Editoriale di “Raido - Contributi per il Fronte della Tradizione” Anno XIV n. 38 - Solstizio d’Inverno 2009 - Speciale Scuola di Mistica Fascista
La Scuola di Mistica Fascista ha rappresentato una delle esperienze più radicali e profonde del Fascismo. Nata negli ambienti universitari, è stata l’anima, il cuore pulsante di intere generazioni. Ha espresso l’ala intransigente, la schiera instancabile a difesa della Rivoluzione, incarnando le virtù volontaristiche, giovanili e più sane del Ventennio fascista. Spirito fatto sangue. Fede incarnata, milizia sempre pronta. Quella della Scuola di Mistica Fascista non è stata una semplice esperienza culturale, aggregativa o intellettuale, come tante altre ve ne furono durante quel periodo. Essa fu veramente una Scuola di vita, fu essenzialmente un Ordine nel senso elitario del termine, all’interno del quale si formavano uomini, o – per dirla alla Codreanu, un altro “mistico” – si entrava uomini per uscirne degli eroi.
Con questo numero e con i successivi, Raido si propone di raccogliere scritti e testimonianze che possano rendere omaggio a quegli uomini, come Niccolò Giani, Guido Pallotta, Gastone Silvano Spinetti, Berto Ricci e molti altri che, con il loro esempio, hanno saputo incarnare e far rivivere il Mito nel XX secolo.
«Nudi alla meta» era uno dei loro dogmi, come ebbe a precisare proprio Guido Pallotta. Cosa voleva dire questa formula, cosa rappresentava per loro e cosa ancor oggi rappresenta per noi? Significa fede incondizionata, azione impersonale, ma soprattutto significa buttar giù le maschere con le quali a fatica copriamo le nostre inezie, le nostre debolezze o le nostre umane, troppo umane, povertà. «Nudi alla meta», vuol dire neutralizzare le influenze della parte istintiva, emotiva e passionale, significa togliere lo sguardo dal nostro “egoismo”, dal nostro allettante utile, dalla nostra pur sempre ricercata gratificazione, per volgerlo alla parte più luminosa e limpida di noi: verso quel cuore intrepido che non chiede nulla per sé, ma che sa donare sino all’estremo sacrificio, che ama la lotta e che non disdegna di assumersi gli impegni e le responsabilità come prova per vincere le paure, le invidie e la pigrizia di una vita comoda e mediocre tanto cara ai “borghesi”. Questo è stato sicuramente il maggior merito della Scuola di Mistica Fascista, l’aver ribadito che ogni combattente, prima ancora di cimentarsi in una lotta puramente culturale, politica, sociale o in estremo in armi, deve confrontarsi con se stesso, il dover intraprendere una lotta che è soprattutto cammino interiore, di formazione e di rettificazione del carattere.
Per i mistici era essenziale la formazione di una élite per riaffermare il primato dei valori spirituali ed eroici e per rivendicare l’appartenenza al Fronte dello Spirito e del Sangue, un fronte ben visibile che in quel tempo si andava estendendo in tutta Europa, grazie alla testimonianza di Codreanu, Degrelle, Primo de Rivera, che ben presto diventarono punti di contatto e di riferimento per i giovani della Scuola di Mistica. Alla base della tensione che animava i mistici, c’era dunque il mito della gioventù, un mito che si nutre di fede e di coraggio, di ordine e di disciplina, di responsabilità e di intransigenza. Per questo motivo, si consideravano i custodi dell’essenza del Fascismo, del Fascismo Universale e Integrale.
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