Solo una coincidenza?

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    Solo una coincidenza?! Niente è impossibile ma, come suggerisce il politico italiano più longevo, Giulio Andreotti, “a pensar male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca”. E certo che lui di trame segrete doveva conoscerne parecchie! Ma qui di segreto c’è poco, e a nascondere anche questo si farebbe un lavoraccio. È un fatto, però, che quelli de “Il Foglio” continuano a provarci, quindi a noi resta il dovere di diffondere ciò che in fondo è già chiaro a tutti, lo stretto rapporto che da sempre intercorre tra il sionismo e la politica estera americana. Anzi, a dirla tutta, non solo quella estera e non solo quella americana, ma per il momento, passiamo ai fatti…

    STATI UNITI – E’ nato in USA «Freedom Watch», un gruppo che – fornito di 15 milioni di dollari – sta comprando pagine pubblicitarie e promuovendo campagne di opinione per difendere Bush: o più precisamente, l’intensificazione («surge», per non dire escalation) della forza militare d’occupazione in Iraq, ordinata da Bush con risultati atroci. Chi sono questi ostinati difensori di una guerra perduta, detestata ormai dalla maggioranza degli americani? «Quattro dei cinque membri del direttivo della campagnia pro-Bush sono ebrei repubblicani»: e a scriverlo non è un fogliaccio antisemita, ma l’agenzia ufficiosa israeliana (1), Jewish Telegraphic Agency (JTA). I nomi ebraici del direttivo: Ari Fleischer, già addetto-stampa di Bush, molto vicino ai Lubavitcher. Matt Brooks, direttore della «Republican Jewish Coalition». Bradley Blakeman, alto membro dello staff di Bush nel primo termine. E – guarda guarda – l’ex ambasciatore a Roma Mel Sembler, da sempre capo della «Republican Jewish Coalition». Il quinto membro (e il solo non ebreo) è tale William Weldner, «un operatore di casinò a Las Vegas»: gli altri quattro non hanno trovato un goym più presentabile. Ma, aggiunge JTA, «la moglie» del biscazziere, «Lynn, è ebrea e attivista ebraica nella città». Ma sarebbe un errore, dice Matt Brooks (uno dei quattro) ritenere il gruppo diretto da ebrei. «E’ solo una coincidenza se diversi membri del direttivo sono ebrei». Dichiarazione impagabile. Ma è meno l’ultima espressione della «chutzpah», la tipica impudenza ebraica, che un segnale dell’isteria paranoide che sta cogliendo l’eletta comunità. (…)*

    Maurizio Blondet
    *si rimanda al sito effedieffe.com per la lettura dell’intero arti