L’ape maia non la freghi

    886

    Le api non le freghi. Non possono essere convinte dai soloni della scienza moderna, dalla pubblicità progresso, dalle tante fantasmagoriche conquiste del biotech al servizio della vil pecunia. Una bella rivincita della natura, come espressione della realtà divina, che occorrerebbe osservare di più per trarne sempre maggiori orientamenti esistenziali. NO al cibo biotech, no al cibo frankestein!

    (ANSA) – ROMA – Gli ogm non piacciono alle api. Lo ha scoperto il ‘Department of Biological Sciences, Simon Fraser University’ della British Columbia in Canada studiando il comportamento delle api nei campi coltivati con colza geneticamente modificata. Dalla ricerca, pubblicata dall’ ‘Ecological Society of America’ e riportata oggi su ‘La Stampa’, e’ emerso che in questi campi si e’ verificata una forte riduzione del numero delle api presenti e un altrettanto forte deficit nell’attivita’ di impollinazione. ”L’allontanamento delle api dai campi coltivati con organismi geneticamente modificati (Ogm) e la conseguente riduzione dell’attivita’ di impollinazione e’ un allarme scientifico per l’agricoltura e l’ambiente” afferma Coldiretti, l’organizzazione agricola da sempre contraria agli organismi geneticamente modificati che ribadisce ”il valore alla scelta di tolleranza zero fatta nei confronti del biotech dall’agricoltura italiana” e l’importanza del ”principio di precauzione” che il Governo e le Regioni italiane difendono in sede europea. Le api, oltre ad essere insetti utili all’agricoltura per l’attivita’ di impollinazione che svolgono a vantaggio delle colture sono da sempre considerati un importante sensore per valutare la qualita’ degli agrosistemi. La loro ”diffidenza” nei confronti degli Ogm – sottolinea Coldiretti – e’ un segnale della natura che non deve essere sottovalutato. La capacita’ delle api di distinguere tra loro le piante geneticamente modificate da quelle normali e’ la dimostrazione che le due colture non sono equivalenti. Dalla ricerca canadese – conclude Coldiretti – vengono confermate le preoccupazioni sugli effetti della coesistenza tra colture convenzionali e quelle biotech e dimostrato che serve piu’ ricerca e sperimentazione per verificare gli effetti sull’agroecosistema.