Vengo anch’io!

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    Con un ritardo che dimostra l’ormai consolidata tendenza della politica “italiota” a salire sul carro dei vincitori, cioè dei più forti, Romano Prodi si affretta a seguire le dichiarazioni di Blair e di Sarkozy in merito alla necessità delle donne musulmane a rimuovere il velo imposto dalla religione islamica.
    Una vittoria nell’ambito della tutela “culturale” dell’Italia? No, dietro a questi inviti si nasconde invece il subdolo intento di omogeneizzare la popolazione europea, con annessi immigrati, in un crogiuolo ateo caratterizzato dalla divinizzazione del dio denaro e senza identità alcuna, studiato a tavolino da chi, riparato dietro le prime linee dei “pupazzi” messi a governare, metodicamente accellera sempre più il collasso della nostra Civiltà…Noi non staremo a guardare…

    ROMA. Gli immigrati sono «parte del nostro futuro», ma il punto è «avere regole chiare, in modo che se si comportano adeguatamente, hanno rispetto della legge e sono buoni cittadini, possono diventare a tutti gli effetti italiani». Ieri il presidente del Consiglio ha ricevuto per un’intervista, nella Sala Gialla di Palazzo Chigi, Stephen Brown della Reuters, che sta conducendo una serie di interviste a leaders europei sul tema dei migranti. E la prima domanda che si è sentito rivolgere dalla rete tv britannica è stata se il velo islamico potesse rendere più difficile l’integrazione, come recentemente sostenuto dal ministro degli Esteri inglese Jack Straw. La risposta, in inglese, è stata in qualche modo sorprendente: nessun problema, basta che il volto non sia completamente coperto. «Non puoi coprirti il volto. Se vuoi indossare il velo va bene, ma deve essere possibile vederti. E’ un fatto di buonsenso, credo, e importante per la nostra società», ha spiegato Prodi. Aggiungendo che «non si tratta di come ci si veste, ma se ci si nasconde o meno». Il fatto non mancherà di far discutere, per molti motivi. Anche se Prodi nelle sue dichiarazioni di ieri sul velo è stato coerente, ci fu una vistosa polemica politica in Italia quando, nel luglio del 1998, in visita di Stato a Teheran si presentò dall’allora presidente Khatami, un ayatollah moderato, con la moglie Flavia coperta dal velo. Né più né meno di come l’abbiamo vista nei giorni scorsi davanti a Benedetto XVI durante la visita ufficiale Oltretevere. Ma in molti, nel 1998, ricordarono che Oriana Fallaci aveva raccontato di essersi strappata anche quello, nel corso della sua celebre intervista a Khomeini.

    La posizione, che Prodi stesso definisce «di buon senso», contiene dei riferimenti alla legge italiana che proibisce di circolare in pubblico con il volto coperto. Dunque, il governo italiano considera, a differenza di quel che accade in Inghilterra, in Francia, e in molti lander tedeschi, possibile che si mostrino in pubblico segni di riconoscimento religioso, purché la legge italiana sia rispettata. Via libera al velo, o all’hejab, ma niente niqab, la copertura islamica che lascia intravedere solo gli occhi. «E’ già un passo avanti» dichiara Suad Sbai della Consulta Islamica, che da donna marocchina avrebbe preferito sentir Prodi opporsi anche al velo, «per aiutare quelle mie connazionali che magari a Rabat non portavano neanche quello, e se lo ritrovano imposto dagli uomini». Benissimo, dice Hamsa Picardo dell’Ucoii, su posizioni ben diverse da Sbai, «il foulard assolve la funzione richiesta dalla shaaria». Però aggiunge, «con questo il governo italiano non potrà vietare il niqab, perché la legge italiana che proibisce di circolare con il volto coperto prevede deroghe per “importanti motivazioni”, e naturalmente la religione è una di queste».

    Al di là delle polemiche che certamente scoppieranno nelle comunità islamiche italiane, dato anche che la Consulta non ha avuto il tempo di affrontare la questione del velo, l’intervista della Reuters ha permesso a Prodi di spiegare la posizione del governo, in vista del vertice di Bruxelles nel quale l’Europa tenterà di darsi una politica comune in materia d’immigrazione. Italia, Francia, Spagna, Grecia, Portogallo e Slovenia stanno facendo pressione sulla presidenza, nel semestre in cui è di turno la Finlandia, perché il problema sia in cima all’agenda comunitaria: «A causa della libera circolazione prevista dal trattato di Schengen questo è un problema europeo», dice Prodi. Aggiungendo che, per quanto riguarda l’Italia, «l’immigrazione sana deve trovare il suo sbocco nella cittadinanza, non c’è altro modo se vogliamo avere un paese ben integrato». Ma forse, a stemperare le polemiche potrebbe servire proprio il ricordo di quella visita a Teheran del 1998. In Italia si scrisse che Flavia Prodi era coperta dal chador, e a difenderla scese in campo Khamenei, che a differenza di Khatami era ed è uno sciita integralista, e per giunta Guida suprema dell’Iran: «Perché si dovrebbe criticare la signora Prodi per il velo, quando è stata lei stessa a sceglierlo?».

    Fonte: lastampa.it