Cambiamenti epocali (sotto silenzio)

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    L’urbanesimo forzato sembrava, almeno in Europa e nei paesi più “avanzati”, essersi sensibilmente abbassato, tanto da arrivare a dare l’impressione di essere di fatto finito. A livello “locale” (ovvero in riferimento a quei paesi già progrediti) la cosa corrisponde quasi al vero ma a livello mondiale le cose stanno ben diversamente. Proprio in questi giorni si è verificato uno di quei cambiamenti epocali, che come si sa per esser tali, agiscono nell’ombra e con la complicità del tempo che inesorabile scorre: la popolazione mondiale abitante nei centri urbani ha superato quella delle zone rurali. Un cambiamento da nulla?…

    In questi giorni siamo protagonisti di una rivoluzione epocale che è passata quasi inosservata: per la prima volta la popolazione mondiale che vive nei centri urbani è superiore a quella delle zone rurali. Nel ventunesimo secolo, però, non domineranno solo le metropoli, spiega Der Spiegel. Saranno protagoniste anche le città di medie dimensioni, che hanno molto da offrire in termini di fascino e opportunità per il futuro. In Europa, per esempio, ci sono altre città interessanti oltre a grandi centri come Londra, Parigi e Roma. Il settimanale ne indica sei: Copenaghen, Barcellona, Amsterdam, Amburgo, Dublino e Tallin. La capitale danese è la città con il più alto pil pro capite del continente (56mila euro) e la più alta percentuale di persone che svolgono professioni tecnologicamente avanzate (62,5 per cento degli occupati). Barcellona è la città ideale per chi ama la creatività, mentre Amsterdam eccelle per tolleranza e apertura. Dublino e Amburgo offrono ottime opportunità professionali. E infine c’è una sorpresa: Tallin. La capitale dell’Estonia “ha un pil relativamente basso, ma poche città sono così orientate verso il futuro. A Tallin, per esempio, si naviga su internet gratis e si paga il parcheggio con il cellulare”, scrive Der Spiegel.

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