Il lato oscuro di Hemingway

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    La notizia di questi giorni, ci permette di rinfrescare la memoria sullo scrittore americano. Di famiglia antifascista, in prima linea contro i fascismi europei, già collaborava con i servizi segreti americani, quando dopo lo sbarco in Normandia fu inviato vicino Parigi per interrogare i prigionieri tedeschi. Le sue lettere, relative a questo periodo, raccontano, piene di orgoglio, dei suoi abusi e del godimento nell’uccidere, quasi con perversione, i prigionieri tedeschi disarmati e quindi inoffensivi. Concludiamo con un breve aneddoto. Hemingway partì nel 1937 per la Spagna un anno dopo lo scoppio della guerra civile. Partì come giornalista ma con la volontà di uccidere almeno un fascista. Abbandonò il fronte, ferito ad una gamba, dopo alcuni mesi: trovò un fascista che sparò prima di lui.

    Lo scrittore americano Ernest Hemingway avrebbe ucciso 122 prigionieri di guerra tedeschi, disarmati. Pubblicate due lettere dove l’autore di “Addio alle armi” confessa di aver goduto nello spargere il sangue del nemico. Non ci sono testimoni per confermare le sue affermazioni e i critici sospettano che questa potrebbe essere una della tanta vanterie che hanno caratterizzato la vita avventurosa di Hemingway.

    E’ stato Rainer Schmitz, giornalista tedesco, che nel suo “Cosa è successo al teschio di Schiller? Tutto quello che non sapete sulla letteratura”, raccolta di aneddoti sconosciuti di autori celebri, ha portato alla luce le due lettere incriminate, in Germania ancora inedite.

    Guerra ai “crauti”
    Subito dopo lo sbarco di Normandia, nel giugno 1944, Ernest Hemingway si unì al 22esimo reggimento della IV Divisione di fanteria americana col grado di ufficiale. Non era solo un cronista: lavorava, infatti, già per i servizi segreti americani. Grazie alla sua conoscenza del francese, lo scrittore fu inviato a Rambouillet, vicino Parigi, dove interrogò centinaia di prigionieri tedeschi da lui chiamati con disprezzo “crauti”.
    Il 27 agosto 1949 Hemingway scrisse una lettera al suo editore Charles Scribner: “Una volta ho ucciso un crauto-SS particolarmente sfrontato. Al mio avvertimento, che l’avrei abbattuto se non rinunciava ai suoi propositi di fuga, il tipo aveva risposto: ‘Tu non mi ucciderai. Perché hai paura di farlo e appartieni a una razza di bastardi degenerati. Inoltre sarebbe in violazione della Convenzione di Ginevra’. Ti sbagli, fratello, gli dissi. E sparai tre volte, mirando allo stomaco. Quando quello cadde piegando le ginocchia, gli sparai alla testa. Il cervello schizzò fuori dalla bocca o dal naso, credo”.

    Tiro a segno
    Il 2 giugno 1950, il futuro premio Nobel scrisse ad Arthur Mizener, docente di letteratura alla Cornell University: “Ho fatto i calcoli con molta cura e posso dire con precisione di averne uccisi 122». Uno di questi tedeschi, racconta, “era un giovane soldato che stava tentando di fuggire in bicicletta e che aveva all’incirca l’età di mio figlio Patrick”. Hemingway gli sparò alle spalle.

    Verità o finzione?
    In molti pensano che possano essere, queste due lettere, una delle tante spacconerie dello scrittore americano. Il giornalista Schmitz ammette che Hemingway, narcisista fino alla morte, possa aver esagerato.

    Ma non è escluso che, conoscendo il suo amore per le “passioni forti”, durante la Seconda guerra mondiale egli abbia effettivamente violato la Convenzione di Ginevra.

    L’amore per la caccia
    Del resto sono particolarmente significative le parole pubblicate in un articolo nel 1936: “Certamente nessuna caccia è paragonabile alla caccia all’uomo e chi abbia cacciato uomini armati abbastanza a lungo e con piacere, dopo non si è mai interessato di null’altro”.

    Fonte: TgCom.it