Libraio ucciso. Da chi?

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    A Gerusalemme e’ stato ucciso un libraio cristiano di 32 anni, che da mesi riceveva minacce da un fantomatico nuovo gruppo “islamico” vicino ad Al Queda. Pensateci bene: quanto serve ad un gruppo islamico uccidere un cristiano, solo perche’ cristiano? E quanto fa invece comodo ad Israele che venga ammazzato crudelmente un cristiano da palestinesi, per l’ennesima strategia della tensione che scredita agli occhi della pubblica opinione la battaglia palestinese, e permettere qualsivoglia politica repressiva contro di essi, oltre che disunire il nemico? Pensando in termini politici, diventa tutto molto piu’ chiaro.

    GERUSALEMME — «Sono con qualcuno. Farò tardi, non aspettarmi per cena». La moglie ha aspettato, Rami Khader Ayyad non è tornato. «Qualcuno» gli ha sparato un paio di colpi alla testa e ha scaricato il corpo martoriato dalle coltellate vicino a una delle moschee di Gaza. Rami, 32 anni, era cristiano, dirigeva la libreria della Società biblica palestinese. Era cristiano e aveva paura. Da mesi lo minacciavano di morte, pensava di essere seguito, temeva di essere ammazzato. La libreria era stata incendiata in aprile, un attacco rivendicato dalla Spada del-l’Islam, gruppo nato da poco e che sostiene di essere vicino ad Al Qaeda. Rami aveva chiuso il negozio sabato al tramonto. Dal giorno prima, era preoccupato per un’auto senza targa che si aggirava nei dintorni. Quando ha telefonato, la moglie — incinta, a casa con gli altri due figli — ha capito il pericolo e ha avvertito la polizia. Rami è stato eliminato poche ore dopo.

    «Ucciso per la sua fede», commenta da Gerusalemme un portavoce della Società biblica. A Gaza, tra i 3.200 cristiani, le accuse vengono fatte sottovoce. La comunità teme rappresaglie. Rami e gli altri attivisti sono accusati di compiere attività missionaria. Ismail Haniyeh, il premier di Hamas deposto dal presidente Abu Mazen, si è affrettato a ripetere che «i cristiani sono parte del nostro popolo e non permetteremo a nessuno di sabotare questa alleanza storica». Eppure i cristiani della Striscia spiegano che la situazione è peggiorata, da quando il movimento fondamentalista ha preso il controllo con un’operazione militare. Durante gli scontri di giugno, una scuola e un convento guidati da suore cattoliche erano stati saccheggiati e incendiati. «Niente accade per caso in questi giorni», aveva commentato il reverendo Manuel Muallem. Gruppuscoli come la Spada dell’Islam hanno attaccato negli ultimi mesi gli Internet caffè e i negozi di musica. «Vogliono imporre la legge islamica e chiedono che anche noi ci sottomettiamo», ha denunciato il reverendo Hanna Massad, pastore battista. Al funerali di Rami hanno partecipato anche tanti musulmani. La bara è stata trasportata alla chiesa greco- ortodossa, dall’auto sventolavano tre bandiere palestinesi. «Hai sacrificato il tuo sangue per quello di Gesù », ha gridato la madre piangendo. La famiglia ha voluto enfatizzare la relazione con gli islamici. «Abbiamo combattuto insieme per decenni».

    Il corpo è stato seppellito nel cimitero ortodosso, perché i battisti — Rami era uno dei pochi — non hanno un cimitero a Gaza. «Sono terrorizzato. Non posso credere che questo stia succedendo nella Striscia», dice Issa, venuto a visitare i parenti. «Ha pagato con la vita per difendere la Bibbia». «E’ troppo presto per parlare del movente», commenta Hussam Tawil, un parlamentare che rappresenta i cristiani. Hamas ha sempre condannato gli attacchi contro i fedeli dell’altra religione. «Il problema non è l’organizzazione principale — commenta Labib Madanat, responsabile della Società biblica —. Non ci ha mai bersagliato. Il problema sono quelli che lavorano all’ombra di Hamas». Salah Bardawil, deputato del movimento fondamentalista, ha accusato «gruppi che vogliono infangare la nostra immagine. Noi proteggiamo i luoghi sacri dei cristiani». La Società biblica palestinese aveva chiesto e ottenuto che gli uomini della forza esecutiva, la «polizia» organizzata dal governo deposto, piantonassero la libreria di Rami. Non sono bastati a proteggerlo. I rapitori hanno aspettato che anche le guardie andassero a mangiare, alla fine della giornata di digiuno per il mese di Ramadan.

    Davide Frattini
    08 ottobre 2007

    corriere.it