Prendi i soldi e taci!

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    Il clima è impazzito e questo è palese. Le cause non sono certe ma, aldilà delle aspettative più fataliste, sembra proprio che il contributo umano non sia del tutto marginale, tanto per usare un eufemismo. Al lavoro ci sono decine di scienziati sul campo per capire cause, modalità, tempi ed una possibile risposta al collasso climatico ma, manca qualcosa perché questa lotta abbia senso: la volontà collettiva, dei grandi gruppi finanziari mondiali in primis, evidentemente troppo impegnati a corrompere gli scienziati dell’IPCC, l’organismo delle Nazioni Unite che studia le dinamiche del riscaldamento globale, per voltare l’attenzione e la reverenza dal “dio” denaro…

    LONDRA – Diecimila dollari per ogni studioso disposto a dissentire dalle certezze raggiunte sull’incidenza delle attività umane nell’aumento della temperatura del Pianeta. La contabilità dei cambiamenti climatici si arricchisce di un nuovo, inquietante, costo: il prezzo della tentata corruzione degli scienziati dell’Ipcc, l’organismo delle Nazioni Unite che studia le dinamiche del riscaldamento globale. A offrire la cifra, secondo quanto rivelato oggi dal quotidiano britannico The Guardian, è stata nei mesi scorsi l’American Enterprise Institute, un think tank che opera grazie ai finanziamenti del colosso petrolifero ExxonMobil e con stretti collegamenti alla Casa Bianca.

    Per compiere questo tentativo di accomodare le valutazioni scientifiche alla necessità di andare avanti con i profitti del "business as usual", l’istituto ha mandato nei mesi scorsi una lettera a diversi scienziati sparsi per il mondo offrendo un assegno da diecimila dollari più una serie di altri benefit in cambio di affermazioni in grado di minare la credibilità delle conclusioni dell’Ipcc. A far recapitare le missive è stato Kenneth Green, un collaboratore esterno dell’Aei, che ha ammesso di averle spedite anche a economisti e analisti politici di fama, chiedendogli di partecipare a un rapporto "indipendente" da contrapporre a quello dell’Onu.

    La lettera apparentemente si ammantava di motivazioni scientifiche, lamentando il fatto che l’Ipcc "è impermeabile a qualsiasi voce critica" e "prono a conclusioni sommarie non supportate da sufficiente materiale analitico", chiedendo quindi ai destinatari di sottolineare i limiti degli attuali modelli di previsione climatica.

    La rivelazione del Guardian è stata commentata con amara ironia da Greenpeace. "L’Aei è molto più di un semplice think tank, funziona come una Cosa Nostra intellettuale dell’amministrazione Bush, sono i surrogati della Casa Bianca nell’agonia della loro campagna per negare i cambiamenti climatici. Sono stati sconfitti sul piano scientifico e sul piano morale riguardo alla necessità di agire. Tutto quello che gli è rimasto è una valigia piena di contanti".

    Repubblica.it (2 febbraio 2007)