Intervista alla comunità militante di Raido

    1767

    Non ci siamo fermati a fare calcoli, noi non abbiamo paura delle rovine, il nostro presente ha un senso perché ha una eredità: la Tradizione. Questo è il nostro radicalismo della ricostruzione, che nella Tradizione trova il fulcro della sua forza e della sua legittimazione, nell’azione la sua via.

    Comunità militante di Raido

    Novopress: Domanda di rito: qualche informazione biografica sulla vostra associazione. Di cosa vi occupate, da quanti anni svolgete le vostre attivita’, come siete strutturati e che tipo e’ il (la) militante Raido?

    Raido: La nostra idea di lavoro si fonda sulla Tradizione, cioè il fattore primo di educazione, di ricchezza e di conoscenza, perché essa è eredità, cioè un insieme di valori, principi, comportamenti, stile e carattere che deriva dai nostri antenati e che danno senso e significato alla nostra vita. Lealtà, fedeltà, rigore, sobrietà, puntualità, educazione, disciplina, responsabilità, senso del Sacro e amore per la gerarchia. E ancora, Giustizia, sete di Verità, ricerca dell’origine profonda della nostra stirpe. Per l’uomo che abbiamo in vista questi valori non assumono un profilo politico ma pre-politico e sono autentici punti cardinali. Ci occupiamo di interiorizzare e trasmettere questa visione del mondo.

    La comunità militante di Raido, prima di assumere un nome, una gerarchia ed una direzione unica, per circa due anni è stata un coordinamento di militanti provenienti da varie espressioni politiche, sia istituzionali che extraparlamentari, vissute soprattutto nel territorio romano. Successivamente vi sono state adesioni di uomini mai impegnati in attività politiche. Questa scelta è stata maturata alla luce di una mancanza della dimensione spirituale che l’ambiente della destra radicale non poteva né voleva dare. La data del 21 Aprile 1995 sancisce la fondazione della comunità di Raido, dopo un inevitabile processo di chiarificazione ed abbandono di inutili zavorre. L’accurata analisi della situazione del cosiddetto ambiente di destra e delle aspirazioni di coloro che partecipavano agli incontri, oltre ad aver individuato nei valori della Tradizione il comune terreno di riferimento, ha fatto emergere una precisa volontà. Quella di costituire un organismo gerarchico in ordine ai principi tradizionali, ponendo al centro il valore dell’autorità, troppo spesso denigrato e dimenticato. Raido è quindi l’espressione di un agire comunitario e militante che ha assunto la forma dell’unità operante. In questo senso essa non deve essere intesa come agglomerato di accademici che si perdono nei labirinti di uno sterile intellettualismo, bensì come una scuola di vita intesa secondo l’insegnamento di Codreanu. Una realtà nella quale il confronto, in tutte le sue espressioni, all’interno tra i militanti e all’esterno tra quest’ultimi e il mondo circostante è cercato, voluto e termine di verifica della propria qualificazione. Il militante di Raido è consapevole che la coerenza tra ciò che si è e ciò che si fa è riscontrabile solo attraverso una retta azione. L’unità operante è una realtà non avulsa rispetto al mondo esterno. Al suo vertice riveste la funzione centrale il “reggente”, il quale, con l’ausilio di un consiglio dirige ed orienta l’attività sulle coordinate dottrinarie e di azione trasmesse e consultabili nelle opere di Evola, Guenon e Codreanu. Obiettivo dell’iniziativa è innanzitutto la rettificazione e la qualificazione del singolo militante, in una parola, la formazione. Questa si realizza attraverso il consolidamento di conquiste concrete. Nel primo caso, sul piano esistenziale – studio/lavoro, famiglia, rapporto con l’altro sesso – e su quello spirituale, attraverso la correzione degli aspetti negativi (egoismo, individualismo, edonismo e materialismo) di Sé, che naturalmente non sono scissi dalla vita comunitaria e sociale in genere. Nel secondo, nel lavoro comunitario, attraverso il contributo di lavoro a sostegno dell’attività dell’associazione. A differenza delle strutture moderne, siano esse di ispirazione liberale o marxista (tese alla modifica delle strutture ed al proselitismo) i militanti agiscono su se stessi e solo di riflesso sulla realtà che li circonda. Individuati i vuoti esistenti all’interno dell’area, si è deciso di colmare uno di questi, aprendo un centro librario come associazione culturale che produce numerose iniziative e produzioni editoriali.

