento dell’estinguersi di un rapporto di diretta partecipazione attraverso il sangue con il principio spirituale originario. Non diversa idea riecheggia residualmente, del resto, nella priorità, riconosciuta da più di una tradizione, alla paternità spirituale rispetto a quella naturale, alla “seconda nascita” rispetto alla nascita mortale – nella romanità, ci si potrebbe anche riferire all’aspetto intero della dignità conferita all’ADOZIONE, intesa come filiazione immateriale e supernturalistica, posta nel segno di divinità spiccatamente olimpiche, scelta, a partit da un certo periodo, anche come base oer la continuità della funzione imperiale (22). Per limitarsi al testo citato poco sopra, è detto: “Quando un padre e una madre, congiungendosi per amore, danno vita ad un figlio, questa nascita non deve considerarsi come qualcosa di più di un fatto umano; perché il figlio si forma nella matrice. Ma la vita che gli comunica il maestro spirituale&#8230; è la vera e non è soggetta nnéa vecchiaia, né a morte” (23). Per tale via, i rapporti naturali non solo passano in secondo piano, ma possono anche invertirsi: si riconosce infatti che il brahmana, autore della nascita spirituale, “è, secondo la legge, anche quando sia fanciullo, il vero padre dell’uomo adulto” e che l’iniziato può considerare i suoi congiunti come suoi figli, “perché la sua sapienza gli dà su di essi l’autorità di un padre” (24). Là dove la legge della patria potestas fu, in sede giuridico-sociale, assoluta e quasi non umana, dèvesi pensare che essa ebbe tale carattere per possedere, o per aver originariamente posseduto, appunto una giustificazione di questo tipo nell’ordine di una paternità spirituale, in pari tempo legata ai rapporti di sangue quasi come aspetto “anima” e aspetto “corpo” nel tutto del ceppo familiare. Qui non è il caso di fermarvisi: ma pur vale accennare che un insieme di credenze antiche per esempio circa una specie di contagio psichico, per cui la colpa di un membro di una famiglia investe l’insieme della famiglia stessa, o circa la possibilità che un membro possa riscattare l’altro, o scontare una vendetta per un altro, e così via – postula parimenti l’idea di una unità, che non è semplicemente quella del sangue, ma altresì psichico-spirituale.</p>
<p>Da tutti questi aspetti, sempre di nuovo si conferma il concetto, che le istituzioni tradizionali erano instituzioni “dall’alto”, non fondate sulla natura ma su eredità sacre e su azioni spirituali che vincolano, liberano e “formano” la natura. Nel divino il sangue, theòi synainoi -, nel divino la famiglia, theòi enghenèis. Stato, comunità, famiglia, affetti borghesi, doveri nel senso moderno – cioè esclusivamente laico, umano e sociale – sono tutte “costruzioni”, sono tutte cose che non esistono, che stan fuori della realtà tradizionale, nel mondo delle ombre. La luce della Tradizione non conobbe nulla di ciò.</p>
<p><strong>Note di Evola (numerate nel testo tra parentesi tonda):</strong></p>
<p>(1) Il brahmana, paragonato al sole, venne spesso concepito come sostanziato da una energia o splendore radiante – tejas – che egli “come fiamma” ha tratto per mezzo della “conoscenza spirituale” dalla sua forza vitale. Cfr. Satapatha-brahmana, XIII, ii, 6, 10; Parikohita, II, 4.</p>
<p>(2) Nella tradizione estremo-orientale, il tipo del vero capo spesso vien messo in relazione con colui a cui “nulla è più evidente delle cose nascoste nel segreto della coscienza, nulla è più manifesto delle cause più sottili delle azioni” epperò anche di quelle “vaste e profonde potenze del cielo e della terra” che “per quanto sottili e impercepibili, si manifestano nelle forme corporee degli esseri”. (cfr. Tshung-yung, I, 3; XVI, 1, 5). Ciò, per il piano su cui agisce il rito.</p>
<p>(3) Per le espressioni ora usate, cfr. C. Bouglé, Essai sur le régime des castes, Paris, 1908, pp. 48-50, 80-81, 173, 191. Pel fondamento dell’autorità del brahmana, cfr. Manavadharmasastra, IX, 314-317.</p>
<p>(4) Li-ki, I, 53. Cfr. Maspéro, Chine ant., p. 108: “La religione in Cina apparteneva ai patrizi, era più d’ogni altra cosa il loro bene proprio; solo essi avevano diritto al culto e perfino, nel modo più ampio, ai sacra, per via della virtù – te’ – dei loro antenati, mentre la plebe senza antenati non vi aveva affatto diritto: solo essi erano in relazione personale con gli dèi”.</p>
<p>(5)     Manavadharmasastra, II, 172; cfr. II, 157-158; II, 103; II, 39.</p>
<p>(6) Nella genesi mitica delle caste data dai Brahmana, mentre ad ognuna delle tre caste superiori corrisponde una determinata classe di divinità, ciò non accade per la casta dei sudra, i quali non hanno dunque in proprio alcun dio cui riferirsi e sacrificare (cfr. A. Weber, Indische Studien, Leipzig, 1868, v. X, p. <img src='http://www.azionetradizionale.com/blog2/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> né possono usare formule consacranti – mantra – per le loro nozze (ibid., p. 21).</p>
<p>(7)     Cfr. Golther, German. Mythol., cit., pp. 610, 619.</p>
<p>(8)     Cfr. H. Webster, Primitive Secret Societies, tr. It., Bologna, 1921, passim e pp. 22-24, 51.</p>
<p>(9) Cfr. A. van Gennep, Les rites de passage, Paris, 1909. A proposito della virilità in senso eminente, non naturalistico, ci si può riferire allo stesso termine latino vir, opposto a homo. Già G. B. Vico (Princìpi di una scienza nuova, ed. 1725, III, 41) aveva rilevato come auesto termine implicasse una speciale dignità, designando non pure l’uomo di fronte alla donna nelle unioni patrizie, e i nobili, ma anche magistrati (duumviri, decemviri), sacerdoti (quindicemviri, vigintiviri), giudici (centemviri), “talché con questa voce vir si spiegava sapienza, sacerdozio e regno, che si è sopra dimostrato esser stata una stessa cosa nella persona dei primi padri nello stato delle famiglie”.</p>
<p>(10)   Cfr. F. Funck-Brentano, La famiglia fa lo Stato, tr. It., Roma, 1909, pp. 4-5.</p>
<p>(11)   Cfr. Rg-Veda, I, 1, 7-8; I, 13, 1; X, 5, 7; VII, 3, 8.</p>
<p>(12) Atharva-Veda, VI, 120, 1. L’espressione si riferisce all’Agni garhapatya che, dei tre fuochi sacri, è appunto quello del pater, o capo di casa.</p>
<p>(13) Manavadharmasastra, II, 231: “Il padre è il fuoco sacro perpetuamente conservato dal Signore della casa”. Alimentare ininterrottamente il fuoco sacro è dichiarato dovere dei dvija, cioè dei rinati, costituenti le caste superiori (ibid., II, 108). Non è possibile, qui, andar oltre questo cenno nei riguardi del culto tradizionale del fuoco, di cui qui viene considerato solo uno degli aspetti. Le considerazioni che saranno svolte più oltre possono far comprendere la parte che l’uomo e la donna avevano rispettivamente nel culto del fuoco, sia nella famiglia che nella città.</p>
<p>(14) Per le espressioni di cui sopra, cfr. M. Michelet, Hist. De la République romaine, Paris, 1843, v. I, pp. 138, 144-146. Del resto, anche in tradizioni più recenti si trovano elementi consimili. I lords inglesi originariamente erano considerati quasi come semidei, e pari del re. Secondo una legge di Edoardo VI, essi hanno il privilegio di omicidio semplice.</p>
<p>(15)   F. De Coulanges, Cit. Ant., p. 40; cfr. p. 105.</p>
