Intervista a Rutilio Sermonti – Il fuoco di Sparta

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    D: Eccoci con Rutilio Sermonti dopo la conferenza su Sparta, dal titolo “Il fuco di Sparta”. La nostra domanda a questo monumento che è Rutilio è:
    quale è stata la vittoria che dobbiamo raccogliere nonostante la sconfitta militare sia alle Termopili sia a Berlino, perché in fondo una vittoria c’è stata.

    R: Come ho detto prima in quelle poche parole, non c’è da cercare un collegamento tra l’avvenimento delle Termopili e quello della fine dell’Europa, perché è un continuo. Le Termopili, come significato, non hanno un’interruzione, ci sono state Termopili continuamente. Quello che conta delle Termopili sono il simbolo del sacrificio volontario al dovere. Questo è il simbolo delle Termopili e dell’educazione spartana, che era uguale più o meno a quella romana o a quella sioux o degli apache. il messaggio era lo stesso: si deve fare quello che è il nostro dovere, a qualsiasi costo e nel modo più sereno, con l’aria di fare non chissà ché ma quello che si doveva fare e che era da Uomo. Io quindi non vedo nessuna soluzione di continuità. Non c’è stata nessuna vittoria (militare). C’è stata però una vittoria su sé stessi, da parte di tanti dei nostri eroi simili a quelli delle Termopili, un’infinità di Tedeschi e di Italiani, che si sono sacrificati fino all’ultimo o quasi, per ritardare la marcia del nemico o per permettere la riorganizzazione alle spalle. La vittoria corrispondente alla Platea di allora, che seguì a breve distanza quella delle Termopili, per noi non c’è stata a causa di una serie di circostanze molto diverse. E soprattutto la vittoria del male, del nemico barbaro, non è stata locale, ma è stata mondiale. Quindi ben diversa è la difficoltà per poter raggiungere la nostra Platea. Però nello stesso modo in cui era inevitabile quella Platea, è inevitabile la nostra Platea; perché noi agiamo nel solco dell’ordine cosmico, gli altri invece contro l’ordine cosmico, quindi le corna se le rompono per forza! E già se le stanno rompendo abbastanza. Comunque noi dobbiamo avere questa certezza metafisica della vittoria, della nostra Platea. È possibile che non ci sarò più io, ma è possibile che ci sarai tu ancora. Ma il nostro sacrificio non sarà condizionato, non ci sacrificheremo perché certi della vittoria, noi ci sacrificheremo perché è il nostro dovere di sacrificarci. Questo è il significato delle Termopili e della disperata lotta in difesa dell’Europa da parte di Tedeschi, Francesi, Spagnoli, Italiani, Russi, Ucraini e persino Svizzeri. Coloro che hanno sentito questa vocazione, che hanno sentito di appartenere a questa grande patria spirituale, che non poteva morire e doveva essere difesa, trascurando completamente la propria incolumità. Io sono qui perché ho avuto una gran fortuna, potevo essere morto allora e tanti altri che sono morti potevano essere vivi e parlare adesso con te. Però l’importante è che non si è fermato niente, che tutto è continuato. L’importante è che oggi io vedo innanzi a me decine, centinaia di giovani che non erano neanche lontanamente nati quando questa disperata difesa è avvenuta, eppure si sentono continuatori senza nessuna interruzione di quelli e pronti oggi a fare quello che hanno fatto allora i ragazzi della Hitlerjugend nelle ultime trincee di Berlino.