    Struttura – Raido è una unità operante del Fronte della Tradizione, l’unità operante è il termine che noi adottiamo per definire un nucleo di uomini che operano nella società facendosi carico di un progetto politico, unitario e organico. Contro ogni banale superficialismo, l’Unità Operante ha ragione di esistere se ha come modello i Valori della Tradizione, se mira alla formazione del singolo e alla ricerca dei propri “simili”, attraverso un’azione di presenza diretta e non delegata, di testimonianza e di esempio. Una volta chiarito questo percorso iniziale, si definiscono l’organizzazione interna e l’attività di ogni Unità Operante. Le Unità Operanti sono ordinate da impegni e scadenze ritmate, verso queste non si ammettono diserzioni o negligenze, se non per causa maggiore. Viene riconosciuto un significato rituale alla riunione di comunità, in un giorno e in un’ora prestabilita della settimana, al contribuire finanziariamente versando il 10% delle proprie entrate mensili, all’assumersi responsabilità che misurano la capacità di sacrificio e di disponibilità dinanzi a sé, al “gruppo” e all’Idea. Appuntamenti disertati, mancanza di puntualità, attaccamento al denaro o a tutto ciò che si ritiene “personale”, non si tollerano. Si è severi con chi è insofferente a queste regole, che trasmettono ordine all’azione e “risanano” il singolo da inquinamenti in lui preesistenti. Durante le riunioni vengono verificati i compiti assegnati ad ogni militante, si valutano i risultati e le difficoltà incontrate, vengono esaminate le proposte e le prospettive per migliorare l’attività del gruppo. Inoltre si svolgono chiarificazioni su avvenimenti di attualità, per offrire ai militanti alcuni spunti di riflessione, a questo scopo, utile si dimostra la lettura dei testi tradizionali, in particolar modo le opere di Evola e Guénon. Si bada a non cadere però in un sterile intellettualismo, privo di una successiva messa in pratica di ciò che si è letto. Le attività che si svolgono sono molteplici, ognuno conoscendo la propria realtà territoriale si muove con maggior cognizione di causa, ma nello stesso tempo, riteniamo non più prorogabile la creazione di una rete di distribuzione e di diffusione della cultura tradizionale. Aprire librerie o centri di diffusione libraria in ogni città, dove ancora non ve ne siano, dovrebbe essere il compito primario di ogni Unità Operante. Se questo non fosse possibile, è necessario incaricarsi di portare i testi nelle varie librerie o in tutti i posti – biblioteche, privati, ecc. – dove sarà possibile diffonderli. E’ a tale proposito che ribadiamo con forza, in questa occasione, la necessità di creare strutture economiche legionarie su base militante e non a scopo di lucro, che possano riempire i vuoti esistenti. Serve di tutto, tipografie, service grafici, serigrafie, ristoranti, studi di registrazione audio e video, alloggi legionari e attività commerciali. Una base economica di sostegno alla attività militante è oggi, in questo mondo, uno strumento assolutamente necessario per tutti.

    Militantismo – Uomini e Donne di diversa età, in genere i ragazzi partono dai 14-15 anni, sia lavoratori che studenti, con una linea generazionale ininterrotta. Accomunati da un sentire profondo, cerchiamo di ricevere e consegnare a nostra volta il testimone, l’eredita’, con un profondo senso comunitario. Sostanzialmente non esiste un militante tipo, in ragione del fatto che le individualità che si avvicinano al nostro percorso sono assolutamente eterogenee. Nel quadro, di una più vasta estensione del dominio della lotta, sia essa puramente politica o culturale, il giovane militante pone la realizzazione di Sé al centro del suo lavoro. Quest’ultimo si svolge, costruendo incessantemente per la propria comunità, stando bene attento alle indicazioni date dai responsabili, che servono esclusivamente al suo miglioramento, ad un continuo edificare, ad una restaurazione continua, cosciente di poter essere attaccato da fuori, così come minato da dentro. In questo modo ci si educa al dominio della libertà, che si realizza in modo congiunto, a responsabilità ed autorità, allenandosi ad ubbidire per saper comandare inannanzitutto se stessi. Allenandosi nella comunità, è nella realtà esterna che si misura concretamente, con l’impatto e con la provocazione. La pro-vocazione che obbliga a dare risposte: responsabilità, appunto. E’ pertanto in questa visione che a chi ci precede, siamo profondamente riconoscenti, ci hanno donato e continuano a farlo, elementi fondamentali, un patrimonio e una ricchezza inesauribili per affrontare il percorso. Questa eredità è composta da tre elementi: materia, anima, spirito. E’ a tale riguardo che il militante deve conoscere profondamente la storia della propria casa, la profondità delle fondamenta, la nobiltà delle proprie radici. Questa si intravede nella sensibilità alla propria storia, ai predecessori, alla propria civiltà. Per questo non rincorriamo la maggioranza ma ricerchiamo l’elite, non facciamo politica ma cerchiamo di costruire in noi una dignità, una nobiltà. Sappiamo che una volta deciso di combattere lo si deve fare ogni giorno, ogni ora, perché la certezza del militante che vuole Essere, vincerà sul mondo di ciò che appare. E’ per tale ragione che esiste la comunità militante, il luogo fisico e metafisico dove si conduce la battaglia, dove ci si addestra, dove vi è necessità di donarsi, dove sorge l’eroismo quotidiano. E’ il luogo, la scuola dove si ha la possibilità innanzitutto di apprendere le cose e di imparare a fare le cose, nella comunità si costruisce esternamente e contemporaneamente si lavora su di se’, si fa parte di essa solo quando veramente c’è un impegno. Non si è nella comunità quando si ascolta e si imparano cose, ma solo quando ci si impegna: quante persone credono di essere in una comunità e invece ci stanno solamente? Quante persone sanno che dal loro impegno dipende la vita della propria comunità e delle altre unità operanti sparse sul territorio? Senza questa coscienza non si è niente.

    Novopress: Cosa si nasconde, a vostro avviso, nel concetto – a dir poco inflazionato – di Tradizione.

