La nostra Europa

    229

    Oggi si assiste ad uno scenario imbarazzante e privo di ogni valore sociale e morale, si festeggiano, con grande accanimento mediatico, i cinquantanni di un’ Europa in ginocchio davanti al potere delle banche e alla politica a stelle e strisce. Un’ Europa costruita senza il parere dei propri popoli, incapace e inerme difronte a guerre combattute sul proprio territorio, priva di spina dorsale e di Carattere. Non è certo questa l’ Europa che noi vogliamo tramandare e trasmettere ai nostri figli. LA NOSTRA EUROPA è quella che esportava i valori più alti dell’essere Uomini. Quell’ Europa di Sparta, di Roma di Berlino, dove c’erano solo due grandi possibilità di essere: Tradizione o sovversione. Oggi è lo stesso esistono solo due vie di uscita, tramandare ciò che i migliori ci hanno lasciato, senza cadere in inutili nostalgismi, oppure soccombere difronte al grande mostro del capitalismo del materialismo e di un mondo senza Dio che tenta di annientare le differenze che per secoli hanno contraddistinto tutti i popoli della terra rendendoli unici e splendidi difronte ai loro figli.
    Grazie a www.avampostodicivilta.com per l’articolo. Il 25 marzo del 1957 a Roma faceva freddo. Ma la pioggia non aveva impedito a centinaia di romani di schierarsi lungo il percorso del corteo di auto blu che poco prima delle 18 si era diretto verso il Campidoglio per la cerimonia della firma, nella sala degli Orazi e Curiazi.
    Dalle auto che si erano fermate davanti al palazzo dei Conservatori, sul quale sventolavano le sei bandiere di Francia, Germania Belgio, Olanda, Lussemburgo e Italia erano scesi i ”padri” della costruzione europea: il cancelliere tedesco Conrad Adenauer, il primo ministro lussemburghese Joseph Bech, i ministri degli esteri francese,Christian Pineau, belga, Paul Henry Spaak, e olandese Joseph Luns. Per l’ Italia, il presidente del Consiglio, Antonio Segni ed il ministro degli Esteri Antonio Martino.
    Poco dopo, davanti alle telecamere dei sei paesi interessati, su un lungo tavolo coperto da un drappo di damasco rosso, la cerimonia della firma, preceduta da brevi discorsi (i primi a parlare erano stati Martino, Spaak ed Adenauer), scandita dai rintocchi della ”Patarina”, la campana del Campidoglio. In tutti gli interventi era stato ricordato Alcide De Gasperi ed il suo impegno per creare le basi dell’integrazione europea. Un’ora dopo l’arrivo del corteo in piazza del Campidoglio la cerimonia era finita.
    Come Spaak aveva subito dopo sottolineato, molto cammino restava ancora da compiere, anche se la prima grande tappa era stata raggiunta. Dovevano passare sedici anni perche’ il 1 gennaio 1973 i sei paesi originari diventassero nove, per arrivare a 12 dopo altri tredici anni e a 15 il 1 gennaio 1995. E nel frattempo, dai trattati di Roma si e’ passati all’Atto unico europeo, entrato in vigore nel 1986, e al trattato di Maastricht , firmato nel’ 91 ed entrato in vigore nel ’93. Fonte: Ansa