<p>(16) A Roma, vi furono due tipi di matrimonio, non privi di relazione con la componente ctonia e la componente uranica di tale civiltà: il primo, è un matrimonio profano, per usus, al titolo di mera proprietà della donna che passa in manum viri; il secondo è rituale e sacrale, per confarreatio, considerato come un sacramento, come una unione sacra, ieros gamos (Dionigi Alic., II, 25, 4-5). Su ciò, si può cfr. A. Piganiol, Essai sur les origines de Rome, Paris, 1917, pp. 164 sgg., che però segue la falsa idea, secondo cui il tipo rituale di matrimonio sarebbe stato di carattere più sacerdotale che non aristocratico, idea dovuta alla sua comprensione piuttosto materialistica e soltanto guerriera del patriziato tradizionale. L’equivalente ellenico della confarreatio è l’eggineois (cfr. Isaios, Pyrrh., pp. 76, 79), e l’elemento sacrale consistente nell’ “agape” fu considerato così fondamentale che, mancando, la validità del matrimonio poteva essere impugnata.</p>
<p>(17)   Cfr. Rg-Veda, X, 85, 40.</p>
<p>(18)   Cfr. De Coulanges, Cit. Ant., p. 41.</p>
<p>(19)   Cfr. A. Moret, Royaut. Phar., p. 206.</p>
<p>(20)   Su tutto ciò, cfr. Manavadharmasastra, IX, 166-7, 126, 138-9.</p>
<p>(21)   Lao-tze Tao-te-ching, XVIII.</p>
<p>(22)   Cfr. J. J. Bachofen, Die Sage von Tanaquil, Basel, 1870; intr.</p>
<p>(23)   Manavadharmasastra, II, 147-148.</p>
<p>(24)   Ibid., II, 150-153.</p>
<p><strong>Note dei curatori (numerate nel testo tra parentesi quadra):</strong></p>
<p>[1] Tale saggio costituisce il capitolo n°6 di “Rivolta contro il mondo moderno”. Ndc.</p>
<p>[2] Letteralm.: “I riti augurali sono [prerogativa] dei patrizii”. Ndc.</p>
<p>[3] Il “sudra”, o servo, nella società castale indiana è il rappresentante della quarta casta, la prima non di derivazione indoeuropea, ma scura, autoctona. Ndc.</p>
<p>[4] Letteralm.: “analfabeta per motivi d’alta nobiltà”. Ndc.</p>
<p>Il presente brano è stato tratto da <a class="link11" href="http://www.arctogaia.com/public/evola" target="_blank">http://www.arctogaia.com/public/evola</a></p>
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		<title>Combutte</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Aug 2008 10:56:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Archivio]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://i152.photobucket.com/albums/s192/michelearzignano/padrino.jpg" alt="" width="223" height="280" /><em>Lo sanno tutti, e un recente studio che metteva la mafia al primo posto per fatturato annuo ce lo riconferma: la mafia puo&#8217; guadagnare solo se la politica e&#8217; d&#8217;accordo. A dirlo non e&#8217; un giornalista o il primo analista politico, ma un boss della &#8216;Ndrangheta (cosi pare, se il tutto fosse vero&#8230;), che ci fa capire ancor meglio da chi siamo governati&#8230;</em></p>
<p style="text-align: justify;">La Mafia puo’ guadagnare molto denaro solo quando la politica e’ d’accordo – così come in Germania. Lo afferma un padrino della ‘Ndrangheta calabrese. Il padrino parla a SPIEGEL ONLINE riguardo all’immagine della propria organizzazione e alla propria versione degli omicidi di Duisburg.</p>
<p style="text-align: justify;">SPIEGEL ONLINE: Come dobbiamo chiamarla in qualita’ di boss?</p>
<p style="text-align: justify;">Capo: Sono un Medaglione, il grado piu’ alto che si possa raggiungere da noi. Mi chiami semplicemente Fedele.</p>
<p style="text-align: justify;">SPIEGEL ONLINE: Come si diventa medaglione?</p>
<p style="text-align: justify;">Capo: Bisogna attenersi alla regole, guadagnare i propri meriti ed essere svegli.</p>
<p style="text-align: justify;">SPIEGEL ONLINE: Quali sono questi meriti?<span id="more-1837"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Capo: Sono le imprese per cui una persona viene valutata. Funziona come nel commercio. Chi ha successo, sale di grado.</p>
<p style="text-align: justify;">SPIEGEL ONLINE: Contano anche gli omicidi?</p>
<p style="text-align: justify;">Capo: Si possono considerare anche gli atti sanguinosi.</p>
<p style="text-align: justify;">SPIEGEL ONLINE: Lei ha gia’ ucciso qualcuno?</p>
<p style="text-align: justify;">Capo: Diciamo che mi darebbe piu’ problemi uccidere un cane. Poiché contrariamente agli umani, gli animali non fanno errori.</p>
<p style="text-align: justify;">SPIEGEL ONLINE: Che tipo di errori intende?</p>
<p style="text-align: justify;">Capo: Ognuno di noi deve seguire le regole. Tra queste vi sono l’ obbedienza, la fedeltà e la sincerità. Chi non le rispetta, deve pagare. Magari non la prima volta, ma al piu’ tardi alla settima.</p>
<p style="text-align: justify;">SPIEGEL ONLINE: La sue attivita’ sono la rapina, l’estorsione e l’omicidio. Come puo’ parlare di regole?</p>
<p style="text-align: justify;">Capo: Questi sono i mezzi che ci restano. Anche lo stato romano non ci tratta con i guanti.</p>
<p style="text-align: justify;">SPIEGEL ONLINE: Ma questo Governo e’ stato eletto democraticamente. A voi invece manca questa legittimazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Capo: Siamo una terra occupata e ci prendiamo cio’ che ci appartiene. Lo Stato non bada alla Calabria. Mentre invece noi creiamo lavori e ci occupiamo dell’ordine.</p>
<p style="text-align: justify;">SPIEGEL ONLINE: Non e’ piuttosto vero che impedite ogni tipo di sviluppo in nel Sud Italia con pizzo e corruzione?</p>
<p style="text-align: justify;">Capo: I politici sono comunque corrotti. E qui, vogliamo comandare noi.</p>
<p style="text-align: justify;">SPIEGEL ONLINE: La ‘Ndrangheta e’ attiva anche in Germania?</p>
<p style="text-align: justify;">Capo: Noi siamo lì dove scorre denaro. In Germania stiamo particolarmente bene, perche’ esiste ancora il rispetto reciproco.</p>
<p style="text-align: justify;">SPIEGEL ONLINE: Vi sono anche politici sulla vostra lista dei pagamenti?</p>
<p style="text-align: justify;">Capo: Se non fosse cosi, non ci saremmo. Le grosse somme si possono guadagnare solamente, se la politica partecipa.</p>
<p style="text-align: justify;">SPIEGEL ONLINE: La polizia afferma che gli omicidi di Duisburg sarebbero stati un errore poiche’ le investigazioni che seguirono hanno disturbato gli affari della’Ndrangheta.</p>
<p style="text-align: justify;">Capo: Noi non facciamo errori. Gli atti di violenza di Duisburg erano necessari per evitare ulteriori spargimenti di sangue.</p>
<p style="text-align: justify;">SPIEGEL ONLINE: La polizia ritiene che si tratti di un atto di vendetta legato ad una faida che durava da anni tra due clan nemici provenienti da San Luca.</p>
<p style="text-align: justify;">Capo: I boss di San Luca non avrebbero mai dato l’approvazione per degli omicidi a puro scopo di vendetta. No, le cose a Duisburg stavano diversamente.</p>
<p style="text-align: justify;">SPIEGEL ONLINE: Come stavano le cose allora?</p>
<p style="text-align: justify;">Capo: A Duisburg c’erano alcune persone, responsabili dell’omicidio di Maria Strangio nel Natale 2007, che contro l’espresso divieto dei Boss volevano mettere su un’associazione e prendere il potere a San Luca. Fortunatamente il loro piano è stato rivelato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il resto dell&#8217;intervista al link&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Tu non vedrai nessuna cosa al mondo maggior di Roma</title>
		<link>http://www.azionetradizionale.com/2008/08/27/tu-non-vedrai-nessuna-cosa-al-mondo-maggior-di-roma/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 10:51:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Impero romano era arrivato anche in Turchia, dove recentemente e&#8217;stata ritrovata un&#8217;enorme statua di Marco Aurelio. Vedi le foto&#8230;


Noi pubblichiamo di seguito un bellissimo brano dell&#8217;imperatore romano.