    Raido: Non si nasconde niente, tutt’altro. Tradizione deriva dal latino tradere, formato da trans = oltre e da dare = consegnare e indica un’azione di passaggio, che più propriamente si deve tradurre nel concetto: “ciò che si trasmette”. Tradizione non è conservazione, fissazione delle forme esteriori o di cose di cui non si comprende più il significato, ma trasmettere, tramandare, consegnare in modo diretto e reale un’eredità, la cui origine non è umana, ma essenzialmente spirituale. L’azione tradizionale è quindi un’azione dinamica e la sua trasmissione, come condizione primaria per realizzarsi, presuppone un collegamento tra chi consegna e chi riceve, laddove quest’ultimo ha il dovere di continuare a far vivere l’eredità dei Padri. Questa eredità si manifesta sotto forma di forza ordinatrice, lungo le varie generazioni, informando tutta la realtà e superando il fatto materiale e biologico del vivere stesso. Aprendo una piccola parentesi, se volessimo analizzare il problema, attualmente centrale, rispetto alla progressiva polverizzazione dell’area della destra radicale, da parte nostra crediamo che risieda innanzitutto nella “dimenticanza”. Ci si ostina a trovare e ricercare formule nuove, politiche o metapolitiche che siano, dai tratti esotici e moderni senza sforzarsi di riconfermare una identità dottrinaria che con il tempo va sempre più smarrendosi. Sembra che l’area della destra radicale anziché permeare la realtà che la circonda, da essa venga permeata. Il fatto è che se giustamente viene colto lo “spirito del tempo” per le forme, l’estetica e la comunicazione, troppo spesso lo “spirito di questo tempo” finisce per frantumare nella sostanza quelle iniziative che in principio erano ordinate secondo criteri di normalità. Ci sembra che, a forza di voler “cavalcare una tigre” ben più forte di coloro che intendono cavalcarla – per il semplice motivo di presumere di essere ciò che in realtà non si è – l’orizzonte si vada popolando di “sbranati dalla tigre” e la prospettiva non è certo lusinghiera. Ad ogni modo, la cultura che dovrebbe essere foriera di principi fissi ed eterni, se mal gestita come oggi, presta il fianco alla modernità. Sarebbe forse il caso di fare attenzione su questo, del resto per noi cultura deriva da culto e non da circoli di intellettuali che non riescono a mettere in pratica nemmeno un minimo di quanto blaterano al vento… tuttavia, va sottolineato come al tempo stesso divenga sempre più complesso trasmettere cosa sia la Tradizione e quale sia il percorso da noi intrapreso. In altre parole, Raido sviluppa un percorso difficile da seguire, non condividendo lo strumento del proselitismo e operando un filtro piuttosto rigido per la adesione alla comunità militante, che necessita di qualità anziché di quantità. Nonostante questo molti giovani, anche se con il passare del tempo tendono in larga parte ad arrendersi, vedono in Raido ed alla sua comunità militante un valido e sicuro punto di riferimento per un riscatto esistenziale dalle pastoie della modernità.

    Novopress: Che cos’e’ Azione Tradizionale e come viene realizzato?

    Raido: Azione Tradizionale nasce come periodico di informazione – supplemento alla rivista RAIDO Contributi per il Fronte della Tradizione e viene pubblicato periodicamente, contiene l’informazione cartacea veloce su eventi, novità, appuntamenti, è foglio informativo e di divulgazione della cultura tradizionale. Alle iniziative organizzate dall’associazione si aggiungono articoli di dottrina basilari per la nostra formazione. Dal giornalino, che si sta ampliando nella forma e nei contenuti negli ultimi tempi, visto il suo successo, è nato il blog d’informazione. Aggiornato giornalmente, viene riempito di contenuti sia multimediali (foto, canzoni e video) sia con articoli dottrinari (tratti per lo più dalla nostra rivista trimestrale, dedicata all’approfondimento) che e soprattutto, di commenti alle notizie del giorno, che dimostrano la lontananza di questo mondo dai principi di ordine sacro. Il giornale è gratuito e si può trovare in libreria oppure si può ricevere a casa con la sottoscrizione di una tessera da socio ordinario. Chiunque intende sostenere la diffusione di questo supporto o contribuire, inviando articoli, vignette o illustrazioni, può farlo al fine di qualificare ulteriormente la pubblicazione. Naturalmente è scaricabile in PDF dal sito www.azionetradizionale.com.

    Novopress: Sappiamo che tra le fila della vostra struttura, esiste una buona presenza femminile e, se la memoria non mi inganna, le ragazze si dedicano – tra l’altro – alla creazione di manifatti artistici (Artifex). Potreste parlarci delle iniziative al femminile di Raido, magari facendo intervenire una responsabile?

