Immobiliari agevolate, piccoli puniti

    267

    Tra i trucchi celati nella Finanziaria di Prodi (devo la segnalazione ad una lettrice) c’è la creazione di «Società di investimento immobiliare» (SIIQ), specie di fondi d’investimento che si occuperanno di costruzioni edilizie e di locazioni.

    Sono previste, nota la lettrice, «volumetrie da capogiro, tali da far raddoppiare molti comuni, in particolare della cintura di Milano».

    La novità è che queste SIIQ godono, nella Finanziaria, di un regime di tassazione molto agevolato, del 15 %, oltre che della totale esenzione dall’Irap e dalla tassa societaria. Perché Prodi, Visco e Padoa Schioppa, famigerati tartassatori, siano così generosi con tali fondi, si spiega con i nomi dei fondi stessi: Soros RE, Pirelli RE (dove RE sta per «real estate», patrimoni immobiliari), Beni Stabili… Insomma i soliti compari del governo della cosiddetta «sinistra Goldman Sachs»: colossi multinazionali e amici ben protetti.

    Soros RE è uno dei cinque fondi offshore del noto finanziere ebreo-ungherese e speculatore George Soros, amico di Prodi e da lui insignito di laurea honoris causa a Bologna. Soros l’ha creato in società con Paul Reichmann, un altro notorio immobiliarista, perché controllava la maggioranza dell’immobiliare Olympia & York, fallita a causa dell’enorme volumetria costruita a Londra sui vecchi docks in disuso, Canary Warf, e rimasta a lungo sfitta. La Pirelli RE è stata portata alla gloria dall’amministratore delegato Carlo Puri Negri, compagno di classe di Tronchetti Provera, che è anche uno dei dirigenti più pagati d’Italia (sugli 11 milioni di euro annui). E’ la società con cui la famiglia Pirelli si è sottratta all’industria (troppa concorrenza, troppa ricerca e tecnologia) per rifugiarsi nel mattone sicuro: la percezione di affitti non richiede ricerca né tecnologia. Ammanicata con Morgan Stanley, si è molto espansa all’estero. Ad ottobre, con la Cypress Grove International ha creato una joint venture per investire nell’edilizia residenziale in Polonia; ed ha assorbito la Deutsche Grundvermogen (DGAG), una delle prime immobiliari germaniche. Quanto alla Beni Stabili, è parte integrante dell’impero di Leonardo del Vecchio.

    La scusa ufficiale per le agevolazioni fiscali ai colossi del mattone è la necessità di ridurre il costo delle locazioni: Prodi pensa ai poveri, vedete. Ma se così fosse, nota la giudiziosa lettrice, l’agevolazione sarebbe stata estesa anche ai piccoli proprietari privati che danno i loro appartamenti in affitto.

    Invece no. Questi restano tartassati, con l’aliquota punitiva del 43%. I grossi fondi RE sbaraglieranno dunque la concorrenza dei piccoli. Con gravi conseguenze nell’economia e anche nella società italiana. «In un quadro ribassista come questo, in Milano, per esempio», scrive la lettrice, «c’è nell’immobiliare molto invenduto sia per le vendite che per le locazioni e i prezzi sono già calati; tale provvedimento provocherà a breve vendite a catena; e quando tutti vendono, si sa, si svende; chi sarà pronto a comprare a prezzi di saldo il patrimonio edilizio milanese, i palazzi e i singoli appartamenti dei piccoli investitori, magari di 5-10 appartamenti? Ma Soros RE, naturalmente. Argentina docet».

    Non so se la lettrice (che è del settore) abbia ragione. Ma mi pare che ciò che denuncia sia una strategia costante e coerente del governo d’occupazione della «sinistra Goldman Sachs»: il trasferimento di rendite dai piccoli privati ai grossi gruppi «amici» e multinazionali; dalla società che sopravvive (ed è tacciata continuamente di evasione fiscale) alle grandi società, che invece vengono detassate, ancorchè con holding di controllo nei paradisi fiscali. Tipico di Prodi L’accenno speciale al «patrimonio edilizio milanese» da parte della lettrice va sottolineato. Il Rapporto annuale Nomisma segnala come interessanti per un grande sviluppo residenziale l’ex stazione di Porta Vittoria, Porta Garibaldi e le aree industriali dismesse (Bovisa e limitrofe). Nomisma, guarda caso. Naturalmente, i grandi giornali non dedicano una riga a questa rivoluzione silenziosa. Il Sole 24 Ore, non una parola. Compari. Furbetti. Amiconi.

    Maurizio Blondet fonte: effedieffe.com