&#8220;Tutto presto svanisce e diviene mito: e presto lo seppellisce un totale oblio. E questo dico a proposito di chi visse in un prodigioso alone di gloria: perché gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://img209.imageshack.us/img209/5586/25533702042090585b93yy4.jpg" alt="" width="213" height="284" /><em>L&#8217;Impero romano era arrivato anche in Turchia, dove recentemente e&#8217;stata ritrovata un&#8217;enorme statua di Marco Aurelio. <a href="http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/marco-aurelio/marco-aurelio.html">Vedi </a>le foto&#8230;<br />
</em>
</p>
<p style="text-align: justify;">Noi pubblichiamo di seguito un bellissimo brano dell&#8217;imperatore romano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Tutto presto svanisce e diviene mito: e presto lo seppellisce un totale</strong> oblio. E questo dico a proposito di chi visse in un prodigioso alone di gloria: perché gli altri, come esalano l&#8217;ultimo respiro, restano ignoti, non lasciano traccia. Del resto cos&#8217;è, in sostanza, un ricordo imperituro? Il vuoto totale. Ma cos&#8217;è, allora, ciò in cui ci si deve impegnare? Unicamente questo: un pensiero ispirato a giustizia, azioni tese al bene comune, una parola che non inganni mai e una disposizione che di cuore abbracci tutto ciò che avviene, in quanto necessario, già noto, derivante da un tale principio e da una tale sorgente<strong>.&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">ISTANBUL (26 agosto) - E&#8217; stata rinvenuta tra i resti di antiche terme romane, a Sagalassos, nel sud della Turchia. Si tratta di una gigantesca statua in marmo raffigurante l&#8217;imperatore romano Marco Aurelio. Ad annunciarlo è stato il direttore dei lavori nel sito archeologico turco, Marc Waelkens, docente all&#8217;Università Cattolica di Lovanio in Belgio. «È la rappresentazione più bella che sia mai stata rinvenuta, e di una qualità straordinaria, del giovane Marco Aurelio», ha spiegato il professor Waelkens. Solo la testa - che raffigura i tipici tratti del volto barbuto, del tutto analoghi alla statua equestre di Marco Aurelio esposta a Roma al Campidoglio - misura oltre un metro. Gli archeologi hanno trovato poi<br />
il braccio destro e i piedi della statua, nei pressi delle antiche terme romane di Sagalassos. Il pezzo fa parte di un gruppo di sei membri della dinastia degli Antonini e, secondo gli esperti, fu terminato tra il 161 e il 165 d.C.. Secondo quanto ha riferito Waelkens, si trovava in una stanza utilizzata probabilmente come «frigidarium», una piscina con acqua fredda in cui gli antichi romani ci si immergevano dopo il «calidarium», i bagni con acqua calda.
</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" src="http://www.rainews24.it/ran24/immagini/2008%5C08%5Cmarco_aurelio.jpg" alt="" width="230" height="140" /> Il frigidarium è andato distrutto in seguito a un terremoto, avvenuto tra il 540 e il 620 d. C. Il sito di Sagalassos negli ultimi anni ha attirato l&#8217;attenzione dei ricercatori, che vi hanno rinvenuto anche una statua dell&#8217;imperatore Adriano e la testa di una statua raffigurante Faustina maggiore, moglie dell&#8217;imperatore Antonino Pio. Marco Aurelio compare con le tipiche calzature militari, decorate con effigi di leoni. Si ritiene che il torso dell&#8217;imperatore fosse coperto da un&#8217;armatura in bronzo, andata perduta dopo il sisma. Marco Aurelio governò l&#8217;impero tra il 161 e il 180 d.C.</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <a href="http://www.ilmessaggero.it/" target="_blank">www.ilmessaggero.it</a></p>
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		<title>Altri maghetti crescono&#8230;</title>
		<link>http://www.azionetradizionale.com/2008/08/27/altri-maghetti-crescono/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 10:41:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Si chiama Hari Putar. E&#8217; l&#8217;Harry Potter targato India.
In un mondo globalizzato, tutto il mondo e&#8217; paese&#8230; 

Bollywood contro Hollywood. Dall&#8217;India arriva il titolo che fa eco al maghetto più famoso del grande schermo ed è subito polemica. La Warner Bros ha denunciato lo studio di produzione cinematografica indiano che ha realizzato il film &#8220;Hari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://im.rediff.com/movies/2008/apr/24look5.jpg" alt="" width="231" height="359" /><em>Si chiama Hari Putar. E&#8217; l&#8217;Harry Potter targato India.<br />
In un mondo globalizzato, tutto il mondo e&#8217; paese&#8230; </em>
</p>
<p style="text-align: justify;">Bollywood contro Hollywood. Dall&#8217;India arriva il titolo che fa eco al maghetto più famoso del grande schermo ed è subito polemica. La Warner Bros ha denunciato lo studio di produzione cinematografica indiano che ha realizzato il film &#8220;Hari Puttar - A Comedy of Terrors&#8221;, evidente riferimento alla saga di &#8220;Harry Potter&#8221;, perchè il termine &#8220;Puttar&#8221; infrangerebbe le leggi sul copyright. Prodotto dalla Mirchi Movies, il film, la cui uscita è fissata al 12 settembre, si basa sulle vicende di un bambino indiano di 10 anni che viene portato in Inghilterra. &#8220;Abbiamo fatto ricorso alle vie legali - ha detto un portavoce della Warner Bros - E&#8217; nostro diritto tutelare la proprietà intellettuale delle nostre opere, comunque non renderemo pubblici gli sviluppi del dibattito giudiziario finché non sarà concluso&#8221;. Secca la risposta degli indiani. &#8220;Avevamo registrato il titolo nel 2005, il film non ha nulla a che fare con Harry Potter: vedremo come andrà a finire&#8221;, ha dichiarato l&#8217;amministratore delegato della Mirchi Movies.</p>
<p style="text-align: justify;">Da <a href="http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/hari-puttar/1.html">Repubblica</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Si getta tra le fiamme</title>
		<link>http://www.azionetradizionale.com/2008/08/26/si-getta-tra-le-fiamme/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Aug 2008 09:22:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Archivio]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni tanto anche qualche bella notizia. Che fa bene allo spirito. Un 79enne (foto) si getta tra le fiamme per salvare due fratellini di 3 e 5 anni, rimasti intrappolati nell&#8217;abitazione in fiamme. Fa una salto nel vuoto dal settimo piano per raggiungere il balcone, e mette in salvo i due piccolini.