    Risposta a cura di Artifex: All’interno della comunità, opera da anni il cuib femminile il quale ha assunto il nome di Artifex. La scelta del nome è determinata dal fatto che il cuib opera prevalentemente nell’ambito dell’artigianato militante producendo manufatti, oggetti e opere di varia natura. La scelta di esprimersi attraverso l’artigianato non è casuale, infatti, nella visione tradizionale il lavoro è inteso come un’arte capace di esprimere la personalità dell’uomo, un mezzo cioè adatto al suo miglioramento e rafforzamento spirituale. Attraverso l’azione, l’artifex, trova delle affinità per la propria rettificazione, un’analogia tra ciò che si compie e la possibilità di liberarsi dai limiti umani, per tentare di elevarsi alla dimensione sacra. Esso è un metodo quotidiano di superamento interiore, in cui ci si mette in gioco per riuscire a trasformare la materia grezza, ad infonderle vita e forma, continuando a partecipare alla creazione universale. “L’Artifex, per gli antichi, era indifferentemente chi esercita un’arte o un mestiere senza però essere né l’artista né l’artigiano nel senso che oggi hanno tali parole. L’Artifex era qualcosa di più dell’uno e dell’altro perché, almeno originariamente, la sua attività si connetteva a principi d’ordine assai profondo”(Renè Guènon).In queste parole il significato profondo della nostra scelta. Chiunque può scoprirsi artista, ma ciò che ci spinge a intraprendere questa o altre attività, non ha nulla a che fare con il profitto economico o la visibilità che se ne può trarre. Tale attività è per noi rappresenta una palestra di attenzione e costanza. Artifex ha un ruolo diverso, ogni militante ha il dovere verso se’ stessa e in ragione della scelta che ha compiuto, di considerare lo strumento che le viene offerto come un mezzo per operare una crescita personale. Qualunque cosa venga chiesta di compiere presuppone lucidità, presenza a se’ stessa, amore, sacrificio: agire e non essere agiti. In termini pratici, se una di noi si riducesse all’ultimo minuto a fare ciò che deve per mancanza di organizzazione o per pigrizia, il suo sforzo risulterebbe inutile, in quanto è venuto a mancare l’esercizio su di se’. Mettere da parte le proprie necessità contingenti, cercare di non cedere alle lusinghe del mondo moderno affinchè i Valori di Amore e Sacrificio non restino belle parole con le quali riempirsi la bocca. Ogni azione è il riflesso di un lavoro che si compie e si matura all’interno di ciascuna, pretendere di porre ordine senza aver operato un ordine interno assume il valore di una chimera. Non è l’esterno che informa l’interno bensì esattamente il contrario. La nostra crescita è altresì stimolata dai vari compiti che svolgiamo nella comunità rispettando sempre una visione organica e non puramente meccanica. Ognuna assolvendo al compito che le si addice, si adopera nella realizzazione delle varie pubblicazioni e iniziative promosse dall’Associazione che non hanno un carattere e un fine intellettualistico, ma la funzione di diffondere gli insegnamenti tradizionali, di tramandare valori, proprio perché Tradizione è trans = oltre e dare = consegnare e indica “ciò che si trasmette”. Noi non crediamo al fatto eclatante, al fuoco di paglia che fa molta luce ma è destinato presto a spegnersi. Crediamo piuttosto al lavoro poco evidente, magari fatto di piccoli passi, ma continuo, come lo scalare una montagna per arrivare in vetta, attività con la quale ci misuriamo spesso, una tensione portata avanti ogni giorno con vera dedizione e quindi senza personalismi e tornaconti personali. È con questo lavoro che vogliamo continuare a crescere e a proseguire la strada verso l’alto, sostenendoci e confrontandoci non in modo sentimentale ma cameratesco, non come un gruppo di amiche che fa comunella unite da un legame sentimentale, ma come donne che hanno la convinzione di camminare sullo stesso percorso, verticale e non orizzontale. “Nell’azione occorre ritrovare la Pietas ricostruendo i ponti con il cielo che la follia dell’egoismo ha spezzato. L’Amore è il riferimento di ogni azione, affinché ognuno porti dentro di sé la luce che le tenebre potranno offuscare, ma mai estinguere”.

    Novopress: Raido e’ anche una libreria ed una sala conferenze. E’ uno spazio internet e un gruppo escursionistico. Potreste approfondire e completare queste affermazioni?

