Grazie e grazielle…

    714

    Gli esempi che provengono dagli USA finiscono quasi sempre (purtroppo) anche qui da noi. E così, se la Spears o quella intelligentissima figura che corrisponde a Paris Hilton vanno in giro seminude, state tranquilli che non passerà molto tempo per vedere simili scene tra le bambine italiane. Al di là di ogni facile perbenismo, almeno le oche giulive…lasciamole nei pollai altrui…

    NEW YORK – L’84 per cento degli americani pensa che la sessualità oggi svolga un ruolo assai maggiore nella cultura popolare Usa rispetto a venti o trent’anni fa. Sette interpellati su dieci giudica ciò «un male». Lo rivela un sondaggio pubblicato sull’ultimo numero del settimanale statunitense Newsweek, dove 77 americani su cento puntano il dito contro le quattro regine incontrastate del trash made in Usa, ree di avere «troppa influenza sulle ragazzine americane».

    PESSIMI MODELLI – «Paris Hilton, Britney Spears, Lindsay Lohan e Nicole Richie, sono ormai dappertutto e per lo più senza mutande», scrive il settimanale nel suo pezzo di copertina intitolato «Ragazze diventate cattive». «Le bambine le adorano, le teen-agers le invidiano», prosegue, chiedendosi: «Grazie a questi orribili modelli stiamo forse tirando su una generazione di baby-prostitute?». Le giornaliste Kathleen Deveny e Raina Kelley puntano il dito sull’overdose di Britney-Paris-Lindsay-Nicole imposta dai media che hanno trasformato un video come «Girls gone wild on campus uncensored» in un lucrativo hit da 40 milioni di dollari annui. «Le nostre figlie sono bombardate da immagini di stelline discinte – spiegano -, che sembrano incapaci di uscire da un’auto senza mostrare le loro parti intime ben depilate ai fotografi».

    OVERDOSE – L’ossessione delle ragazzine americane per i dettagli più luridi della privacy delle loro star ha raggiunto proporzioni inquietanti. «Adoravo tutto di Paris, dal look alle provocazioni» ha confessato a Newsweek Melissa Monaco, studentessa 18enne in un collegio femminile di Oldfield nel Maryland. «Era come una dipendenza da droga» ha aggiunto la giovane, che grazie all’aiuto di un’analista è riuscita a «disintossicarsi». E la Paris-dipendenza oggi affligge anche le giovanissime. «A sette anni le mie scolare usano quotidianamente termini come "sexy", flirtano con i compagni e cantano canzoni pop a luci rosse» punta il dito Julie Seborowsky, insegnante di seconda elementare a San Diego. Secondo uno studio pubblicato di recente sulla rivista Pediatrics, l’esposizione ripetuta dei teen-ager americani a immagini di sesso sui media «ha anticipato considerevolmente l’età del primo rapporto sessuale». Aumentando «l’incidenza di gravidanze non previste tra le giovanissime».

    Alessandra Farkas

    Fonte: www.corriere.it