Riportiamo a tal proposito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong></strong><strong><img title="Giuseppe Viganò, 79 anni (Newpress)" src="http://www.corriere.it/Media/Foto/2008/08/26/LUIGI--140x180.JPG" border="0" alt="Giuseppe Viganò, 79 anni (Newpress)" width="140" height="180" align="left" /></strong>Ogni tanto anche qualche bella notizia. Che fa bene allo spirito. Un 79enne (foto) si getta tra le fiamme per salvare due fratellini di 3 e 5 anni, rimasti intrappolati nell&#8217;abitazione in fiamme. Fa una salto nel vuoto dal settimo piano per raggiungere il balcone, e mette in salvo i due piccolini.<br />
Riportiamo a tal proposito un passo del <a href="http://www.raido.it/index.php?page=shop.product_details&amp;flypage=shop.flypage&amp;product_id=62&amp;category_id=55&amp;manufacturer_id=0&amp;option=com_virtuemart&amp;Itemid=1&amp;vmcchk=1&amp;Itemid=1">Capo di Cuib</a> di Codreanu (testo fondamentale):
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>&#8220;Il legionario deve essere coraggioso e deciso nelle ore di pericolo</em>. Cosi&#8217;, se per esempio vedra&#8217; una persona in pericolo, il dovere d&#8217;onore di un legionario sara&#8217; di correre a salvarla, affrontando il pericolo. Esempio: incendio, annegamento, ecc.&#8221;</strong><span id="more-1822"></span><strong></strong><strong></strong></p>
<table class="foto-v-left" border="0" width="1" align="left">
<tbody>
<tr>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;"><strong>MILANO </strong>- Due fratellini di 3 e 5 anni sani e salvi grazie al tempestivo intervento del vicino di casa, che di anni ne ha 79. È successo lunedì pomeriggio nel quartiere popolare Gratosoglio, periferia sud di Milano. L&#8217;eroe di questa vicenda si chiama Giuseppe Viganò: è un pensionato ex autotrasportatore di origini brianzole, ma trasferitosi in città con la moglie 42 anni fa. La sua agilità e la sua prontezza di spirito hanno evitato che due fratellini egiziani di 3 e 5 anni, lasciati soli per qualche momento dalla madre, finissero vittime di un incendio divampato nella loro abitazione per cause accidentali, forse una lampada che ha provocato un corto circuito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA DINAMICA</strong> - Per salvare i due bambini Viganò non ha esitato a compiere un balzo di quasi mezzo metro tra due balconi, sfidando il vuoto di ben sette piani d&#8217;altezza: solo così infatti avrebbe potuto raggiungere i piccoli, visto che la porta della loro casa era chiusa a chiave. «Ho sentito odore di bruciato e ho visto che dai palazzi di fronte alcune persone si agitavano e gridavano &#8220;Al fuoco! Al fuoco!&#8221; indicando il piano sopra al nostro - ha raccontato Elide Casagrande, moglie di Viganò -. Mio marito si è precipitato al piano di sopra, il settimo, ha sentito le voci dei due bambini ma non è riuscito a sfondare la porta blindata». Il pensionato si è così fatto aprire dalla vicina di pianerottolo e, arrivando sul suo balcone, ha raggiunto con un balzo quello dell&#8217;appartamento in fiamme. A quel punto non è stato difficile per Viganò forzare la tapparella e sfondare il vetro della porta-finestra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LO CHAMANO «NONNO»</strong> - Uno dei due bambini ha subito riconosciuto Giuseppe, che normalmente chiama «nonno» quando lo incontra per le scale, e gli si è buttato tra le braccia. Grazie all&#8217;aiuto di alcuni vicini accorsi nel balcone accanto, l&#8217;anziano è riuscito a mettere in salvo il primo bambino, di 5 anni, passandolo alle braccia protese dall&#8217;altro davanzale. Proprio in quel momento è rincasata anche la madre dei due bambini, ma davanti alla porta della propria casa, sentendo lo sgradevole odore di fumo l&#8217;odore che proveniva dal suo appartamento e prefigurando già la tragedia, ha subito perso i sensi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong></p>
<table class="foto-h-left" border="0" width="1" align="left">
<tbody>
<tr>
<td><img title="L'appartamento andato a fuoco (Newpress)" src="http://www.corriere.it/Media/Foto/2008/08/26/FUOCO--180x140.JPG" border="0" alt="L'appartamento andato a fuoco (Newpress)" width="180" height="140" align="left" /></td>
</tr>
<tr>
<td>L&#8217;appartamento andato a fuoco (Newpress)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;">Altri due vicini le hanno sfilato le chiavi di casa, sono entrati e con un estintore hanno cercato di domare le fiamme e dissolvere la cortina di fumo; poi, con l&#8217;aiuto di Viganò, hanno messo fuori pericolo il bambino di tre anni. Mentre i vigili del fuoco spegnevano definitivamente l&#8217;incendio, i sanitari del pronto soccorso hanno trasportato la madre e i due figli in ospedale. I due fratellini sono stati ricoverati in due diverse cliniche: le loro condizioni non erano gravi, ma le cure hanno comunque scongiurato ogni rischio di intossicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.corriere.it/cronache/08_agosto_25/gratosoglio_eroe_a9a63d56-72e3-11dd-b748-00144f02aabc.shtml?fr=box_primopiano">corriere</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>E&#8217; genocidio</title>
		<link>http://www.azionetradizionale.com/2008/08/26/e-genocidio/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Aug 2008 08:47:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Archivio]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo il Comitato investigativo della procura russa, quello ai danni degli Osseti del sud sarebbe genocidio. Da parte georgiana ovviamente. Si ridimensiona gia&#8217; tutto l&#8217;apparato propagandistico a favore della &#8220;democraticissima&#8221; Georgia, che, ricordiamolo, per prima ha attaccato l&#8217;Ossezia del sud, innescando la risposta russa.
(ANSA) - MOSCA, 26 AGO - Le indagini in Ossezia del Sud [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://farm1.static.flickr.com/77/190241471_e207a87f53.jpg?v=0" alt="" width="360" height="240" /><em>Secondo il Comitato investigativo della procura russa, quello ai danni degli Osseti del sud sarebbe genocidio. Da parte georgiana ovviamente. Si ridimensiona gia&#8217; tutto l&#8217;apparato propagandistico a favore della &#8220;democraticissima&#8221; Georgia, che, ricordiamolo, per prima ha attaccato l&#8217;Ossezia del sud, innescando la risposta russa.</em></p>
<p style="text-align: justify;">(ANSA) - MOSCA, 26 AGO - Le indagini in Ossezia del Sud  dimostrano il &#8216;genocidio&#8217; georgiano contro il popolo  sudosseto.  Lo ha detto Aleksander Bastrikin, capo del comitato  investigativo della Procura russa. Secondo il quotidiano  &#8216;Vedomosti&#8217;, oggi si riunisce a Soci il Consiglio di  sicurezza russo  per valutare la situazione in Georgia e le  possibili conseguenze di un riconoscimento dell&#8217;Abkhazia e  dell&#8217;Ossezia del Sud, regioni separatiste filorusse.<span id="more-1816"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Foto: http://farm1.static.flickr.com/77/190241471_e207a87f53.jpg?v=0</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: http://ansa.it/site/notizie/awnplus/topnews/news/2008-08-26_126242808.html</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L’intramontabile &#8220;tramonto dell’Occidente&#8221;</title>
		<link>http://www.azionetradizionale.com/2008/08/26/l%e2%80%99intramontabile-tramonto-dell%e2%80%99occidente/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Aug 2008 08:43:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Archivio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.azionetradizionale.com/?p=1818</guid>
		<description><![CDATA[Riproponiamo un articolo apparso su Il Giornale di inizio agosto.
