Tiochfaidh àr là

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    Era il 1969 quando le truppe di Sua maestà iniziarono l’occupazione militare dell’Irlanda del Nord, innescando una sanguinosa e legittima guerra di resistenza e liberazione del popolo irlandese contro l’invasore. 38 anni di occupazione sono passati, con le sue centinaia di morti provocati dall’arroganza inglese, ed oggi (31.07.07), è stato finalmente formalizzato il totale ritiro dell’esercito britannico dalle contee occupate. Non dobbiamo dimenticare però che, nonostante il ritiro dell’esercito, le contee dell’Ulster rimangono comunque sotto il controllo inglese (politico e “militare”) ma, non possiamo che felicitarci nel vedere quest’ennesima vittoria d’un popolo che da sempre, con sangue e sudore, ha combattuto per la sua libertà, per la sua terra e per la sua stirpe.

    Signori, si chiude. Dopo 38 anni, l’esercito britannico lascia per sempre l’Irlanda del Nord. Termina alla mezzanotte di oggi la più lunga e controversa missione all’estero delle truppe di Sua Maestà, impegnate dal 1969 nel cuore della provincia britannica martoriata per un trentennio da una sanguinosa guerra civile tra Cattolici e Protestanti. La presenza dell’esercito britannico cominciò lentamente a declinare nel 2005, con il piano di demilitarizzazione deciso da Westminster in risposta all’abbandono della lotta armata da parte dell’Ira. Le unità del Royal Ulster Regiment e dell’Ulster Defence Regiment, questi i nomi dei battaglioni dispiegati nelle quattro contee nordirlandesi, sono state testimoni del periodo più buio dei Troubles (i ‘disordini’) , intervenendo dapprima come forza di interposizione nelle marce che opposero gli attivisti cattolici ai manifestanti protestanti, poi come sostegno alle forze di polizia.

    Belfast divisa (foto di Marco Pavan)Diciotto morti a Warrenpoint. Il loro ruolo cambiò drasticamente quando l’Ira cominciò la campagna armata. Nel 1972, anno in cui la guerra civile raggiunse il suo picco (con 500 vittime), l’esercito giunse a dispiegare fino a 30 mila effettivi, con 15 battaglioni nella sola Belfast. Quasi quattrocento, dei 300 mila militari che si avvicendarono nell’Ulster in fiamme, furono uccisi dai terroristi. L’episodio più grave si verificò nell’agosto 1979, quando un duplice attentato a Warrenpoint, nella contea di Down, provocò 18 vittime tra i militari. L’ultimo soldato a morire fu Stephen Restorick, colpito dieci anni fa da un cecchino ad un posto di blocco, nel sud della contea di Armagh.

    Belfast di notte (foto di Marco Pavan)Collusioni. Le truppe britanniche non furono esenti da colpe. In quello che rappresenta l’evento più emblematico della guerra civile, il 30 gennaio 1972 il reggimento dei paracadutisti comandati dal colonnello Derek Wilford sparò sulla folla inerme che stava manifestando nei pressi della città di Londonderry (Derry per gli irlandesi di fede cattolica). Una domenica di sangue (‘Bloody Sunday’) in cui rimasero uccisi 13 manifestanti, sei dei quali erano bambini. Le responsabilità dell’esercito nelle cosiddette ‘operazioni di sicurezza’ clandestine ai danni di militanti repubblicani furono evidenziate alla fine degli anni ’90 da un rapporto delle Nazioni Unite, dal quale emerse che i militari britannici avevano collaborato negli omicidi mirati, nelle gambizzazioni e nelle torture commesse dalla polizia nord-irlandese e dalle formazioni paramilitari lealista Uda (Ulster defence association) e Uff (Ulster freedom fighters).

    Vince la pace. A seguito delle elezioni (svoltesi l’8 marzo 2007) e della formazione (avvenuta un mese dopo) del nuovo governo di coalizione, composto dagli ex-rivali Ian Paisley (Democratic Unionist Party, protestante) e Martin Mc Guinness (Sinn Fein, ‘Solo noi’ in gaelico, cattolico), per l’Irlanda del Nord si è concluso un lento e travagliato processo di pace, iniziato nel 1998 con gli Accordi del Venerdì Santo. Oggi, con il ritiro delle truppe britanniche, se ne vanno anche gli ultimi protagonisti di un passato che, da una parte e dall’altra, in molti hanno già dimenticato.
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