Interiorizzare il ritmo cosmico

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    Editoriale Raido

    Le giornate scorrono inesorabili per l’uomo che da’ valore alla propria vita. Le stagioni e gli anni passano velocemente con il ritmo di un eterno ciclo a cui è impossibile chiedere di arrestarsi. All’opposto di tutto ciò vi e’ l’uomo moderno, preso dai suoi affari, che pensa esclusivamente ad arricchirsi, a ricoprire incarichi sociali di spicco e godere della propria esistenza nei piaceri materiali con una sfrenatezza senza limiti. Esso non rivolge più l’attenzione alla crescita interiore, dedica tutto il tempo di cui dispone a mangiare, dormire e fare sesso: nulla di più! Arrivato alla vecchiaia, il più delle volte, esso riflette sull’inutilità dei piaceri materiali e rimpiange il tempo perso negli effimeri vizi. Troppo tardi, la morte e’ ormai prossima per lui, nulla la può fermare, nemmeno un conto in banca a nove zeri.


    Si ripropone cosi il valore essenziale che ha il tempo e la vita, come bene non barattabile con il denaro, patrimonio che possiede ciascun uomo sin dalla propria nascita terrena. Come tutti i patrimoni e’ compito del singolo spenderlo nel migliore dei modi, e’ un’ eredità a cui bisogna dare una direzione che sia degna del valore che gli compete. Darsi un ruolo in questa vita diviene così un imperativo categorico e necessità per riscoprire la propria natura confrontandosi dinnanzi agli ostacoli che la vita stessa ci propone. Si deve ascendere, vivere in tensione, armonizzarsi e regolarsi nel rispetto delle Leggi divine. Per questo, da sostegno ad un vivere retto, vi e’ una regolamentazione della propria azione mediante i ritmi cosmici delle stagioni, che rispecchiano analogicamente la vita di ogni uomo. Vi e’ l’Autunno, la stagione più buia, dove la natura si ritira e muore. Questo ciclo può essere paragonato alla morte fisica dell’uomo. In agricoltura è il momento propizio per la semina. Così dovrebbe essere per l’uomo, una stagione che sia protesa ad un semina interiore che rigeneri in sé un nuovo spirito che riprenderà a vivere in Inverno. Questa stagione diviene così momento di intima riflessione, l’uomo ritraendosi in sé sacrifica l’azione esteriore. Se in questo periodo si sarà seminato con Amore ed Umiltà successivamente si raccoglieranno i frutti di tale sacrificio. Di seguito viene l’Inverno, sotto la terra che e’ stata seminata in precedenza rinasce una nuova vita, non visibile, ma presente. Quest’ ultima fase e’ per l’uomo paragonabile al periodo prenatale. In natura la luce sembra essere sconfitta dalle tenebre, ma nel Solstizio d’Inverno ecco che vi e’ la risalita del Sole che re-inizia la sua lenta ascesa come nell’anno precedente, le giornate da questo momento, sino al futuro Solstizio d’Estate si. allungheranno. Per terza vi e’ la stagione primaverile. La natura rinasce visibilmente in tutti i suoi colori, il freddo invernale lascia spazio al clima mite. Questa stagione segna il momento della rinascita, non è un caso che Roma sia stata fondata in primavera. Ciò che era stato interiorizzato in Autunno ora si manifesta in tutta la sua potenza. L’uomo e’ propenso all’azione esteriore, mettendo in pratica ciò che aveva maturato. Per ultima e’ l’Estate, momento di bilancio annuale. Si raccolgono i frutti dell’azione svolta. Il Sole e’ al massimo della sua potenza, la natura e’ al massimo del suo splendore. Questa stagione e’, per l’uomo tradizionale, paragonabile all’apice della propria maturità; ciò che lo stesso uomo ha conquistato in precedenza sul piano formativo va a potenziarsi. Questo ciclo annuale diviso dalle stagioni ricomincerà con l’Autunno e si riproporrà ogni anno con le stesse cadenze e regole. Sta, quindi, ad ogni uomo adattarsi a questi ritmi, regolando la propria esistenza dinnanzi ad essi. Riscoprire tale verità permetterà così, al singolo, di essere attivo di fronte allo scorrere del tempo. Maggiore sarà l’attenzione rivolta a tutto ciò, maggiori saranno i benefici che se ne trarranno, con la ferma convinzione che l’uomo della Tradizione, cosciente e vigile dello scorrere del tempo, saprà valorizzare ogni atto della propria vita.

    Tratto da
    RAIDO
    CONTRIBUTI PER IL FRONTE DELLA TRADIZIONE
    Anno II numero 9 – ROMA – Equinozio di Autunno 1997