di Maurizio Cabona, da Il Giornale
Torna in libreria un’opera cruciale del ’900: un saggio profetico che ha influenzato il pensiero contemporaneo. Ecco perché a quasi 90 anni dalla sua uscita, rimane attuale nell’età del capitalismo finanziario globalizzato
Non tramonta Il tramonto dell’Occidente di Oswald Spengler, dal 28 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><img class="alignleft" src="http://img83.imageshack.us/img83/2742/spe6001aoa0.jpg" alt="" width="184" height="320" />Riproponiamo un articolo apparso su Il Giornale di inizio agosto.</em><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Maurizio Cabona, da <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=280839&amp;PRINT=S">Il Giornale</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Torna in libreria un’opera cruciale del ’900: un saggio profetico che ha influenzato il pensiero contemporaneo. Ecco perché a quasi 90 anni dalla sua uscita, rimane attuale nell’età del capitalismo finanziario globalizzato</p>
<p style="text-align: justify;">Non tramonta Il tramonto dell’Occidente di Oswald Spengler, dal 28 agosto di nuovo in libreria dopo più di 15 anni di assenza (Longanesi, pagg. 1.520, euro 50; pref. di Stefano Zecchi). Ideato come romanzo storico, scritto come saggio filosofico, doveva insegnare a pensare per continenti - come facevano inglesi, russi, cinesi, americani e giapponesi - ai tedeschi, se avessero vinto la Grande guerra. Spengler scomparve nel 1936, anno olimpico a Berlino; se ci fosse ancora nel 2008, anno olimpico a Pechino, sorriderebbe di chi umilia l’orgoglio serbo ed è umiliato dal neocesarismo cinese. Il tramonto dell’Occidente non è innocente, come non sono innocenti le Olimpiadi: fu l’apice del pensiero del capitalismo industriale germanico, sfidato dal capitalismo industriale americano, dal capitalismo mercantile britannico, dal capitalismo di Stato sovietico. Nell’egemonia del capitalismo finanziario globalizzato, Il tramonto dell’Occidente è ancora attuale?</p>
<p style="text-align: justify;">Di padre tedesco, socialdemocratico ed esule negli Stati Uniti dal 1938, lo svizzero Jean-Jacques Langendorf è, come Spengler, un romanziere prestato alla saggistica. Del clima in cui piombò Il tramonto dell’Occidente, dice: «Era una Germania assetata di rivincita: il pessimismo del libro contribuì ad assicurargli un’accoglienza favorevole. Conteneva una grandiosa metafisica della storia, che parla di nascita, apogeo, estinzione delle civiltà. Qui eccelle Spengler, soprattutto filosofo di minacce incombenti: dominazione delle masse, del denaro, della tecnica, esaurimento della democrazia».<span id="more-1818"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nell’Italia d’un altro dopoguerra di sconfitta, però di ricostruzione democratica, Il tramonto dell’Occidente, inno a un neocesarismo a quel punto sconfitto, fu tradotto da Julius Evola. A certi neofascisti sembrò la versione imperialistico-cesariana della Rivolta contro il mondo moderno di Evola stesso (1934); invece era la Rivolta a echeggiare il Tramonto in chiave nostalgico-aristocratica.</p>
<p style="text-align: justify;">Storico delle idee e diplomatico, Maurizio Serra radiografa la recezione italiana di Spengler: «Non è abbastanza filonazista per essere idolatrato a sinistra come Schmitt e Heidegger; non scrive abbastanza bene per essere incomprensibile, né abbastanza male per esser ristampato spesso; non crede che l’Occidente si salverà dal tramonto, imbracciando il fucile dopo ogni choc, tipo 11 settembre. Chiedere a Spengler la ricetta per la crisi dell’uomo moderno è come chiedere a Henry Miller come conquistare la compagna di scuola. Spengler fissa una direzione dove abbiamo paura perfino di buttare l’occhio». Come dir meglio?</p>
<p style="text-align: justify;">Negli articoli de La città futura e de L’ordine nuovo, Antonio Gramsci notava, contemporaneamente a Spengler, l’ascesa degli Stati Uniti. Firma storica del Manifesto, Nico Perrone insegna storia dell’America; ma prima ha appreso a pensare per continenti accanto a Enrico Mattei, impegnato con l’Eni nella lotta per le materie prime: «Per Spengler - dice Perrone - il primato dell’economia sulla politica è fattore di decadenza. Non si è sbagliato. La sua analisi è piaciuta alla destra del ’900. Forse solo la Chiesa cattolica, e lo dico da laico, ha capito che le diversità del mondo vanno accettate, e così cerca di resistere. Dalle altre parti c’è invece un’arroganza che accelera la conclusione di Spengler».</p>
<p style="text-align: justify;">Alfiere del giornalismo italiano di grande respiro di cui oggi tanto si sente la mancanza, Piero Ottone è uno spengleriano: «Apprezzo Il tramonto dell’Occidente. Suddivide la storia del mondo in sette grandi civiltà che nascono, crescono, declinano: il nostro periodo attuale corrisponde alla decadenza dell’Impero romano. Cina, India, Africa sono per l’Occidente di oggi ciò che i barbari furono per Roma? Più che antagonisti, questi paesi sono concorrenti e le loro tecniche sono da imitatori, non da ideatori. E Spengler ne L’uomo e la macchina avverte che è pericoloso insegnare le tecniche».</p>
<p style="text-align: justify;">Anche Gennaro Malgieri è giornalista; diventato parlamentare e consigliere d’amministrazione della Rai, dopo aver prefato Anni decisivi di Spengler (Ciarrapico), sintetizza: «Il tramonto è attuale perché l’Occidente è infedele a suoi valori e incapace di proporne di nuovi, colonizzato com’è da etiche, costumi e tradizioni estranee».<br />
Luca Barbareschi è invece fra i rari attori, diventati parlamentari, a chiedersi, spenglerianamente: «Hanno un destino le civiltà? Forse sì. Gli italiani credevano le loro posizioni acquisite per sempre, senza capire che decadenza non è sacrificarsi, come si sacrificavano i genitori, ma è credere che qualcosa ti tocchi di diritto. Cinesi e indiani conquisteranno la nostra condizione di oggi, lasciandoci la loro di ieri».
