Che vita da…trans!

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    E dopo le disquisizioni in Parlamento per la rilevantissima problematica dei bagni da destinare ai trans, sollevate dal noto parlamentare che pretendeva di sottoporsi all’operazione ”di adattamento” a spese dei contribuenti, ecco che anche nelle carceri romane la questione trans si fa sentire. Chiedono “supporto psicologico” e particolari cure, si auto-ghettizzano e poi si lamentano dell’emarginazione subita. E la solita sinistra finto-radicale, invece di occuparsi dei problemi seri, si accoda alla volontà della lobby omosessuale, evidentemente particolarmente forte e presente nei palazzi del potere nostrano, come dimostrano le recenti disavventure governative…!

    ROMA- Un carcere doppio per le nove trans e il ragazzo omosessuale detenuti nel braccio G8 di Rebibbia. Semi-isolate all’interno del penitenziario, hanno chiesto di rimanere separate dalle donne perché non hanno ancora completato l’operazione da uomo a donna, e allo stesso tempo faticano a condividere gli spazi maschili per timore di venire ghettizzate o molestate. L’isolamento è anche dall’esterno: otto di loro sono originarie del Sudamerica, non ricevono mai visite da parte dei familiari e faticano a contattarli a causa dell’ostracismo delle rispettive ambasciate. “Le detenute si lamentano perché manca un’attenzione sanitaria specifica per le loro esigenze e un supporto psicologico e psichiatrico adeguato” ha detto il presidente dell’Arcigay Aurelio Mancuso al termine della visita ieri mattina, con l’assessore al bilancio regionale del Lazio Luigi Nieri (Prc) e Gennaro Santoro di Antigone, nonché responsabile carceri di Rifondazione. Poca socializzazione, qualche ora di scuola e corsi di formazione, attività proposte dal circolo omosessuale Mario Mieli e da Antigone: alle trans non basta. “Serve maggiore attenzione nei confronti dei detenuti transessuali, hanno bisogno di particolare assistenza” spiega Nieri. Santoro specifica: “manca un endocrinologo, devono poter continuare a prendere le cure ormonali”.
    “Liberazione”,