Intervista a Maurizio Rossi

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    Berto Ricci – l’ortodossia della trasgressione

    Alla scoperta di un personaggio scomodo ed esemplare

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    Prima di essere un fascista oltranzista, Berto Ricci è stato, in gioventù, un anarchico. Quali sono stati i punti cardine del suo pensiero, i suoi punti di riferimento? Chi è stato, in sostanza, Berto Ricci?
    Berto Ricci è stato, per usare una definizione molto moderna, ma usata anche all’epoca, un intellettuale militante, un intellettuale organico al movimento fascista. I cardini del suo pensiero si riassumono in un binomio, per lui imprescindibile. Una formidabile e forte concezione mistica del fascismo – che ritrovava nella dottrina del fascismo e nell’esempio di Benito Mussolini – legata a un’esigenza rivoluzionaria di socialità. Per Berto Ricci il fascismo rappresentava l’unione definitiva fra una visione spirituale dell’esistenza e la visione di avanzata socialità che creasse l’Italia fascista e l’uomo nuovo.

    Dove risiede l’importanza dell’esempio di Berto Ricci per la destra radicale italiana?
    Innanzitutto nella intransigente coerenza: fece dell’intransigenza la sua virtù, il suo punto cardinale, la sua adesione al fascismo fu completa e totale, fu una scelta voluta e consapevole. Possiamo ben dire che Berto Ricci fece del fascismo uno stile di vita che caratterizzò la sua intera esistenza. Fu un uomo estremamente coraggioso e coerente nelle sue affermazioni, ebbe uno stile di vita severo, fu intransigente con se stesso, e di riflesso anche con gli altri. Spesso con gli altri era molto più indulgente che con se stesso e con i suoi più stretti sodali.

    Tra le varie anime che hanno composto il fascismo, dove è collocabile Berto Ricci, e quali sono stati i suoi rapporti con il regime?
    E’ collocabile in quella vasta area del movimento fascista definita rivoluzionaria e sociale, e quindi con fortissimi agganci col movimento sindacale. Si considerava erede del sindacalismo corridoniano e pertanto del sindacalismo rivoluzionario; rappresenta una cerniera con le nuove avanguardie giovanili che emergevano nei Gruppi Universitari Fascisti. Soprattutto Berto Ricci è espressione dell’universo squadrista. Lo squadrismo inteso come momento ribellistico e rivoluzionario anti-sistemico del fascismo: l’anima del fascismo, come lui stesso la definiva.

    Titolo della conferenza è stato “Berto Ricci – l’ortodossia della trasgressione”. Dov’è possiamo scorgere l’ortodossia, e dove la trasgressione?
    L’ortodossia era la totale aderenza alla dottrina fascista e al pensiero di Mussolini, la sua fedeltà integerrima, incrollabile, nelle virtù della rivoluzione fascista e nella capacità di Mussolini di essere il capo di questa grande trasformazione. La trasgressione fu interpretata come tale da coloro che lui stigmatizzava come non-fascisti. Per cui i suoi attacchi erano diretti a quegli ambienti che si erano accodati all’indomani della Marcia su Roma al movimento fascista, per trarne dei vantaggi. Lui fu riconosciuto come ortodosso non solo dall’ambiente fascista, che proveniva dallo squadrismo, ma anche dagli ambienti del sindacalismo fascista e da quelli della gioventù fascista che si ritrovava nei GUF. La sua trasgressione fu definita tale da coloro che lui denunciava come la “retroguardia borghese” del regime fascista, coloro che volevano trarre beneficio da questo, senza però condividerne l’anima rivoluzionaria.

    Berto Ricci e la Scuola di Mistica Fascista
    Un legame profondo. All’inizio non organico, ma che si ritrova poi nella comune condivisione delle stesse esigenze: mistica e socialità. Quest’ultima era elemento cardine anche della Scuola di Mistica Fascista. Non ultimo troviamo Berto Ricci tra i quadri della Scuola di Mistica nel 1940, pochi mesi prima che lui partisse per il fronte di guerra. C’è un profondo legame che lega Berto Ricci e la sua intransigenza rivoluzionaria, con quella mistica e rivoluzionaria della Scuola di Mistica. Penso che Niccolò Giani, esponente della Scuola di Mistica, e Berto Ricci, esponente dell’universalismo fascista, abbiano tantissimi punti in comune, e sono convinto, e i fatti lo dimostrano, che l’obiettivo era comune: la nuova rivoluzione totale che il fascismo doveva compiere in Italia.

    Alla luce di quanto detto, dall’approfondimento nella conferenza di oggi, e dall’esempio di Berto Ricci, vuoi lasciarci con una tua indicazione?
    E’ molto semplice: io penso che figure come Berto Ricci, come Niccolò Giani, come Arnaldo Mussolini e come tanti altri, abbiano rappresentato per noi dei veicoli per la nostra crescita. Ci è stato insegnato fin da ragazzi a seguire gli esempi per essere esempio. Siamo cresciuti in giovane età leggendo “Il Capo di Cuib”, esaltandoci sulle gesta e sul pensiero del Capitano, e non c’è molto di diverso con quello che portavano avanti uomini come Berto Ricci. L’esempio rimane tale, ci aiuta a crescere, a maturare, a creare in noi una coscienza rivoluzionaria. Berto Ricci diceva che non si può creare l’uomo nuovo se non vi è una forte tensione idealistica e una forte maturazione di coscienza rivoluzionaria. Questo è un grande esempio. Il fatto che lo abbia dimostrato andando a morire in guerra per palesare la sua totale fedeltà alla rivoluzione fascista e ai suoi ideali, ritengo che sia uno straordinario esempio da tenere sempre in considerazione.