Il governo della rete

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    Come se non bastasse il fatto che ogni strumento d’informazione sia sotto l’egido controllo dei centri di potere, adesso anche Internet, ultimo vero mass media indipendente, sta per essere sottoposto a rigida regolamentazione. Quest’anno si terrà a Roma infatti un meeting internazionale, patrocinato dall’ONU, proprio per gettare le basi di un vero e proprio ordinamento normativo per definire il governo della rete che, di qui a qualche anno, si verrà a ufficialmente ad instaurare, con buona pace di chi “gioca” con le sorti del mondo.

    ROMA – Quale governo per la rete? A lungo la questione è rimasta confinata in poco affollate riunioni tra specialisti. Ma con il crescere della popolazione dei navigatori, il moltiplicarsi dei servizi e l’entusiasmante protagonismo degli utenti stessi la questione sulla necessità o meno di una sorta di costituzione dell’Internet ha cominciato farsi più pressante. E a fare capolino al di fuori di convegni per iniziati. Se ne è parlato lo scorso anno in occasione del World summit on the information society delle Nazioni Unite di Tunisi. Si è proseguito il ragionamento all’inizio di novembre presso l’Internet Governance Forum tenutosi ad Atene, dove fu proprio il governo italiano a proporre la redazione di un Carta dei diritti e dei doveri della Rete. E se ne continuerà a parlare a Roma nel maggio prossimo in una conferenza internazionale sul tema annunciata ieri dal sottosegretario all’Innovazione Beatrice Magnolfi. Un meeting che, spiega la stessa Magnolfi, «chiamerà a raccolta tutti coloro che in questi anni si sono dimostrati interessati per analizzare le varie iniziative internazionali sviluppate e portare al prossimo Forum delle Nazioni unite di Rio de Janeiro una proposta che non sia più solo italiana ma abbia dietro di sé un solido consenso internazionale». Il tutto attraverso i metodi della rete. «I documenti preparatori – afferma Magnolfi – e i risultati della conferenza saranno messi online e saranno così aperti ai contributi del popolo dei navigatori».

    PERCHÉ UNA CARTA? – Si tratta, ovviamente, solo di uno stadio iniziale di un percorso lungo e complesso, perché infinitamente articolato è il campo dei diritti e degli interessi in conflitto: dall’accessibilità alla privacy, dalla lotta al terrorismo da parte dei governi alla libertà di espressione passando per la tutela dei minori. Una serie di questioni su cui si scontrano esigenze contrapposte. Proprio per questo, secondo molti, la ricerca del punto di equilibrio dovrebbe essere lasciata al libero gioco degli attori senza un intervento normativo. Il rischio è che una carta delle regole per un universo che si è evoluto in modo anarchico come la Rete sia vissuta come un intervento repressivo. Una percezione errata, secondo Stefano Rodotà. «Il punto – spiega il giurista che presiede il Comitato consultivo sulla governance di Internet e che da tempo promuove l’idea di una costituzione dedicata alla Rete – è che le regole già ci sono e sono fatte da chi ha la forza materiale per imporle: possono essere governi repressivi come la Cina ma anche grandi aziende. Quello che noi proponiamo è di stabilire una serie di presidi e garanzie da sottrarre all’arbitrio del mercato e della forza dei governi». L’importante, conclude Rodotà, è farlo nello spirito del nuovo medium: «Vale a dire dal basso e senza la pretesa di realizzare fin da subito un unico mastodontico documento. Ma lavorando per gradi, su singole questioni in modo aperto e davvero a rete, raccogliendo su ciascun tema il contributo della maggior quantità di energie possibile».

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