Grandi magazzini

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    Intere micro-comunità sono ormai anche da noi qui in Italia, come in buona parte dei paesi occidentalizzati, vincolate, anzi sorrette, dall’istituzione “sacra” del grande magazzino. Questo luogo “mistico” in cui si coniugano contemporaneamente le due grandi “libertà” del mondo moderno, cioè il comprare ed il mangiare, si dota da oggi in GB anche di un altro optional: il carcere. Il ministero dell’interno britannico sta infatti per predisporre la creazione di autentiche celle all’interno dei grandi magazzini, magari a fianco di un Mc Donald’s o di qualche altro avamposto del liberal-capitalismo, atto a suggellare definitivamente quel luogo quale esemplificazione della negazione più totale del vero concetto di Libertà…

    LONDRA (GRAN BRETAGNA) – Grandi magazzini con prigione annessa. Non è il sogno di qualche sceneggiatore cinematografico, ma il progetto del ministero dell’Interno britannico. Se verrà approvato, presto in mezzo a profumerie, negozi d’intimo e caffetterie, sorgeranno anche delle celle trasparenti dove la polizia metropolitana potrà detenere in custodia i taccheggiatori fino a quattro ore, giusto il tempo di identificarli, fotografarli, prendere impronte digitali e un campione di DNA. Già sono in corso da tempo i colloqui per posizionare le prime «gabbie» di questo tipo a «Selfridges», il celebre grande magazzino situato a Londra nell’affollatissima Oxford Street. Ma l’idea è di metterle in tutti «department store» più frequentati d’Inghilterra e Galles per disimpegnare le stazioni di polizia dal compito di perdere del tempo a interrogare e identificare questi criminali «minori». «I poliziotti avrebbero più tempo per pattugliare le strade e occuparsi di problemi più urgenti», dice un portavoce del ministero dell’Interno. Il ministero propone anche di investire la polizia di poteri molto più ampi di quelli attuali, soprattutto per quanto concerne la possibilità di prendere impronte digitali – che vorrebbero estendere anche ai maggiori di 10 anni accusati di reati per cui non è previsto il carcere – e di raccogliere campioni di DNA dai delinquenti. Al momento impronte e DNA possono essere rilevati solo per crimini da fedina penale. E proprio quest’ultima proposta ha immediatamente scatenato le ire dei difensori dei diritti civili. Gareth Crossman, direttore politico di «Liberty», ha sottolineato come, così facendo, «il governo stravolga le tradizioni della legge britannica introducendo una agghiacciante presunzione di colpevolezza». «Sei anni fa raccogliere campioni di DNA era finalizzato a combattere crimini seri. Oggi si propongono scuse risibili come sporcare e parcheggiare in divieto per creare un database di campioni di DNA sempre più ampio», ha sottolineato Crossman.www.corrieredellasera.it