God bless America (2)

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    Anche se i dati sugli omicidi in città (uno ogni due giorni) farebbero sospettare il contrario, da trent’anni a Washington è in vigore un divieto di possedere un’arma da fuoco. Un’eccezione negli Stati Uniti, che presto potrebbe non esistere più: un mese fa una corte del District of Columbia ha infatti dichiarato incostituzionale il provvedimento perché violerebbe il Secondo emendamento, quello che riconosce il diritto individuale di avere un’arma. Ma le autorità cittadine non ci stanno e hanno già presentato ricorso…chi la spunterà tra il buon senso e gli interessi delle aziende produttrici di armi (grandi finanziatrici sia dei repubblicani che dei “cugini” democratici) ?

    Il verdetto. La sentenza del mese scorso ha chiuso un caso giudiziario iniziato con la causa di sei abitanti di Washington, che volevano possedere un’arma per legittima difesa. Una circostanza vietata, a meno che la pistola non sia stata registrata prima del 1976, quando fu introdotta la messa al bando nel tentativo di limitare la dilagante violenza di strada. Ma con una decisione presa da due giudici contro uno, la corte ha stabilito che il divieto va contro il Secondo emendamento, che dice: “Una milizia ben regolamentata, necessaria alla sicurezza di uno stato libero, non dovrebbe vedersi negato il diritto di possedere e portare con sé delle armi”. Il sindaco Adrian Fenty si è detto “profondamente deluso e francamente oltraggiato” dalla decisione, e la settimana scorsa ha dato il via alle procedure per l’appello. Una protesta scolastica contro le armi da fuoco

    Le due interpretazioni. Quel giro di parole relativo alla “milizia” rappresenta il punto cruciale della discussione sul Secondo emendamento, una questione in piedi da decine di anni e sul quale la Corte Suprema si è pronunciata per l’ultima volta nel 1939: praticamente un’era geologica fa, specie per quanto riguarda la società statunitense e il problema della criminalità di strada. La corrente di pensiero favorevole al controllo delle armi interpreta quelle parole in modo letterale: l’Emendamento fu scritto in un periodo storico in cui i nascenti Stati Uniti avevano ognuno delle milizie, diventate poi la Guardia Nazionale, e quella misura non ha niente a che fare con la situazione attuale. Men che meno, quindi, quelle parole non coprono il presunto diritto dei singoli cittadini. Per i sostenitori della libertà di possedere pistole e fucili, invece, l’Emendamento va interpretato in modo più ampio e applicato quindi a tutti, a scopi di autodifesa. Una veduta di Washington

    Questione ancora da definire. Di sicuro, il divieto di Washington viene violato da molti. L’anno scorso la polizia ha sequestrato 2.600 armi da fuoco, e dei 169 omicidi avvenuti nella capitale, 137 sono stati compiuti con pistole e fucili. Sono numeri più bassi rispetto agli anni Novanta, quando Washington veniva considerata una delle città americane con più criminalità. Ma la presenza di migliaia di armi in mano ai malintenzionati dà un argomento in più ai sostenitori delle armi libere per tutti: secondo loro, il divieto di possederle alla fine ha effetto solo sui cittadini che rispettano la legge, mentre i criminali le armi le prendono comunque al mercato nero. Sono tutti argomenti di cui terranno conto le varie corti che dovrebbero affrontare il caso nei prossimi mesi. Tanto che molti esperti prevedono una scalata fino alla Corte Suprema, per dirimere la faccenda una volta per tutte.

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