Il nostro onore si chiama Fedeltà! [Editoriale di Raido – Anno II n.1]

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    Tratto da:
    RAIDO – CONTRIBUTI PER IL FRONTE DELLA TRADIZIONE
    Anno II Numero 1 – ROMA – Equinozio d’Autunno 1996

    Le recenti vicende legate al “caso Priebke”, ci danno modo di riflettere ancora una volta sulla “mancanza di norma” che sempre più squalifica le istituzioni, statali e non, negli anni in cui viviamo. Non intendiamo riferirci strettamente alle disavventure o alle ragioni dell’ex capitano delle SS, per altro già esposte da altre riviste, quanto rilevare come oggi le autorità, palesi o occulte che siano, non trovino difficoltà a manipolare o, se necessario, a calpestare ogni legge ed ogni diritto, senza eccezione per quelli democratici da essi stessi formulati Il disordine morale e sociale si fa sempre più tangibile, è l’evidente riflesso di un caos interiore dell’uomo contemporaneo.

    I desideri di vendetta di alcuni, hanno la forza di sputtanare uno tra gli Stati più importanti del mondo: il potere esecutivo contro il potere giudiziario, la “logica del superamento” per la quale l’ex brigatista rosso Renato Curcio viene scarcerato, contro la logica del “…per non dimenticare”. Con la scusa del progresso, si è perso via via qualsiasi punto di riferimento, fino ad arrivare allo stato attuale, in cui l’interpretazione delle leggi e i parametri di giudizio cambiano col tempo, in base agli interessi dominanti. Dall’evoluzionismo di Darwin (nota e superata panzana) si è passati all’evoluzionismo giuridico. Adesso vinca il più forte. Applauso finale. La mancanza di una giustizia vera ci ricorda quanto si è lontani dalla concezione tradizionale secondo cui la Legge è sostegno per la stabilità della persona umana, per la quale rappresentava quasi un’àncora che la preservasse dai “flutti” di un’esistenza caotica e priva di senso. Oggi che le regole della convivenza sociale non rappresentano che dei limiti, più o meno arbitrari, ad una quanto mai vaga libertà individuale, tutto diventa possibile. La mancanza di un’autorità legittima come l’aristocrazia (governo dei migliori), da cui deriva l’assenza di una norma a sua volta legittima, è, in effetti, la causa più profonda dei problemi della nostra epoca_ La sola regola che l’uomo moderno conosce è quella di dover soddisfare tutti i piaceri e le ambizioni personali. Ognuno conosce e difende i propri diritti, spesso dimenticando i propri doveri. Al canone tradizionale di farsi giudici di sé stessi, si è sostituita la meschina abitudine di difendere a tutti i costi anche i propri errori. Esprimere un giudizio obiettivo su un argomento qualsiasi è diventato difficile. La situazione di degrado umano – e quindi politico – è tale da apparire irrecuperabile. Questi moderni non ne conoscono le cause, non sanno vedere oltre ed è ormai evidente che stanno brancolando nel buio, confusi da un vortice di pregiudizi. Cosa fare allora, di fronte alla prospettiva di un futuro così sereno e radioso? Facile sarebbe convincersi che “non possiamo farci niente” o sedersi ad aspettare che torni la mitica Età dell’Oro.

    Difficile, ma doveroso da parte di chi vuole rimettere la propria esistenza al cospetto dei valori di Verità e Giustizia, è ripartire da zero ed impegnarsi per la costruzione di una comunità di uomini, che con l’aiuto della dottrina tradizionale, seguendo i valori di Autorità e Gerarchia, sappiano -covare la propria Legge e ad essa mantenersi fedeli, facendo rivivere in sé l’antico motto “ll nostro onore si chiama fedeltà”.

    Per le chiacchiere; le speranze e le paure non è rimasto tempo; soltanto nel vivere e nell’agire seguendo la via della disciplina anziché quella dell’egoismo si può costruire un’isola di resistenza, un giardino della vita in un deserto di morte. Nello stile di vita e nella qualità dei rapporti tra le persone ci si potrà riconoscere o disconoscere. Questo si vuole: rimarcare una linea di confine tra ciò che è vero e ciò che è falso, tra l’onore e l’onta, tra la fedeltà e il tradimento, tra la lealtà e la slealtà, tra chi vuole approssimarsi alla Tradizione e chi vuole illudersi e illudere che queste sono solo parole.