Nulla di nuovo in “fondo”…

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    Con la nomina di Dominque Strauss-Kahn a candidato per la presidenza del Fondo Monetario Internazionale, i soli a vincere saranno probabilmente i francesi, già ai vertici di Banca Centrale Europea e Organizzazione Mondiale del Commercio. A perdere, i soliti noti…ovvero i Paesi in via di sviluppo!


    Vive la France. Con la nomina di Dominque Strauss-Kahn a candidato europeo alla direzione del Fondo Monetario Internazionale, formalizzata ieri dai ministri dell’Ecofin, i soli a vincere saranno probabilmente i francesi. L’ennesimo nome d’Oltralpe alla guida di uno degli organismi internazionali più contestati – insieme alla Banca Mondiale – completa un en plein che vede Jean-Claude Trichet, Pascal Lamy e Jean Lemierre ai vertici rispettivamente di Banca Centrale Europea, Organizzazione mondiale del commercio e Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo. A perdere, i soliti noti, ovvero i Paesi in via di sviluppo. Se, infatti, il presidente di turno del Consiglio europeo, il portoghese Teixerira Dos Santos, ha riconosciuto che “va difesa una posizione di apertura nei confronti di candidature formulate da altri Paesi”, un patto non scritto prevede che la Banca Mondiale sia guidata da uno statunitense (Bob Zoellick, succeduto a Wolfowitz dimessosi per uo scandalo ), mentre il Fondo da un europeo.Socialista del reale. Strauss-Khan si professa un “socialista del reale”, e il suo credo è “una sinistra efficace al tempo della globalizzazione”. Già ministro dell’Economia dal ’97 al ’99 e candidato alle primarie del Partito socialista (ottenne il 20 percento), il professore e avvocato che nel ’99 si dimise perchè accusato di corruzione (accusa poi rivelatasi infondata), rappresenta un elemento di continuità nell’ambito delle politiche del Fondo. Come si porrà l’artefice della rinascita economica francese e delle privatizzazioni di numerose società statali di fronte all’esigenza di riforma di un istituto che elegge a dogma dei propri piani di aggiustamento strutturale proprio privatizzazione, taglio alla spesa pubblica e svalutazione della moneta nazionale ? Una politica che si è rivelata in tutta la sua inefficacia in numerosi casi, dalla Polonia alla Cina, dove è stato un massiccio intervento statale a favorire una inarrestabile crescita economica.

    Antonio Tricarico, coordinatore della Campagna per la riforma della Banca Mondiale, sostiene che poche cose cambieranno, con l’elezione di Strauss-Kahn. “Il problema di fondo – ha spiegato a PeaceReporter – è di capire, aldilà delle dichiarazioni di intenti e della sua posizione da socialista moderato, cosa intende che il Fondo faccia in termini macroeconomici. Ovvero: vogliamo che il Fondo ritorni a gestire meglio la bilancia dei pagamenti e quindi a esercitare un effettivo controllo dei capitali o ci accontentiamo di un’istituzione che si barcamena dietro questi presunti dialoghi multilaterali, spesso inefficaci, improvvisandosi a fare altro rispetto alla sua missione? Questa è la domanda di fondo”.

    Strauss-Kahn potrebbe essere considerato elemento di continuità con l’orientamento del Fondo proprio per le sue privatizzazioni ‘spinte’ durante il suo mandato come ministro dell’Economia. Una ricetta adottata dal Fondo, specialmente nei paesi ex-comunisti, Cina in primis, che si è rivelata inefficace, se non deleteria.

    “Sono d’accordo con questa lettura. Non bisogna dimenticare un elemento cruciale: i famosi paesi emergenti stanno emergendo proprio perché non hanno più seguito, per vari motivi, vedi Brasile o India, o Cina, i piani del Fmi. In queste realtà c’è un forte ritorno dello Stato. Nel momento in cui il Fondo dovrebbe pensare a politiche ‘di sinistra’ o ‘realiste’, come dice Kahn, allo stesso tempo dovrebbe anche accettare che il ruolo dello Stato, specialmente nei servizi essenziali, diventi centrale. Per i paesi più poveri ciò significherebbe tornare a modelli neo-keynesiani, mentre per quelli emergenti significherebbe discutere come armonizzare multilateralmente tassi di cambio, politiche monetarie, ma soprattutto i grandi squilibri delle bilance commerciali. Keynes adottato così com’è non sarebbe però di per se’ sufficiente, perchè abbiamo grossi problemi di liquidità finanziaria, di nuovi attori nel panorama del mercato. Ma se ciò si abbinasse a un controllo dei capitali, quello che credo Strauss-Kahn non farebbe mai, si potrebbe cercare di sgonfiare un certo aspetto negativo della finanziarizzazione a livello globale e andare a vedere queste politiche pubbliche. Ci vorrebbe però una visione che implichi cambiamenti sostanziali rispetto al passato.

    La voce dei Paesi cosiddetti ‘emergenti’, nonostante le parole di Dos Santos Teixeira, non è stata ascoltata.

    “Gli europei sbagliano nella loro mancanza di visione. Con India e Cina bisogna scendere a patti. Va trasformata la forma della governance del Fmi in un sistema multilaterale. Solo in questo modo si potrà avviare un vero negoziato. Altrimenti le cose rimarranno così come sono”.

    Peacereporter.net