    Raido: A Raido, libreria militante che opera nel territorio romano, non si entra per un semplice acquisto, ma per ritrovarsi, riflettere e confrontarsi in modo costruttivo e sereno, una sorta di terra di mezzo dove diverse generazioni e diverse appartenenze trovano un luogo di confronto per affinare le coordinate di riferimento pre-politico. All’interno dei locali dell’associazione, trovano principale e naturale collocazione quei testi in ordine alla dottrina e alla metodologia tradizionale. Allo stesso tempo vengono proposte numerose opportunità di scelta per coloro che desiderano trovare un’ampia gamma di titoli e produzioni relative ad una specifica area di appartenenza. Nel corso degli anni però, il ventaglio di materiale proposto ai frequentatori si è di gran lunga allargato, trovano posto sui nostri scaffali materiali musicali, di artigianato, di abbigliamento e accessori di vario genere. Ricordiamo come, ispirandosi all’economia legionaria, tutte le entrate sono reinvestite a favore dell’attività stessa e di conseguenza a favore del Fronte della Tradizione e come ripetiamo sempre, sostenere una iniziativa di questo tipo è un segno di coerenza per chi crede che il Fronte della Tradizione si realizza con i fatti e non con le parole! Per quel che riguarda le conferenze ed i convegni, ogni iniziativa è un’occasione per esprimere la nostra appartenenza ad un mondo e ad uno stile di vita, per testimoniare attraverso l’azione come determinati valori non siano materiale per l’antiquariato ma reali e concreti indirizzi per una vita sana, per diffondere quella cultura, fatta di uomini e di idee, che al giorno d’oggi risulta chiaramente osteggiata. Siamo lontani anni luce dalle conferenze dal taglio accademico o intellettualistico nel senso peggiore di questi termini poiché, al di là di un approfondimento scientifico e di una serietà delle tematiche trattate, ogni incontro ha la caratteristica di un incontro militante, ossia occasione per fornire strumenti culturali a coloro i quali vogliono contrastare (non semplicemente contestare) il mondo moderno. Essendo Raido una iniziativa militante, come ampiamente chiarito, ogni iniziativa culturale, dalle conferenze, alla rivista, alla collana di fascicoli, ai documenti, ai quaderni per la formazione del militante, ai cineforum, etc., sono frecce a disposizione per l’arco di chi vuole combattere il sonno della coscienza, per la Tradizione, per la vittoria dello spirito sulla materia. Nel caso di internet, quindi, il discorso è lo stesso, cambiando solamente il modo di esprimere concetti e tematiche (mentre per l’utilità dello strumento rimandiamo alla domanda specifica), i quali trovano spazio nei due siti attivi a noi riconducibili, ossia raido.it, in cui c’è un po’ tutto quello che riguarda l’associazione, attività, catalogo librario, prossime iniziative, ecc. e azionetradizionale.com, che assume più la natura di un blog e di giornale online con approfondimenti di natura sociale, politica e dottrinaria. Per quanto riguarda il gruppo escursionistico, se da sempre la nostra associazione ha focalizzato la propria attenzione sulla formazione interiore dell’uomo, la montagna ha da sempre rappresentato un luogo privilegiato con cui confrontarsi, verificarsi e conoscersi. La gran parte di noi vive in città e nel caos delle metropoli dobbiamo sottostare a ritmi frenetici che non ci permettono di avere il tempo di stare con noi stessi, di ragionare e di vivere in modo sano e dinanzi a questo deserto, la montagna offre la grande occasione per spezzare determinati vincoli, per riappropriarsi di quella natura umana che la “civiltà occidentale” ha cancellato in nome degli interessi, dell’esteriorità, delle convenzioni. Il Gruppo Escursionistico Orientamenti nasce dopo un lungo periodo di aspettativa, maturazione e volontà di singoli uomini attratti dal contatto con la natura, dai suoi aspetti allo stesso tempo duri, impegnativi, a volte estremi ed estenuanti. Nasciamo dall’esigenza del misurarci con noi stessi e dall’amore verso gli unici posti ancora preservati dalla crescente contaminazione, siamo alla ricerca del sacrificio voluto, del misurarci anche non ascendendo una montagna ma provando a piantare una tenda o a creare un bivacco con in corso una bufera di neve e di vento. Crediamo in Orientamenti come in uno strumento per chi non è alla ricerca del record sportivo o della fama, della gloria o della gratificazione fine a se stessa e abbiamo l’ambizione e la volontà di privilegiare, in funzione delle predilezioni e delle predisposizioni dei partecipanti, la gran parte degli aspetti che la montagna può offrire, dal trekking allo sci-alpinismo, dall’arrampicata all’alpinismo, partendo dal presupposto fondamentale ed imprescindibile che ogni disciplina deve essere funzionale ad una esperienza interiore. Non abbiamo in vista l’obiettivo di un accrescimento quantitativo degli associati, ma la volontà che questi ultimi si impegnino per avere uno stile retto nella vita di tutti i giorni. Infatti, fare parte di Orientamenti, significa aderire ai valori di Onestà, di Lealtà e di Giustizia e amare la montagna e la natura lontano da qualsiasi deriva romantica e naturista, ma soprattutto significa non macchiarsi di azioni indegne, essere il più possibile esempio per gli altri, sapersi contraddistinguere nei rapporti interpersonali come uomo corretto e leale. Ed è importante precisarlo, fanno parte del Gruppo Escursionistico Orientamenti non solo i militanti di Raido, ma anche ragazzi appartenenti ad altre realtà politiche o metapolitiche, o semplicemente persone singole che attribuiscono all’esperienza della montagna un valore superiore. Semplicemente perché, alla luce della peculiarità insita in tutte le iniziative che organizziamo, esse rappresentano occasioni per tramandare, la cui origine latina trans–dare, è all’origine della parola tradizione. In questo caso, tramandare la propria esperienza e la propria conoscenza, affinché coloro i quali abbiano un simile sentire nei confronti della montagna possano incontrarsi, conoscersi e gettare le basi per lavorare insieme. Anche se l’ascesa è lunga e i passaggi non facili, la volontà non ci deve mancare. Oltre i nostri limiti, in montagna e nella vita di tutti i giorni.

    Novopress: In che cosa si manifesta, secondo Raido, la rivolta contro il mondo moderno? In quest’ottica e banalizzando, quale’ il vostro rapporto con internet?

    Raido: La rivolta contro il mondo moderno è sostanzialmente la capacità del passaggio, dell’attraversamento del deserto di morte della modernità. Ciò che riusciremo a traghettare aldilà del punto zero, questo è ciò che individuiamo come obiettivo. Tutto ciò sarà possibile solo se alla base saremo capaci di una sorta di morte e resurrezione per l’affermazione dell’ uomo nuovo, dell’uomo dritto tra le rovine. Sappiamo che è uno scopo molto ambizioso, sappiamo che non tutti noi potremo raggiungerlo, ma sappiamo che questo è il nostro luogo di combattimento, “…questo è il nostro essere e non possiamo fare altrimenti…”. Siamo coscienti che mille piccoli problemi tendono a distrarci da questo grande scopo che ci siamo prefissati, che senza elevati modelli di riferimento non si può generare l’energia sufficiente per il combattimento. La realtà esterna più si accorge del lavoro che svolgiamo, più ci sarà ostile e più occorrerà rinsaldare le fila. Ma siamo altrettanto coscienti che questo è il nostro sentiero fondato su un destino, su una aspirazione, sulla terra ferma della Tradizione. Non ci siamo fermati a fare calcoli, noi non abbiamo paura delle rovine, il nostro presente ha un senso perché ha una eredità: la Tradizione. Questo è il nostro radicalismo della ricostruzione, che nella Tradizione trova il fulcro della sua forza e della sua legittimazione, nell’azione la sua via.

    Internet – Tutto collabora affinché la valanga di fuoco quotidiana, dalla culla alla tomba – dalla scuola al lavoro, dalla tv ai giornali a tutti i media, l’intrattenimento – alimenti attraverso la comunicazione concezioni infette, malsane, diaboliche. Il risultato finale dovrebbe essere quello che stiamo scoprendo sotto i nostri occhi, un frullato di bastardi senza Dio, una patria, una storia, una legge che – sia chiaro – non può rappresentare il nostro destino. Tenuta in considerazione tale evidenza, non possiamo permetterci il lusso di non essere presenti sulla rete, oltre che in tutte gli altri modi possibili, dalla musica, ai testi e alle cartoline. E’ a tale riguardo che riteniamo internet, uno dei strumenti utilizzabili per diffondere l’idea tradizionale. Attualmente siamo dotati di un sito web, un blog, di una periodica newsletter; ultimamente stiamo coltivando anche le opportunità della multimedialità che consentono un approccio più leggero e confacente alle giovani generazioni. Non possiamo sottrarci però dal sottolineare che internet non è una alternativa ai rapporti interpersonali e che la vita vera è tale lontano dagli schermi siano essi di un pc o della televisione.

