Unità operanti, orientamenti organizzativi (I)

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    L’Unità Operante è il termine che noi adottiamo per definire un nucleo di uomini che operano nella società facendosi carico di un progetto politico, unitario e organico. Contro ogni banale superficialismo, l’Unità Operante ha ragione di esistere se ha come modello i Valori della Tradizione, se mira alla formazione del singolo e alla ricerca dei propri “simili”, attraverso un’azione di presenza, di testimonianza e di esempio.

    Verità, Lealtà, Onore, Giustizia, Fedeltà e Sacrificio, saranno i punti cardine del cammino formativo di ogni militante. Sin dall’inizio deve essere viva in ognuno la consapevolezza di far terra bruciata delle lusinghe del mondo moderno; la scelta, infatti, esige un’adesione totale, e riguarda anche quella sfera che si può definire “privata”.
    Nessuno dovrà essere forzato nel portare a termine un suo impegno, perché la militanza è una libera scelta e la dedizione che ognuno saprà offrire, dovrà valere quale verifica della propria sensibilità e maturazione. Sarà allora una questione d’onore applicarsi con la massima cura e con tutte le energie, alle proprie occupazioni ed impegni, anche quando non se ne ha voglia, o l’ostacolo che ci si pone di fronte sembra insormontabile. Senza sacrificio non si costruisce nulla, così la via tradizionale impone di donarsi senza risparmio.
    Chi al contrario, continua a vivere nel proprio egoismo, avvertirà come naturale, dopo un po’ di tempo, l’esigenza di allontanarsi da ogni attività. Al sacrificio si dovrà affiancare un’arma essenziale per la compattezza dell’Unità Operante: il “confronto” tra i militanti. Questo non dovrà assumere il carattere confessionale, o quello di un procedimento psicoanalitico, ma dovrà superare l’inclinazione borghese del considerare come inviolabile la propria sfera privata. Vivendo in solitudine è difficile essere un buon giudice di sé stessi, la comunità invece offre l’opportunità di confrontarsi lealmente, determinando uno scambio di esperienze e di consigli tra i vari camerati, divenendo un valido sostegno per conoscersi e migliorarsi. Bisognerà incessantemente far notare a chi percorre la nostra stessa via, gli errori che si commettono e gli atteggiamenti non in linea con lo “stile” che deve appartenere ad un uomo della Tradizione.
    Non bisognerà preoccuparsi di procurare delle ferite a chi è al nostro fianco, facendogli presente le sue mancanze, poiché la tecnica del confronto, leale e sincero, che al primo impatto può sembrare veleno per chi riceve un osservazione negativa, si tramuterà in farmaco permettendo al singolo di riflettere sui propri errori. Se si saprà interiorizzare i consigli ricevuti, si uscirà vittoriosi e fortificati dal problema che si è posto dinanzi. Quanti al contrario, non tollerano questo metodo, è preferibile che vengano allontanati, poiché non sono neppure consapevoli del significato della parola “cameratismo”.
    Nel confronto tra “camerati”, i più non riescono a vedere un atto d’Amore necessario per la crescita del singolo, bensì un’ingerenza nella propria sfera privata. Solo attraverso questa apertura di cuore, si creerà tra i militanti un’unità impenetrabile e invincibile, dove saranno bandite ogni frenesia di personalismo, di polemica e di pettegolezzo. L’aiuto reciproco, il mettere in guardia i propri camerati dalle mancanze che vengono compiute, sono indicazioni per vivere appieno la comunità. Una particolare attenzione deve essere posta nell’evitare di cadere in “mollicci sentimentalismi”, poiché la dedizione che si dovrà avvertire nei confronti di un simile, è dettata dalla consapevolezza di essere sulla stessa via, con le stesse idee e con la volontà comune di realizzarle.
    Una volta chiarito questo percorso iniziale, si dovranno definire l’organizzazione interna e l’attività di ogni Unità Operante.
    …continua…

    tratto da Unità operanti per il Fronte della Tradizione, Raido, Collana "La formazione del militante della Tradizione.