“300″ – Ampli consigli per una corretta visione

    284

    Inseriamo di seguito la recensione completa del film, secondo quella che è la visione della Comunità Militante di Raido.

    Ci si poteva aspettare, visto il trailer e i cartelloni pubblicitari, che non sarebbe stato il film perfetto su Sparta, ma pensavamo sicuramente a qualcosa di migliore di quello che abbiamo visto. La storia delle Termopili e della vita spartana, agli occhi di un americano, forse, non poteva essere vista altrimenti.

    Lontani dalle cifre del successo ai botteghini Usa, della polemica con Ahmadinejad (che abbiamo scoperto avere ancora una volta ragione), tentiamo di fare una breve analisi della pellicola ispirata al fumetto. Prima considerazione obbligatoria da fare: gli spartani come trucide macchine da guerra, esseri viventi votati al solo sforzo fisico e bellico, somiglianti a tratti ai centocelle nightmare, è sicuramente limitante. Mancano le lotte interne agli uomini, quella che potrebbe essere vista come grande guerra santa, manca la sconfitta delle proprie paure (che nel libro “Le porte di fuoco” è rappresentata benissimo), manca tutto ciò che, insomma, è oltre la materia. Manca l’elemento spirituale, quello più profondo di ogni uomo, e che lo è stato per ogni guerriero spartano. Nel mondo attuale, nel quale tutto è filtrato con le lenti materialistiche, può facilmente sembrare assurdo e inconcepibile un tale aspetto, ma la guerra era anche ascesi, la guerra era di sicuro intrisa di qualcosa di mistico, e la rappresentazione che viene fatta dei sacerdoti spartani, come di vecchi avidi e corrotti stregoni, ai quali Leonida doveva rispetto solo in ossequio a vecchie tradizioni che osservava con malumore, ci sembra alquanto distorta.

    Il furore che anima le azioni degli spartani è eccessivo e fin troppo stucchevole, ma al tempo stesso comprensibile, visto che il film ha carattere “fumettistico”: ci immaginiamo al contrario un freddo e lucido distacco anche nei confronti della battaglia stessa, un controllo totale dei propri mezzi e della propria forza, che veniva dominata di contro alla massa di soldati che gli  si scagliava contro, in preda a quello che veniva chiamato “furor”, una rabbia incontrollata, che non aveva nulla a che fare con lo spirito spartano. A tal proposito, frase che ci ha fatto sorridere (amaramente, visto che le azioni erano sempre guidate dall’amore per la virtù e per Sparta stessa), è quella del comandante che, vedendosi decapitare davanti a sé il figlio, confida al re spartano di avere il cuore “gonfio d’odio”, per essere poi seguito da una pacca d’approvazione di Leonida stesso.

    Ci fa sorridere l’”accoglienza” riservata agli ambasciatori persiani, trucidati senza troppi motivi (tra l’altro dopo l’“autorizzazione” della Regina, moglie di Leonida, quasi come se fosse data a lei l’ultima parola per uccidere i legati persiani), quando invece nel succitato libro si nota un rapporto (normale per quella razza di uomini) quasi confidenziale con l’ambasciatore, rapporto che non nascondeva nessun risentimento o odio precostituito, chè era un confronto tra uomini nobili e leali, che si sarebbero combattuti sul campo la vittoria.

    Fa sorridere ancora di più (e non solo a noi, ma a tutta la sala) Serse, il Re dei Re persiano. Nella visione americana delle cose, è normalità vedere tutto bianco contro nero, in un costante  e imperante manicheismo. Ma di certo Serse non era quell’omone con rossetto e piercing, dalle ambigue tendenze, come ce lo ha disegnato il regista. E di certo sotto le maschere dell’esercito degli Immortali non si celavano strani figuri decrepiti e inguardabili: tali maschere avevano infatti la funzione di rendere l’azione del guerriero totalmente impersonale.

    Ci fanno sorridere (sempre amaramente) inoltre le molte imprecisioni, come lo scudo lasciato a terra da Leonida di fronte a Serse, gesto questo che era considerato, invece, come il peggiore e più intollerabile per ogni spartano, essendo lo scudo il mezzo per la difesa di sé e dei propri compagni. O come il discorso incitante ai diritti degli spartani, o quello ultimo contro il misticismo (perché, e cosa c’entrava?).

    La pellicola riserva, in qualche momento, scene spettacolari di guerra, e momenti brillanti, e sarebbe stato difficile non riuscirci, in almeno qualche momento, considerato l’enorme valore di quei soldati e le loro memorabili risposte alle provocazioni dei nemici. Ma le inesattezze storiche, il troppo sangue, la mancata presenza di aspetti sacri negli spartani, e il voler vedere sempre tutto come i “buoni contro i cattivi”, rendono questo film molto superficiale, adatto ad un pubblico di quattordicenni americani con la pistola in mano che magari facendosi chiamare spartani aspirano a diventare i nuovi rambo alla caccia del nemico asiatico.

    Cos’è stata Sparta, allora? E’ stata quella città di pazzi sanguinari, di assetati d’odio e vendetta, di inalberati e ciechi guerrieri, simili a robot indomabili? Non crediamo.

    E’ stata, di sicuro, una città di uomini e donne liberi. Di uomini che hanno dato, perché lo hanno voluto, la loro vita alla virtù, che hanno saputo coltivare il loro essere uomini con le armi in mano, nella continua ricerca della perfezione e miglioramento di sé, e di donne coraggiose che hanno amato e coltivato la loro natura, che significava dare al mondo nuovi guerrieri spartani e crescerli, e accettare ogni sorte che ciò poteva comportare, dalla morte in battaglia all’allontanamento, senza versare inutili lacrime e infondendo coraggio allorquando ve n’era bisogno. Sono stati uomini, quelli spartani, che hanno lottato con e per l’onore, che hanno lottato per la propria terra, per la giustizia, conoscendo il sacrificio e lambendo le porte del Sacro con il loro sangue ed il loro Esempio. Sono stati uomini che hanno fondato una città, che, lontanamente dai deliri holliwoodiani, è oggi il simbolo e il faro per migliaia di giovani che vogliono far brillare dentro di sé quella luce di divino che ognuno di noi nasconde.

    Per disintossicarsi dal misto di sangue e materia del film, allora, consigliamo per l’ennesima volta la lettura di quel fantastico libro che rappresenta in modo fedelissimo ed esaltante (come altrimenti non potrebbe essere) il mondo spartano e la battaglia delle Termopili, che è “Le porte di fuoco”. Libro che fa vibrare davvero certe corde, libro che rispecchia fedelmente quella che è stata Sparta e che spinge chiunque abbia una certa sensibilità, a emulare le eroiche gesta dei 300 spartani alle Termopili.

    RAIDO