Babbo Consumo

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    Il periodo di Natale è, come sappiamo, il periodo delle brusche accellerazioni sul pedale del consumo sfrenato. Tutti si è "più buoni" e, secondo una logica perversa, si consuma di più, grazie anche alle offerte della grande distribuzione le cui cambiali "natalizie" non ci disturberanno fino ai primi mesi dell’anno successivo.
    A questa consuetudine, divenuta ormai la triste regola che vincola tutti gli
    abitanti di quella parte del mondo "occidentalizzato", sembra, almeno simbolicamente, non volersi assoggettare il presidente Venezuelano
    Chavez, la cui politica anti-americana tout court lo ha portato a scagliarsi
    contro una delle più grandi contraffazioni consumiste dei nostri anni: la figura di Babbo Natale, inventato dalla Coca Cola sulla base della leggenda di San Nicola, ed effige subdolamente gioiosa di un mondo al capolinea…

    A vederlo, con il sacco in spalla e il vestito rosso, Babbo Natale sembra proprio un vecchietto innocuo e rassicurante. E, invece, dietro la sua barba bianca si nasconderebbe il volto feroce dell’imperialismo americano. Almeno questa è l’opinione del presidente venezuelano Hugo Chavez. Il polemico leader, da anni campione instancabile della lotta contro il potere Yankee, questa volta ha deciso di combattere una singolare battaglia: quella dei simboli natalizi.Nel mirino del terzomondista Chavez c’è ora l’anziano ma ancora arzillo Santa Klaus. Un nemico apparentemente di poco conto. Almeno per uno che ha avuto il coraggio di sbeffeggiare il presidente Bush di fronte all’intera Assemblea generale delle Nazioni Unite, chiamandolo “El Diablo”. Eppure Chavez non sottovaluta la pericolosità del “S ignore in rosso”, che avrebbe ben poco ormai in comune con l’antico San Nicola, originario ispiratore della figura. L’immagine moderna di Babbo Natale è frutto della penna geniale dei pubblicitari della Coca Cola. Persa l’aureola, Santa Klaus avrebbe deciso di consolarsi diventando l’icona del consumismo Yankee. Un “marchio infamante” che gli ha procurato l’ostracismo dell’ultimo erede di Bolivar. Non si tratta di una vera e propria censura. Il presidente si è limitato a “i nv i t a r e c al d am e nt e ” i venezuelani a non esporre, almeno negli spazi pubblici, immagini del “temibile vecchietto”. Analoga sorte è stata riservata anche all’Albero La guerra degli addobbi diNatale, che con i suoi lustrini luccicanti ricorda troppo gli sprechi del “Primo mondo”. IL PRESEPE, invece, è stato risparmiato dalla furia antinatalizia del caudillo. Il Bambin Gesù, magro e infreddolito, che viene alla luce in una più che proletaria mangiatoia, si addice di più all’austerità del “Compagno Presidente”. Neppure la barba folta, stile Castro, è riuscita a salvare Santa Klaus. Per lui, ormai, si prospettano tempi duri. Quest’anno, al rosso vecchietto non resta che scordarsi la consueta “c a p at i n a ” a Caracas. Non è detto che la cosa gli dispiaccia più di tanto. Il clima caraibico delle spiagge venezuelane è poco adatto al suo abbigliamento “nordico”. Meglio, dunque, rimettere il sacco nella slitta e sfrecciare verso mete più adatte. Chavez, questo Natale non merita neanche il carbone che si dà ai bambini cattivi.

    Fonte: Epolis