Integrazione forzata \2

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    Parte seconda. Altro significativo esempio di quella integrazione che media e benpensanti acclamano a gran voce. Di due culture differenti non se ne può fare una meticcia. L’integrazione pubblicizzata ed auspicata è più un mescolamento bastardo che un effettivo rispetto delle diversità e delle relative identità. L’immigrazione, in quanto forza lavoro a bassissimo costo, a tutti gli effetti schiavitù regolarizzata, è sostenuta e promossa dai grandi gruppi economici servi del capitale. Se il discorso va oltre il semplice sfruttamento ecco saltar fuori i primi problemi dagli stessi che questa immigrazione sostengono per i propri interessi.

    Polemiche a Como per una madre che accompagna la figlia a scuola indossando il burqa, il tradizionale copricapo che nasconde interamente il volto. Le madri degli altri scolari protestano vivamente. Succede alle scuole elementari “Viganò”, in pieno centro cittadino. Il particolare abbigliamento susciterebbe paura nelle bambine. Un consigliere comunale chiede “di intervenire”.

    La notizia è stata resa pubblica dal consigliere di maggioranza, Alessandro Nardone (AN), proprio durante una seduta al palazzo municipale. Nardone riferisce che alla “Viganò” da quando sono riprese le lezioni la donna, dalla cultura e tradizioni islamiche, quotidianamente accompagna la figlioletta senza rinunciare ad indossare il tradizionale copricapo musulmano che le nasconde completamente anche il volto.

    “Da quel giorno – spiega Nardone – le altre bambine guardano con perplessità e forse preoccupazione quella donna. E’ evidente che il suo abbigliarsi suscita una particolare attenzione, e forse timore, negli altri bambini che nulla sanno degli usi e costumi musulmani”. Da qui le prime proteste da parte delle altre mamme.

    E il politico locale ha portato il caso in Consiglio comunale e in Giunta chiedendo “se non fosse il caso di intervenire” ricordando che “in Italia è vietato indossare copricapi o costumi che possano travisare o nascondere il volto”.

    La vicenda ricorda un analogo caso a Drezzo, un paesino sempre del Comasco, al confine con il Ticino. Là, qualche mese fa, il sindaco Cristian Tolettini inflisse multe a raffica, applicando alla lettera la legge in questione ad una donna che quotidianamente girava per le vie del paese con il burqa. Ne nacque una polemica nazionale e una delle multe raggiunse anche una giornalista di un noto quotidiano nazionale che, per realizzare un servizio giornalistico, si era recata a Drezzo con indosso un burqa.