</p>
<p style="text-align: justify;">Per il filosofo e sociologo francese Alain de Benoist, «Il tramonto dell’Occidente è uno dei libri più importanti del XX secolo. Tanto citato e poco letto, ha due messaggi: che il mondo mai è stato e mai sarà unificato, perché la Terra avrà sempre una pluralità di culture; che queste culture sono grandi organismi, che nascono, crescono, invecchiano e muoiono. La stessa civiltà occidentale va verso la fine. Visione tragica e pessimista, controcorrente rispetto a ogni “progresso”, che ha più possibilità di verificarsi che quelle di Huntington o Fukuyama».</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il diplomatico e storico Sergio Romano diffida: «Spengler fu un filosofo della storia, cioè un mediocre filosofo e un cattivo storico. Ma anche un filosofo della storia può essere uno scrittore affascinante. Leggere Il tramonto dell’Occidente come una chiave per aprire la porta del futuro dell’umanità, è una perdita di tempo. Leggerlo come segno del malessere europeo fra vigilia della Grande guerra e nazismo è una straordinaria esperienza letteraria».</p>
<p style="text-align: justify;">Per il filosofo Emanuele Severino «Il tramonto dell’Occidente è tutt’altro che inattuale. È sovraccarico però di biologismo pseudoscientifico e ciò insospettisce i filosofi e gli scienziati. Ma se ne deve tener egualmente conto, fosse anche solo per prenderne le distanze. C’è il tramonto, ma i suoi motivi non sono quelli che dice Spengler, incapace di discutere il senso profondo della volontà di potenza».</p>
<p style="text-align: justify;">Sindaco di Roma, città-simbolo di una delle civiltà evocate da Spengler, Gianni Alemanno considera invece Il tramonto dell’Occidente «una delle opere più importanti del “pensiero della crisi”, affermatosi in Europa dopo la fine della Grande guerra, ma le intuizioni spengleriane sul dominio della Tecnica e l’eclissi dei valori spirituali sono attuali. La civiltà occidentale si diffonde su scala planetaria, ma il suo sistema di valori è debole. E il concetto di “crisi dell’Occidente” è la chiave per interpretare il messaggio di Benedetto XVI».</p>
<p style="text-align: justify;">Un regista che da Mosca, la “Terza Roma”, è passato a Hollywood, la “seconda Cartagine”, Andrei Konchalovsky, cita un altro Papa: «Il pensiero europeo reca i segni della crisi, sfociata ovunque in grossi scandali economici. Ai popoli mancano punti di riferimento, il denaro conta più della morale. Per Giovanni Paolo II, il secolo XX ebbe la dittatura politica e il XXI avrà la dittatura economica. Di tale crisi Spengler colse la radice nell’eurocentrismo. L’ignoranza prosegue in America nella politica di Bush e in Europa con l’illusione del tribunale dell’Aia di giudicare altri popoli».</p>
<p style="text-align: justify;">Lettore de Il tramonto quando il libro circolava solo in tedesco, Alberto Pasolini Zanelli tiene l’America sott’occhio per Il Giornale. Ora ci racconta che «per le strade di Washington è ricomparso lo slogan che molti avevano incollato sui paraurti nel 1973 della crisi petrolifera: “Spengler era un ottimista”».</p>
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		<title>Discriminatori!</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Aug 2008 08:33:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Archivio]]></category>

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		<description><![CDATA[Le hanno chiamate &#8220;zone libere da omofobia&#8221;, ma di fatto si tratta di altro. A Sidney negozi e locali in determinate zone possono, con cartelli e adesivi, dichiararsi &#8220;liberi da omofobia&#8221;. Non si chiama piu&#8217; autoghettizzazione o auto-discrimazione? Si creano zone ad hoc per un determinato pubblico, con l&#8217;ovvia esclusione di chi in quel pubblico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://www.fredpride.com/images/gay_street.jpg" alt="" width="250" height="186" /><em>Le hanno chiamate &#8220;zone libere da omofobia&#8221;, ma di fatto si tratta di altro. A Sidney negozi e locali in determinate zone possono, con cartelli e adesivi, dichiararsi &#8220;liberi da omofobia&#8221;. Non si chiama piu&#8217; autoghettizzazione o auto-discrimazione? Si creano zone ad hoc per un determinato pubblico, con l&#8217;ovvia esclusione di chi in quel pubblico non ci rientra, e ci si auto-esclude dal resto del mondo, formando, di fatto, una categoria a parte&#8230;Che non vorrebbero gli fosse affibbiata, ma che per primi determinano.<br />
</em>
</p>
<p style="text-align: justify;">(ANSA)-SYDNEY, 25 AGO -Il comune di Sydney ha dichiarato &#8216;zone libere da omofobia&#8217; il quartiere gay lungo la Oxford Street e 2 aree riconosciute come distretti Glbt. La decisione, raggiunta con 5 voti a 4, prevede che i locali possano perdere la licenza di operare fino a tardi se i clienti commettono abusi o violenze omofobiche. Negozi e locali sono incoraggiati a dichiararsi &#8216;liberi da omofobia&#8217; con cartelli o adesivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://ansa.it/site/notizie/awnplus/cultura/news/2008-08-25_125230334.html">ansa</a></p>
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		<title>A che serve la borsa?</title>
		<link>http://www.azionetradizionale.com/2008/08/25/a-che-serve-la-borsa/</link>
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		<pubDate>Mon, 25 Aug 2008 08:32:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Archivio]]></category>

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		<description><![CDATA[Per capire il diabolico meccanismo che ha portato interi popoli alla fame, e continuera&#8217; a farlo per molto tempo, per il benessere di pochi.
di Maurizio Blondet, da effedieffe
La Borsa risale, e tutti i media contenti: forse siamo fuori dalla crisi.
Citazione: «Al 12 ottobre, il Dow Jones Industrial Index, su cui si misurano i ritorni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://www.effedieffe.com/images/stories/borsa.jpg" alt="" width="352" height="234" /><em>Per capire il diabolico meccanismo che ha portato interi popoli alla fame, e continuera&#8217; a farlo per molto tempo, per il benessere di pochi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Maurizio Blondet, da <a href="http://www.effedieffe.com">effedieffe</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La Borsa risale, e tutti i media contenti: forse siamo fuori dalla crisi.</p>
<p style="text-align: justify;">Citazione: «<em>Al 12 ottobre, il Dow Jones Industrial Index, su cui si misurano i ritorni di molti investimenti, chiuse al livello nominale di 14.693. I media, ovviamente, lo salutarono come un buon auspicio. Il 23 maggio 2008, il Dow ha chiuso a 12.480, solo il 15% di ribasso sul suo record. Non tanto male dopo la crisi dei supbrime e lo scoppio della bolla, almeno a prima vista. Tuttavia, se messo in relazione all’indice ufficiale dei prezzi che dal gennaio 2000 dà un’inflazione del 4% (che è molto sotto la vera inflazione provata dai veri esseri umani), il Dow valeva, al maggio 2008, solo  9.856. E ciò prendendo per buone le cifre d’inflazione ufficiali, che sono ridicolmente ottimistiche</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa significa nel mondo reale?</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Immaginate di aver investito 11.723 dollari il 14 gennaio 2000, quando il Dow era a 11.723. Lo stesso denaro, allora, poteva comprare circa 460 barili di greggio, 40 once d’oro, il 9%  di una media casa familiare. Otto anni più tardi, i soldi che avreste messo nel Dow sarebbero cresciuti a 12.480 dollari, con un guadagno nominale di 757 dollari, il 6,4%. Ma con quel denaro accresciuto oggi comprate solo 105 barili di greggio, ossia 355 in meno (-77 %), 27 once d’oro in meno (-66%) e, nonostante in grande calo dei prezzi immobiliari del 15,8%, soltanto il 6% di una casa media familiare (-33 %). Insomma, l’investitore del 2000 ha diritto a dirsi derubato in termini reali, nonostante l’aumento nominale del Dow del 6,4%</em>» <span style="color: #2d648a;"><strong>(1)</strong></span>.<span id="more-1809"></span><br />
Ma la Borsa serve a finanziare l’economia, dicono i media.
