Vermi od eroi

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    Siamo veramente certi che questo mondo possa essere migliore eliminando il traffico dai centri storici o, pur mantenendo i livelli attuali di produzione, lo possa diventare cambiando i metodi di produzione di energia? Oppure arrestando i flussi migratori o impedendo la caccia alle balene?
    Non basterebbe attuare tutto questo insieme e neppure ridurre gli stipendi a parlamentari e senatori.

    Sempre meno frequentemente si levano voci che dissentono dalle farneticanti affermazioni degli intellettualoidi contemporanei i quali, dai loro soffici divani con le pance piene e con i prosciutti sugli occhi, continuano a celebrare le meravigliose conquiste del progresso umano mentre folle di teledipendenti, gli yes-men di produzione industriale, fanno da eco alle mistificazioni propinate.
    Chi osa affrontare criticamente questi argomenti rischia l’isolamento; niente e nessuno deve mettere in dubbio che questa è la migliore delle società possibili. E così sempre meno i giovanissimi hanno l’opportunità di confrontarsi con modelli diversi dal ricorrente e indottrinati, storditi e incanalati nelle corsie preferenziali dell’ottundimento globale vengono devitalizzati e redenti alla produzione e al consumo.
    Eppure esiste una vasta letteratura di critica agli attuali modelli che necessita riscoprire per sé e renderla fruibile ad altri.
    Certo, tutto, in ogni caso, andrà come dovrà andare ma guai a coloro che pur avendo la possibilità di intervenire volteranno le spalle all’impegno della testimonianza.

    In uno dei saggi di critica alla condizione dell’attuale appparato socio-economico, che qualche tempo fa ho avuto modo di leggere, si paragonava lo stato in cui versa complessivamente il sistema in cui viviamo a quello di un corpo in putrefazione, in cui l’apparente vitalità non è altro che il processo avanzato di un degrado inarrestabile.
    Fino a quando non ho avuto l’esperienza diretta di osservare la carcassa di un animale in putrefazione, e “sentire” con tutti i sensi, non avevo pienamente compreso il significato di quell’esempio. L’iper-attivismo presente in un corpo ormai senza vita, ben lungi dall’essere espressione di quel corpo, altro non è che il risultato di una degenerazione che lo trasforma disgregandolo.
    Questa immagine veniva portata come esempio per dire che l’attivismo che ci circonda altro non è che l’azione di trasformazione di una società da tempo senza vita, una società in avanzato stato di putrefazione.
    Il verme, che partecipa in allegra compagnia al banchetto, potrebbe obiettare che la sua opera, in concorso con gli altri, è ben organizzata e meritoria, e non gli si può dar torto, lui per quelle che sono le sue competenze sta certamente facendo bene.
    Infatti per rendersi conto di ciò che effettivamente avviene occorre essere cosa diversa da ciò che si osserva, occorre adottare un diverso “punto di vista”.
    Perchè il contesto in cui consumiamo la nostra esistenza è da paragonare ad un corpo in putrefazione?
    Un corpo vivo ha una forma e le varie parti che lo compongono, in modo organico e coordinato, concorrono al suo mantenimento. Quando in questo viene a mancare la forza vitale, muore con tutto quello che ne consegue.
    Quanto si viene a manifestare quotidianamente, per opera degli uomini, è riconducibile alla frenetica iperattività dei vermi di cui sopra: niente di ciò che viene prodotto da questa attività è riconducibile ad alcunchè di coordinato e organico, tanto che giorno dopo giorno si registrano i risultati delle catastrofi prodotte.
    Osserviamo che le necessità della “produzione” richiedono risorse che hanno intaccato sensibilmente l’equilibrio planetario, il totalitarismo democratico avvilisce le naturali diversità anniennientandole, si sterminano popoli per portare la pace, si distruggono le produzioni agricole per “mantenere i prezzi” mentre intere popolazioni patiscono la fame… e allora?
    Quante attività in questo mondo… ma, “in modo organico e coordinato concorrono al suo mantenimento” o piuttosto non sono “una degenerazione che lo trasformano disgregandolo”?
    Purtroppo, pur adottando un diverso punto di vista, funzionale all’osservazione del problema, ciò non ci esclude dall’essere parte del problema. Cioè, pur coscienti non possiamo fare a meno di convivere nel putridume con vermi e fetore. In mezzo a questo caos, prendiamo coscienza di ciò che siamo e conduciamo la nostra battaglia dalla postazione che saremo in grado di guadagnarci; da veri vermi o da eroi. Contribuendo, in un modo o nell’altro, a gettare le fondamenta per i ponti con una nuova Era.

    armabat