Logorati dalla guerra

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    Nel 2006 il tasso di suicidi all’interno dell’esercito Usa è stato il più alto degli ultimi 26 anni. In termini quantitativi l’anno con più suicidi fu sì il 1991, anche quello un anno di guerra, ma all’epoca nelle forze armate Usa c’erano più militari. Per superare il tasso di suicidi all’interno dell’esercito statunitense relativo al 2006, invece, bisognerebbe andare indietro di ben ventisei anni: 17,3 suicidi ogni 100mila soldati rappresentano la concentrazione più alta dal 1981. Lo ha rivelato un rapporto appena pubblicato dal dipartimento della Difesa di Washington…il volto nascosto di un’occupazione che non uccide solo gli irakeni ma anche gli occupanti a stelle e strisce.

    I dati. L’anno scorso 99 soldati in servizio attivo hanno deciso di farla finita. Ventotto di questi si sono tolti la vita mentre erano dispiegati in Iraq e Afghanistan. Oltre a quelli finiti male, in dodici mesi sono stati in totale 948 i tentativi di suicidio nelle forze armate: essendo la prima volta in cui si è raccolto questo dato, non si possono fare confronti con gli anni precedenti. Ma per quanto riguarda il tasso di suicidi, solo cinque anni prima era di quasi la metà, 9,1 ogni 100mila militari. Il tasso di suicidi per la popolazione statunitense di età compresa tra i 17 e i 45 anni è di 13,4 ogni 100mila persone.

    Le cause. Più che per il costo psicologico del conflitto, però, il rapporto del Pentagono segnala la rottura delle relazioni di coppia, i problemi finanziari e lo stress come i fattori principali di questo aumento dei suicidi. Un rapporto di causa-effetto tra guerra e aumento dei suicidi non è stato provato, secondo gli autori del documento. Ma è stata comunque stabilita una correlazione tra i tentativi di suicidio e la lunghezza del periodo trascorso al fronte, in particolare per i soldati donna; ciò si spiegherebbe con il fatto che la lontananza logora la relazione con la persona amata rimasta a casa. E per far fronte al continuo bisogno di truppe sul campo, negli ultimi anni i turni al fronte sono stati estesi anche fino a 15 mesi consecutivi. Alcuni soldati sono già tornati in Iraq per la quarta volta.

    Programmi insufficienti. “Sappiamo che ciò rappresenta un vero peso per le relazioni, specialmente per quanto riguarda i matrimoni”, ha detto il colonnello Elspeth Richie, una consulente psichiatrica dell’esercito. “Molto spesso un giovane soldato riceve una e-mail che inizia con ‘Caro John, cara Jane’, poi prende la sua arma e si spara”, ha aggiunto. Anche per questo, negli ultimi anni le forze armate Usa hanno istituito nuovi programmi per potenziare l’assistenza psicologica ai militari in difficoltà, dopo l’esplosione di problemi legati allo “stress da disordine post-traumatico” (Ptsd). Evidentemente, per sempre più soldati neanche questo basta più.

    peacereporter.net