    Novopress: Parliamo di musica; come molti gruppi italiani, anche voi – correggimi se sbaglio – considerate la musica un fattore X per quanto concerne la militanza. Come nasce, allora, Imperium e quali sono i progetti futuri della band?

    Raido: Imperium è un progetto musicale, sorto all’interno dell’associazione culturale Raido, per affermare attraverso la musica le indicazioni espresse dalla dottrina tradizionale. Allo stesso tempo, attraverso il recupero e nuovi arrangiamenti di brani di musica alternativa, mantenere vivo il sentiero della memoria rivitalizzando atmosfere, sensazioni e vibrazioni che lo scorrere del tempo ed il modernizzarsi degli spiriti tende ad annebbiare. Cercando l’equilibrio tra musica e testi, evitando di inseguire esasperazioni tecnicistiche, acrobazie lessico-intelletuali e il riproponimento di slogan fine a se stessi, si è cercato di produrre un lavoro attuale, autentico e antico nello stile. Al progetto hanno collaborato e collaborano musicisti e militanti di altre realtà che si sono resi disponibili. Negli anni Imperium ha ricevuto il contributo occasionale, magari invisibile ma prezioso, di singoli che con il primo album “vita est militia” hanno visto concretizzarsi il loro impegno. Dopo l’esordio avvenuto nel 1998, in occasione del centenario della nascita di Julius Evola, il gruppo si è esibito in numerose manifestazioni, eventi e feste organizzate in tutta Italia. Attualmente il gruppo è in fase di elaborazione di due importanti progetti musicali, uno per riproporre dei brani inediti di un autore recentemente scomparso e il riarrangiamento di brani di vecchi brani musica alternativa. Dopo questi inizierà il lavoro per il nuovo album del gruppo.

    Novopress: Tra i vostri riferimenti spiccano due personalita’ in particolare: Corneliu Z.Codreanu e Leon Degrelle. Due uomini accomunati da una fede politica e spirituale… quest’ultima di matrice indubbiamente cristiana. Quali sono le vostre posizioni rispetto al discorso spiritual-religioso?

    Raido: Innanzitutto è importante chiarire come Raido nei confronti della religiosità non abbia nessun tipo di preclusione ma sia dell’avviso opposto. Come la Dottrina ci insegna, la religione (re–ligio: ricollegare) svolge l’importante funzione di collegare l’uomo al Sacro. Infatti, sarà utile pensare all’immagine di un grande albero in cui la Tradizione rappresenta il tronco principale mentre le vie religiose i diversi rami che ad esso sono indissolubilmente uniti, usufruendo entrambi della stessa linfa vitale. Da un punto di vista spirituale, quindi, ogni religione legittima rappresenta un collegamento con la Tradizione primordiale poiché ne è un aspetto particolare (per una migliore comprensione, rimandiamo a quanto scritto all’interno del Quaderno n. 1 per la formazione del militante della Tradizione), mentre da un punto di vista “sociale” la religione rappresenta un argine dinanzi al dilagante materialismo. E questo è bene precisarlo soprattutto dinanzi alle feroci polemiche che spesso riguardano la Chiesa cattolica che indubbiamente, dopo le aperture al mondo moderno e il Concilio Vaticano II, sta attraversando una profonda crisi la quale però non può legittimare la negazione del valore tradizionale del cattolicesimo o peggio ancora un rifiuto ed una lotta contro la regola religiosa. Queste tendenze sono alquanto pericolose e sospette, poiché costituiscono un vero e proprio rivolgimento verso il basso, i cui tratti sono tipici della seconda religiosità. Questa ostilità rappresenta una tendenza altrettanto negativa quanto lo è quella di seguire una via religiosa secondo il metodo “fai da te”, da supermarket delle religioni, senza una reale aderenza alla regola legittima o creando sospette forme di neospitirualismo, sincretismo che, al giorno d’oggi, è sempre più facile riscontrare in occidente. Non riteniamo di essere in errore nel sottolineare con vigore che alcuni tratti di questo atteggiamento rasentano il satanismo, consapevole o meno. Al tempo stesso, con molta superficialità ci si definisce cattolici o come, sempre più spesso accade, si è “attratti” da religioni orientali come ad esempio il buddismo, senza avere minimamente la reale percezione di cosa significhi seguire una via spirituale fatta di regole, disciplina, coerenza e stile di vita (per una corretta interpretazione del fenomeno, rimandiamo comunque ai numeri 10/1997 e 21-22/2000 della rivista Raido). Fatta questa debita premessa, è normale che nei confronti di Codreanu e Degrelle ci sia da parte nostra un profondo interesse, tanto da ritenerli esempi e punti di riferimento: al di là della loro professione di fede, in un caso ortodossa e nell’altro cattolica, sono stati uomini che hanno saputo incarnare nella vita i principi sacri della Tradizione i quali, come accennato, sono comuni a tute le principali religioni, determinando uno stile di vita improntato esclusivamente al Sacro. Codreanu e Degrelle, infatti, hanno sempre ribadito con fermezza la convinzione che ad una lotta politica sia data una autentica base spirituale la quale, prima ancora che cattolica o ortodossa, è tradizionale. “L’uomo nuovo”, dice Codreanu, “non è mai nato da un movimento politico, ma è sempre nato da una rivoluzione spirituale, da un grande cambiamento interiore” e Degrelle aggiunge: “In ciò consiste la vera, la grande rivoluzione da fare. Rivoluzione spirituale o fallimento dal secolo. La salvezza del mondo risiede nella volontà delle anime che credono”. In poche parole, lealtà, fedeltà, coraggio, onore, sacrificio e giustizia, così presenti nella loro vita e nella loro lotta, non sono principi cattolici o buddisti o islamici o meglio, prima ancora che principi cattolici, buddisti ed islamici, sono principi e valori della Tradizione e C.Z. Codreanu e L. Degrelle sono il fulgido esempio di come debbano essere realmente vissuti nella milizia quotidiana. Il militante di Raido non è obbligato a seguire una specifica via religiosa, poiché ciò che gli viene chiesto è seguire uno stile di vita retto, in cui il sacro costituisca l’asse centrale della propria condotta e in coerenza di ciò verificare l’attitudine ad un sentiero spirituale legittimo. All’inizio del nostro percorso, per il recupero della nostra identità nel rispetto della dimensione spirituale della battaglia, abbiamo condiviso una regola precisa: eliminare il vituperio, le bestemmie e le maldicenze. Non occorre essere di una via piuttosto che di un’altra, occorre essere rivolti al cielo.

