Lo Stato Tradizionale

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    Quando sentiamo parlare di Stato, dimostriamo sempre una certa diffidenza perché siamo abituati da anni a sentir parlare di "stragi di Stato", "terrorismo di Stato", "Polizia di Stato", "Stato democratico", "Stato sociale", etc. Tutte queste cose con lo Stato non hanno nulla a che vedere, anche se ormai sono entrate nel linguaggio comune, grazie all’opera incessante della cultura e della propaganda sovversiva.

    Non è questo il luogo dove soffermarci su quanta presa, l’azione corrosiva architettata dell’intelligenza marxista, ha fatto breccia anche nell’ambiente di Destra, dimostrando ancora una volta la sua impotenza e il suo servilismo culturale.
    In queste brevi note cercheremo di offrire una breve sintesi sul valore e significato che ha lo "Stato" per la dottrina tradizionale rinviando i lettori per un approfondimento ai libri di J. Evola: "Gli Uomini e le Rovine", Ed. Settimo Sigillo; "L’idea di Stato", Ed. di Ar; ed il quaderno numero uno di Raido, capitoli "Autorità, Caste, Legge".

    Il destino dell’umanità si compie entro la sfera di comunità politiche, così che viene chiamato "Stato" la comunità politica generale. Etimologicamente Stato deriva dal latino status che significa "stare sicuro – fermo" e indica l’idea di stabilità, di centro immobile, di asse che non vacilla.

    Lo Stato tradizionale, così non solo garantisce giuste e stabili relazioni tra le persone, ma la sua funzione principale è quella di essere la manifestazione visibile dell’Ordine Sacro. Infatti "il fondamento di ogni vero Stato è la trascendenza del suo principio, cioè del principio della Sovranità, dell’Autorità e della Legittimità" (J. Evola "Gli Uomini e le Rovine"). È l’attuazione in termini politici di un valore spirituale, di una Norma Divina, e rappresenta una realtà eterna e universale che ha la sua legittimazione direttamente dall’alto. Lo Stato non ha nulla a che vedere con la società, con il benessere delle masse, né può essere condizionato da preoccupazioni economiche o da istanze sociali come purtroppo oggi accade. Il suo principio è l’Autorità; non l’essere una mera amministrazione, una provvidenza dispensatrice di tasse e contributi come vogliono i miti del socialismo e del liberalismo. Per questo motivo sbagliano coloro che considerano l’organizzazione statale come una semplice codificazione umana destinata a regolare i rapporti tra gli uomini per una tranquilla e pacifica convivenza. Ancora si sbaglia quando si ritiene lo Stato il frutto di una ideologia o di una teorizzazione filosofica, politica o sociale. Per la Tradizione, infatti, "la sfera politica” si definisce con valori guerrieri e gerarchici, eroici e ideali, anti-edonistici, che la staccano all’ordine dell’esistenza naturalistica e vegetativa" (J. Evola "Gli Uomini e le rovine"). Il compito primario dello Stato tradizionale è quello di garantire un ambiente propizio allo sviluppo della personalità di ognuno, di suscitare una disposizione interiore in cui possa agire, pensare, lottare e vivere in funzione di qualcosa che vada al di là della sua semplice individualità. Vengano così propiziati quei Valori propri delle genti e delle civiltà eroiche: l’Onore, la Fedeltà, la Giustizia, la Verità, il Sacrificio, il Coraggio, la Selezione, la Responsabilità e la competenza; che si incarnano in un Ordine ed in una Gerarchia. In questo modo il singolo e i corpi intermedi, quali la famiglia, le comunità, le istituzioni, etc., operano solidalmente per l’attuazione e la loro integrazione nell’Ordine Divino.
    Solo allora ciò che è simbolo diventa realtà, ciò che è Spirito diventa potenza, forza e volontà organizzatrice, civiltà che modella la natura umana in una continua tensione eroica e spirituale. Lo Stato tradizionale per affermare questo fine si presenta come un’Unità Organica dove le diverse parti che lo compongono partecipano a realizzare un vincolo inscindibile. Nell’antichità le diverse funzioni sociali -caste-, infatti, rappresentavano modi diversi di manifestazione dello stesso Principio Divino che era alla base di tutta l’esistenza umana e politica. Così si potevano individuare le tre caste delle genti arie.

    I sacerdoti, i guerrieri, il popolo (artigiani – contadini) che possedevano un proprio culto, propri riti, e una propria via di approssimazione al Sacro. La loro distinzione non era per nulla basata su fattori economici o produttivi, come può avvenire oggi per le moderne classi sociali, ma al vertice di un tale organismo vi era l’affermazione di una particolare funzione religiosa, che partecipava al generale Ordine Sacro. Il venir meno di una casta voleva quindi significare il venir meno dell’intero Ordine, così come può avvenire in un organismo vivente dove la prosperità è data dal perfetto funzionamento e armonia di tutte le parti. Lo Stato tradizionale è organico perché le varie parti pur godendo di parziale autonomia e identità partecipano ad una superiore unità. Esse ignorano ogni scissione e atomizzazìone del particolare, riconoscendo un Centro Metafisico che informa di sé i vari domini articolandosi capillarmente. Un Centro che comanda senza costringere, che agisce per prestigio e valore, per un’Autorità riconosciuta e accettata. Ciò equivale, in ambito temporale, ad un’Elite di Uomini qualificati sul piano spirituale, capaci di dirigere uno Stato Organico in armonia.

    La contraffazione dello Stato tradizionale è proprio lo stato moderno che chiamiamo totalitario, dove l’autorità è imposta non in base ad un vero e giusto potere ma in nome della "forza" e della "violenza". È la sopraffazione di una parte sulle altre, del disordine sull’Ordine caratterizzato da un accentuato livellamento e dalla negazione di ogni libertà.
    La vita stessa è regolata da una aberrante concezione pedagogica (Stato etico) dove i rapporti umani sono vissuti come se si fosse in una scuola o in una caserma, dove all’Autorità e alla Gerarchia si sostituiscono le contraffazioni di un capo-popolo e di una burocrazia corrotta. In questo senso assistiamo alla riduzione dell’autorità, che lo Stato tradizionale ha sempre concepito in senso gerarchico, in una misura semplicemente morale e banalmente sentimentale. Assistiamo alle "adunate oceaniche", ai "bagni di folla" e ciò che conta non sono più le idee e le ragioni della mobilitazione, ma il numero dei partecipanti, la massa informe che accorre. Questo è il segno più evidente che la quantità ha preso il sopravvento sulla qualità, che sempre più sì ragiona in termini utilitaristici e dove i meccanismi della politica lasciano il posto al sociale e all’economico. In un mondo così non c’è né spazio, né possibilità d’esistere per lo Stato, tuttavia esso rappresenta un valore e un simbolo che il militante del Fronte della Tradizione deve incarnare e sentire vivo nell’azione quotidiana. Smascherando il riduttivismo democratico e materialista che pensa solo in termini economici e sociali, il motto borghese del "Produci e Consuma" verrà sostituito con quello dei popoli aristocratici ed eroici, un ideale ed una sfida di "Lotta e Vittoria".

    "Il cardine dell’etica tradizionale è esser sé stessi e restar fedeli a s’è stessi." Julius Evola

    Raido, Contributi per il Fronte della Tradizione, Anno III, Numero 10