La malattia del XXI° Secolo

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    Ci avevano giurato che saremmo morti in un conflitto atomico, uccisi forse in un attentato terroristico di qualche “estremista islamico” o nel crollo accidentale dell’ennesimo grattacielo costruito per sfidare in altezza tutti i suoi precedenti, e invece non è andata così, stiamo morendo si ma, uccisi da noi stessi o meglio, dalla modernità dilagante con cui abbiamo barattato la nostra essenza più intima e profonda. Rimasti soli e per giunta vuoti, sembra vi sia una sola via di fuga, il suicidio. Un suicidio che non ha nulla di rituale o sacro, ma che è invece la via di fuga più vigliacca, quella di chi rinuncia alla lotta come vita, ed alla vita come lotta, di chi pensa che alla caduta posso seguire solo la sconfitta totale e non il riscatto nobile e virile… Questa l’ “uscita di emergenza” che, tristi stime alla mano, sta uccidendo la nostra gioventù.


    ROMA – Il suicidio è la prima causa di morte tra i giovani dai 15 ai 25 anni. E non si tratta di un problema che riguarda solo le società del nord Europa. Anche nel nostro Paese i dati sono allarmanti, visto che l’8% di tutti i decessi tra i ragazzi nella fascia di età 10-24 anni è determinato dalla scelta consapevole di togliersi la vita. I dati sono stati sottolineati in occasione della Giornata Mondiale della prevenzione del suicidio, che si celebra l’11 settembre. Sul territorio italiano si registrano ogni anno 9 casi di suicidio ogni 100 mila abitanti tra i maschi (dati Iss-Istat aggiornati al 2001) e 2,6 tra le donne. Ciò significa che i suicidi nel nostro Paese sono circa 4 mila l’anno (3mila tra gli uomini e mille tra le donne), con tassi più alti tra gli over-65 (23 casi per 100mila abitanti).

    UOMINI ISTRUITI – Il fenomeno è dunque più diffuso tra gli uomini, soprattutto con un alto grado di istruzione, anche se i tentativi di suicidio sono più numerosi tra le donne. Ma è il malessere tra i giovani , come accennato, a preoccupare di più: nella fascia 10-24 anni si registrano 5 casi di suicidio per 100 mila abitanti. E, secondo l’Oms, il 40% dei ragazzi che non è riuscito nel primo intento, ripete il gesto.

    POTENZIARE I SERVIZI PUBBLICI DI PSICOTERAPIA – «E’ necessario potenziare i servizi di psicoterapia pubblici avvicinandoli ai giovani» ha detto la responsabile famiglia e minori di Forza Italia, Maria Burani Procaccini,. «Si tratta ancora di una scelta dolorosa e drammatica – sottolinea Burani- spesso accompagnata e dettata dalla depressione clinica. C’è la necessità – prosegue la senatrice – di mettere a fuoco una strategia complessa ed efficace contro la depressione, contro cui disponiamo di armi cliniche di primo livello, ma di comprendere anche il disagio e di contenerlo». Per questo, Burani Procaccini chiede alle Regioni di «potenziare i servizi di psicoterapia pubblici e di avvicinarli ai giovani». Quindi una richiesta anche al ministro dell’Istruzione: «Spero che il ministro Fioroni voglia occuparsi di una possibile ed auspicabile concertazione di servizi e di obiettivi fra la Scuola e le istituzioni sanitarie per agire meglio in chiave preventiva». Nella scuola ad esempio, è il monito degli esperti, veri programmi di prevenzione non sono mai stati attuati, mentre è proprio tra i banchi che più chiaramente si possono manifestare i segni del disagio.

    Fonte: corrieredellasera.it