Liberismo e collasso della civiltà

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    Riportiamo di seguito un altro articolo pervenutoci in Redazione dall’esterno.
    Si parla di liberismo e di economia. Il tema è molto caldo e l’analisi fatta ci sembra parzialmente corretta. Ringraziando Marco, autore dell’articolo, ricordiamo l’indirizzo mail a tutti gli altri che volessero contribuire con la Redazione, con propri articoli o commenti ad articoli (citandone sempre la fonte):
    [email protected]. 

    Leggendo le statistiche sulla povertà negli USA i meno informati si meraviglieranno: nonostante ostenti ricchezza, potenza e predichi il consumismo, il Paese che vende loro Nike, Coca Cola e McDonald e che per primo li ha sottoposti alla principale agenzia educativa odierna (che ha soppiantato scuola e famiglia), ossia la TV, vanta  circa 33 milioni di poveri dichiarati. Con la TV  hanno persuaso la gente del fatto che gli States siano un luogo giusto e prospero, ma tutti quelli che continuano a foraggiare le multinazionali ignorano che ad esempio il 67,1% dei bambini non gode di copertura sanitaria. Il tasso di povertà dei bambini statuintensi è il peggiore tra i 19 Stati più industrializzati al mondo (tuttoamerica.it, da un aticolo del "Guardian"). La politica del laissez faire, tanto cara agli economisti ultraliberisti (in carriera grazie ai dogmi tanto ripetuti) dà evidentemente i suoi frutti. Ciò che guida il dirigente di oggi è il consumo crescente, le percentuali di bilancio, la Borsa. 
    Giovani rampanti sognano di divenire guru della finanza mondiale una volta terminata la Bocconi, per implementare il sistema anche da noi, magari dopo un ambito "stage" oltreoceano o nelle banche londinesi, dove sono destinati tutti i rampolli delle oligarchie regnanti. Chavez ha annunciato la nazionalizzazione delle risorse e la Borsa è crollata: tutti i media si sono affrettati a rimarcare questo secondo fatto, come se fosse la naturale conseguenza di un gesto dissoluto. Hanno deliberatamente ignorato di ricordare che solo Chavez ha dato un minimo di benessere alle masse venezuelane, dopo decenni di indigenza totale e che forse la sua politica ha un senso e "rischia" di garantire, nonostante la Borsa non apprezzi, un crescente benessere per milioni di persone. Eppure parlano chiaro i dati sulla crescente alfabetizzazione del Venezuela e sui servizi sanitari erogati gratuitamente alla popolazione: i manager delle multinazionali , del liberismo profittatore hanno forse fatto altrettanto in così tanti anni? Lo stesso vale in Nigeria. Parla chiaro il sistema democratico venezuelano, con elezioni svoltesi nell’assoluta regolarità e con la possibilità , introdotta da Chavez stesso, di sottoporre a referendum abrogativo qualsiasi carica elettiva, a partire dal presidente stesso. Parla chiara la politica estera venezuelana, cordiale ed amica dei paesi circostanti e fondata su relazioni di equità. Eppure i media storcono il naso, enfatizzando le poteste nordamericane. 
     
    Chi ha perso dal crollo della Borsa di Caracas? Chavez ha dei titoli in Borsa come i grandi manager con le loro "stock-options"?Oppure questi titoli li possiedono i miserabili abitanti dei "barrios", le favelas venezuelane?No.Quei dati che la stampa snocciola, a demonizzazione di un coraggioso tentativo di economia sostenibile ed equa, incidono sulle tasche di chi ha, e soprattutto di investitori esteri. Chavez può infischiarsene dei dati di Borsa.