Figli del Reich

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    Li chiamavano i “bambini della vergogna”, poichè nati da SS tedesche e madri norvegesi. Per questa loro “colpa”, già da molto piccoli finita la guerra, sono stati sottoposti ad un regime particolare, fatto di angherie, soprusi e molta violenza. I figli del progetto ideato nel 1935 da H. Himmler, i ‘Lebensborn Kinder’, oggi ormai più che sessantenni hanno deciso di intentare causa al governo norvegese, per le discriminazioni patite durante una fase così delicata della vita, essendo stati privati a loro tempo dei più ovvi diritti umani…ma il governo norvegese resta fermo sulle posizioni di 60 anni fa. Tutto tace.

    Selezione innaturale. Il ‘Lebensborn’ (fonte della vita) era un progetto ideato nel 1935 dal capo delle Ss, Heinrich Himmler, la cui finalità era quella di allevare bambini ‘superiori’, con occhi azzurri e capelli biondi. Poichè la Norvegia era considerata terra ‘ariana’ d’elezione, al momento dell’invasione i militari nazisti furono incoraggiati a far figli con donne norvegesi. Nel Paese vennero dispiegati circa 350 mila soldati tedeschi. Ogni donna norvegese incinta, in grado di provare le origini ‘ariane’ del proprio bambino, aveva diritto a sostegno finanziario e a un trattamento privilegiato. Tra il 1940 e il 1945, da donne norvegesi e soldati nazisti nacquero dai 10 ai 12 mila bambini, 6 mila dei quali ospitati nelle istituzioni chiamate ‘Lebesborn’. Qui ricevevano un’alimentazione particolare e venivano educati alla mentalità nazista. Dal 1941 in poi questi bambini vennero automaticamente considerati tedeschi. L’obiettivo finale era quello di trasferire loro e le loro madri in Germania per iniettare sangue nordico nella popolazione del Terzo Reich. Infanzia rubata. Dopo la guerra, una commissione norvegese stabilì che i bambini dovevano rimanere in Norvegia. Qui, a causa del ‘vergognoso’ atteggiamento delle madri, che si erano accoppiate con soldati nazisti, i ‘Lebensborn Kinder’ subirono ogni sorta di abuso. Molti vennero trasferiti in orfanotrofi, alcuni in ospedali psichiatrici. Furono messi alla berlina, picchiati e maltrattati. Vissero una vita all’insegna della discriminazione. La più famosa dei ‘Lebensborn Kinder’ è Anni-Frid Lyngstad, una dei cantanti degli Abba. Nata da un ufficiale tedesco e una donna norvegese durante l’occupazione del Paese, fu portata in Svezia dalla nonna. Qui crebbe indenne dall’ostracismo e dalla ghettizzazione. Nel 1992 sposò un principe tedesco. Oggi cinquantenni o sessantenni, solo da pochi anni i ‘Lebesborn’ stanno facendo emergere le loro storie. Quella di Paul Hansen, che visse l’infanzia e l’adolescenza in un manicomio, costretto a mangiare e ad andare alla toilette con i malati psichiatrici. O quella di Tor Brandacher, maltrattato e violentato dai coetanei in un altro nosocomio. Riconoscimento del danno. Adesso, 150 di loro hanno presentato un ricorso contro il governo norvegese alla Corte europea dei diritti dell’uomo. L’accusa? Violazione dei diritti umani. Il governo non li avrebbe tutelati dopo la guerra, bensì si sarebbe comportato nei loro confronti in modo pesantemente discriminatorio. Quelli che furono i bambini del Lebensborn chiedono al governo norvegese 250 mila euro, il prezzo di un’ infanzia perduta. Il governo avrebbe in passato offerto loro limitati risarcimenti, senza mai ammettere la propria responsabilità per i casi di discriminazione. La Corte europea per i diritti dell’uomo deciderà oggi se accogliere o meno il ricorso.peacereporter.net