    Novopress: Ora e subito: quale e’ il nemico piu’ grande dell’uomo che vive in questa societa’? Quali sono le vostre soluzioni?

    Raido: In linea con l’approccio metodologico e con la visione delle cose che Raido ha, il nemico più grande è dentro di noi. Nella risposta alla domanda precedente abbiamo citato due affermazioni in cui è chiaramente riportato l’obiettivo a cui deve tendere un uomo che aspiri alla libertà, un uomo che voglia liberarsi realmente delle moderne schiavitù: moda, esigenza di apparire, paura, desiderio irrefrenabile, egoismo, individualismo, odio viscerale, sentimentalismo sfaldante, sono solo parte di quanto ci lega e ci impedisce di essere veramente uomini liberi, esigenze più o meno false, che ci impediscono una vera comprensione della realtà. Prima ancora che le multinazionali, prima ancora che le banche o gli americani o gli immigrati, problemi con i quali ci si deve fare i conti e sui quali non possiamo che avere una visione profondamente critica, è necessario operare una inesorabile lotta contro tutto quello che di malsano ci portiamo dentro al cuore. E’ lì, che risiede il nostro principale nemico ed è contro di lui che, ogni giorno e ogni mese dell’anno, dobbiamo combattere. Quanto siamo veramente liberi di volere o non volere una cosa, di compiere o meno un’azione? In verità la comodità, il lusso, la pigrizia, l’apatia, l’egoismo, il materialismo, l’indifferenza sono spesso i veri animatori delle azioni e dello stato d’animo giornaliero, il quale inevitabilmente è scosso, agitato, privo di un sano equilibrio. La soddisfazione è tale solo se c’è appagamento, solo se abbiamo tutto e subito, solo se godiamo avidamente dei frutti prodotti. Allora non siamo più noi stessi, indipendenti da qualcosa, o da quel preciso bisogno, ma ci identifichiamo con esso, in un continuo “nascere e morire”, a seconda se il bisogno sarà più o meno soddisfatto. La vita oscilla in un continuo equilibrio instabile, in uno stabile squilibrio. Siamo la macchina che possediamo, siamo la donna con la quale stiamo, il lavoro che abbiamo, siamo il mutuo che accendiamo. E se un giorno tutto ciò scompare, se un giorno per un qualche sfortunato motivo la donna ci lascia, o il lavoro si perde, cosa accade? L’annullamento e la disperazione. Si diventa “uomini finiti”. Conoscere cosa vuole dire la parola libertà, è l’obiettivo prioritario di una vita, ma di quella libertà che ha nell’indipendenza dal mondo moderno il suo fondamento, coscienti che delle sue lusinghe, delle sue attrattive possiamo fare a meno. E allora non sono le cariche politiche, non è il potere che, seppur importante, risolve il destino di un uomo, semmai è uno strumento per perseguire l’obiettivo prioritario che prende il nome di libertà. “Nell’ora della disfatta di un mondo, c’è bisogno di anime rudi ed elevate come rocce contro cui s’infrangeranno invano le onde scatenate”, ci dice Degrelle. E come la si possiede l’anima “rude ed elevata” se non attraverso un lavoro costante ed inesorabile contro il principale nemico che ci portiamo dentro, contro quanto di questo mondo che tanto diciamo di rifiutare e di disprezzare ci portiamo nel cuore? Sono le azioni che dimostrano quanto, pur vivendo in questo mondo, ne siamo estranei e distanti, rifiutandone i compromessi, le convenzioni, le ipocrisie, attraverso l’assunzione d’impegni e di responsabilità, sforzandoci di rimuovere gli equivoci causati dalla nostra disonestà, vigliaccheria e incoerenza. E’ necessario affermare e non ci stancheremo mai di ribadirlo, un’etica del dovere libera da ogni retorica, un eroismo senza gloria, senza trionfi, medaglie o grandi gesti, poiché solo in questo modo si può sradicare ogni atteggiamento arrogante, capriccio, mania di originalità e di protagonismo, distrazione e mancanza di controllo. La parola d’ordine è lavorare per sviluppare un dominio di sé, cercando di essere ordinati, attenti, coscienti e attivi, abbandonando l’ozio e l’inerzia, conducendo una vita sana e naturale, nel rispetto dei ritmi cosmici e cercando ciò che è giusto, bello e nobile. La perfezione, ne siamo ben consapevoli, è ardua da raggiungere, ma dobbiamo sforzarci ogni giorno di essere migliori di ciò che siamo e, dinanzi alle sventure e alle prove della vita, nelle situazioni estreme e di pericolo, essere forti e decisi, coscienti che ogni azione compiuta nel solco della Tradizione è un rito che innalza l’uomo al cielo.