</p>
<p style="text-align: justify;">Altra citazione: «<em>Nell’insieme dei mercati finanziari europei l’emissione netta di azioni, ossia il valore lordo di tutte le azioni emesse, al netto dei riscatti</em> (riacquisti di azioni proprie da parte delle imprese) e<em> dei dividendi versati agli azionisti, è negativa da parecchi anni. I dividendi raggiungono un valore vicino a quello delle emissioni di azioni, vale a dire che le società emettono azioni per renumerare i propri azionisti</em>» (Dominque Plion su Le Monde Diplomatique, 9 febbraio 1999).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma ciò perché in Europa i «mercati» sono arretrati ed asfittici, dice 24 Ore: guardate invece in America, dove la Borsa è la più grande e libera del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardiamo: «<em>A parte il breve periodo 1991-94, durante il quale l’emissione di azioni netta è stata di 50 miliardi di dollari l’anno, ossia poco o nulla, la Borsa ha distrutto capitale. Ne ritira più di quanto ne ha emesso. Nel 2001, ad esempio, il volume delle azioni emesse è stato più che compensato da quello delle azioni distrutte</em> (con l’acquisto di azioni proprie), <em>cosicchè il totale delle emissioni nette di capitale è risultato negativo per circa 330 miliardi di dollari</em>» <strong><span style="color: #2d648a;">(2)</span></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia la schiacciante maggioranza delle imprese private, quelle che forniscono il 90% dei posti di lavoro, hanno meno di 100 dipendenti e non sono certo quotate in Borsa. Il capitale, lo raccolgono dall’indebitamento o dall’auto-finanziamento. Dovunque nel mondo, i «mercati» borsistici «pesano» per meno del 10% cento del capitale delle rispettive nazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Conclusione provvisoria: smettiamo di preoccuparci della Borsa. Negli anni del boom italiano, la Borsa vivacchiava, e l’Italia reale cresceva.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma in Borsa c’è chi ha fatto guadagni favolosi, dicono i media. Questo è vero. Pochi hanno fatto soldi, essenzialmente, a spese dei milioni che nel 2000 hanno investito in Borsa 11.723 dei loro sudati dollari, anzichè comprarci 460 barili di greggio o 40 once d’oro.</p>
<p style="text-align: justify;">Quelli cioè che hanno creduto che «i mercati» siano ciò che predicano Giavazzi e 24 Ore: che là vi sia «la concorrenza» perfetta, la «trasparenza» assoluta, e tutti gli altri miti del liberismo. Insomma, quelli che credono che il gioco sia  leale. Quei pochi, in realtà, hanno guadagnato perchè avevano informazioni che a quei milioni (detti «parco buoi») sono state taciute: tanti saluti alla «trasparenza».</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto alla «concorrenza» e al gioco «leale», per confronto, andate nel vero mercato, quello della frutta e verdura che nelle grandi città si tiene un giorno alla settimana in ogni quartiere. Lì dove dozzine di bancarelle vendono «valori» fisici, di cui avete bisogno e di cui sapete valutare la bontà: pomodori e lattughe, mica derivati e obbligazioni thailandesi o argentine. Dove non avete bisogno che Standard &amp; Poors vi dica quanto valgono le albicocche come vi dice quanto valgono le obbligazioni sub-prime, perchè il fruttivendolo è disposto a farvene assaggiare una e potete giudicare da soli.</p>
<p style="text-align: justify;">Domandatevi: come mai tutte queste bancarelle si mettono lì l’una a fianco all’altra, ad offrirvi gli stessi pomodori, lattughe e albicocche, con variazioni di prezzo minime? Non hanno paura della «concorrenza»? Non temono che qualcuno di loro fallisca, incapace di reggere «la competizione»? Non sarebbe meglio, per i profitti, che ciascuno piazzasse la sua bancarella da sola, in quartieri diversi?</p>
<p style="text-align: justify;">No. I bancarellari si ammassano tutti insieme perchè è la loro concentrazione ad attirare in folla le casalinghe clienti. Le bancarelle solitarie - a volte se ne vede qualcuna - sono malinconicamente disertate. Dunque, ad aumentare i fatturati delle bancarelle è il loro accordo più che la «competizione» intesa come lotta di tutti contro tutti, più l’armonia che la «concorrenza».</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò si chiama «capitale sociale», ed è qualcosa di impalpabile - di culturale - che il liberismo economico disprezza totalmente, perchè non è vendibile. O prova ad appropriarsene per renderlo vendibile, come la Monsanto quando brevetta una qualità di riso che gli indiani coltivano da secoli, e i colossi degli OGM brevettano pezzi di DNA di qualche essere umano.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto significativamente, appena gli economisti di Chicago hanno potuto far passare la Russia dal socialismo al «mercato», hanno cominciato col lasciar andare in rovina il grande capitale sociale ereditato dal collettivismo: dall’altissimo livello di istruzione, alla scienza, alla sanità pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho conosciuto personalmente una primaria di oncologia pediatrica (ero a Chernobyl) che guadagnava 300 euro al mese; molti suoi colleghi medici specialisti erano andati a fare i taxisti, prendevano sette volte di più.</p>
<p style="text-align: justify;">Dissipazione di qualità umane e di relazioni sociali essenziali, ecco a cosa s’è ridotto il capitalismo di «Borsa».</p>
<p style="text-align: justify;">Io stesso fui tentato di assumerla come badante per la vecchia mamma: 900 euro mensili, che ne dice? Ma l’avrei sottratta a quei bambini con la testa pelata e le occhiaie, le ossa piene di Stronzio 90. Che lei curava praticamente gratis, al massimo delle sue capacità scientifiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perchè in Borsa alcuni guadagnano: sono quelli che giocano per se stessi, nella sicurezza che gli altri, i più, giochino per la collettività: facciano degnamente il loro mestiere mentre vengono derubati di salario e risparmi, mantengano le relazioni sociali e i patrimoni comuni gratuiti, che fanno crescere la società intera. E’ lo stesso che gettare i rifiuti nei fiumi, perchè i fiumi sono collettivi, ossia di nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che ogggi siamo tutti «capitalisti», tutti abbiamo imparato la lezione del «mercato» terminale: tutti tendiamo a giocare per noi stessi, contro la società e il suo bene. Forse per questo i guadagni di Borsa non sono più quelli di un tempo. Ormai non ci sono più patrimoni sociali, cultura alta, onestà, civismo, orgoglio del lavoro ben fatto, patriottismo da consumare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ognuno da parte, con la sua bancarella, lontano dagli altri, sperando di vendere i pomodori un po’ marci. Il risultato è l’impoverimento generale. Meritatissimo.</p>
<hr style="text-align: justify;" size="2" />
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #2d648a;"><strong>1)</strong></span> John Browne, «Set to soar - or swoon», Asia Times, 15 agosto 2008.<br />
<strong><span style="color: #2d648a;">2)</span></strong> Bernard Maris, «Antimanuale di economia», Tropea Edizioni, 2005.
</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Bilancio Olimpiadi di Pechino</title>
		<link>http://www.azionetradizionale.com/2008/08/25/bilancio-olimpiadi-di-pechino/</link>
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		<pubDate>Mon, 25 Aug 2008 08:25:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Archivio]]></category>

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		<description><![CDATA[Le Olimpiadi di Pechino 2008. Un messaggio alle autorità politiche e sportive italiane e internazionali : la festa Olimpica è finita ma lo schiavismo, lo sfruttamento umano e la repressione continuano !

