Parole ad un uomo

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    di Rutilio Sermonti

    Ogni tentativo di risolvere settorialmente questo o quello dei problemi, che affliggono le comunità ed i singoli del nostro tempo, è stolto a livello teorico e vano a quello politico.

    Che davanti alla crisi generale, che investe non solo le istituzioni, ma l’intero modo di vivere e di ragionare moderno vi sia ancora, tra gli intellettuali, chi ne dubiti, dimostra solo la potenza dei sistemi massivi di condizionamento mentale, capaci di perforare corrugate fronti di pensatori, e la potenza non minore delle turgide tette della plutocrazia. E’ che, regnando il libero pensiero, per pensare non basta l’ingegno, ci vuole coraggio.
    Progettare di correggere gli errori di quella che si definisce civiltà moderna, che è poi l’assetto tecnocratico, economicistico ed edonistico, è privo di senso, come lo sarebbe chi -colpito da una malattia- anziché di guarirne, cercasse di migliorarla. Una verità si impone ormai come certa ed assoluta, e chiunque rifiuti di prenderne atto è condannato a vegetare in una rassegnazione da schiavo o -al massimo- a professare un ribellismo sterile e frustrante: tutta, la concezione della vita individuale ed associata che caratterizza la nostra epoca, e quindi tutte le sue realizzazioni e conquiste, tutta la sua narcotizzante dialettica, tutti i suoi valori, i suoi miti, i suoi principi, tutti i suoi parti costituzionali e giuridici sono da rifiutare in blocco come degradanti e mortiferi, come incompatibili con una civiltà. Ognuno ne vede i difetti, ma nessuno osa disconoscerne i pregi. Sono proprio quei cosiddetti pregi, invece, i suoi difetti peggiori e ripugnanti.
    Il mostro appare onnipotente, onnisciente     ed onnipresente.

    Penetra in ogni casa, in ogni scuola, in ogni assemblea, in ogni fabbrica, in ogni tempio e finanche in ogni chiostro. Usa tutti i mezzi: dal mammismo più lacrimoso alla repressione più brutale, dalla demagogia al terrore, dalla menzogna melliflua al ricatto ed alla corruzione. Tutto il potere, tutta la ricchezza, tutta la tecnica, tutti i mezzi di diffusione sono al suo servizio. Di fronte, nudo ed inerme, ci sei tu, Uomo.
    Nondimeno puoi essere ancora il più forte, il vincitore, il liberatore di te stesso.
    Ad un’unica condizione: che tu sia capace di troncare con chirurgica freddezza tutti i legacci che avvincono il tuo animo a quello della società in cui sei immerso, di cauterizzare stoicamente tutti i vizi mentali che hai contratto senza accorgertene, anche convinto di trovarti in posizione di alternativa al sistema. Contro un uomo libero, il mostro è impotente.
    Se c’è qualche parte del tuo essere su cui egli può far presa, liberatene e gettala via. Sradica dalle tue visioni il progressismo e l’evoluzionismo. Non è mai esistito alcun miglioramento automatico. La tendenza è alla caduta, alla degenerazione, all’entropia. Ad esse reagisce, nell’ambito della vita umana, la selezione naturale. Nella sfera umana, la forza dello Spirito, la disciplina e la buona volontà. Né vi è un altra storia che la narrazione a posteriori, di ciò che -in bene o in male- noi abbiamo fatto.
    Disprezza l’astuzia, miserabile surrogato dell’intelligenza, e fa della lealtà il tuo stile. E’ meglio essere ingannati che ingannare. Sdegna la comodità, la sicurezza e l’opulenza e scaccia chi te le offre in cambio della tua libertà. Odia con tutte le tue forze la demagogia, lebbra del nostro tempo democratico. A te ed agli altri devi dire la verità, anche se sgradevole o proibita, fregandotene di procacciarti effimeri consensi. La retorica umanitaria e quella del lavoro sono, della demagogia l’aspetto più nauseante.
    Respingi i principii politici. La politica è l’arte del regolare la vita associata. Essa deve conoscere soltanto metodi, non principi, tantomeno immortali. Se un metodo dà cattiva prova, si modifica e se del caso si scarta del tutto.
    Ribellati allo scientismo, folle pretesa delle scienze empiriche di insegnarci ciò che le trascende. Nega e combatti l’eguaglianza tra gli uomini. Tutta la dinamica della vita è diversità e gerarchia. L’eguaglianza è schiacciamento e morte. Tra uomini eguali, solo il denaro è il re. L’eguaglianza è una invenzione dei banchieri. Sii fedele alla tua razza ed alle sue tradizioni, ma rispetta e salvaguarda le altre, proclamando ad alta voce, contro l’abiezione integrazionista, il loro diritto a restare se stesse. Smaschera la pseudocultura che si elargisce alle masse. Un contadino del neolitico possedeva una cultura ben più organica e feconda che un laureato medio del tempo d’oggi. E comincia con l’espellere dalla tua casa lo strumento più diabolico della nuova schiavitù: la televisione.
    Prediligi ed insegna ai tuoi figli i doveri non i diritti. Non nel riconoscimento dei tuoi diritti, ma nella coscienza di aver adempiuto al tuo dovere che troverai il rispetto di te stesso. Non sfuggire, anzi cerca lo sforzo, il pericolo, la responsabilità, la lotta; quello, cioè, che gli altri rifiutano. Ama e tutela la natura: ordine meraviglioso del creato di cui anche tu sei parte inseparabile, e combatti con tutte le tue forze i criminali che -con la pretesa di dominarla- ne fanno scempio.

    Ama e rispetta il tuo corpo, perché sia supporto fedele al tuo spirito. Cerca i piaceri che lo rinforzano e lo preservano ed astieniti da quelli che lo corrompono e lo infrollano. I moderni passano la vita a suicidarsi, e nel farlo, si annoiano. Dedica ogni giorno un po’ di tempo al silenzio ed    alla riflessione. Abbi soprattutto cara, l’unica libertà che conta: il perfetto dominio di te stesso. Sii solidale con chi sostiene la tua stessa lotta, di qualsiasi razza o nazione: la verità è la nostra patria. Ricorda infine che più semplice è la tua vita, più limitate sono le tue materiali esigenze, meno padroni tu avrai. Non sono parole nuove, queste. La strada ci è stata indicata da millenni. Sono solo un pro­memoria ed una esortazione al cammino.ll nemico ha denaro, mezzi, numero e potere, lo sai.

    Occorre che tu, Uomo, sappia
    essere tutto quello che sei.

    Tratto da:

    RAIDO – CONTRIBUTI PER IL FRONTE DELLA TRADIZIONE
    Anno II numero 7 – ROMA – Equinozio di Primavera 1997