Tra i due litiganti… 

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    Mentre Hamas e Al-Fatah sono protagonisti dei sanguinosi scontri che stanno infiammando la Palestina, da Gaza alla Cisgiordania, il “terzo” ne approfitta. La democratica nazione d’Israele ha infatti chiuso ogni valico su Gaza (sede degli scontri più efferati), impedendo così di fatto la fuga e l’afflusso d’ogni genere di rifornimenti ai palestinesi ormai piegati da giorni di combattimenti e violenze…così, aspettando che una delle due parti soccomba sotto i colpi dell’altro, Israele attende il “momento buono” per intervenire… 

     

    GAZA CITY (Striscia di Gaza) – Il giorno dopo la conquista di Gaza da parte dei seguaci di Hamas e la decisione del presidente dell’Anp, Abu Mazen, di destituire il governo del radicale islamico Haniyeh, sostituendo l’ex premier con l’ex ministro delle Finanze Salam Fayyad, nella Striscia è tornata una calma apparente e non si hanno più notizie di battaglie e violenze per le strade. Hamas però ha respinto la nomina di Fayyad. Il portavoce del movimento di resistenza islamico, Ismail Radwan, l’ha definita «un provvedimento illegittimo».  
     
    SPARI SPORADICI – Fonti locali riferiscono solo di sporadici spari e che la popolazione civile sta cominciando cautamente ad uscire dalle case. ituazione tranquilla, finora, anche in Cisgiordania dove però nel corso della notte la vendetta di miliziani di Al Fatah per l’ uccisione di un loro capo a Gaza ha raggiunto un esponente di Hamas a Nablus, Anis Salus, di 32 anni, ucciso a colpi d’arma da fuoco. 

    BANDIERE VERDI – Sugli edifici che furono basi e comandi delle forze di sicurezza fedeli al presidente Abu Mazen sventolano ora le bandiere verdi del movimento islamico. Anche il complesso che ospitava gli uffici di Abu Mazen a Gaza è occupato dai miliziani di Hamas. Haniyeh ha precisato che il suo gruppo non ha intenzione di proclamare uno stato autonomo nella Striscia. «Gaza – ha detto Haniyeh – è una parte indissociabile della patria e i suoi abitanti costituiscono una parte indissociabile del popolo palestinese. Lo Stato è un insieme che non può essere diviso».  

    «BASTA UCCISIONI» – Abu Mazen aveva annunciato anche la creazione di un governo di emergenza – di cui ancora non si conosce la composizione – dopo lo scioglimento dell’attuale esecutivo di unità nazionale e la proclamazione dello stato di emergenza. Un provvedimento, questo, che continua a non essere riconosciuto da Hamas. «Il governo in carica – ha detto lo stesso premier Haniyeh – porterà avanti i suoi compiti. Chiedo ai miei fratelli di Hamas di dichiarare un’amnistia generale e di garantire la vita delle persone». Si calcola che circa 100 persone siano state uccise negli scontri degli ultimi giorni tra Hamas e Al Fatah a Gaza. E a proposito della mossa di Abu Mazen, Haniyeh ha commentato: «Il presidente ha preso decisioni precipitose che tradiscono tutte le intese raggiunte». 
    Hamas ha successivamente deciso di liberare tutti i prigionieri presenti nelle carceri di Gaza. 

    VALICHI CHIUSI – Israele, che in questi ultimi giorni di scontri ha mantenuto una posizione di sostanziale attesa, aspettando di vedere come si sarebbe conclusa la guerra intestina tra i palestinesi, ha intanto chiuso oggi «fino a nuovo ordine» tutti i suoi valichi di confine con la striscia di Gaza, incluso quello di Erez, usato per il traffico passeggeri. Fonti del governo di Gerusalemme hanno però precisato che Israele non permetterà che nella striscia di Gaza, alla quale continua a fornire acqua ed elettricità, si crei una crisi umanitaria dovuta a un’insufficienza di generi di prima necessità a disposizione della popolazione civile. 

    «PACE DIFFICILE» – «La situazione attuale è il risultato della debolezza delle forze palestinesi moderate – ha commentato il ministro degli esteri israeliano, Tzipi Livni -. Si tratta di un problema palestinese. Ovviamente ciò preoccupa Israele e la comunità internazionale, ma si tratta di un problema interno». La Livni ha inoltre aggiunto che l’evolversi della situazione rischia di compromettere le possibilità di raggiungere un accordo di pace. 

    Fonte: Corrieredellasera.it