Cloniamo pure la libertà

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    Tutto l’anno a lavorare e solo qualche giorno per trascorrere delle meritate vacanze in località marittime, magari molto esotiche. Tornati da quei luoghi, sembra rimanerci addosso solo il rimpianto per aver abbandonato quei luoghi, così belli perché così lontani dal mondo “civilizzato”, nonchè l’implicita promessa (o l’esigenza fisiologica?), di evadere. Grazie agli scienziati da oggi potremmo invece compensare la nostra nostalgia “libertaria” assaporando l’odore clonato del nostro mare preferito, senza per questo esimerci, fisicamente o mentalmente, dall’alienante ciclo produttivo che tutto fagocita…

    INGHILTERRA – Per chi ama il mare ma vive lontano dalle coste, il ricordo di fine estate si traduce, spesso, in boccette di sabbia o di acqua salata: poco importa se souvenir manufatti o prodotti in serie per i turisti. Presto sugli stessi scaffali potrebbe comparire un’altra confezione contenente l’aria del mare, completando così un ideale kit per il «mare portatile». Uno studio inglese ha infatti individuato il modo per clonare l’odore in laboratorio: si tratta di una sfida alla natura, ma soprattutto della volontà di scoprire i segreti del mare.

    LO STUDIO – L’inconfondibile odore di mare è composto principalmente da un solfuro, il gas dimetilsulfide (Dms); tonnellate di questo gas vengono ogni giorno emesse nell’atmosfera dai microrganismi marini, con ripercussioni anche sul clima globale. Per riprodurre l’essenza in laboratorio è stato quindi necessario individuare il singolo gene responsabile. Il professor Andrew Johnston, con il supporto di alcuni ricercatori dell’università di Norfolk, ha analizzato i microrganismi presenti nel fango salmastro presso le coste sud orientali dell’Inghilterra e ha isolato il gene.

     SEGNALI MARINI – Nonostante il Dms sia da tempo conosciuto, la scoperta del gene permette uno studio più approfondito sull’origine di questo importante gas. Oltre alla rilevanza di carattere climatico, il Dms influisce anche sull’ambiente e sulla fauna ambientale: la forte presenza di gas è un segnale che indica la presenza di plancton, base della catena alimentare. La notizia è stata annunciata dall’agenzia AlphaGalileo , mentre la rivista scientifica Science pubblicherà lo studio nel numero in uscita venerdì 2 febbraio.

    corrieredellasera.it