“One world, one dream” era lo slogan di queste olimpiadi. E, invece, il “ sogno è stata una pia illusione” ha dichiarato il dissidente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://www.blogiseverything.com/images/beijing2008_consept1_small.jpg" alt="" width="299" height="223" />Le Olimpiadi di Pechino 2008. Un messaggio alle autorità politiche e sportive italiane e internazionali : la festa Olimpica è finita ma lo schiavismo, lo sfruttamento umano e la repressione continuano !</h3>
<p><!-- content --></p>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0in 0in 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;">“One world, one dream” era lo slogan di queste olimpiadi. E, invece, il “ sogno è stata una pia illusione” ha dichiarato il dissidente Cai Chongguo. Sono state le Olimpiadi delle false immagini, le olimpiadi, per esempio, di Lin Miaoke, la bambina che ha cantato l’Ode alla madrepatria ma che ha solo mimato la canzone cantata da Yang Piyi, con voce più bella ma dentatura non perfetta e volto meno accattivante. Il comitato organizzatore dei giochi ha anche confermato che i fuochi d’artificio che si sono visti nella trasmissione televisiva non erano reali bensì generati dal computer. Il pubblico televisivo del mondo è stato bombardato da immagini di sogno con laghi tranquilli e azzurri, foreste verdi e panda giocosi mentre la reatà cinese è composta da industrie che contaminano, da intere regioni terremotate a rischio infezione e da inquinamento nucleare. La cerimonia di apertura ha glorificato il passato e le tradizioni cinesi, i saggi confuciani, la scrittura, la stampa, la via della seta e l’architettura nazionale, con un grande assente : il partito comunista che ha saputo distruggere tutto questo. Tutte le promesse del CIO e del regime di Pechino sulla libertà di stampa e i diritti umani sono state infrante. </span></span><span id="more-1806"></span><span style="font-size: 11pt;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><span class="content1">La situazione dei diritti umani è infatti peggiorata : più di mille Laogai, migliaia di esecuzioni capitali con relativa vendita degli organi umani, centinaia di migliaia di aborti forzati e sterilizzazioni, repressione della libertà di stampa, persecuzione di tutte le chiese e di ogni dissenso sono i crimini perpetrati dal regime di Pechino. Durante le Olimpiadi sono continuate le torture, gli arresti, la polizia ha sparato sulla folla pacifica nella zona di Malho nel Kham causando numerosi morti,<span> </span>due anziane donne di 77 e 79 sono state condannate a un anno di laogai e decine di dissidenti cinesi sono stati arrestati.</span></span></p>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0in 0in 0pt;"><span class="content1"><strong><br />
<span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;">Queste Olimpiadi <span class="content1"><strong><span style="font-size: 11pt;">r</span></strong></span><strong><span style="font-size: 11pt;">esteranno alla storia come le Olimpiadi “della menzogna”.</span></strong></span></strong></span></div>
<p></span><img class="alignright" src="http://www.beijingolympicsfan.com/wp-content/uploads/2007/10/beijing-2008-logo-012.jpg" alt="" width="400" height="300" /></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt;"></p>
<div><span class="content1"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;">Queste Olimpiadi sono state un grande business per multinazionali come la Mc Donalds, che ha firmato contratti milionari per aprire negozi alle pompe di benzina di Sinopec, per la Coca Cola, Kodak, Visa, Samsung , Swatch, Panasonic etc. Nel 2001, persino le ditte canadesi Bombardier e SNC-Lavalin sostennero la candidatura di Pechino, anche contro la connazionale Toronto, e ottennero un contratto di 1,5M di dollari per scavare i tunnel per le 5 nuove linee metropolitane di Pechino. Miliardi di dollari di profitti, a vantaggio dell’élite finanziaria mondiale, fatti letteralmente sul sangue e sulla pelle di milioni di detenuti nei laogai, di centinaia di milioni di lavoratori, migranti e contadini sfruttati nelle imprese-lager, di centinaia di migliaia di sfrattati in Cina e di disoccupati in occidente e sul lavoro, fino a 14 ore ore al giorno, dei bambini-schiavi, impiegati nelle fabbriche dei prodotti olimpici.</span></span></div>
<p></span></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt;"><span class="content1"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;">Cosa avete ottenuto signori politici e signori del CIO ? Avete dimenticato i principi olimpici che si riferiscono a valori etici universali e alla dignità umana, quella dignità umana che voi avete ignorato e che il regime di Pechino ha insanguinato?  Avete voi anche dimenticato le parole del preambolo della dichiarazione universale dei diritti umani.. ?  Queste sono “ <em>Il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali e inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”</em>. </span></span></span></p>
<div style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 14pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif;">Vergognatevi  !</span></strong><span style="font-size: 14pt;"><br />
</span><span style="font-size: 11pt;"><br />
<span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;">Non tutti come voi riescono a mentire a se stessi. Congratulazioni a Margherita Granbassi, Clemente Russo, Antonio Rossi e Josefa Idem che si sono schierati dalla parte dei diritti umani !</span><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><span style="color: #000000;">Imke Duplitzer, atleta tedesca che ha disertato la cerimonia di apertura delle Olimpiadi, ha giustamente chiesto,  riferendosi a Gao Zhisheng, l’avvocato recentemente sparito nell’inferno dei Laogai : “<em>Tutti e due ci battiamo per qualcosa  : io mi batterò per una medaglia, lui per la giustizia. Che cosa è più importante ?</em>” Questo è il vero nocciolo del problema !  E’ tutta una questione di valori poichè è il grado di riconoscimento dei diversi valori che differenzia gli uomini. Purtroppo, oggi viviamo in una società dove sussiste una supremazia dei valori materiali ed edonistici. Le Olimpiadi non sarebbero mai dovute essere assegnate alla Cina. Solo gli interessi economici delle istituzioni sportive, finanziari e politici internazionali e del regime comunista di Pechino lo hanno permesso.<br />
</span><br />
Tuttavia, come  nel caso dell’URSS nel 1991,  le banche e le multinazionali non riusciranno a salvare il regime cinese, quel regime che è stato fonte, per decenni, di grandi profitti. Il Partito comunista in Cina sta soffrendo la più profonda crisi ideologica dalla sua fondazione, minato com’è dalla corruzione. L’organismo più criticato e odiato dai cinesi è proprio il Partito. Le decine di migliaia di rivolte che avvengono ogni anno nel Paese e che sempre più spesso si concludono con l’assalto delle sedi del Partito e con gli scontri tra manifestanti, polizia e l’esercito per motivi di espropri, inganni, inquinamenti, licenziamenti, ingiustizie sottolineano… quanto la gente ami il Partito !</span></span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif;">Il tentativo delle banche, delle multinazionali e del regime comunista di Pechino di usare le Olimpiadi come perno di una campagna di propaganda internazionale per promuovere l’immagine della “nuova Cina” è fallito e si è rivelato un boomerang.</span></div>
<p style="text-align: justify;">
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif;">Cari politici e cari banchieri, la festa è finita ma la lotta continua e noi, come tanti in tutto il mondo,  non avremo pace fino a quando il sole della libertà e della giustizia sociale non risplenderà in Cina, in Tibet, in Birmania, nel Darfur e in tutte quelle nazioni del mondo dove i diritti fondamentali dei popoli sono sacrificati ai vostri meschini interessi.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt;"><br />
<span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;">Redazione di www.laogai.it</span></span></div>
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