L’ora di Sarkozy

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    Da oggi Nicolas Sarkozy è "monsieur le President". Che i francesi non avessero valide alternative è noto, avendo Sarkozy vinto il ballottaggio con la Royal, rappresentante della sinistra radical chic progressista, con gli altri candidati sconfitti al primo turno, dove gli unici ad uscirne con una percentuale dignitosa sono stati il candidato centrista atlantista Bayrou e Le Pen. Sarkozy, delfino di Chirac, è in realtà molto diverso dal suo precedessore, che si è contraddistinto in questi anni per la sua volontà di mantenere la Francia libera e autonoma dalle solite ingerenze atlantiste. Oggi la Francia è in mano a Sarkozy, di origine ebraica, ha dichiarato come seconda patria Israele, e ha sempre nutrito simpatia per i neocon americani, tanto da avere stretti rapporti con i falchi della politica Usa. Israele e gli Stati Uniti oggi hanno un amico, un sostenitore in più in Europa; a capo di una grande forza militare e politica, ma anche economica. Colonie e colonizzatori…

    (ansa) PARIGI – Nicolas Sarkozy è da oggi il 23/mo presidente della repubblica francese, il sesto eletto con le regole fissate dalla costituzione del 1958, la quinta repubblica. Il passaggio dei poteri con Jacques Chirac ha fatto di lui ufficialmente il nuovo capo dello stato e non ha perso tempo per ricordare in un discorso non formale quelli che sono i suoi obiettivi e le priorità. Un discorso che vuole unire ma anche che puntualizza le scelte della nuova presidenza che questa mattina è cominciata. La cerimonia del passaggio dei poteri ha seguito un rituale preciso, rigido, il simbolo di come le istituzioni si rinnovano restando fedeli a loro stesse. Ma ci sono stati anche momenti personali, più emotivi, come quando il nuovo presidente ha abbracciato e baciato la moglie Cecilia che aveva a lungo conversato e salutato i tanti invitati, tra i 400 e i 500; o come quando Louis, il figlio della coppia presidenziale, si è incuriosito a guardare e toccare le onorificienze che il generale Jean Pierre Kelche si preparava a consegnare al nuovo capo dello stato. La cerimonia ha avuto due tempi: un primo dedicato all’arrivo di Nicolas Sarkozy, al colloquio con il presidente uscente nel quale Chirac ha trasmesso le informazioni più riservate dello stato compresi i codici per l’uso delle armi nucleari. Dopo il saluto di Chirac e la sua uscita dal cortile dell’Eliseo ne è cominciato un secondo, più formale e più diretto nello stesso tempo. Il momento più solenne è stato quando il presidente del consiglio costituzionale, davanti alle massime cariche dello Stato, ha proclamato i risultati delle elezioni e si è rivolto a Sarkozy per la prima volta chiamandolo "Monsieur le President", ricordandogli che da quel momento rappresentava la Francia. Sarkozy ha avuto un momento di tensione e di commozione, poi ha parlato per la prima volta da presidente dei francesi. Ha assicurato che cercherà di unire ma anche di "rispettare la parola data" di "rispettare gli impegni". Ha assicurato che lavorerà per un’Europa che protegge, per l’unione del Mediterraneo, per il futuro dell’Africa, per i diritti dell’uomo e per la lotta contro il riscaldaemnto della terra. Ha assicurato che questi saranno "le priorità" dell’azione politica e diplomatica di un paese che deve aprirsi al cambiamento. Poi una parentesi di saluti, alcuni formali altri amichevoli, ha preceduto la rassegna del picchetto d’onore schierato nel giardino dell’Eliseo. Nelle prime ore del pomeriggio Sarkozy andrà a rendere omaggio al Milite ignoto all’Arco di trionfo e , con una innovazione, anche ad una stele che si trova nel Bois de Boulogne che ricorda il sacrificio di 35 giovani uccisi dalla Gestapo nel 1944. Un collegamento diretto con la Francia che ha sofferto, che si è ribellata all’invasione naziata e che ha trovato nel generale de Gaulle, come ha voluto ricordare Sarkozy, l’uomo che ha salvato due volte la repubblica. Subito dopo andrà a Berlino per il suo primo colloquio internazionale da presidente francese con il cancelliere tedesco Angela Merkel.