    Novopress: Cosa direste ad un giovane medio che guarda mtv, va in discoteca, non si impegna, magari si droga…? Come si recupera una gioventu’ priva di simboli e di ideali?

    Raido: Per i nostri coetanei, giovani come noi, che vivono senza punti di riferimento e senza un senso, la speranza spesso è vana, perchè non c’è la volontà di cambiare se’ stessi e ciò che li circonda; le cose, purtroppo, spesso gli vanno bene così come sono. Solo chi ha dentro di sé una scintilla ed è pronto a trasformarla in fuoco, con la gioia del Sacrificio e dell’Amore, può dare una opportunità a se’ stesso e al mondo. Se riuscirà a respirare qualcosa di più grande, ad avvertire il soffio divino, potrà probabilmente salvarsi da un mondo che si avvita nel più diabolico materialismo che il mondo abbia mai visto. A chi si lascia trascinare dall’onda, a chi si abbandona a facili vittimismi e vive la vita aspettando il giorno in cui cambino le cose, diciamo che l’oggi deve essere affrontato e vissuto intensamente. Come ci insegna Confucio, è meglio accendere una candela, piuttosto che maledire le tenebre. Le cose possono, e vanno cambiate, innanzitutto cambiando se’ stessi e dandosi una regola. I mezzi per migliorare ci sono, le strutture anche, gli alibi vanno bene solo per i falliti. La regola che vale per noi, in generale, è quella di assumere uno stile e una disciplina. “il problema primo, base di ogni altro, è di carattere interno: rialzarsi, risorgere interiormente, darsi una forma, creare in sé stessi un ordine e una drittura. Nulla ha imparato dalle lezioni del recente passato chi si illude, oggi, circa le possibilità di una lotta puramente politica e circa il potere dell’una o dell’altra formula o sistema, cui non faccia da precisa controparte una nuova qualità umana” Evola. Il problema non è tanto non fare certe cose, ma farle consapevolmente e senza farsi sovrastare da esse. Ci dobbiamo infatti confrontare col mondo moderno per poterlo conoscere e quindi criticare consapevolmente. Se non ci si sperimenta nelle piccole esperienze (escludendo quelle più “traumatiche” come la droga, ovviamente) non si avrà mai la consapevolezza del proprio disprezzo per questo mondo. Rifiutiamo il discorso di chi dice, ad esempio:“Non vado in discoteca perché non è da camerati”, senza magari esserci mai andato. E’ opportuno andarci, invece, vedere com’è, e poi in caso dare un giudizio. Non servono rigidità, timori e paure, occorre la presenza di giovani che crescano e sappiano, perché vissuto sulla propria pelle, cosa è positivo e cosa negativo, cosa può far crescere e cosa è deleterio. Servono esempi.

    Novopress: Uno spazio tutto dedicato a voi da riempire con cio’ che e’ stato omesso, progetti futuri, aspirazioni, ecc.

    Raido: Oltre ad auspicarsi che le diverse attività intraprese finora possano rafforzarsi e fortificarsi nel tempo, in prospettiva nuove iniziative “bollono in pentola”. Senza entrare troppo nel dettaglio e lasciando anche un po’ di spazio a della sana curiosità, tra i nuovi strumenti che a breve potrebbero veder luce c’è quello di una casa editrice che pubblichi testi di approfondimento dottrinario, storico e politico, sempre secondo quella linea formativa e militante di cui abbiamo ampiamente parlato in precedenza. Inoltre, altri e nuovi spazi potrebbero nascere in futuro….ma di questo ne riparleremo. Invece, merita una considerazione particolare l’iniziativa dei gruppi di studio che da circa tre anni procede. Sono incontri settimanali in cui si analizzano la visione del mondo e lo stile di vita tradizionale, appuntamenti non intesi come riunioni di accademici che si perdono nei labirinti di uno sterile intellettualismo, bensì come una scuola di vita intesa secondo l’insegnamento di Evola e Codreanu. In un certo senso rappresentano per i più giovani il primo approccio alla Tradizione e allo stesso tempo alla militanza, tant’è che a coloro che vi partecipano viene richiesto un impegno comunque differente rispetto a quello del militante vero e proprio di colui cioè che, per una sua precisa volontà, ha deciso di far parte della comunità militante di Raido. L’obiettivo di questi incontri è comunque quello di puntare alla rettificazione e alla qualificazione del singolo, affrontando, a tale riguardo, argomenti per il consolidamento e l’equilibrio della propria esistenza su elementi concreti: sul piano esistenziale – studio/lavoro, famiglia, rapporto con l’altro sesso – e attraverso la correzione degli aspetti negativi (egoismo, individualismo, edonismo e materialismo) sul piano sociale e comunitario. Gli aderenti inoltre, ricevono dispense di approfondimento e partecipano alle iniziative specifiche organizzate dall’associazione, fornendo sempre e comunque un contributo di lavoro militante. In un’epoca dove le strutture militanti tendono a scomparire, in Raido e nella sua comunità militante si può fruire di un valido e sicuro punto di riferimento, di orientamento e di formazione.

    Comunità Militante di Raido

    (Tratto da Novopress.info)