Hamas, Fatah, e l’altro…

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    Mentre Al Zawahiri, l’”ideologo” di Al-Qaeda (ovvero la CIA nel mondo arabo), tenta di avvicinarsi ad Hamas, che per tutta risposta nega ogni ipotesi di legame, nei prossimi giorni quel brav’uomo di Olmert libererà 250 miliziani di Al-Fatah facilitando loro l’accesso in Cisgiordania (dove Fatah ha la propria roccaforte e sta da diversi giorni perseguitando dirigenti e militanti di Hamas)…e così tra i due litiganti, il terzo continua tranquillamente a godere…

    I duellanti del Medio Oriente si scambiano i messaggi. I qaedisti lanciano la campagna d’estate insanguinando il Libano mentre la loro voce più rappresentativa, Ayman Al Zawahiri, offre un patto ad Hamas. Dal vertice di Sharm El Sheikh, il premier israeliano Ehud Olmert fa un piccolo passo per sostenere il presidente palestinese Abu Mazen: nei prossimi giorni saranno liberati 250 militanti di Al Fatah e verranno facilitati i movimenti in Cisgiordania. Un gesto annunciato sotto gli occhi interessati del raìs egiziano Mubarak e di re Abdallah di Giordania, entrambi allarmati dal colpo di stato di Hamas a Gaza. Non meno inquieto e teso Abu Mazen, che nei colloqui con Olmert ha auspicato l’avvio di negoziati «seri» con Israele. Il rilascio dei 250 attivisti è una goccia. Per questo Mubarak ha auspicato la ripresa del dialogo tra Hamas e Abu Mazen ottenendo un’immediata risposta dal premier islamista Haniyeh: «Siamo pronti ».

    In molti temono una nuova stagione di violenza, istigata dai qaedisti. Combinando le bombe contro l’Unifil ai messaggi mediatici danno l’idea di una sola strategia. Ovviamente non c’è il regista assoluto, piuttosto esiste l’adesione di forze contigue al progetto osamiano. L’illusione del grande complotto viene da quanto è accaduto sul campo: un appello della branca egiziana di Al Qaeda contro il vertice di Sharm El Sheikh, la strage dei caschi blu spagnoli, i drammatici appelli degli ostaggi di Gaza, infine l’intervento di Al Zawahiri.

    L’uomo da sempre al fianco di Osama ha atteso l’apertura del summit per invocare la mobilitazione in favore di Hamas e consigliare il movimento palestinese. Un tema non nuovo nella propaganda jihadista ma che ha sempre ottenuto l’effetto contrario. Hamas si è ben guardata dall’accettare un abbraccio che potrebbe essere mortale. Condoleezza Rice li ha subito bacchettati: «Gli estremisti si legano agli estremisti». Per il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri, «il movimento ha il suo programma, a prescindere da quello che dice questo o quel gruppo». E’ chiaro che gli islamici di Gaza diffidano della Jihad globale ma ora che sono sotto tiro potrebbero incassare qualche forma di solidarietà. Ne è conscio anche Al Zawahiri che ha suggerito il percorso: 1) Adottate la legge islamica. 2) Unitevi ai mujaheddin nel mondo per far fronte all’ imminente attacco di Egitto e Arabia Saudita. 3) I musulmani raccolgano armi e denaro per Hamas. 4) Facilitate i traffici di equipaggiamento militare verso Gaza. 5) Siamo pronti ad attaccare i crociati e i sionisti ovunque nel mondo.«

    L’ideologo, dunque, invita a fare fronte. Significativo il titolo dell’audio: «A quaranta anni dalla caduta di Gerusalemme ». Sul finale il leader si rivolge ai beduini del Sinai, chiedendo loro di ribellarsi alle autorità egiziane. E’ proprio tra i clan del deserto che i qaedisti sono riusciti a creare una colonna, responsabile di attacchi contro i turisti sul Mar Rosso. Una realtà che avrebbe solidi rapporti con componenti radicali di Gaza e avrebbe favorito traffici di armi attraverso i tunnel al confine. I due teatri — Egitto e Palestina — si sommano a quello libanese. Al Zawahiri, in un’altra occasione, ha sostenuto che la presenza dei caschi blu è un cuscinetto per proteggere Israele. Per questo vanno attaccati.

    Fonte: Corrieredellasera.it