Israele: nuova guerra nel 2007

    349

    Israele ha deciso.
    E avvia i preparativi per attaccare la Siria ed Hezbollah.
    Anche la data è precisata: l’estate del 2007.
    Lo afferma Haaretz, secondo cui la decisione della nuova guerra è stata presa «in una serie di riunioni delle scorse settimane» nell’ambito dello Stato Maggiore. (1)
    Il motivo strategico (o pretesto) addotto per il nuovo attacco: occorre stroncare il «senso di successo che [dopo la controffensiva Hezbollah] sta guadagnando le forze ostili ad Israele e all’Occidente nell’area».


    Questa euforia sarà accresciuta da «una decisione di Washington di ritirare gran parte della sue forze dall’Iraq» (evidentemente, gli israeliani lo sanno già), e può far sì che anche l’Iraq – o la sua area meridionale sciita – diventi parte del fronte comune che, secondo Israele, unisce la Siria all’Iran.

    In base a queste valutazioni, i generali hanno dato una serie di disposizioni significative.

    La prima: è stato deciso di rimandare di un anno l’accorciamento del servizio militare voluto dal precedente ministro della Difesa, Shaul Mohfaz, e che doveva entrare in vigore nel marzo 2007.
    Il mantenimento della durata attuale servirà a migliorare l’addestramento delle divisioni al combattimento, necessario alla luce delle smagliature e delle falle rivelate nella guerra contro Hezbollah.
    La seconda misura: il glorioso Tsahal abbandona il controllo del Comando del Fronte Interno alla polizia e alle autorità civili: saranno dunque queste ad occuparsi dei massacri a Gaza, mentre le forze armate concentrano tutte le loro risorse alla guerra imminente contro la Siria.
    La terza decisione: si è deciso di rimandare la fine, precedentemente prevista, della linea di produzione dei carri armati Merkava.
    Anzi, di accelerare la fabbricazione dei più nuovi e avanzati Merkava Mark-4
    per rimpiazzare i più vecchi, che si sono rivelati alquanto vulnerabili nello scontro in Libano di luglio-agosto.
    Benchè le lezioni tratte dallo scontro non siano ancora riassunte in un rapporto finale, gli altri gradi sionisti valutano che, nonostante gli almeno 47 carri distrutti, i nuovissimi Mark-4, «se dispiegati nel modo giusto» (sic: in Libano, il glorioso Tsahal ha commesso l’errore elementare di mandare i suoi corazzati dentro gli abitati in macerie) offrono all’equipaggio una protezione efficace.
    La produzione deve fornire «alcune decine all’anno» dei nuovi carri.
    Si è dato anche l’ordine di mettere a punto un sistema d’arma capace di intercettare i razzi terra-terra da 220 e 330 mm usati da Hezbollah contro Haifa e i villaggi israeliani di confine.
    Il sistema d’arma userà missili già esistenti, ma non sarà pronto prima dei tre anni, quindi inutilizzabile per la guerra programmata per l’estate 2007.
    La cosa dovrebbe essere preoccupante visto che, secondo lo spionaggio militare, Hezbollah disporrebbe ancora di 5 mila Katiushe nel Libano meridionale.
    Interessante sottolineare che, nonostante la propaganda assillante ebraica sull’urgenza di stroncare il programma nucleare iraniano, lo Stato Maggiore israeliano ritiene che Teheran «non rappresenta una minaccia nell’anno prossimo», anzi è «relativamente basso nella lista delle priorità», come dimostra il fatto che non è stato deciso di accelerare la preparazione aeronavale e di spionaggio contro l’Iran.
    Più urgente, per i militari di Giuda, rispondere all’organizzazione della guerra asimmetrica che essi attribuiscono alla Siria.
    Consapevoli dell’assoluta superiorità in aerei e corazzati israeliana, i nemici puntano su forze irregolari e paramilitari «pesantemente armate con armi anti-carro», fornite di buone «unità di comando» e di rifugi sotterranei: descrizione degli elementi di superiorità rivelati da Hezbollah.
    Preoccupano i generali anche i crescenti arsenali di «armi occidentali avanzate» nei Paesi arabi vicini, anche quelli che hanno in vigore trattati di pace con Israele; questi armamenti possono diventare «una minaccia immediata» in caso di crollo dei regimi in quegli Stati o guerre civili per la successione (Egitto e Arabia Saudita, par di capire) con la salita al potere di regimi ostili.
    Ma su questo, Israele è sicuro che «gli Stati Uniti manterranno il ‘vantaggio qualitativo’ a favore di Israele, fornendo ai Paesi arabi moderati armamenti privi dei più avanzati e sofisticati miglioramenti», che invece continuano a fornire ad Israele.
    E’ questo uno dei motivi per cui, sia detto fra parentesi, la Russia ha superato gli USA come venditore di sistemi d’arma non solo in Medio Oriente, ma nel mondo.
    Naturalmente, lo scempio di Gaza continuerà, sotto la sigla di lotta ai «terroristi di Hamas», che secondo Tsahal vengono nascostamente armati dall’Iran.
    E secondo Haaretz, si farà in modo che siano Siria ed Hezbollah ad attaccare Israele, o così far apparire gli eventi per giustificare la guerra programmata per l’estate prossima.
    Stando così le cose, che fine faranno i nostri soldati, che il governo della cosiddetta «sinistra» ha dispiegato in Libano nel quadro della missione UNIFIL?
    Ovviamente rischiano di trovarsi tra i due fuochi nella rivincita che Giuda vuol prendersi contro Hezbollah; e probabilmente è appunto questo il disegno di Israele, trascinarci nei suoi conflitti nel nome dell’Occidente.
    Il pericolo è aggravato dal fatto che Prodi e i suoi compari si sono tenuti, anziché licenziarlo, Nicolò Pollari: ossia l’uomo di fiducia degli ebrei a capo del nostro spionaggio, che già tanti servizi ha fatto alla causa giudaica, come la confezione del falso «uranio del Niger», di cui Saddam si sarebbe impadronito, una delle pseudo-cause dell’invasione dell’Iraq.

    Maurizio Blondet


    Note
    1)
    Amir Oren, «IDF girds for possibility of war with Syria next year», Haaretz, 6 novembre 2006.