Anche in Italia?

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    In Giappone i prezzi degli affitti arrivati alle stelle hanno portato circa 5 mila persone ad dover vivere negli internet cafè. Quando non c’è il pane…in Italia tanto c’è chi compra le case a “due soldi”


    Fratture. In Giappone oltre 5 mila persone vivono negli internet cafè, diventati una casa virtuale per i nuovi poveri del Sol Levante. Un rapporto commissionato dal ministero della Salute ha reso noto che il fenomeno dei ‘rifugiati degli internet cafè’, come sono comunemente noti i frequentatori di tali locali, sta registrando una allarmante espansione. A causa dell’approfondirsi della frattura tra i ceti abbienti e gli appartenenti agli strati più inferiori della ‘working class’, molti giovani non hanno altra scelta che trovare alloggio negli internet cafè o nei manga cafè, locali aperti 24 ore su 24, onnipresenti in tutte le aree urbanizzate del Paese.

    Giovane di fronte a un computerAffitti. Imprenditori stressati in cerca di qualche minuto di riposo, o pendolari che hanno perso il treno per tornare a casa, erano fino a pochi anni fa i frequentatori abituali degli internet cafè. Allora, le comodità erano limitate all’offerta di una bevanda o di qualche snack. Ma con il deteriorarsi delle condizioni economiche, per molti giovani costretti a lavori precari e con stipendi da fame, i locali hanno assunto ben altre caratteristiche, e l’ospitalità si è estesa all’offerta di veri e propri pasti, oltre a divani, docce, e addirittura biancheria pulita. Secondo la ricerca, oltre 60 mila persone utilizzano gli internet cafè trascorrendovi la notte. Quasi il 10 per cento di questi vi soggiornano perchè non hanno casa. Altri perché non possono permettersi di pagare l’affitto, equivalente, in media, alla metà del loro stipendio (1.200 euro al mese, contro i 3.500 di un salario medio). Il 18 percento delle persone intervistate ha dichiarato di essersi ‘trasferito’ nei cafè per i cattivi rapporti con i genitori.

    Shinzo AbeRiforme. Dei lavoratori irregolari, circa 600 hanno impieghi a brevissimo termine, di solito poco più di una settimana o addirittura un solo giorno. Il 26 per cento dei ‘rifugiati’ sono ventenni, gli over 50 ammontano al 23 per cento, mentre i trentenni sono il 19 per cento. Il ministero della Salute nipponico ha in cantiere un piano per fornire loro consulenza e facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro. Tuttavia, nel nuovo Giappone di Shinzo Abe, le porte al libero mercato, già aperte da anni, si sono spalancate con le nuove riforme economiche, le tutele sociali si sono ridotte e le condizioni di vita dei più poveri aggravate. L’opposizione, che ha ottenuto una vittoria storica alle elezioni del mese scorso per il rinnovo triennale di metà del Senato, imputa alle riforme di Abe la responsabilità per l’approfondimento del divario tra ricchi e poveri e tra le campagne e le aree urbane del Paese.
    Luca Galassi

    Peacereporter.net